Analisi Intermarket ....quelli che.... Investire&tradare - Cap. 2

sempre una bella azienda, come si dice oggi, un' "eccellenza" :-o:wall:


Rai: perdita 9 mesi sale a 184,5 mln, calo ricavi a 2,04 mld


ROMA (MF-DJ)--La Rai ha chiuso i primi nove mesi dell'anno con una perdita di 184,5 milioni di euro, in peggioramento di circa 218 milioni di euro rispetto al corrispondente periodo del 2011 imputabile, nonostante la riduzione dei costi di 82 milioni di euro, principalmente alla flessione dei ricavi pubblicitari e al costo dei grandi eventi sportivi.

Nei primi nove mesi, si legge in una nota, le reti Rai hanno ottenuto nel complesso uno share medio del 41,5% in prime time e del 39,8% nell'intera giornata, consentendo a Rai di mantenere la sua posizione di centralita' e leadership nel mercato radiotelevisivo italiano. Nel complesso i ricavi del Gruppo Rai nei primi nove mesi ammontano a circa a 2,039 mld, in diminuzione di 137 milioni rispetto al 2011; questo trend negativo e' determinato principalmente dalla contrazione del fatturato pubblicitario (559 mln nel periodo considerato) in diminuzione di 114 mln rispetto al 2011. La posizione finanziaria netta e' negativa e pari a -44,2 mln (-528,9 mln al 30 settembre 2011).

Per quanto riguarda i costi per beni e servizi nei primi nove mesi la Rai ha sostenuto oneri per 143,1 mln, di cui 104,9 mln relativi ai diritti del Campionato Europeo di calcio e 30,0 mln per le Olimpiadi estive. La Rai sta continuando il processo di efficientamento con un risparmio rispetto al 2011 di 82 mln.

(END) Dow Jones Newswires

November 16, 2012 07:39 ET (12:39 GMT)
 
Ultima modifica:
:invasion:
quanti ne siamo? spero tutti.....:D

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sempre una bella azienda, come si dice oggi, un "eccellenza" :-o:wall:


Rai: perdita 9 mesi sale a 184,5 mln, calo ricavi a 2,04 mld


ROMA (MF-DJ)--La Rai ha chiuso i primi nove mesi dell'anno con una perdita di 184,5 milioni di euro, in peggioramento di circa 218 milioni di euro rispetto al corrispondente periodo del 2011 imputabile, nonostante la riduzione dei costi di 82 milioni di euro, principalmente alla flessione dei ricavi pubblicitari e al costo dei grandi eventi sportivi.

Nei primi nove mesi, si legge in una nota, le reti Rai hanno ottenuto nel complesso uno share medio del 41,5% in prime time e del 39,8% nell'intera giornata, consentendo a Rai di mantenere la sua posizione di centralita' e leadership nel mercato radiotelevisivo italiano. Nel complesso i ricavi del Gruppo Rai nei primi nove mesi ammontano a circa a 2,039 mld, in diminuzione di 137 milioni rispetto al 2011; questo trend negativo e' determinato principalmente dalla contrazione del fatturato pubblicitario (559 mln nel periodo considerato) in diminuzione di 114 mln rispetto al 2011. La posizione finanziaria netta e' negativa e pari a -44,2 mln (-528,9 mln al 30 settembre 2011).

Per quanto riguarda i costi per beni e servizi nei primi nove mesi la Rai ha sostenuto oneri per 143,1 mln, di cui 104,9 mln relativi ai diritti del Campionato Europeo di calcio e 30,0 mln per le Olimpiadi estive. La Rai sta continuando il processo di efficientamento con un risparmio rispetto al 2011 di 82 mln.

(END) Dow Jones Newswires

November 16, 2012 07:39 ET (12:39 GMT)

visto che siamo in tema......vado a fare la kakka :-o
 
sempre una bella azienda, come si dice oggi, un' "eccellenza" :-o:wall:


Rai: perdita 9 mesi sale a 184,5 mln, calo ricavi a 2,04 mld


ROMA (MF-DJ)--La Rai ha chiuso i primi nove mesi dell'anno con una perdita di 184,5 milioni di euro, in peggioramento di circa 218 milioni di euro rispetto al corrispondente periodo del 2011 imputabile, nonostante la riduzione dei costi di 82 milioni di euro, principalmente alla flessione dei ricavi pubblicitari e al costo dei grandi eventi sportivi.

Nei primi nove mesi, si legge in una nota, le reti Rai hanno ottenuto nel complesso uno share medio del 41,5% in prime time e del 39,8% nell'intera giornata, consentendo a Rai di mantenere la sua posizione di centralita' e leadership nel mercato radiotelevisivo italiano. Nel complesso i ricavi del Gruppo Rai nei primi nove mesi ammontano a circa a 2,039 mld, in diminuzione di 137 milioni rispetto al 2011; questo trend negativo e' determinato principalmente dalla contrazione del fatturato pubblicitario (559 mln nel periodo considerato) in diminuzione di 114 mln rispetto al 2011. La posizione finanziaria netta e' negativa e pari a -44,2 mln (-528,9 mln al 30 settembre 2011).

Per quanto riguarda i costi per beni e servizi nei primi nove mesi la Rai ha sostenuto oneri per 143,1 mln, di cui 104,9 mln relativi ai diritti del Campionato Europeo di calcio e 30,0 mln per le Olimpiadi estive. La Rai sta continuando il processo di efficientamento con un risparmio rispetto al 2011 di 82 mln.

(END) Dow Jones Newswires

November 16, 2012 07:39 ET (12:39 GMT)
:lol::up:
 
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:lol::lol::lol:
 
se così fosse, ciclicamente, non potrebbe che essere long, dal mio punto di vista ovviamente...
mi spiego meglio, se immetto il tuo ragionamento nella mia impalcatura, avendo nel periodo 27 novemebre -7 dicembre periodo di top non posso che pensare che il movimento sarà long!

