Reato di clandestinita'

Senza biglietto, picchia due controllori e li manda all'ospedale

Arrestato dalla Polizia Locale di Brescia un giovane immigrato che voleva salire sul bus senza biglietto: reagisce aggredendo i controllori, in due all'ospedale, poi scappa a gambe levate
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Redazione 20 ottobre 2014
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Di sicuro non è un bel periodo, per i controllori e gli autisti bresciani. In Piazza Martiri di Belfiore infatti, poco più tardi delle 10 di sabato, due controllori di Brescia Mobilità sono finiti all’ospedale, aggrediti e picchiati da un ‘portoghese’, che voleva salire sul bus della linea 17 senza biglietto.
Un giovane di origini straniere, probabilmente magrebino: alla richiesta del biglietto ha ammesso di non averlo, ha poi consegnato la sua carta d’identità per la stesura del verbale. Ci è voluto un attimo per fargli cambiare idea: non appena ha visto il blocchetto delle multe il giovane immigrato ha strappato dalle mani di uno dei due operatori il suo documento d’identità, poi li ha spinti e li ha fatti cadere, prima di darsela a gambe.
E’ stato intercettato, per fortuna, a poche centinaia di metri di distanza, da una pattuglia della Polizia Locale. Per i due controlli un ricovero temporaneo in ospedale: dolori alla schiena, dopo la caduta, per il primo, addirittura un dito della mano rotto (prognosi di 21 giorni) per il secondo.
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Ma l’incubo a Brescia sembra non finire mai. Ancora sabato, nei pressi di Fossa Bagni, un autobus è stato preso a fucilate, colpito a distanza da diversi piombini sparati da un fucile ad aria compressa. Pochi danni alla carrozzeria, grande spavento tra i passeggeri.
 
Bs Mobilità corre ai ripari
Guardie armate sui bus
Narcisa Brassesco ha assecondato l'idea avanzata dal presidente Valerio Prignachi: «Non affiancamento, ma integrazione dei vigilanti nel sistema di controllo a bordo»

Un momento della riunione di ieri mattina tra in Broletto tra il prefetto Narcisa Brassesco e i vertici di Brescia Mobilità FOTOLIVE

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Ora i giovanotti dal sangue caliente, bresciani o stranieri che siano, dovranno darsi una calmata. Presto su bus e metropolitana, a controllare il possesso del biglietto saranno nerborute guardie giurate, con tanto di pistola nella fondina. Non che debbano usarla, ma anche quella fa un certo effetto. Soprattutto, come agenti di pubblica sicurezza, le guardie potranno chiedere ai viaggiatori il documento di identità. La decisione è stata presa ieri mattina durante un incontro ufficiale in Broletto tra il prefetto Narcisa Brassesco e i vertici del Gruppo Brescia Mobilità. Tempo di preparare un programma e addestrare i nuovi controllori armati, e diventerà operativa.
LA MISURA è stata presa a seguito delle aggressioni a bus, autisti e soprattutto controllori che negli ultimi giorni si sono susseguite con inedita frequenza. Non che gli episodi di violenza siano aumentate di molto rispetto agli anni scorsi. Al momento sono 13, un paio in più rispetto al 2013, ma otto di essi si sono concentrati in un periodo molto breve (negli ultimi giorni), e la cosa preoccupa non poco. Come si sa, i controllori sono disarmati di fronte ai portoghesi. Possono chiedere le generalità, ma non il documento d'identità. Sicchè anche quando non ci sono reazioni violente, capita spesso che ricevano nomi e residenze del tutto inventati, e le multe non hanno nessun seguito. Ora non sarà più possibile, e la misura è stata presa anche nella speranza che l'inevitabilità della sanzione induca tutti a più miti consigli. Una misura del genere non è nuova, peraltro, ed è stata appena adottata anche a Bergamo sui pullman del Gruppo Arriva (quello di Sia e Saia). Ma forse da noi avrà caratteri inediti. All'uscita dall'incontro (a cui hanno partecipato il presidente del Gruppo Valerio Prignachi e il direttore generale Marco Medeghini, il presidente di Metro Brescia Ettore Fermi, il presidente e il direttore di Brescia Trasporti Ezio Cerquaglia e Claudio Garatti) Prignachi spiega di aver chiesto «la possibilità non di affiancare le guardie giurate ai controllori bensì di integrarle nelle attività di controllo applicando le funzioni proprie degli agenti di Ps». E il prefetto Brassesco l'ha accordata.
ORA, però, è tutto da fare, e prima di vedere gli uomini in divisa su bus e metrò passerà per forza di cose qualche tempo. Brescia Mobilità - spiega il presidente - dovrà innanzitutto scegliere un istituto di vigilanza a cui affidarsi. Dovrà decidere quante delle nuove figure professionali richiedere, quando e dove utilizzarle. Attualmente sono 120 i dipendenti di Brescia Mobilità, tra autisti, steward, accertatori del traffico, eccetera impiegati come verificatori su bus e treni del metrò, ed effettuano circa 500 mila controlli all'anno, «aumentati nel numero totale con l'attivazione della metropolitana – precisa Prignachi -, ma non intensificati». Quanti di essi continueranno a svolgere questo compito con l'arrivo delle guardie giurate ancora non si sa. «Può darsi che qualcuno resti», si limita a dire il presidente di Brescia Mobilità. La realtà è che prima di avere l'ok dal prefetto il ricorso a un'agenzia di vigilanza era solo un'idea. Ora si cominceranno a fare i conti, anche perchè le guardie costano e finiranno sul conto della società di piazzetta San Padre Pio, che si accollerà pure l'onere della formazione. A quanto è dato di capire, tuttavia, i «controllori armati» compariranno soprattutto sulle linee più a rischio, quelle prese di mira in questi giorni, e negli orari di tarda serata, quando si verificano per lo più gli atti di aggressione. «Predisporremo un programma di servizio – sottolinea Prignachi -, che tenga conto delle situazioni più complicate per intervenire su quelle». Se l'escalation di violenze registrate in questi ultimi giorni continuerà, però, non è escluso che verranno impiegati anche al mattino e un pò su tutte le linee. Va da sé che gli attuali controllori sostituiti dalle guardie passeranno ad altro incarico. Tra l'altro il ricorso a un istituto di vigilanza si configura come temporaneo, fino a quando non si uscirà dall'emergenza, e in un futuro più o meno prossimo dovrebbero tornare al loro posto.COPYRIGHT
 
