Se anche questa volta Fazio la scampa...

giuseppe.d'orta

Forumer storico
Se anche questa volta Fazio la scampa, saremo destinati a morire sotto il "Fazismo"…[
di Alessandro Pedone

Ciò che è stato pubblicato oggi da "il Giornale" circa le intercettazioni telefoniche fatte dalla Guardia di Finanzia relative a Gianpiero Fiorani (GF) -deus ex machina della ex- Popolare di Lodi, ora Popolare Italiana- e Antonio Fazio (AF), Governatore della Banca d’Italia è di una gravità inaudita. Riportiamo alcuni passi, per chi non li avesse letti.

AF: Ti ho svegliato?
GF: No, no....
AF: Vabbene, ho appena messo la firma.
GF: Tonino, io sono commosso, io ti ringrazio... ti ringrazio... ho la pelle d’oca... io guarda Tonino ti darei un bacio sulla fronte ma non posso farlo... so quanto hai sofferto, ho sofferto anch’io con la struttura, con i miei legali e prenderei l’aereo e verrei da te in questo momento se potessi.

Qualche giorno prima, il 5 luglio, -scrive sempre “il Giornale"- quando Abn Amro chiede alla Consob di prorogare i tempi per l’offerta su Antonveneta, Fazio e Fiorani si risentono:
AF: Allora se tu vieni da me verso le 15, le 15.30, stiamo insieme un’ora, un’ora e mezza che... diciamo... perche’ voglio verificare un insieme di cose.
GF: Sì, sì... va bene...
AF: Allora... l’unica cosa passa come al solito... dal dietro... dietro di là
GF: Sì va bene...(...) sennò sono problemi

Chi volesse leggere l’articolo lo puo’ trovare on-line a questo indirizzo: http://www.ilgiornale.it/lp_n.pic1?PAGE=5095

A prescindere da eventuali reati commessi dal Governatore che la magistratura potrà accertare, il comportamento di Fazio che si evince da queste intercettazioni è senza ombra di dubbio inaccettabile e incompatibile con il suo ruolo istituzionale.
Un “arbitro” come dovrebbe essere il governatore della Banca d’Italia non può in nessun caso invitare ad un colloquio riservato uno dei soggetti vigilati. Non può, in nessun caso, telefonare (nel pieno della notte o meno) per anticipare l’apposizione di proprie firme in documenti afferenti il soggetto vigilato.
Il quadro dell’attuale Governatore della Banca d’Italia che esce dalle intercettazioni telefoniche è inequivocabilmente quello di una persona schierata che, calpestando la sua funzione di super-partes, realizza i propri progetti privilegiando i propri amici.
Ciò è inaccettabile.
La reputazione internazionale dell’Italia, a causa di questa vicenda, ha subito colpi durissimi.
Il Financial Times questa mattina scriveva che “il signor Fazio e il protezionismo italiano possono aver vinto questa battaglia, ma perderanno la guerra”.
Questa vicenda è solo l’ultima di una serie di comportamenti del Governatore che hanno dimostrato il suo disprezzo per la trasparenza e le regole dei mercati finanziari.
Il Governatore, ormai da anni, intende il suo ruolo come una sorta di “Re Sole” del mondo finanziario italiano. In molti hanno provato a scontrarsi con lui, ma, fino ad oggi, Fazio è sempre rimasto in sella.
Memorabile è rimasto il suo “Pera, chi?” riferito alla seconda carica dello Stato Italiano che sintetizzava il suo delirio di onnipotenza, così come gli scontri con l’allora ministro dell'Economia Giulio Tremonti che costarono il posto a quest’ultimo.

Speriamo che questa scoop giornalistico conduca, finalmente, ad un sussulto di decenza del mondo politico che induca il Governatore, una volta per tutte, a togliere il disturbo.
Le prime reazioni non lasciano ben sperare.
I politici sembrano essere molto cauti, alcuni si dicono “sconcertati e sperano che le dichiarazioni vengano smentite” mentre dalla Banca d’Italia si registra il solito comunicato con il quale si ribadisce la correttezza dell’operato dell’Istituto e si respingono “strumentalizzazioni sulla diffusione di notizie che non incidono sulla legittimita' e sul merito dei provvedimenti assunti”.
Se anche questa volta il Governatore resterà in sella avremo la certezza che moriremo tutti nel “Fazismo”...
 
