Analisi Intermarket ....quelli che.... Investire&tradare - Cap. 1

Stato
Chiusa ad ulteriori risposte.
***Crisi: martedi' vertice dei ministri Economia di Francia e Germania

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - - I ministri dell'Economia di Francia e Germania, Francois Baroin Wolfgang Schauble, si incontreranno martedi' prossimo a Parigi per dare seguito al bilaterale fra Sarkozy e Merkel sulla governance della zona euro. La riunione e' prevista per le 10 di mattina e punta a "mettere in opera le decisioni ambiziose prese" durante il summit fra Francia e Germania, ha piegato un portavoce di Baroin.
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A Lugano già esaurite le cassette di sicurezza

LUGANO. Stanno tornando tutti, come e più di prima. Molti di più. «Scudare? È stato un sbaglio, diciamo così: i soldi rimpatriati prima o poi si spendono, un figlio vuole la casa, l'altro la fuoriserie. Invece i 'risparmi' devono restare in Svizzera, così non si toccano. E soprattutto non te li tassano».

La conversazione tra una coppia di investitori italiani e due impiegati di banca al tavolo del ristorante Olimpia, in Piazza delle Riforma nel cuore della city italofona, è lo spaccato di una verità semplicissima, proverbiale per chi vive nella zona dei laghi prealpini: tanto peggio sta l'Italia, realmente o nei timori della borghesia 'che (ancora) può', tanto meglio sta il Canton Ticino.


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E così in attesa delle lacrime e del sangue minacciati dalla Finanziaria agostana ‐ dalla patrimoniale all'aliquota del 20% sulle rendite di capitale, e chissà cos'altro ‐ lo zoccolo duro degli esportatori di risparmi la sua scelta l'ha già fatta da un pezzo: indietro tutta, si torna a Lugano. I 63 miliardi emersi dalla Svizzera con lo scudo-ter (ma solo 27 rimpatriati fisicamente, gli altri solo giuridicamente) probabilmente sono stati già tutti rimpiazzati nella partita di giro. Se la Confederazione non aveva pianto allora - visto che le stime chiarirono subito che lo smobilizzo non superò il 30% dei depositi - oggi senz'altro sta almeno sorridendo.

L'indicatore di una fuga da tempi d'oro, senza cercare riscontri in calcoli che nessuno oggi si sognerebbe mai di fornire, è anche nella difficoltà di trovare cassette di sicurezza 'small' (quelle più piccole ed economiche, a misura di contante) disponibili: c'è il tutto esaurito. Alla Banca Popolare a 50 metri da piazza della Riforma, braccio operativo di un istituto italiano, sono cordiali ma tassativi: «Spiacente, qui le cassette sono esaurite. Però se si rivolge alla sede centrale di Lugano forse le trovano qualcosa». E non è neanche una questione di 'city'. Quindici chilometri più a sud, nei paesini della Valle di Muggio che degrada verso il Comasco, l'impiegata della banca locale è ancora più esplicita: «Per aprire un conto non c'è problema, ma cassette di sicurezza sono disponibili solo quelle grandi, costano di più ma ci può mettere anche le scatole di gioielli. Sa, da qualche mese è ripreso, e tanto, il movimento di italiani, tutti vogliono una cassetta». Una cassetta «piccola», spiega un consulente finanziario comasco - per 36 anni e fino al giugno scorso alto dirigente bancario in Svizzera - «perchè quello che sta accadendo ora, sovrapponendosi ad altri fenomeni che non sono mai cessati (il riciclaggio d'alto bordo, ndr) è il ritorno dell'espatrio di capitali 'in contanti' e 'in proprio', come fossimo ancora nei bui anni '70», quelli della crisi petrolifera e delle manette alla frontiera. «La gente non si fida più della tecnologia perché si sente tracciata - continua l'ex direttore - e inoltre nessuno oggi depositerebbe un solo euro con il valore di cambio con il franco alla pari. Così si immagazzina il contante in attesa di tempi migliori, perché chi aveva investito, anche su questa piazza, sta scontando le turbolenze dei mercati. Le cassette di sicurezza servono a questo, a far passare la nottata».

Nel frattempo, la rete di accoglienza del contante in fuga funziona come è sempre funzionata nel lembo più a mezzogiorno della Confederazione, a partire da un metro dopo il confine dell'Italia. Cortesia e concretezza, astenersi perditempo e indecisi: «Il conto se vuole lo apriamo subito ‐ rassicura l'impiegata della grande banca di piazza Indipendenza a Chiasso, dalle cui finestre si vede la dogana quasi nemmeno più presidiata, grazie all'estensione del trattato di Schengen ‐ però dobbiamo sapere a grandi linee la sua disponibilità e le sue intenzioni». Le preoccupazioni per la patrimoniale in arrivo, i timori di passare il confine con troppo contante in tasca, la fissa che 'qualcuno mi può osservare' (volendo anche con un binocolo, dalla caserma della Guardia di Finanza che troneggia da via Bellinzona, Como) non smuovono la consulente: «Vede, se deve portare 10mila euro non so se le conviene, solo le spese forfettarie di tenuta conto e della cassetta di sicurezza fanno 750 franchi all'anno. Certo, se invece parte da 100mila la faccio accomodare di sopra».
 