Assalti a Bancomat, 7 arresti a Brescia

Carabinieri di Brescia sequestrano anche bombole di gas e armi

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Redazione ANSABRESCIA23 ottobre 201408:36News

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Arresto
Indagine




(ANSA) - BRESCIA, 23 OTT - Sette persone arrestate, un Kalashnikov, due pistole e circa 500 proiettili sequestrati, bombole di acetilene e relativi inneschi recuperati nonché tre auto rubate e parti di uniformi delle forze di polizia: è il bilancio di un'indagine dei carabinieri di Brescia, che hanno sgominato una banda dedita all'assalto a sportelli bancomat e a furti in abitazione nel Nord Italia.
 
quanto costera' in galera per 25/30anni questo?

"Sono sceso di casa con un coltello in mano e ho pensato: se mi dice no l'ammazzo". E' questa la confessione resa spontaneamente alla polizia di Stato dal senegalese Gora Mbengue, di 27 anni, che ha assassinato con numerose coltellate l'ex fidanzata, Veronica Valenti, 30 anni, 'colpevole' di non volere riallacciare la loro relazione."

in Cina o in Usa colpo in testa o sedia elettrica

Donna uccisa nella sua auto Catania, arrestato l'ex fidanzato - Sicilia - ANSA.it
 
sembra che un delinquente in galera ci costi di più di un delinquente al governo, poco meno del kriminale al colle
 
Italia verso procedura di infrazione Ue per i campi nomadi

Ass.21 luglio: politiche abitative segregative

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Un campo nomadi+CLICCA PER INGRANDIRE


Redazione ANSAROMA04 novembre 201411:22News

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Leroy Merlin Italia
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L'Italia rischia una procedura di infrazione da parte della Commissione europea, per via delle politiche abitative segregative nei confronti dei nomadi. Lo rende noto l'Associazione 21 luglio, che cita una lettera inviata dalla Direzione Generale Giustizia della Commissione Ue al Governo italiano. L'organismo europeo punta il dito contro la "condizione abitativa dei rom" nel nostro Paese chiedendo all'Italia informazioni aggiuntive, in particolare sul campo nomadi in località La Barbuta a Roma.
"La Commissione potrà decidere di avviare una procedura di infrazione ai sensi dell'art. 258 del TFUE nei confronti dell'Italia inviando una lettera di messa in mora per violazione della direttiva 2000/43/CE" è la conclusione della lettera.
Nella missiva, riguardo al campo nomadi della Barbuta, la Commissione Ue afferma di condividere "le preoccupazioni espresse dal Commissario per i diritti dell'uomo del Consiglio d'Europa circa questo tipo di 'alloggio' fornito ai rom in un sito molto remoto e non accessibile, e dotato di recinti e impianti di sorveglianza". Alloggi di questo tipo, si sottolinea, "risultano limitare gravemente i diritti fondamentali degli interessati, isolandoli completamente dal mondo circostante e privandoli di adeguate possibilità di occupazione e istruzione".