è il classico modo italico di far le cose
il Ft avevano definito Roma "la mecca " delle raccomandazioni ed ora si stupiscono ? :-?
come sono state prese queste intercettazioni, xche' se non autorizzate da un magistrato son azzi x chi li ha fatte

la futura legislatura dovrebbe intervenire sulla questione della durata del mandato del governatore
certo che con ste cose si mette a rischio la capacita' di attrazione dei capitali esteri con ovvie ripercussioni
 
io sono senza parole,
sarebbero da fucilare tutti, ed invece continueranno come se nulla fosse a prenderci per il culo.....
 
gastone ha scritto:
io sono senza parole,
sarebbero da fucilare tutti, ed invece continueranno come se nulla fosse a prenderci per il culo.....


Ogni popolo ha il governo che si merita .........
...........evidentemente non ci meritiamo altro non credi ?
Siamo solo squallidi furbastri convinti di essere chissà chi , tutti intenti
a difendere i nostri piccoli privilegi arraffando a destra e manca
senza capire che la strada del benessere passa solo attraverso la correttezza .

Sono comunque d'accordo , sono TUTTI da fucilare .

Per le intercettazioni , dipende per quale apparecchio , se fisso si ha
la necessità di autorizzazioni specifiche che possono essere rilasciate solo
per comprovati atti criminali ( le intenzioni non sono sufficienti ) ,
mentre per i cellulari è sufficiente una semplice richiesta per ricerca prove
e qualunque pischello di giudice può firmare per un tempo limitato
(15-30 gg , prolungabili su richiesta ma dietro giustificate necessità )
atto alla ricerca di prove .
Gli operatori devono tenere i tabulati a disposizione delle autorità
giudiziarie per un anno , le indagini possono così andare anche a ritroso ,
ma questo esclusivamente dopo l'invio di un avviso di garanzia .
Le pene poi , per intercettazione abusiva , sono ridicole e aggirabilissime ,
amministrative e non penali , se non usate per ricatto .

Non so quale capacità di attrazione di capitali avessimo in precedenza ,
tranne che per i campioni nazionali di trasparenza .


Ringrazio comunque Dio per conservarmi immutata la capacità di sognare
un Mondo migliore ( l'Italia è in buona compagnia in quanto a intrallazzi
e inciuci vari , le lobby usa sono qualcosa di scandalosamente osceno ,
solo per fare un esempio ) .
 
Vediamo un po......

fonte: http://www.uilcabapv.it/news/2005/espresso0414.html


14 Aprile 2005
Scalata tra amici

Ecco come Gianpiero Fiorani e un gruppo di finanzieri fidati hanno lanciato l'attacco ad Antonveneta. Con tanti conflitti di interessi

di Vittorio Malagutti e Luca Piana

Era già tutto scritto sei mesi fa. Prima della gran bagarre di Borsa, delle battaglie a suon di Opa, della presunta guerra di religione in nome del made in Italy allo sportello. Molto prima, insomma, che la Banca Antonveneta di Padova, un istituto di taglia media e dai bilanci non proprio brillanti, finisse al centro della più aspra e appassionante contesa borsistica degli ultimi anni. Con lo scalatore, ovvero Gianpiero Fiorani, gran patron della Popolare di Lodi, che compra azioni a colpi di 100 milioni per volta e, forte dell'appoggio del governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, punta con decisione al 15 per cento di Antonveneta, a cui andrebbero sommate le quote dei suoi alleati: Unipol, Emilio Gnutti, Ennio Doris e Stefano Ricucci, giusto per fare qualche nome. Mentre gli olandesi di Abn Amro, soci di riferimento della banca padovana, sono costretti a giocare in difesa con un'Opa dagli esiti quanto mai incerti.

La trama di questa vicenda intricata comincia con grande anticipo rispetto ai fuochi d'artificio di questi giorni. Mani forti in Borsa hanno dato il via alle danze su Antonveneta sin dal novembre dello scorso anno, tra patti segreti e un frenetico via vai di pacchetti azionari. Le indiscrezioni di mercato portano dritte a Centrosim, una società d'intermediazione azionaria ben conosciuta sulla piazza milanese. Con grande discrezione, come d'obbligo, alcuni selezionati operatori di Centrosim si sono messi al lavoro per rastrellare titoli Antonveneta. Ed è a novembre, infatti, che in Borsa aumentano gli scambi sui titoli dell'istituto veneto.