Rehn: bozza Ue sugli eurobond. Ancora doppio no da Parigi e Berlino, vertice martedì




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(AFP)


Mentre sui mercati non cessano le vendite incontrollate, si torna a parlare di eurobond come possibile soluzione alla crisi dei debiti sovrani dell'Eurozona. Il commissario agli Affari economici e monetari dell'Unione europea, Olli Rehn, ha affermato che l'Ue potrebbe mettere a punto una bozza sull'emissione comune e presentare uno studio sulla loro fattibilità. «La Commissione si è offerta di presentare un report al Parlamento europeo e al Consiglio per mettere a punto un sistema di emissioni comuni per i titoli di Stato europei», ha detto Rehn. Una presa di posizione precisa e una sfida al rafforzato tandem franco-tedesco, che si è autocandidato alla guida politica dell'Unione e che sembra non volere cedere il passo alle proposte di Bruxelles.
Nein da Berlino...
«Noi non li vogliamo». È stato molto netto il commento della cancelliera tedesca Angela Merkel alla notizia che l'Ue sta lavorando su uno studio di fattibilità per l'introduzione degli eurobond. Merkel ha ribadito il no della Germania, sottolineando che, con una «collettivizzazione» del debito in Europa, i Paesi membri starebbero peggio di prima. «Si tratta di un pendio scivoloso, la situazione potrebbe peggiorare e noi non vogliamo arrivare a questo. Se tutti i debiti venissero messi in un solo contenitore non capiremmo da dove vengono. Gli eurobond non darebbero la possibilità o il diritto ai più di intervenire per forzare la disciplina finanziaria degli altri», ha spiegato la Merkel.





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... e Non da Parigi
Stesso atteggiamento da Parigi. Gli Eurobond aumenterebbero il costo del debito francese con conseguenze sul rating a tripla A della Francia. Lo ha detto il primo ministro Francois Fillon ribadendo la contrarietà del governo transalpino a questo strumento senza un ulteriore consolidamento fiscale dei Paesi europei. «Alcuni invocano la creazione degli Eurobond presentandoli come la panacea. Dimenticano però che questi strumenti aumenterebbero il prezzo del debito francese», ha scritto il primo ministro in un editoriale su Le Figaro.
Martedì vertice franco-tedesco tra ministri dell'economia
Insomma, non pare proprio che l'idea di un'Europa integrata fiscalmente e in grado di dare risposte alle aspettative dei mercati faccia progressi. Dando in qualche modo ragione all'atteggiamento aggressivo degli investitori, che stanno punendo duramente da settimane le scelte (e le non scelte) dell'Unione. E a conferma che la musica sembra poter cambiare (almeno per ore) in serata è arrivata la notizia di un altro vertice franco-tedesco. I ministri dell'economia, Francois Baroin Wolfgang Schauble, si incontreranno martedì prossimo a Parigi per dare seguito al bilaterale fra Sarkozy e Merkel sulla governance della zona euro. La riunione è prevista per le 10 di mattina e punta a «mettere in opera le decisioni ambiziose prese» durante il summit fra Francia e Germania, ha piegato un portavoce di Baroin. sarà un altro bagno di sangue in Borsa? Steremo a vedere.
Tornando all'eurobond, l'idea di Tremonti e Juncker era stata più volte rilanciata come un utile espediente per risolvere la crisi dell'Eurozona. Molti si aspettavano che nel recente vertice tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy si discutesse della proposta. Così non è stato. Eppure l'ipotesi non è più un tabù in Germania. Esponenti del partito della cancelliera Merkel si sono espressi a favore. Il fronte dei contrari resta comunque maggioritario. Tra questi c'è anche il "falco" della Bce Juergen Stark. «Gli eurobond - ha sottolineato in un'intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt - sono stati dipinti come la soluzione magica per uscire dalla crisi, ma in realtá sarebbe come curare i sintomi non le cause» dei problemi.
Intanto gli economisti di Barclays Capital lanciano la proposta di un'Autorità per i prestiti dell'Area dell'Euro (Eaba) per rafforzare i titoli di stato emessi dai paesi membri. La nuova autorità, si legge in una nota, potrebbe «di fatto replicare gli Eurobond in attesa che la loro emissione ottenga una effettiva approvazione politica». Il suo compito dovrebbe essere quello di «garantire solo l'emissione del nuovo debito, derivante dal costo marginale del debito che ha deteriorato le dinamiche di indebitamento di Italia e Spagna». Il debito esistente, infatti, «non pone nessun tipo di minaccia per la sua sostenibilità», perchè ha una «cedola normalmente bassa».
 
