Alla cortese attenzione di Tashtego

Colpito dalla sindrome di Kallman, il piccolo Jimmy Scott non ha mai raggiunto la pubertà. La malattia, oltre a non permettere alle sue palline di crescere, ha fatto sì che la voce di Jimmy mantenesse perennemente un timbro infantile, rendendolo un cantante davvero atipico. Attivo sin dal 1945, cominciò a farsi le ossa con Lionel Hampton e Charlie Parker, per poi incidere l'album (prodotto da Ray Charles) Falling in love is wondeful. Negli anni '60, la sua popolarità scemò e Jimmy decise di ritirarsi a vita privata. Nel 1991, poi, tornò ad esibirsi in occasione del funerale dell'amico e collega Doc Pomus, al quale era presente anche un altro collega di entrambi: tal Lou Reed. Quest'ultimo, sentendolo cantare, decise di duettare con lui in Power and glory, brano dedicato (come praticamente tutti quelli di Magic and loss) proprio a Pomus. Fu quindi chiamato da David Lynch per incidere Sycamore trees, brano incluso nell'ultima puntata di Twin Peaks e, grazie a questa rinascita anni '90, incise un album di cover tra le quali spiccano in assoluto le sue versioni di Nothing compares 2 U e Jealous guy.
Forse a nessuno frega un ***** che... ha cantato alle cerimonie di insediamento di Eisenhower e Clinton, nel 1953 e 1993 rispettivamente, eseguendo in entrambe le occasioni il classicone Why was I born?
 
Attenzione: ecco i 10 alimenti che contengono più sale

Il sale è uno di quegli ingredienti che in cucina fanno la differenza, nel bene e nel male. Ma che possono rivelarsi molto pericolosi anche per la salute. Mangiare troppo salato fa rischiare tanto: chi ha problemi di ipertensione, per esempio, ma anche chi vuole tenere lontana la cellulite.

E attenzione: non basta non aggiungere sale ai piatti che preparate ogni volta. È molto importante tenere conto del sale che i cibi hanno già di per se stessi, il cosiddetto sale nascosto, perché senza rendercene conto – mangiando certi alimenti – finiamo per assumere molto più sale di quanto in realtà dovremmo fare ogni giorno. Secondo le ultime linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, un adulto sano dovrebbe mangiare meno di 2.000 milligrammi di sale al giorno (pari a 5 grammi).

La classifica dei cibi più salati

Ma quali sono questi cibi? Abbiamo individuato i 10 alimenti più salati, dunque più delicati se ci tenete alla linea, alla dieta, ma soprattutto alla salute. Per ciascuno, indichiamo anche la quantità di sodio (espressa in milligrammi per 100 grammi di prodotto).

1) Il prosciutto crudo magro: 2.440

2) Il salmone affumicato: 1.880

3) Il pecorino: 1.800

4) Il ketchup: 1.120

5) La salsiccia di maiale: 1.100

6) I grissini: 757

7) I crackers: 660

8) La maionese: 450

9) I crauti: 355

10) Le patatine fritte in busta: 340
 
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[FONT=Helvetica, sans-serif]Grazie al suo grande appetito sessuale, Marlon Brando si è portato a letto le più grandi star di Hollywood (uomini e donne) senza mai pentirsene. [/FONT]

[FONT=Helvetica, sans-serif]L’attore era il sex symbol d’America e fra le sue lenzuola caddero Cary Grant, Rock Hudson, James Dean, Laurence Olivier, Marilyn Monroe, Marlene Dietrich, Grace Kelly, Jackie Kennedy e centinaia di altri. Ma era anche selettivo e rifiutò Liz Taylor “perché aveva un culo troppo piccolo” e Sophia Loren perché “il suo alito era peggio di un dinosauro”. [/FONT]
scheletrica da web

[FONT=Helvetica, sans-serif]Nella sua biografia scrisse che l’ossessione del sesso nacque a quattro anni, quando dormiva nudo con la sua domestica Ermi, spiandole i seni e sognando un giorno di sposarla. Quando lei se ne andò, lui non si staccò più di dosso quel senso di abbandono. [/FONT]