In quel periodo passano di mano due, tre anche quattro milioni di azioni al giorno, contro le 600-700 mila trattate in media tra settembre e ottobre. Le quotazioni salgono, senza mai strappare. Si passa dai 16,6 euro del primo novembre ai 19,4 di fine dicembre. Poca cosa, però, rispetto ai prezzi record di 25-26 euro toccato ora, nel mezzo della battaglia borsistica.

In quali mani sono approdati i pacchetti azionari pazientemente rastrellati? In Borsa c'è chi è pronto a scommettere che quei titoli, opportunamente parcheggiati, magari oltrefrontiera, sono pronti a rientrare nelle fasi decisive della partita. E cioè proprio in queste settimane. Le voci di mercato segnalano che la cabina di regia del traffico di azioni si trova in un palazzotto di via Montenapoleone, nel pieno centro di Milano, non lontano da via Gesù. Difficile ottenere conferme ufficiali a queste indiscrezioni. Un fatto merita però di essere segnalato. Tra Popolare Lodi e Centrosim c'è più di un legame diretto. Azionario, innanzitutto, visto che il gruppo guidato da Fiorani, con il 22 per cento circa, è tra i grandi azionisti della società di intermediazione. Ma c'è anche un risvolto più strettamente operativo. Nel 2003 Centrosim ha assorbito le attività di negoziazione cedute da Bipielle Santander, società comune tra la banca lodigiana e il gruppo spagnolo. Per l'occasione cambiò casacca anche un gruppo nutrito di operatori, a cominciare da Michele Calzolari, attuale numero uno di Centrosim.

Di certo però un rastrellamento come quello su Antonveneta non può essere gestito da un solo intermediario, per quanto abile. Nei mesi scorsi la ricca preda ha attirato anche altri cacciatori. Una traccia, che trova convinti sostenitori in Borsa, porta al nome di Walter Cimatti, classe 1936, capitano di lungo corso di Piazza Affari. Proprio lui si sarebbe dato da fare per piazzare un pacchetto di titoli Antonveneta, probabilmente compreso tra l'1 e il 2 per cento del capitale. Cimatti si trova in una posizione particolare, visto che vanta rapporti stretti e consolidati con entrambi i contendenti.

A metà degli anni Novanta fu proprio l'Abn Amro a comprare la Cimo, la società di intermediazione fondata da Cimatti con Cesare Mozzi. L'operazione andò in porto grazie anche ai buoni uffici di Silvano Pontello, storico presidente padre-padrone dell'Antonveneta, scomparso nel 2002. Pontello e Cimatti si conoscevano bene. Tra l'altro entrambi hanno mosso i primi passi nella Banca Privata del bancarottiere Michele Sindona. E allora, viste le premesse, non sembra proprio una sorpresa scoprire che il finanziere milanese siede sulla poltrona di presidente di Antonveneta Abn Amro sgr, società comune per la gestione del risparmio.

Anche Fiorani sa di poter contare sull'aiuto di Cimatti. Nel '96, come svelano le carte dell'indagine svolta dalla Consob, fu la Cimo a girare alla fiduciaria Summa di Lugano un pacchetto vicino al 20 per cento della Popolare di Crema, che fu oggetto di una scalata occulta, e in violazione delle regole di mercato, da parte della Lodi. Quelle azioni rientrarono poi in Italia nella disponibilità di un gruppo di acquirenti per poi essere girate alla Lodi che nel 2000 lanciò un'Opa sulla Crema.

A quasi cinque anni di distanza l'ex padrone della Cimo è ancora ben piazzato a Lodi. Controlla personalmente il 15 per cento (un altro 15 per cento fa capo a Mozzi) della Cartesio Alternative Investments sgr, una società che gestisce fondi speculativi (in gergo hedge fund). L'azionista principale di Cartesio è la Lodi con una quota del 40 per cento. Un altro 30 per cento risulta invece di proprietà della famiglia Magnoni, capitanata dai due fratelli Giorgio e Ruggero. Il primo è un uomo d'affari sempre più attivo sulla scena della finanza. Vanta stretti legami d'affari con Roberto Colaninno. Ruggero Magnoni invece ha fatto carriera alla banca d'affari americana Lehman Brothers di cui è uno dei principali dirigenti in Europa. Difficile non notare che proprio la Lehman, insieme a Rothschild, ha ricevuto da Abn l'incarico di advisor per la difficile partita Antonveneta. E così Ruggero Magnoni si trova a dover gestire uno scomodo conflitto d'interessi: socio di Fiorani e consulente degli olandesi.