"Malgrado il rischio di una procedura di infrazione paventato dall'Europa - sottolinea l'Associazione 21 luglio - il Comune di Roma sembra voler continuare con una politica che rafforza il 'sistema campi', programmandone la progettazione e la costruzione di nuovi. Proprio nel sito La Barbuta, infatti, potrebbe vedersi realizzata la costruzione di un nuovo campo per soli rom che sostituirebbe quello esistente oggi, che verrebbe così abbattuto". E per la prima volta, dice ancora l'associazione, "nel nostro Paese sarebbe una multinazionale, Leroy Merlin Italia, a farsi carico della realizzazione di un campo rom, grazie alla costituzione di un'Associazione temporanea di impresa alla quale parteciperebbe anche la Comunità di Capodarco di Roma. In cambio dell'investimento, pari a 11,5 milioni di euro (interamente a carico di Leroy Merlin Italia), la multinazionale francese del bricolage riceverebbe dal Comune la concessione gratuita per 99 anni del terreno su cui oggi sorge il campo La Barbuta, per installarvi così le proprie attività commerciali".
Per scoraggiare la multinazionale dal realizzare "l'ennesimo ghetto per soli rom nella Capitale", oggi l'Associazione 21 luglio ha lanciato una campagna di mobilitazione pubblica e di pressione nei confronti di Leroy Merlin Italia, con un appello che invita cittadini e utenti del web a inviare una e-mail, con un semplice clic dal sito della campagna, per chiedere alla multinazionale di non farsi coinvolgere nella creazione dell'ennesimo ghetto a Roma.

"Diffonderemo la campagna anche all'estero, chiederemo alle persone di condividerla sui social media e di unirsi così alla nostra battaglia per dire basta alla creazione di nuovi ghetti - afferma l'associazione - i campi sono luoghi di sospensione dei diritti umani, che rendono impossibile l'inclusione sociale, che creano disagi al resto della cittadinanza e che alimentano nella pubblica opinione un clima di ostilità verso le comunità rom.
L'unica soluzione percorribile è dunque quella di superare i campi, come prevede la Strategia Nazionale d'Inclusione dei Rom redatta dal governo italiano nel 2012. Convincere Leroy Merlin Italia a ritirare il progetto sarebbe un passo molto importante in questa direzione".
 
Sangue in piazza Loggia, ragazzo accoltellato sotto i portici

Ferito un giovane tunisino di 24 anni, preso a coltellate in Piazza Loggia e in pieno giorno: forse un'aggressione legata al mondo della droga. Indagini a cura della Polizia Locale
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Redazione 6 novembre 2014
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Brescia si riscopre città violenta anche nel cuore del suo centro storico, a pochi mesi dagli episodi del knock out game. Ma questa volta è tutt’altro che un gioco: un’aggressione in pieno giorno, un regolamento di conti legato alla droga. Con tanto di coltellate in faccia e alle braccia.
E’ successo mercoledì pomeriggio, intorno alle 5, nei pressi della galleria dei negozi che sta proprio sotto l’orologio, di fronte a Palazzo Loggia. Vittima dell’aggressione un 24enne tunisino, ricoverato poi al Civile ma per fortuna senza gravi conseguenze. Era già buio, quando è stato soccorso.
Aggredito proprio di fronte alla gioielleria Fasoli, dietro alla stele dedicata alla vittima della strage della Loggia. Due fendenti velocissimi, stando alla ricostruzione della Polizia Locale. Il primo al braccio, il secondo dritto in faccia: il giovane è stato ferito anche allo zigomo.
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Non ci sono testimoni, e anche il 24enne non sembra disposto a collaborare. Una lite probabilmente legata al mondo della droga: anche il ferito, infatti, circa un anno fa era stato arrestato per spaccio di stupefacenti.
 
