Il gioco dei mercati è scoperto e assai crudele: far salire l'acqua fino a sommergere i Paesi in crisi, come Italia, Spagna e Belgio. A quel punto, o le autorità monetarie e politiche si decideranno a lanciare un salvagente oppure quei Paesi soccomberanno e con essi l'intera costruzione dell'euro. Il disegno dei mercati, o il ricatto se si preferisce, è lucidamente espresso in un report del Credit Suisse. Alla possibilità che vengano emessi eurobond si dà poco credito, alla trasformazione del fondo di stabilità in banca, con accesso ai fondi della Bce, si attribuiscono probabilità del 15%; un po' più probabile (30%) è l'intervento del Fmi (sempre con finanziamenti della Bce); mentre sono scarse le speranze che la banca centrale agisca presto e aggressivamente per decisione propria.
Lo scenario più probabile (70%) è che la Bce «diventi aggressiva», solo in presenza di una crisi ancor più grave. Dove deve arrivare l'acqua? A giudicare dai titoli italiani, i cui rendimenti di breve sono volati ieri al 10%, l'acqua è già alla gola, ma per il Credit Suisse ci vuole dell'altro: che si decida il cammino verso una unione fiscale degli stati membri; che il rendimento dei bond francesi voli al 5% (ieri era 'appena' al 3,7%); che si contragga la massa monetaria; che aumenti il costo dei finanziamenti anche in Germania. Solo a quel punto la banca centrale europea sarà costretta a intervenire, ossia a comprare titoli di Stato, secondo il modello del quantitative easing caro alla Fed. Ecco il 'bazooka' che s'aspettano gli operatori: mica il fioretto sfoderato finora.
Può darsi che il ricatto funzioni, sebbene viene voglia di sorridere nel vedere che il mercato considera i Bund più rischiosi dei Gilt inglesi; e pure dei Treasury Usa che siedono su un debito superiore al 100% del Pil e avviato a superare quello italiano fra 3 anni. Ma è un ricatto pericoloso, perché mina l'indipendenza della banca centrale nel piegarla ai voleri della politica. La pretesa di trasformare la Bce in prestatore di ultima istanza per gli Stati è per Franco Bruni, docente di politica monetaria alla Bocconi, una aberrazione ideologica che nessun economista può accettare (si veda l'articolo a pagina 47). Non a caso lo stesso Nicolas Sarkozy, che per lungo tempo ha invocato maggior flessibilità dalla Bce, ha l'altro ieri ribadito l'indipendenza della banca centrale. Forse Mario Draghi aspetta solo questo: che si riconosca l'autonomia della Banca per poter intervenire con misure del tutto eccezionali. Ma, a questo punto, deve fare presto.