Dopo questi lunghi preparativi, dunque, Fiorani è uscito allo scoperto il 14 gennaio scorso, quando la Lodi ha comunicato alla Consob di possedere il 2,1 per cento di Antonveneta. Da quel giorno i pacchetti di titoli in circolazione hanno iniziato a convergere sull'istituto padano, prima lentamente, poi con cadenza quotidiana. Mercoledì 6 aprile la svolta: la Lodi annuncia di aver superato il tetto del 10 per cento "nell'ambito delle prescritte autorizzazioni di vigilanza", incassato cioè il via libera da parte della Banca d'Italia.

È questa una tappa cruciale della vicenda. Grazie al nulla osta di Fazio, Fiorani può salire almeno fino al 15 per cento. E, infatti, nei giorni successivi la Lodi prima raggiunge la quota del 12,7 per cento di Antonveneta posseduta dall'Abn, poi la supera arrivando al 13,3. L'investimento, tuttavia, inizia a farsi consistente e in teoria la Banca d'Italia, nel concedere l'autorizzazione, dovrebbe averne valutato l'impatto sul bilancio della Lodi.

Fazio non è tenuto a motivare pubblicamente le proprie decisioni, quindi nel merito non si conoscono le ragioni dell'ok al rastrellamento. Guardando il bilancio 2004 della Lodi, sull'andamento dell'istituto emergono peraltro luci e ombre. Se a livello di gruppo l'utile netto è salito a 168 milioni di euro (dai 26 del 2003), qualche sorpresa emerge ad esempio a livello della capogruppo. La Popolare di Lodi, cuore dell'impero di Fiorani, ricca di 576 sportelli (su un totale di 968) diffusi nelle aree storiche, avrebbe infatti chiuso il 2004 in perdita, se non fosse stato per i 245 milioni di euro derivanti dai dividendi percepiti dalle controllate, che peraltro hanno beneficiato quest'anno della riduzione delle imposte legata alle nuove norme fiscali sui bilanci consolidati.

Un altro elemento che la Banca d'Italia dovrebbe aver considerato è quanto l'esborso per la conquista di Antonveneta graverà sulla struttura patrimoniale della Lodi. Un fattore su cui, tuttavia, mancano certezze, visto che l'istituto non ha finora reso noto quanto ha speso per il rastrellamento. A partire da gennaio, quando gli acquisti hanno iniziato a essere comunicati alla Consob, il titolo è passato da quota 20 euro fino sopra i 25 euro offerti in Opa dagli olandesi. Se però Fiorani fosse riuscito, come abbiamo visto, a comprare per tempo, il valore di carico effettivo potrebbe risultare inferiore.

Anche considerando questo ipotetico vantaggio, tuttavia, il massiccio investimento in Antonveneta mette sotto pressione i livelli patrimoniali che le banche sono tenute a rispettare per fronteggiare i rischi assunti con la loro attività. Immaginando un prezzo medio d'acquisto di 20 euro per azione, a Fiorani il 15 per cento di Antonveneta sarebbe comunque costato 864 milioni. Il cosiddetto rapporto Tier 1, che misura il patrimonio di base rispetto all'attivo della banca, scenderebbe così sotto il 5 per cento, inferiore alla soglia minima del 6 per cento sotto la quale la Banca d'Italia ritiene necessario un aumento di capitale. Mentre il patrimonio di vigilanza complessivo, che comprende anche alcuni prestiti obbligazionari, scenderebbe già sotto l'8 richiesto dai regolamenti.

Questo nell'ipotesi che la Lodi abbia comprato a prezzi di gran lunga inferiori a quelli correnti. La situazione potrebbe però peggiorare se, ad esempio, i prezzi d'acquisto fossero più vicini a quelli di mercato. Oppure se la Lodi sarà costretta a rilevare ulteriori quote di Antonveneta dai compagni di cordata che ne hanno accompagnato il blitz. Ecco forse perché Fiorani, per la battaglia decisiva, medita di chiedere al mercato nuovi capitali.


