Melville

tashtego ha scritto:
Moby dick e' unodei dieci libri che mi porterei su un'isola deserta. Credo che se volessimo vedere una relazione profetica tra le vicende narrate e il mondo contemporaneo, la si potrebbe vedere nell'ossessione di Bush e della classe di potere che rappresenta di eliminare un nemico invisibile ed inafferrabile che nel suo delirio assume i contorni del Male assoluto. Ma il male con la maiuscola non esiste: esistono circostanze e punti di vista, ragioni e torti equamente distribuiti, rapporti di forza e di ricchezza, dati di fatto ed interpretazioni dei medesimi propinate come dati di fatto a loro volta, costumi, religioni, concezioni della vita e del suo valore differenti...
La balena bianca non e' il Male, e' solo un grosso cetaceo che per salvare la pelle ha strappato una gamba ad un insignificante ometto che non ha per lei piu' importanza o piu' valore di quanto ne abbia per noi una mosca che ci infastidisce posandocisi sulla faccia...

dissento un pochetto
ho letto molti anni fa il libro
e mi par di ricordare che effettivamente Moby Dick è un poco più aggressiva della norma ..


la cosa strana del libro è che è ispirato ad una storia vera, ancora più estrema ed allucinante del romanzo :eek:
 
tashtego ha scritto:
Moby dick e' unodei dieci libri che mi porterei su un'isola deserta. Credo che se volessimo vedere una relazione profetica tra le vicende narrate e il mondo contemporaneo, la si potrebbe vedere nell'ossessione di Bush e della classe di potere che rappresenta di eliminare un nemico invisibile ed inafferrabile che nel suo delirio assume i contorni del Male assoluto. Ma il male con la maiuscola non esiste: esistono circostanze e punti di vista, ragioni e torti equamente distribuiti, rapporti di forza e di ricchezza, dati di fatto ed interpretazioni dei medesimi propinate come dati di fatto a loro volta, costumi, religioni, concezioni della vita e del suo valore differenti...
La balena bianca non e' il Male, e' solo un grosso cetaceo che per salvare la pelle ha strappato una gamba ad un insignificante ometto che non ha per lei piu' importanza o piu' valore di quanto ne abbia per noi una mosca che ci infastidisce posandocisi sulla faccia...

"capitano achab" disse tashtego quella balena bianca deve essere quella che alcuni chiamano moby dick
"moby dick " urlò achab "conosci dunque la balena bianca tash"
 
"oh achab" gridò starbusk, "non è troppo tardi, nemmeno ora, il terzo giorno, per desistere. Guarda, moby dick non ti cerca. Sei tu, sei tu che come un folle cerchi lui".
Nella quint'ultima pagina del libro (su 419 del mio testo), achab potrebbe ancora fermarsi ed evitare quell'ultimo lancio del ferro che avrebbe provocato la sua morte e la distruzione della nave.
 
f4f ha scritto:
dissento un pochetto
ho letto molti anni fa il libro
e mi par di ricordare che effettivamente Moby Dick è un poco più aggressiva della norma ..


la cosa strana del libro è che è ispirato ad una storia vera, ancora più estrema ed allucinante del romanzo :eek:

Certo, ma il motivo per cui Achab le fa la guerra e' perche' ha osato storpiare LUI e sfuggirgli, e' il suo smisurato orgoglio che gli fa vedere in quell'essere privo di ragione il Male solo perche' ha colpito LUI. Achab non vuole ripristinare un ordine di Natura, ma sovvertirlo per vendicare se stesso. Moby Dick e' la piu' classica delle storie di hybris punita, nella migliore tradizione della tragedia greca, e il solenne sottofondo religioso presente come un leit motiv nel romanzo in questo senso e' perfettamente giustificato.
Si veda per un confronto che mi pare interessante, anche se non del tutto congruo, il Canto di Ulisse nell' Inferno dantesco...
 
TESI

Le ultime parole di Achab, prima di lanciare l'arpione sono rivolte a tash.
E quando tash, prima che la nave affondi, pianta il chiodo colpendo l'ala del falco,
il falco cola a picco con la nave.
Perchè la sua ala è rimasta conficcata nel legno.
Ora, mentre tutta la trama del libro è basata sull'ossessione di Achab per la balena che lo aveva ferito, il falco, PER CASO, passava di là e affondò con la nave.
Questo particolare mi ha colpito SOLO ADESSO. Non saprei come interpretarlo.
 