[FONT=Helvetica, sans-serif]La sua dipendenza sessuale viene ora raccontata in un libro di Susan Mizruchi intitolato “Brando’s Smile”, pubblicato il 1 luglio, per il decimo anniversario dalla morte dell’attore. Aveva bisogno delle donne e di essere amato, ma non riusciva ad essere fedele. Sua nonna curava attraverso le mani e tante amanti di Brando ricordano questo incredibile “tocco” ereditato. L’autrice del volume ha avuto accesso alle sue lettere d’amore, agli archivi, alle registrazioni e sostiene che Marlon sia stato incompreso. Dice: «Sembrava un po’ criminale e un po’ macho, ma era un uomo gentile, sensibile, con una insaziabile curiosità per i libri come per le persone». [/FONT]

residente di kathpulti
[FONT=Helvetica, sans-serif]Brando mise in piedi in casa una biblioteca di 4.000 libri. Poesia, scienza, politica, psicologia, gli interessava tutto. Non fu un’infanzia semplice, quella di “Bud”. Era costretto a imparare le buone maniere da un padre rigido che però era un ubriacone e si intratteneva con le prostitute, e spesso, da ragazzino, si ritrovava a raccogliere fuori dai bar la madre alcolizzata. Anche quando la sua carriera decollò, non riuscì a conquistare il consenso di suo padre, secondo il quale la recitazione era una attività per gay, donne e disadattati. [/FONT]

[FONT=Helvetica, sans-serif]Bud invece mostrò sin da piccolo di essere tagliato per la recitazione. Riusciva a imitare accenti, espressioni e camminate nel giro di qualche minuto. Lo faceva per attirare l’attenzione di sua madre, persa nelle nebbie alcoliche. Poi approfondì lo studio dei personaggi a New York, in occasione di “Un treno che si chiama Desiderio”. Prima di girare “Viva Zapata!” volle incontrare in Messico chi aveva conosciuto Zapata di persona. Non aveva pace, nemmeno col suo peso. Ingrassava e si metteva a dieta continuamente. Trovò un po’ di serenità grazie alla meditazione e all’isola polinesiana di Tetiaroa, che comprò nel 1967. [/FONT]
marlon brando da piccolo

[FONT=Helvetica, sans-serif]Ebbe tre mogli e dodici figli, alcuni morti tragicamente, e non riuscì mai a costruire una famiglia stabile. Aveva bisogno che qualcuno lo amasse ma era abituato ad essere abbandonato e quindi abbandonava.[/FONT]
 
9- Intransigenza con sé stessi.
È importante – e questo vale soprattutto per le donne – non essere troppo rigide con se stesse. Lasciarsi andare favorisce la sensibilità sessuale. Ogni forma di eccesso è dannosa e può creare tensioni personali che condizionano anche il partner.
 
Cassetti aperti, scarpe ovunque, vestiti ammassati su una sedia. Vivere in una casa disordinata ha i suoi vantaggi: aiuta ad affrontare meglio le avversità della vita. A dirlo è uno studio pubblicato sul "Journal of Consumer Research": "Può capitare che la nostra casa sia in disordine, esattamente come la nostra giornata - scrivono gli autori - vivere questa situazione senza provare ansia rivela che sappiamo reagire positivamente alle situazioni complicate".
I ricercatori hanno osservato le reazioni di un gruppo di persone di fronte al caos. Prima hanno chiesto ai partecipanti di fotografare le zone più ordinate e più disordinate della loro casa, poi gliele hanno mostrate. C'era chi non era minimamente preoccupato alla vista e chi, invece, provava il desiderio di rimettere a posto. "I più ordinati - dicono i ricercatori - usano un sistema di classificazione particolare che li aiuta a mettere a posto più velocemente. Ad esempio, c'è chi usa il cosiddetto sistema "a un livello" (tutti i giocattoli vanno in una cesta) e chi invece usa quelli a due o tre livelli (i giocattoli con determinate caratteristiche vanno raccolti in un tipo di scatola, altri in un'altra)". Cosa accade, però, se questo sistema viene intaccato? "Alcune persone reagiscono modificando le loro regole e tollerando la situazione", dicono gli studiosi.
Anche i disordinati cronici, ad un certo punto, provano il desiderio di mettere a posto. Perché succede questo? "Mettere in ordine la casa significa muovere gli oggetti da un posto ad un altro. Quando pensiamo a dove metterli, a come posizionarli, gli diamo automaticamente un senso - scrivono gli autori della ricerca - tramite questo processo, le persone costruiscono confini simbolici. Tracciano le linee guida del loro ambiente domestico, dove vivono e hanno interazioni".
 