Scende in campo pure Galliani


C'è un derby Milan-Inter nella holding targata Magnoni. Tra i soci della Lm Etve, che ha da poco trasferito la sua sede da Barcellona a Milano, compaiono infatti anche il presidente rossonero Adriano Galliani in compagnia dell'amministratore delegato nerazzurro Mauro Gambaro. In base alle intese annunciate in febbraio, la finanziaria Lm Etve, presieduta da Giorgio Magnoni, dovrebbe rilevare il controllo della holding Sopaf, messa in vendita da Jody Vender. I Magnoni (oltre a Giorgio anche i fratelli Aldo e Ruggero) si porteranno in dote una serie di attività nei campi più disparati. Dalla gestione del risparmio (la Cartesio alternative investments in società con Popolare Lodi), allo sviluppo immobiliare fino alle partecipazioni azionarie tra cui spicca quella nella Immsi di Roberto Colaninno, che controlla la Piaggio. In attesa della fusione con Sopaf, il capitale di Lm Etve fa capo per il 34 per cento circa alla finanziaria Acqua Blu, guidata da Giorgio Magnoni. A Ruggero Magnoni risulta invece intestata direttamente una quota di poco inferiore al 10 per cento.

Ma sarà della partita anche una pattuglia di soci minori, amici e partner d'affari dei Magnoni. Tra questi, con il 3,9 per cento di Lm Etve, compare Lorenzo Pelliccioli, già numero uno di Seat Pagine Gialle quando era controllata dalla Telecom di Colaninno. Galliani possiede il 2,7 per cento, mentre Gambaro (ex top manager del gruppo Antonveneta) fa capo l'1,2 per cento. Una piccola quota (lo 0,43 per cento) risulta intestata a Francesco Vercesi, numero uno di Cartesio investments. E nel gruppo (con lo 0,21 per cento) c'è anche un campione come il sub Umberto Pellizzari, amico di Giorgio Magnoni, a sua volta grande appassionato di immersioni. V. M.
 
18 Luglio 2005

fonte: http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/economia/banche6/ispban/ispban.html

Dalla Procura di Roma fuga di notizie dall'inchiesta
sulla scalata della Popolare Italiana ad Antonveneta


Gli ispettori di Bankitalia
dissero no all'Opa della Bpi
Da Palazzo Koch dura replica e risposta ai giudici
"Meraviglia per le rivelazioni, seguite tutte le norme"


ROMA - Scoppia un caso dentro Bankitalia. Gli organi tecnici dell'Istituto non avevano dato parere favorevole all'Opa e all'Opas della Banca Popolare Italiana (Lodi) su Antonveneta. Nulla osta poi, comunque, ottenuti dall'istituto guidato da Gianpiero Fiorani. La circostanza è emersa durante gli interrogatori ai tecnici di Bankitalia, presso la Procura di Roma. Banca d'Italia ha replicato affermando la correttezza del suo comportamento e dicendosi "meravigliata" per la diffusione di notizie sulle audizioni dei suoi dirigenti, una polemica arrivata alla vigilia della riunione del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio previsto per martedì.

L'interrogatorio ha riguardato Claudio Clemente e Giovanni Castaldi, il dirigente dell'area sorveglianza e servizi e autorizzazioni dell'istituto guidato da Antonio Fazio. Bankitalia ha anche sottolineato come il provvedimento di autorizzazione all'opa e all'opas di Popolare Italiana su Antonveneta "dia espressamente conto delle considerazioni svolte ai vari livelli e delle motivazioni che, essendo stati soddisfatti anche tutti i parametri tecnici, lo hanno reso doveroso, non rifiutabile".

In quanto alla fuga di notizie - insiste Bankitalia - "esse appaiono frutto di una mancanza di senso di responsabilità e di una totale sottovalutazione del fatto che notizie tendenziose possono provocare gravi danni alla reputazione delle istituzioni, e turbative degli operatori finanziari e di mercato".

Nel dare il via libera a Gianpiero Fiorani, inoltre, è stato seguito rigorosamente, nella sostanza e nella forma - spiega il comunicato della Banca centrale italiana - l'iter delle norme sulla formazione degli atti e sull'adozione delle decisioni, dettate dalla legge. Sono state puntualmente rispettate le disposizioni di legge e di rango secondario regolanti questo tipo di autorizzazioni.