Completo.

Il movimento che parte oggi (e che con la frase di prima ho supposto essere impulso al ribasso ma che a questo punto mi lascia perplesso) per me si conclude il 27 novembre.

Pertanto operativamente (metodo mio a parte) da lunedì alla rottura del massimo o del minimo della candela odierna daily prenderei posizione fino al 27 novembre con stop loss sempre i livelli della candela odierna.
:ciao:

cioè long sopra 15150 e short sotto 14900? é un TS oppure un metodo di analisi diverso? grazie

no è un metodo diverso

operativamente lo si segue da lunedì.

lunedì operatività in break...poi o si applica lo stop sull'eventuale controbreak della candela sempre di oggi...o come exit o come reverse..
 
La bomba nel cuore dell’Europa”, la Francia nel mirino dell’Economist

Il settimanale britannico prende di mira l'economia transalpina e la sua classe dirigente, ipootizzando che dopo Italia e Spagna, il Paese di Francois Hollande sarà il prossimo a sentire il peso della crisi. Il governo minimizza: "E' pur sempre un giornale". E dal settimanale ironizzano: "Con l'Italia siamo stati più cattivi"

di Leonardo Martinelli | 16 novembre 2012
Commenti (39)
Più informazioni su: Economist, Francia, Francois Hollande, Italia, Jean-Marc Ayrault.
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http://www.ilfattoquotidiano.it/201...-mirino-delleconomist/416328/20121117_cna400/E’ la Francia stavolta la vittima sacrificale dell’Economist, il settimanale britannico riferimento a livello mondiale soprattutto nei mercati. E come al solito, senza usare mezzi termini. Nell’edizione che uscirà domani, in copertina, campeggia il seguente titolo: «La bomba a orologeria nel cuore dell’Europa ». E sotto, appunto, uno strano ordigno costituito da alcune baguette. Insomma, dopo Roma eMadrid, Parigi potrebbe diventare l’anello debole di una crisi dell’euro. Tutt’altro che risolta.
Il dossier interno dedicato alla Francia (14 pagine) porta un titolo significativo: «So much to do, so little time», «Così tanto da fare, così poco tempo». I mali del Paese radiografati dai giornalisti inglesi sono quelli di cui si parla costantemente: una recessione alle porte, il tasso di disoccupazione ormai sopra la soglia del 10% e «la competitività di un Paese che si è fortemente deteriorata rispetto alla Germania». «Il debito pubblico – si legge nell’Economist – ha superato il 90% del Prodotto interno lordo, ma soprattutto la spesa pubblica rappresenta il 57% del Pil, di gran lunga la percentuale più alta di tutta l’area euro, dieci punti sopra i tedeschi».
E ancora: nel dossier si ricorda il problema di un deficit della bilancia commerciale «abissale» e «un clima per il business che è peggiorato, in particolare con gli aumenti delle tasse decisi dal presidente François Hollande». E qui arriviamo al problema maggiore per la Francia, almeno secondo The Economist: la sua classe dirigente. E’ vero, il settimanale prende in considerazione il fatto che nei giorni scorsi a Parigi sia stato presentato un rapporto (commissionato dal Governo e redatto da un team di esperti, coordinato da Louis Gallois) che propone alcune misure per rendere più competitiva l’economia francese. E riconosce che il Governo del socialista Jean-Marc Ayrault abbia già adottato alcuni di quei provvedimenti, riducendo i contributi sociali a carico delle imprese. «Ma si può temere – si legge in uno degli articoli – che questi recenti cambiamenti di orientamento siano troppo tardivi e insufficienti».
Per l’Economist, «né Ayrault, né Hollande sembrano essere dirigenti abbastanza coraggiosi, capaci di imporre riforme nei confronti di un’opposizione generalizzata». Ad esempio, quella di una popolazione che non vuole i tagli alla spesa pubblica visti nell’Europa del Sud. La risposta, ovviamente, non si è fatta attendere. Già ieri sera, dopo che le prime indiscrezioni affioravano, il premier Ayrault ha commentato: «E’ pur sempre un giornale. E l’oltraggio fabbricato ad hoc per vendere carta non impressiona la Francia». A Parigi si intravede nel dossier dell’Economist il consapevole attacco di un settimanale di dichiarate idee liberiste a un governo di sinistra (e dirigista) come quello francese. Si fa anche notare che i dati appena pubblicati sull’andamento dell’economia francese, indicano per il terzo trimestre dell’anno un +0,2% per il Pil (in recupero dal -0,1% del secondo): un risultato non entusiasmante, ma positivo al confronto con il calo dello 0,1% dell’area euro nel suo complesso. Intanto ieri lo Stato francese ha collocato bond a due e cinque anni rispettivamente allo 0,1 e allo 0,76% di rendimento. Che sono tassi bassissimi, praticamente i migliori in Europa dopo la Germania.
Non importa, quelli dell’Economist insistono. John Peet, editorialista del giornale, intervistato dal settimanale francese le Nouvel Observateur, ha ricordato che «le difficoltà della Francia sono quelle che si ritrovano in tutta Europa, ma i Paesi mediterranei come l’Italia, la Spagna, il Portogallo e la Grecia riconoscono i loro problemi e stanno realizzando riforme profonde, che comprendono forti tagli alla spesa pubblica e la riforma del mercato del lavoro. La Francia, invece, non realizza queste riforme strutturali. Ed è preoccupante, perché rappresenta un Paese chiave per l’eurozona». Peet ha anche detto ai francesi di non scaldarsi troppo: «Nel passato con l’Italia siamo stati molto più aggressivi».

 

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