MARTEDI’ BAZOLI E PASSERA INCONTRANO I FRANCESI PER L’OPA SU CAPITALIA
1 – C’E’ UNA CASA DEPOSITI E PRESTITI CHE ASPETTA IL PRODISTA COSTAMAGNA
I vecchi amici dell'Iri cercano di consolarlo, ma a Romano Prodi non bastano le parole di Enrico Micheli, Alessandro Ovi e Ettore Bernabei.
Sulla nomina di Antonello Perricone alla direzione generale della Rai il Professore si era speso in prima persona perchè voleva allentare la tenaglia dei partiti e lanciare un segnale a Luchino di Montezemolo che pochi giorni fa era salito a Palazzo Chigi per caldeggiare la nomina dell'ex-manager della Maserati.
Adesso il premier di Bologna concentrerà tutte le sue forze per un'operazione molto più importante che vale da sola quanto la Rai. In ballo c'è la carica (per ora vacante)
di amministratore delegato (con tutte le deleghe) della Cassa Depositi e Prestiti, l'istituto che gestisce miliardi di euro e rappresenta una leva fondamentale per la politica economica del Governo.
L'asso nella manica di Prodi si chiama Claudio Costamagna, l'uomo che da pochi mesi ha lasciato la direzione di Goldman Sachs in Europa, e che è stato corteggiato pubblicamente da Nanni Bazoli.
Costamagna è un nome doc, ha 50 anni, è stato campione nazionale di scherma nel '77, e dopo aver lavorato in Citibank e in Montedison
è entrato in Goldman Sachs a Londra. Il 9 giugno scorso il presidente di BancaIntesa, Nanni Bazoli, si è lasciato scappare una dichiarazione frettolosa (una delle tante) e ha detto che il finanziere di Goldman Sachs avrebbe potuto accettare la carica
di amministratore delegato di Mittel, la società di partecipazioni finanziarie controllata da BancaIntesa.
I giornalisti che hanno avuto modo di incontrarlo alla festa che il Gruppo Class ha indetto alla Scala di Milano per il ventennale della casa editrice, hanno capito che l'offerta di Bazoli era costruita sulla sabbia perchè
le ambizioni del finanziere di Goldman Sachs sono di gran lunga superiori.
La Cassa Depositi e Prestiti è una leva di potere enorme che finora è stata gestita dal 51enne Salvatore Rebecchini, ex-allievo del San Giuseppe de Merode, master alla Columbia University, esperienze in Banca d'Italia e al Fondo Monetario, e una nomina al vertice della Cassa che gli è arrivata nel dicembre 2003, che resterebbe alla presidenza dell’istituto.
2 – MARTEDI’ BAZOLI INCONTRA I FRANCESI PER L’OPA SU CAPITALIA
Vale la pena di registrare gli strani rumors che da ieri girano sulla piazza milanese.
Secondo voci - tutte da verificare - il risiko bancario scatterebbe venerdì della prossima settimana con il lancio dell'Opa di BancaIntesa su Capitalia.
Ieri Nanni Bazoli era a Roma per benedire la scelta a voto segreto del nuovo presidente dell'ABI, Corrado Faissola, e nessuno è riuscito a strappargli mezza conferma, ma a Piazza Affari circola con insistenza la tesi che vedrebbe la banca milanese pronta a scatenare l'offensiva finale sulla banca romana.
Prenderebbe così il via la nuova stagione delle fusioni che Mario Draghi ha lasciato (apparentemente) alla discrezionalità degli istituti bancari.
Sulla strada di Bazoli e di Passera ci sono però alcuni ostacoli da superare, primo fra tutti il nuovo assetto del management dell'eventuale colosso bancario nel quale quattro protagonisti (Geronzi, Bazoli, Arpe, Passera) dovrebbero convivere nel segno dell'armonia.