Questo ennesimo risvolto nella vicenda Antonveneta e gli sviluppi su Bnl, su cui ha lanciato un'opa obbligatoria la Unipol di Giovanni Consorte, avvengono alla vigilia del Cicr, il comitato interministeriale per il credito e il risparmio che dopo sedici mesi è stato rivitalizzato, per affrontare la querelle che negli ultimi mesi ha animato il dibattito finanziario e politico. Accanto al Governatore e al ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, ci saranno i ministri delle Infrastrutture, delle Politiche comunitarie, delle Politiche agricole e Attività produttive.

Non ci sarà, come era accaduto nelle ultime riunioni convocate dall'ex ministro Giulio Tremonti, il presidente della Consob Lamberto Cardia, forse per non replicare lo schema utilizzato per altri tipi di indagine. Nell'appuntamento di domani infatti, Bankitalia, dovrebbe fornire un'informativa generale, per quanto di sua competenza, sulle vicende bancarie.

Dopo le informazioni ricevute alcuni mesi dalla Consob su richiesta del Tesoro, Siniscalco e gli altri ministri (Scajola, Lunardi, Alemanno e La Malfa) chiederanno a Antonio Fazio, che è il responsabile ultimo della funzione di vigilanza sul mondo credito, di essere messi a conoscenza dell'evoluzione delle scalate tentate da due banche straniere su due istituti italiani.
 
sempre 18 Luglio 2005

qui si và giù pesante ocio nè.... :lol: :lol:

fonte: http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=3220&T=P

BIPIELLE-ANTONVENETA: LA MAGISTRATURA INCIA A FAR EMERGERE LE MALEFATTE DEL GOVERNATORE DI BANKITALIA FAZIO,ADUSO A RILASCIARE LE AUTORIZZAZIONI SU CRITERI “AMICALI” ! SE E ‘ VERO CHE LE STRUTTURE TECNICHE DI BANKITALIA HANNO ESPRESSO,’ERA DOVEROSO, PARERE NEGATIVO,E MAI SONO STATE CONCESSE LE AUTORIZZAZIONI ? C’E’ UN SOLO MODO PER CHIARIRLO: LE PROCURE DI ROMA E DI MILANO INCINO A METTERE SOTTO TORCHIO IL GOVERNATORE DI BANKITALIA ANTONIO FAZIO !

La Banca d’Italia non si preoccupa di aver leso,con i reiterati comportamenti del Governatore a difesa di combriccole di amici e dell’italianità delle banche,il prestigio dell’Istituzione,ma è al contrario preoccupata: che la diffusione di ’’notizie tendenziose possono provare gravi danni alla reputazione delle Istituzioni e turbative degli operatori finanziari e del mercato’’.

Adusa a fare strame dei diritti e delle regole di mercato,si meraviglia poi per la diffusione delle notizie addebitate ad una mancanza di responsabilita’ e di una totale sottovalutazione dei loro effetti, affermando di aver seguito rigorosamente nella sostanza e nella forma le norme sulla formazione degli atti e sull’adozione delle decisioni dettate dalla legge 241 del 1990 e successive modificazioni.

Il richiamo alla legge 241/90 è certamente comico, essendo sempre stata abituata finora, a rifiutare persino nei giudizi amministrativi e nei Tribunali,le motivazioni delle sue decisioni accampando il segreto d’ufficio.

Adusbef ribadisce la sua denuncia: se le le strutture tecniche di Bankitalia hanno dato parere negativo all’ultima operazione di Opa e Opas della Banca popolare italiana (ex Lodi) su Antonveneta, come mai è stata concessa ugualmente l’autorizzazione ?

C’è un solo modo per chiarire uno scandalo finanziario di vaste implicazioni internazionali che sta mettendo a dura prova la credibilità e la fiducia dell’Italia: chiedere direttamente al Governatore di Bankitalia Antonio Fazio,come mai abbia offerto all’amico Fiorani,autorizzazioni concesse più sulla base dei criteri “amicali” che della prudente gestione del credito e del risparmio.

Il cerchio attorno a 10 anni di malefatte di un Governatore di una gloriosa istituzione trascinata nel fango,avrebbe buone possibilità di chiudersi, anche passando al setaccio precedenti autorizzazioni, che hanno consentito ad una bancarella di Provincia, di crescere ed espandersi ad esclusivo danno della trasparenza e dei correntisti bancari,letteralmente taglieggiati con il concorso del controllore.