Basta col pane quotidiano, pasta, biscotti, cereali ma anche orzo, crusca e cuscus. Basta eliminare totalmente il grano per vivere una vita sana (e più magra: fino a 20 chili in meno in sei mesi). È una teoria provocatoria - quella proposta dal cardiologo americano William Davis - basata sul suo lavoro con pazienti in sovrappeso e a rischio diabete con dietro una raccolta dettagliata di studi scientifici tutti citati in “La dieta zero grano” (Mondadori).
Uscito nel 2011 negli Usa “Wheat Belly” ha venduto milioni di copie (in arrivo una ripresa a settembre) e raccontato – cosa che dicono anche i nutrizionisti italiani – come il grano non sia più quello di una volta. Il grano nano e semi nano ad alta resa secondo Allan Fritz (professore specializzato negli incroci del grano all’Università dello Stato del Kansas) rappresenta oggi il 99 per cento del grano coltivato in tutto il mondo. Un grano prodotto di incroci genetici scelti per aumentarne la produttività e a rendere le piante più resistenti alle malattie, alla siccità e al caldo. Attenzione allora pancia da grano. “Il grasso addominale – spiega Davis – ha caratteristiche uniche: diversamente da quello accumulato in qualsiasi area del corpo, provoca fenomeni infiammatori, altera risposte insuliniche e manda segnali metabolici anomali al resto del corpo. Non esiste alcun organo che non sia colpito dal grano in qualche modo potenzialmente dannoso”.
Nella gallery abbiamo estratto dieci ragioni per cui - secondo il cardiologo americano – eliminando il grano dalla nostra alimentazione si vive meglio. Ricordiamo sempre però che per molti medici ed esperti di alimentazione la dieta migliore è la mediterranea. Giorgio Calabrese, nel suo ultimo libro "Dimagrire con la dieta mediterranea", dice: "È una dieta includente, cioè che non elimina nessun cibo, anzi: si deve mangiare un po' di tutto. La tanto celebrata Dukan, come tutte le diete iperproteiche con un solo nutriente, nel breve periodo aiuta a dimagrire. Poi però i chili si riprendono, e con interessi da usurai".
 
“Le zone erogene delle donne sono molte. Ma prima di cercarle vi consiglio di accenderle, l’interruttore si trova nella testa.”
(Anonimo)

Il mistero e la magia del corpo femminile continuano ad essere oggetto di studio da parte della scienza che questa volta si è mossa alla ricerca della ‘sensibilità’ della donna.
Scienziati canadesi hanno stabilito le parti del corpo femminile più sensibili, dopo avere testato varie zone erogene, seno, capezzolo e perineo inclusi, confrontandole con aree neutre quali il collo, l’avambraccio, l’addome.
In che modo? I ricercatori hanno utilizzato strumenti scientifici per applicare modalità diverse di stimolazione – tocco leggero, pressione e vibrazione – su trenta donne sane tra i 18 e i 35 anni che si sono sottoposte all’esperimento, nude e distese su un tavolo ricoperto da un lenzuolo. Dopo ogni stimolazione di 1,5 secondi, ne hanno attesi 5 per chiedere alle donne un feedback sulle sensazioni.

zone erogene
Ecco cosa hanno scoperto.
Collo, avambraccio e contorno della vulva risultano le zone più sensibili al tocco leggero, l’areola (il piccolo anello di pelle che circonda il capezzolo) la meno sensibile. Il clitoride e i capezzoli sono i più sensibili alla pressione, mentre la parte laterale del seno e l’addome risultano i meno sensibili. Infine, il clitoride e i capezzoli sono i più sensibili alle vibrazioni: il clitoride è risultato in assoluto la parte più sensibile alle vibrazioni. Complessivamente i genitali sono più sensibili alla pressione e alla vibrazione rispetto al tocco leggero.
Gli scienziati hanno dichiarato l’importanza di questa scoperta per la chirurgia della mastoplastica additiva e del cambiamento di sesso, nonché per comprendere il successo crescente dei sex toys…

"Come altre donne, di certo non aspetto la ricerca scientifica per scoprire i piaceri dati da un ‘giocattolino’ o per sperimentare giocando con le sensazioni del mio corpo.
E non saranno di certo le indicazioni degli scienziati a condurre un uomo nella scoperta del corpo di una donna che è unico, complesso, da scoprire nel tempo. Questo tipo di ricerca richiede una sensibilità che neanche le più sofisticate tecnologie riuscirebbero a riprodurre: una sensibilità che parte dal corpo e ci fa vibrare l’anima"
Anonimo

Questo studio è pubblicato dal Journal of Sexual Medicine.
 

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