ANTITESI

trovato in internet (io di dante ho solo il naso :( ) :D :)

Non dobbiamo dimenticare che Dante, pur non essendo un cattolico integralista, non era neppure un laico come Marsilio da Padova (1275 - 1343), suo conterraneo. Egli è consapevole di non poter condannare all'Inferno un uomo che tentò di attraversare lo stretto di Gibilterra, ma il dovere "religioso" gli impone di doverlo fare, in quanto l'Ulisse ateo mandò a morte i suoi compagni. E così per le altre colpe.

Peraltro, il fatto che qui Dante rispetti tutte le consegne di Virgilio è la dimostrazione ch'egli aveva nei confronti della tradizione un atteggiamento più ossequioso di quello di Ulisse.

Dante, che pur non ha chiesto nulla all'eroe greco, gli fa raccontare un viaggio che neppure i redattori dell'Odissea ebbero mai il coraggio di narrare, e che influenzerà buona parte della letteratura a lui successiva. Egli infatti fa premettere a Ulisse due cose che tutto fanno pensare meno che all'idea di dover condannare all'Inferno un navigatore così coraggioso ancorché ateo: l'"orazion picciola", di cui s'è detto, e la constatazione del limite fisico dei marinai, i quali, a conti fatti, non riuscirono nell'impresa, secondo l'opinione di Ulisse, soltanto perché "già vecchi e tardi (nei movimenti)"(v. 106). Anche se qui Dante si serve di questa dichiarazione per sostenere che il folle viaggio fu intrapreso in piena consapevolezza.

Che Dante concluda in maniera romanzata (alla Moby Dick, per intenderci), senza proferire parola alcuna di commento, e soprattutto senza fare alcun cenno ai delitti e alle nefandezze ben più gravi di cui si macchiò Ulisse, è indicativo del fatto che tra lui e Omero s'era insinuata una sorta di "attrazione fatale", ereditata dagli intellettuali greci e latini e che verrà tramandata a tutti gli intellettuali successivi, sino alla stroncatura senza soluzione di continuità del Pascoli.

Ulisse è l'unico personaggio importante della Commedia che non appartenga alla storia contemporanea di Dante, facendo parte del mito: la sua funzione è dunque soprattutto simbolica, e corrisponde narrativamente, con coerenza stilistica e retorica, alla metafora del mare, con le sue acque invitanti e infide, che non solo in Dante ma in tutta la tradizione culturale del Medioevo, rappresenta la conoscenza, il sapere e la ricchezza: attraversarlo o comunque tentare di solcarlo è quindi un tentativo coraggioso di superare i limiti delle conoscenze precedenti e delle precedenti civiltà agricolo-pastorali.

E' un'impresa che, nell'immaginario medievale, può essere facilitata dall’approvazione divina, come nel caso appunto di Dante, che apprende i segreti delle cose attraverso il viaggio nell’aldilà; oppure, come nel caso di Ulisse, condannata in partenza al fallimento, proprio perché si pone come sfida alla virtù divina.

Ulisse è una specie di specchio negativo di Dante. Dal punto di vista della conoscenza, entrambi sono degli eroi, degli scopritori. Tuttavia Dante è, per così dire, un esploratore approvato da dio, mentre Ulisse è un ribelle, un temerario che osa imporre la propria volontà agli dèi. La presunzione umana rappresenta un inconcepibile sovvertimento dell'ordine dell'universo, e come tale è una forma di "follia". Infatti, l'aggettivo folle, come segnale preciso di questa volontà assurda per chi è sostenuto dalla fede e dalla grazia, compare al v. 125, a definire la natura insana dell'impresa di Ulisse.
L'autore, dunque, sente vicina alla propria l'esperienza di Ulisse (che può rappresentare quella dei filosofi laici che - come lo stesso Dante giovane - si lasciarono tentare da una conoscenza che fosse dei tutto indipendente dal valore della fede religiosa). Ma Dante credette di salvarsi in tempo dal fallimento, tornando alla fede. In questo senso, il personaggio di Ulisse lo rispecchia, ma solo per gli aspetti negativi che lo segnarono in passato e che al tempo in cui scrive la Commedia egli ha ormai superato.
 

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