Adusbef chiede infine alla magistratura inquirente che sta indagando sulle strane autorizzazioni concesse da Bankitalia agli “amici degli amici”,di non farsi intimidire dalle dichiarazioni di Fazio e dei suoi sodali,continuando senza timori a fare luce su uno dei più gravi scandali finanziari cominciati molto tempo prima della scalata ad Antonveneta.
Il Presidente
Elio Lannutti
 
....ma perchè prima c'era stato questo.....

:eek: :-D :-x

il dio sole consente???
NAAAAAAAAAA!!!!!




18 Luglio 2005

fonte: http://it.biz.yahoo.com/050718/2/3b5zu.html

++Antonveneta:Inchiesta,No Tecnici Bankitalia A Offerte Bpl+ [/i](ANSA) - ROMA, 18 LUG - Gli organi tecnici di Bankitalia, secondo quanto si è appreso a piazzale Clodio, non avrebbero dato parere positivo all'Opa e Opas dell'ex Banca Popolare di Lodi su Antonveneta. La circostanza si è appresa a Piazzale Clodio nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Roma sulla scalata all'istituto di credito padovano. Nonostante questo parere negativo, però, Banca d'Italia ha nei giorni scorsi dato il suo ok per queste operazioni.
Intanto a piazzale Clodio prosegue l'interrogatorio del dirigente del settore di vigilanza di Banca d'Italia, Claudio Clemente. Nel pomeriggio, come previsto, sarà sentito Giovanni Castaldi, il dirigente dell'area sorveglianza e servizi e autorizzazioni dell'istituto guidato da Antonio Fazio.(ANSA).
 
Ma torniamo ai giorni nostri.....
qualcuno ci può aiutare a capire di +??


proviamo a vedere qui...

26 luglio 2005

fonte: http://www.diario.it/?page=wl05072600

Antonveneta e Antonfazio

Congelate le azioni dei "concertisti", quasi il 50% del capitale dell'istituto di credito. Alla base del provvedimento intercettazioni telefoniche che provano rapporti di favore tra il governatore di Bankitalia e Gianpiero Fiorani, il banchiere di Lodi che ha tentato la scalata
di Beatrice Ferrario

Che seccatura questi olandesi. Già siamo in crisi europeista, dovrebbero capirlo e starsene al loro posto. Invece no. Eccoli di nuovo, gli azionisti di Abn Amro, "favoriti" nella conquista della nostrana Antonveneta persino dall'intervento della procura.

Così ieri con un provvedimento d'urgenza sono state congelate le azioni, 150 milioni per l'esattezza, dei concertisti che fanno capo alla Banca popolare italiana, riaprendo le possibilità ad Abn di acquisire il controllo dell'istituto bancario. Gli olandesi detengono ora il 34% del capitale e nell'assemblea di mercoledì 27 luglio saranno i soli a poter votare per eleggere il consiglio di amministazione.

Tra gli elementi raccolti che hanno portato al provvedimento giudiziario per «fondato sospetto di violazione delle disposizioni delle norme regolamentari», figurano anche alcune intercettazioni telefoniche tra Gianpiero Fiorani, amministratore delegato della Banca popolare italiana, e Antonio Fazio, governatore di Bankitalia. Fiorani, da ciò che risulta, avrebbe messo in condizione di forte imbarazzo il governatore. Che però dal canto suo non ha esitato ad agevolare Bpl. La grave compromissione della figura di un garante imparziale che ne risulta, in altri paesi europei avrebbe suscitato uno scandalo a cui sarebbero seguite doverose dimissioni. Ma siamo in Italia. E ci sarà da aspettare. La Banca popolare italiana, ex Lodi, in una nota si ritiene «tuttavia convinta di poter dimostrare la correttezza del proprio operato e presenterà immediato ricorso nelle opportune sedi».

Tutto iniziò così. Quando a febbraio Abn Amro, già azionista di riferimento di Antonveneta, voleva accrescere il controllo sul capitale, era scattata obbligatoriamente un'Opa (offerta pubblica di acquisto) sull'istituto padovano. Gianpiero Fiorani, aveva organizzato un primo "concerto", successivamente allargato, di azionisti col tricolore per contrastare la scalata olandese.