La quadratura del cerchio è più difficile dell'evangelico ingresso del cammello nella cruna dell'ago. A questa obiezione gli analisti di Piazza Affari rispondono che il problema sarà risolto con
un'Opa ostile che spazzerà via il management di via Minghetti. E qui sorge un altro delicato problema: saranno disposti i soci francesi di BancaIntesa a seguire l'offensiva destabilizzante di Bazoli e Passera?
Ecco il dilemma, ed ecco la seconda notizia: martedì prossimo si terrà a Milano un vertice con i francesi di Crédit Agricole per verificare in modo definitivo la loro disponibilità a condividere l'assalto a Capitalia.
Il 20 aprile scorso Nanni Bazoli si è premurato di dire ai giornali che "in 16 anni di convivenza Crédit Agricole ha sempre assecondato il nostro sviluppo". Un mese prima l'"Economist" aveva espresso forti dubbi sulla disponibilità dei francesi: “Forse la banca di Parigi sta aspettando la scadenza del 2008 per scalare Intesa: se così fosse non sarà interessata a una fusione (con Capitalia) che diluirebbe la sua partecipazione".
Riuscirà il biblico Bazoli ha fare entrare il cammello nella cruna dell'ago?
3 –
CICLONE MURDOCH A ROMA SI FERMA DAVANTI ALLA SCOLLATURA DELLA MELANDRI
Quando si insedia un nuovo governo le aziende preparano voluminosi dossier sui ministri cercando di raccattare (soprattutto quando si tratta di neofiti) il maggior numero di informazioni.
Così è accaduto per la maggior parte dei top manager italiani e la stessa cosa hanno fatto Tom Mockridge e gli uomini di Sky Italia per lo "squalo" Rupert Murdoch che ieri ha incontrato il nuovo establishment di Palazzo Chigi.
La visita di Murdoch si può definire una "toccata e fuga" (ben diversa da quelle del Principe Vittorio Emanuele che frequentava le alcove con pochi euro in tasca) troppo rapida per avere un senso costruttivo.
Il magnate australiano ha semplicemente "annusato" il nuovo potere. Dopo lo sbarco in mattinata a Ciampino ha pranzato a Palazzo Grazioli con l'amico-nemico Silvio Berlusconi, poi si è recato a largo Brazzà per incontrare quell'allegrone di Paolo Gentiloni, e mentre Carlo De Benedetti usciva da Palazzo Chigi è entrato nella stanza di Romano Prodi.
Anche l'incontro con il Professore è stato rapidissimo, troppo rapido per avere un significato preciso. Murdoch aveva fretta perchè nella sua cultura del "delivery" c'è spazio solo per il business e non per le chiacchiere.
Minuti preziosi li ha invece dedicati ai top manager di Sky Italia con i quali ha parlato della quotazione a Piazza Affari che si dovrà realizzare "a quota 4 milioni di abbonati".
Il ciclone dell'editoria mondiale ha concluso il blitz romano con una cena a Villa Aurelia dove l'unica cosa che lo ha davvero impressionato è stata la scollatura della ministra Giovanna Melandri.
4 – E SALZA BLOCCO’ L’ASSE MODIANO-MUSSARI
C'è una trave grossa e insuperabile sull'autostrada che porta da Torino a Siena.
Nell'ipotesi che prevede l'assalto da parte del San Paolo a MontePaschi è saltato fuori negli ultimi giorni il grosso problema della governance.
Sul dossier che prevede la fusione tra le due banche hanno lavorato per mesi il direttore generale del San Paolo, Pietro Modiano (marito dell'ingioiellata ministra Barbara Pollastrini) e Giuseppe Mussari, il presidente della banca senese (vicino ai DS).
L'hanno studiata bene e nei minimi dettagli, ma hanno dimenticato che a Torino c'è un signore corpulento di nome Enrico Salza che non ha alcuna intenzione di finire sulla panchina della presidenza onoraria.
