ANALISI - Banche, rischi sovrani sotto riflettori in conti trim2
Reuters - 02/08/2011 15:36:05
* Aumento costo raccolta può ritardare ripresa margini
* Unicredit, utile netto trim2 atteso a 471 mln
* In borsa forti cali, meglio Intesa e Unicredit
MILANO, 2 agosto (Reuters) - Nell'occhio del ciclone per la loro esposizione al debito sovrano, le grandi banche italiane si apprestano ad alzare il velo sui risultati del secondo trimestre, in cui il mercato cercherà soprattutto indicazioni sugli effetti della crisi e sulla capacità di reazione dei singoli istituti a fattori in gran parte al di fuori del loro controllo.
L'intensificarsi della crisi del debito sovrano, che sta facendo sentire il suo peso sulle performance borsistiche delle banche, dovrebbe avere riflessi anche sul costo della raccolta e di conseguenza sulla reddività, accentuando un trend già emerso a inizio anno e destinato a rafforzarsi ulteriormente nei prossimi mesi.
La stagione dei risultati prende il via domani con Unicredit (
UCG.MI), prosegue venerdì con Intesa Sanpaolo (
ISP.MI) e - dopo la canonica pausa ferragostana - riprende a fine mese con le altre.
Nel mezzo di una turbolenza finanziaria che vede l'Italia particolarmente presa di mira, la ripresa dei margini di interesse delle banche potrebbe essere ritardata dall'aumento dei costi di funding e di rifinanziamento innescato dalla crisi del debito, sottolineano gli analisti.
"Le banche italiane sono pesantemente esposte al debito sovrano. La crisi sovrana che ha colpito l'Italia da metà maggio sta ostacolando la ripresa operativa delle banche italiane", osserva Natixis in una nota.
"L'ipotesi di un aumento del margine di interesse potrebbe essere messa in dubbio perché la crescita innescata da tassi di interesse a breve più alti sarà più che cancellata da costi di rifinanziamento maggiori", aggiunge.
Santander a sua volta in uno studio sulle banche italiane prevede un calo del 2% del margine di interesse nel secondo trimestre rispetto al primo (-4% su base annua). "C'è un rischio al ribasso nelle nostre stime 2011 legato a maggiori costi di raccolta e ci aspettiamo che la ripresa del margine di interesse sia rinviata".
Dovrebbero invece restare sotto controllo i costi, previsti in media in discesa dello 0,5% su anno, mentre gli accantonamenti sono visti salire rispetto al primo trimestre per effetti stagionali .
SE TIMORI DEBITO AUMENTANO QUALITA' NON AIUTA
Ma l'attenzione del mercato è rivolta in particolare all'esposizione delle banche al debito italiano, che nell'ultimo periodo ha innescato corpose e ricorrenti ondate di vendite a Piazza Affari.
La situazione si fa più tesa di giorno in giorno, e anche oggi il mercato obbligazionario italiano ha visto nuovi record sui rendimenti dei decennali (ben oltre il 6%) e nel loro confronto con le controparti tedesche.
Secondo Natixis, l'Italia non può ridurre il debito se il rendimento a lungo termine resta sopra il 5%. "Di conseguenza si è attivato un circolo vizioso. Crescono i timori sulla capacità dell'Italia di ridurre il suo debito, spingendo al rialzo i tassi di interesse e quindi automaticamente aumentando il carico del debito".
In un contesto di questo tipo, a dettare il passo della performance del settore bancario sono soprattutto questioni macro e sovrane al momento cruciali in Italia, evidenzia a sua volta Santander.
Il comparto non è costoso e, in condizioni di mercato stabili, gli analisti del broker spagnolo riconoscono un buon valore nelle banche italiane, soprattutto le due maggiori, ma al momento "i fattori che ne influenzano la performance sono ben al di là del loro controllo".
Anche per Natixis "se i timori per il debito sovrano italiano continueranno a crescere la qualità non sarà di alcun aiuto".
INTESA PIU' ESPOSTA DI UNICREDIT A DEBITO SOVRANO ITALIA
A livello di singoli istituti, Santander sottolinea che il più esposto, in relazione all'equity, è Monte Paschi (
BMPS.MI) con 32 miliardi di euro totali in rischio italiano (7,5 miliardi in prestiti e il resto in bond).
Tra le due big, osserva a sua volta Natixis, Intesa è più esposta al debito sovrano italiano di Unicredit sia in termini assoluti che di percentuale di Core Tier1 (130% contro 87%). Anche il suo trading book è più esposto (15,7 miliardi contro 12,5 miliardi).
I due istituti maggiori hanno anche reagito relativamente meglio in borsa: da inizio anno Unicredit ha perso il 23%, Intesa Sanpaolo il 22% (ma con cali maggiori nelle ultime sedute) mentre Mps ha lasciato sul terreno il 33% e le popolari tra il 45 e il 50%.
In occasione delle trimestrali nei prossimi giorni, il mercato guarderà a qualsiasi eventuale aggiornamento sul tema per monitare l'evoluzione dei rischi sovrani.
Domani si parte con Unicredit. Il consensus degli analisti, secondo le previsioni di 21 broker raccolte dalla stessa banca, indica per il secondo trimestre un utile netto di 471 milioni di euro e ricavi per 6,48 miliardi, di cui 3,9 miliardi di margine di interesse.
(Sabina Suzzi)