Dopo aver fallito nel tentativo di aggirare l'obbligo dell'offerta pubblica, Fiorani si rivolge quindi al governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. Che con la sua benedizione a difesa dell'italianità, dà l'ok a un'ulteriore Opa, proposta questa volta dalla Banca popolare. A questo punto viene messa a tacere anche la Consob, l'autorità che vigila sulle società quotate in borsa, che a detta di Fiorani continuava ad avversare in ogni modo il controllo italiano di Antonveneta.

Gli otto "concertisti" fino a ieri avevano in mano tra il 40% e il 50% delle azioni di Antonveneta. Quasi il 30% a Fiorani con la sua Bpi (ex popolare di Lodi) già protagonista di alcune inchieste per bancarotta fraudolenta (crac Cirio, Parmalat, Hdp), il 4,99% al palazzinaro romano Stefano Ricucci con la sua Magiste, famoso per conquiste azionarie lampo ma con un fondo opaco (vedi Rcs), il resto delle azioni spartite tra il finanziere bresciano Emilio Gnutti (Gp, Fingruppo), l'immobiliarista Danilo Coppola e i fratelli Ettore Tiberio e Fauso Lonati, imprenditori anch'essi di Brescia.

Riportiamo da Il giornale, l'unico quotidiano in edicola oggi con questo documento, alcune delle intercettazioni telefoniche tra Gianpiero Fioranie Antonio Fazio, unita alla cronologia dei loro rapporti dal 24 giugno.

24 giugno. Conversazione tra la moglie del governatore di Bankitalia, Cristina Rosati, e Gianpiero Fiorani. Discorrono delle diverse opinioni di Fiorani e il senatore Luigi Grillo (detto "Gigi" o "don Gigi") in merito ad Antonveneta e fissano un appuntamento con Antonio Fazio.

27 giugno. Fiorani parla con la signora Fazio e con lo stesso Governatore delle manifeste ostilità ostruzionistiche che la Consob avrebbe mostrato nei suoi confronti.

5 luglio. Abn Amro ha fatto richiesta di proroga dell'Opa alla Consob. Conversazione tra il governatore Antonio Fazio e Gianpiero Fiorani:

Fazio: «Allora se tu vieni da me verso le 15, le 15:30, stiamo insieme un'ora, un'ora e mezza che... diciamo... perché voglio verificare un insieme di cose»
Fiorani: «Sì, sì... va bene»
Fazio: «Allora... l'unica cosa passa come al solito... dal dietro... dietro di là»
Fiorani: «Sì va bene... [...] sennò sono problemi».

8 luglio. L'istruttoria sulla Banca Popolare di Lodi, in merito al controllo di Antonveneta, dà esito negativo e viene archiviata. Si intensificano le conversazioni telefoniche in casa Fiorani.

12 luglio. Bankitalia ha approvato l'Opa voluta dalla Bpl:

Fazio: «Ti ho svegliato?»
Fiorani: «No, no...»
Fazio: «Vabbene, ho appena messo la firma»
Fiorani: «Tonino, io sono commosso, io ti ringrazio... ho la pelle d'oca... io guarda Tonino ti darei un bacio sulla fronte ma non posso farlo... so quanto hai sofferto, ho sofferto anch'io con la struttura, con i miei legali e prenderei l'aereo e verrei da te in questo momento se potessi».

Secondo la Guardia di finanza l'uomo interno a Bankitalia che avrebbe consigliato Fiorani «come muoversi e sugli umori» della banca sarebbe D'Amico Gennaro, dirigente della Bpl e funzionario rappresentante della stessa presso la Banca D'Italia. D'amico tiene anche i rapporti con il capo e i funzionari della vigilanza.
 
ARRIVANO I NOSTRIIIIII!!

fonte: http://economia.virgilio.it/news/foglia.html?t=2&id=2&codNotizia=11729425

Banche: Adusbef, serve una mani pulite finanziaria
26/07/2005

Associazione ribadisce proprie critiche a Antonio Fazio (ANSA) - ROMA, 26 LUG - L'Adusbef invoca una 'mani pulite finanziaria, per ripristinare la legalita' e ridare credibilita' alla Banca d'Italia'. L'associazione riafferma le proprie critiche al governatore di Bankitalia Antonio Fazio e alla sua gestione delle acquisizioni bancarie in corso. Nella nota, l'Adusbef definisce Fazio 'regista occulto della scalata ad Antonveneta' e 'garante di malefatte e illegalita' bancarie a danno dei consumatori'.
 

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