A piazza San Carlo dove ha sede il San Paolo c'è una statua equestre di bronzo e c'è un'istituzione che sono difficili da rimuovere. L'istituzione ha le sembianze di Salza, l'uomo che ha segnato la storia della banca torinese e ha rappresentato il punto di forza degli ambienti laico-finanziari e della Sacra Famiglia Agnelli. Dopo le scaramucce dell'anno scorso il vecchio banchiere ha ripreso i buoni rapporti con John Elkann e il vertice dell'Ifil, e quando ha appreso che l'asse Modiano-Mussari pensava di regalargli una pensione dorata ha semplicemente bloccato l'operazione.
(Enrico Salza - da Lapresse)
5 – TORINO HA ISOLATO LUCHINO
Da qualche settimana Luchino di Montezemolo soffre.
Le immagini lo riprendono sorridente alla piscina dell'Hilton mentre gioca con le sue creature, ma sotto la chioma ondeggiante del presidente di Confindustria, il cervello gira come un motore ingrippato.
L'effetto-Vicenza si è fatto sentire anche ieri con il siluramento del suo candidato alla direzione generale della Rai, e il governo di Confindustria si rivela ogni giorno che passa una passeggiata difficile. Tanto per fare un esempio gli industriali di Reggio Calabria premono per essere invitati a una riunione in viale dell'Astronomia dove si possa parlare delle difficoltà che le imprese del Sud trovano contro la logica del pizzo.
Il 13 giugno scorso il presidente dell'Associazione calabrese, Pippo Callipo, ha rilasciato un'intervista clamorosa alla "Repubblica" dichiarando di voler trasferire le sue imprese al Nord e Luchino in quell'occasione gli aveva telefonato per testimoniargli la sua solidarietà.
A Reggio Calabria aspettano ancora l'invito e restano sorpresi quando il "Sole 24 Ore" (quotidiano di Confindustria) dedica poche righe a pagina 9 nel giorno in cui la Procura di Palermo annuncia l'arresto di 54 capi e sottocapi di Cosa Nostra.
A rendere però perplesso Luca-Luca non è soltanto il clima del profondo Sud, ma è anche una certa aria di isolamento che comincia a sentire a Torino. La scena della Fiat è occupata dalla primadonna, Sergio Marpionne, che non perde occasioni per lanciare messaggi di contenuto sociale e industriale. Anche oggi dalle colonne del "Sole 24 Ore" Marpionne annuncia che la Ferrari vale 5 miliardi e che "se qualcuno offrisse di meno non la venderebbe".
Non una parola su Luchino, artefice del successo del Cavallino rampante.
Come se non bastasse arrivano segnali che l'intero milieu torinese (da John Elkann fino a Enrico Salza e al direttore della "Stampa", Giulio Anselmi) si sta stringendo intorno al Valletta degli anni 2000 cioè al manager italo-canadese Sergio Marpionne.
E Luchino soffre.
(Pierino Gurguaglini e moglie - U.Pizzi)
6 – GUARGUAGLINI BATTE CASSA
Farà discutere la paginata di intervista nella quale il comandante supremo di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, lancia sul "Messaggero" il suo "manifesto" al Governo.
Il tono delle dichiarazioni è perentorio: "lo Stato torni a investire almeno 3 miliardi nella difesa. Abbiamo bisogno di un maggior supporto del Governo quando andiamo all'estero. E in Europa dobbiamo imparare a battere i pugni sul tavolo".
Il manager di Livorno si sente forte e lancia messaggi che apriranno un grande dibattito nei partiti della sinistra.
La richiesta di investire almeno 3 miliardi nella difesa quando l'ultima Finanziaria li ha tagliati della metà, è troppo succulenta per non scatenare gli umori della sinistra pacifista.
Guarguaglini coglie l'occasione per dichiarare la sua fede europeista e con una punta di ingenuità arriva a dire: "non possiamo essere considerati anti-europeisti solo perchè abbiamo vinto una gara negli Usa".
A Palazzo Chigi è arrivato l'ex-presidente della Commissione europea e la notizia è stata puntualmente registrata dai radar di Finmeccanica.
Dagospia 22 Giugno 2006
http://213.215.144.81/public_html/esclusivo.html