Rehn: bozza Ue sugli eurobond. Ancora doppio no da Parigi e Berlino, vertice martedì




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(AFP)


Mentre sui mercati non cessano le vendite incontrollate, si torna a parlare di eurobond come possibile soluzione alla crisi dei debiti sovrani dell'Eurozona. Il commissario agli Affari economici e monetari dell'Unione europea, Olli Rehn, ha affermato che l'Ue potrebbe mettere a punto una bozza sull'emissione comune e presentare uno studio sulla loro fattibilità. «La Commissione si è offerta di presentare un report al Parlamento europeo e al Consiglio per mettere a punto un sistema di emissioni comuni per i titoli di Stato europei», ha detto Rehn. Una presa di posizione precisa e una sfida al rafforzato tandem franco-tedesco, che si è autocandidato alla guida politica dell'Unione e che sembra non volere cedere il passo alle proposte di Bruxelles.
Nein da Berlino...
«Noi non li vogliamo». È stato molto netto il commento della cancelliera tedesca Angela Merkel alla notizia che l'Ue sta lavorando su uno studio di fattibilità per l'introduzione degli eurobond. Merkel ha ribadito il no della Germania, sottolineando che, con una «collettivizzazione» del debito in Europa, i Paesi membri starebbero peggio di prima. «Si tratta di un pendio scivoloso, la situazione potrebbe peggiorare e noi non vogliamo arrivare a questo. Se tutti i debiti venissero messi in un solo contenitore non capiremmo da dove vengono. Gli eurobond non darebbero la possibilità o il diritto ai più di intervenire per forzare la disciplina finanziaria degli altri», ha spiegato la Merkel.





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... e Non da Parigi
Stesso atteggiamento da Parigi. Gli Eurobond aumenterebbero il costo del debito francese con conseguenze sul rating a tripla A della Francia. Lo ha detto il primo ministro Francois Fillon ribadendo la contrarietà del governo transalpino a questo strumento senza un ulteriore consolidamento fiscale dei Paesi europei. «Alcuni invocano la creazione degli Eurobond presentandoli come la panacea. Dimenticano però che questi strumenti aumenterebbero il prezzo del debito francese», ha scritto il primo ministro in un editoriale su Le Figaro.
Martedì vertice franco-tedesco tra ministri dell'economia
Insomma, non pare proprio che l'idea di un'Europa integrata fiscalmente e in grado di dare risposte alle aspettative dei mercati faccia progressi. Dando in qualche modo ragione all'atteggiamento aggressivo degli investitori, che stanno punendo duramente da settimane le scelte (e le non scelte) dell'Unione. E a conferma che la musica sembra poter cambiare (almeno per ore) in serata è arrivata la notizia di un altro vertice franco-tedesco. I ministri dell'economia, Francois Baroin Wolfgang Schauble, si incontreranno martedì prossimo a Parigi per dare seguito al bilaterale fra Sarkozy e Merkel sulla governance della zona euro. La riunione è prevista per le 10 di mattina e punta a «mettere in opera le decisioni ambiziose prese» durante il summit fra Francia e Germania, ha piegato un portavoce di Baroin. sarà un altro bagno di sangue in Borsa? Steremo a vedere.
Tornando all'eurobond, l'idea di Tremonti e Juncker era stata più volte rilanciata come un utile espediente per risolvere la crisi dell'Eurozona. Molti si aspettavano che nel recente vertice tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy si discutesse della proposta. Così non è stato. Eppure l'ipotesi non è più un tabù in Germania. Esponenti del partito della cancelliera Merkel si sono espressi a favore. Il fronte dei contrari resta comunque maggioritario. Tra questi c'è anche il "falco" della Bce Juergen Stark. «Gli eurobond - ha sottolineato in un'intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt - sono stati dipinti come la soluzione magica per uscire dalla crisi, ma in realtá sarebbe come curare i sintomi non le cause» dei problemi.
Intanto gli economisti di Barclays Capital lanciano la proposta di un'Autorità per i prestiti dell'Area dell'Euro (Eaba) per rafforzare i titoli di stato emessi dai paesi membri. La nuova autorità, si legge in una nota, potrebbe «di fatto replicare gli Eurobond in attesa che la loro emissione ottenga una effettiva approvazione politica». Il suo compito dovrebbe essere quello di «garantire solo l'emissione del nuovo debito, derivante dal costo marginale del debito che ha deteriorato le dinamiche di indebitamento di Italia e Spagna». Il debito esistente, infatti, «non pone nessun tipo di minaccia per la sua sostenibilità», perchè ha una «cedola normalmente bassa».


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