Aggredisce il venditore di rose, condannato per tentato omicidio

Si chiude con la conferma del tentato omicidio da parte della Corte d'Appello di Brescia la vicenda che nel 2013 scosse Bedizzole. Quando un rumeno aggredì a calci, pugni e bottigliate un venditore di rose, durante un battesimo
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Redazione 5 novembre 2014
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Brescia: 21enne pesta venditore di rose, si spoglia in tribunale
Bedizzole: venditore di rose 54enne picchiato a sangue, è grave


Un’aggressione in piena regola e con la volontà di uccidere. Cinque anni per tentato omicidio, e una condanna confermata anche dalla Corte d’Appello di Brescia nei confronti di un cittadino romeno di 35 anni, residente a Sant’Angelo Lodigiano, che poco più di un anno e mezzo fa aveva aggredito a calci e pugni un venditore di rose, un pakistano di 50 anni residente a Rezzato. Prima di cercare di ‘finirlo’ con una bottiglia rotta.
Tutto era successo in un ristorante di Bedizzole, in occasione delle celebrazioni di un battesimo. Il venditore di rose entra nel locale, e comincia a chiedere ai presenti se qualcuno è interessato all’acquisto di un fiore. Preso dall’ebbrezza di troppo alcol nel sangue, il 35enne rumeno non ci ha più visto, e ha cominciato a colpire con violenza inaudita lo sfortunato pakistano.
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Calci, pugni e appunto bottigliate. Tanto che il 50enne se ne uscì in gravissime condizioni, più di 100 giorni di prognosi e pure un coma sfiorato. Ad arrestare il manesco aggressore furono i Carabinieri di Desenzano: prima sentenza, condanna di cinque anni per tentato omicidio. Ora confermata anche in appello.
 
Inseguimento in tangenziale Sud per un'auto rubata: due arresti

A finire in manette due cittadini albenesi. L'auto, una Hyundai rossa, era stata rubata nel mese d'ottobre a Novara
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Redazione 5 novembre 2014
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Il luogo dov'è stata intercettata l'auto rubataStorie Correlate

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Spettacolare inseguimento lunedì pomeriggio in tangenziale Sud da parte della Polizia locale di Bedizzole e Lonato. Grazie al nuovo telelaser "targa system", gli agenti hanno individuato una Hyundai rossa rubata nel mese d'ottobre a Novara.

Una pattuglia ha cercato di fermare l'auto che fuggiva in direzione di Desenzano. Il conducente ha però forzato il posto di blocco mettendo a serio rischio l'incolumità dei poliziotti. Poco più avanti, hanno abbandonato il veicolo in mezzo alla strada, dandosela a gambe levate nella campagna bedizzolese.
E' nata una vera e propria caccia all'uomo da parte di polizia e carabinieri, che - dopo circa mezzora - ha portato all'arresto di un primo malvivente nascosto all'interno di un casolare abbandonato. Dopo un'altra ora di ricerche, anche il secondo è finito in manette, trovato accuciato in un canale di cemento.
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Ad essere fermati due cittadini albanesi: un ragazzo di 20 anni senza fissa dimora, ma in regola con il permesso di soggiorno, e un 17enne già noto alle forze dell'ordine per numerosi furti in appartamento. Il maggiorenne è stato processato per Direttisima: il giudice ha disposto il divieto di dimora in provincia di Brescia. Il minore, invece, è stato riportato nella comunità dove già dimorava in attesa di essere processato per un precedente furto.
 
Esine: ladri dal dentista, maxi colpo da 100.000 euro

Malviventi in azione nel fine settimana nello studio odontoiatrico "Verident"
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Redazione 5 novembre 2014
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Quando lunedì i titolari hanno aperto le porte dello studio odontoiatrico "Verident", in via Manzoni a Esine, sono rimasti letteralmente senza parole. Locali completamente svaligiati, rubati frese, monitor, impianti dentari, farmaci, laser, turbine e micromotori: circa 100.000 euro svaniti nel nulla.

Il colpo è stato messo a segno nella notte tra sabato e domenica o in quella successiva. Spariti anche i computer con tutti i contatti dei clienti, le prenotazioni delle visite e l'intera contabilità.

Allertati i carabinieri, dei ladri naturalmente nessuna traccia. Si stando vagliando le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona. Al lavoro anche la Scientifica per raccogliere impronte e cercare eventuali indizi.
 

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