(ASCA) - Roma, 1 feb - Il Governo informi il Parlamento sull'operazione che si profilerebbe con il socio spagnolo e che sarebbe ''un'amara conclusione della lunga vicenda della privatizzazione''. Lo afferma il responsabile comunicazioni del Pd, Paolo Gentiloni, in un intervento pubblicato oggi su Affari e Finanza, supplemento di Repubblica. Gentiloni ricorda la vicenda Alitalia (Milano:
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notizie) e la campagna fatta contro il rischio che la compagnia finisse in mani straniere (francesi). ''Oggi temo che un'industria nazionale ancor piu' rilevante e strategica come Telecom Italia (Milano:
TIT.MI -
notizie) possa essere inglobata dal suo attuale socio spagnolo - sostiene Gentiloni - e che questo esito possa compiersi circondato dal silenzio generale''. ''Quando Telecom fu ceduta ai privati - dice ancora l'esponente del Pd - il suo valore era il triplo di quello di Telefonica; oggi i rapporti di forza si sono rovesciati''. ''Non sventolo bandiere di italianita', che pure in questo settore avrebbero qualche fondamento in piu' che nel trasporto aereo. Anche perche' - prosegue l'ex ministro - non giudico insensati i discorsi di chi sogna la nascita, grazie al matrimonio tra Telecom e Telefonica (Madrid:
TEF.MC -
notizie) , di quello che diventerebbe il piu' grande player globale delle tlc con base in Europa. Dico che a oggi l'approdo spagnolo, viste le rispettive dimensioni dei due gruppi, rischia di apparire piu' come una resa che come un'occasione. Non sembrano esserci infatti le condizioni per effettive garanzie di mantenimento degli asset industriali e occupazionali del paese, ne' per gli investimenti necessari alle reti del futuro. Per non parlare degli interessi di centinaia di migliaia di piccoli azionisti''. Gentiloni considera poi ''altrettanto pericolosa'' la soluzione suggerita da ambienti della maggioranza e ribattezzata 'modello Terna (Milano:
TRN.MI -
notizie) '. Si tratterebbe dell'ipotesi di ''sottrarre a Telecom la Rete e di dividere l'azienda tra una bad company da lasciare alla deriva e una good company da affidare ad una nuova cordata di volenterosi tipo Alitalia, magari partecipata dal gruppo Mediaset (Milano:
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notizie) ''. Su questo Gentiloni dice di ''condividere la posizione di Franco Bernabe': privare Telecom della Rete sarebbe insostenibile. Ma non credo sia giusto rassegnarsi all'inevitabile 'male minore' costituito dalla fusione con Telefonica''. Il responsabile comunicazioni del Pd avanza un'altra scelta possibile. ''Mi riferisco all'ipotesi di costruire attorno alla Rete e al piano industriale della sua modernizzazione una societa' che mantenga una presenza di riferimento di Telecom ma veda l'ingresso degli altri operatori, di capitali pubblici veicolati dalla Cassa Depositi e prestiti, di altri capitali. A questa ipotesi dovrebbe corrispondere un quadro regolatorio a garanzia degli investitori diversi da Telecom certamente piu' robusto di quello di Open Access. A questa soluzione si potrebbe anche arrivare per gradi, sperimentandone le criticita' su scala regionale''. ''Telecom e' una societa' privata e quotata, e dunque ha tutto il diritto di fare le sue scelte. Altrettanto legittimo e' ovviamente l'interesse dei soci italiani di Telco a veder riconosciuto il loro investimento. Quello che per il paese - e per noi del Pd sarebbe tuttavia inaccettabile e' privilegiare un approdo spagnolo 'al buio', senza vere garanzie per il futuro delle tlc in Italia''. Anche perche' ''nelle ultime settimane dietro l'apparente indifferenza per la Rete e' affiorata, anche nella vicenda Telecom, l'ombra di ben piu' corposi interessi aziendali legati all'azione congiunta di Mediaset e Telefonica sul mercato spagnolo''. A fronte di qesta intricata situazione, conclude Gentiloni, il governo ''deve fare chiarezza. ''Lo chiediamo anzitutto al Ministro Tremonti, ancora titolare della golden share; e al Ministro Scajola che ha fatto sapere che in questi giorni acquisira' informazioni sugli intendimenti di Telecom e dei suoi soci. E' bene che il Parlamento venga tempestivamente informato su una vicenda che avra' conseguenze enormi per il futuro non solo industriale dell'Italia''.