Gang di ragazzi bene denunciata nel Viterbese Torturava handicappato
Lo hanno trascinato da un' auto in corsa, gettato in un cassonetto e ammanettato
Anche un minore tra i balordi Gang di ragazzi bene denunciata nel Viterbese Torturava handicappato DAL NOSTRO INVIATO CIVITA CASTELLANA (Viterbo) - Una volta gli hanno legato i polsi con una cintura: poi, tenendo l' altro capo, lo hanno trascinato da un' auto in corsa. Non contenti, qualche tempo dopo lo hanno gettato in un cassonetto dell' immondizia che poi hanno rovesciato. Infine, e siamo all' episodio più recente, lo hanno ammanettato e, nel maldestro tentativo di liberarlo con una tenaglia, gli hanno afferrato la carne. Da circa un anno R.N. era diventato il passatempo preferito di un gruppo di balordi, tutti di famiglia bene. La sua voglia di ventenne di stare in compagnia e quella smisurata fiducia nel prossimo, favorita da un ritardo mentale, che gli impediva di capire la differenza tra un amico e un aguzzino, avevano fatto di lui l' oggetto dello scherno e della violenza di cinque giovani di Civita Castellana, una cittadina in provincia di Viterbo. L' omertà ha coperto per molti mesi i maltrattamenti di cui R.N. era vittima. Fino a quando i genitori, un pensionato e una casalinga, hanno deciso che la misura era colma. E' accaduto mercoledì scorso, quando il ragazzo si è presentato a casa, un modesto alloggio in un comprensorio di case popolari, con i polsi tumefatti. Il ragazzo, come aveva fatto altre volte, ha raccontato dell' angheria subita senza lamentarsi più di tanto, proprio per l' incapacità di cogliere fino in fondo il senso del sadico gioco con le manette. I familiari lo hanno accompagnato al pronto soccorso e poi hanno presentato la denuncia. Dopo una rapida indagine, i carabinieri di Civita Castellana, guidati dal comandante della stazione Ruggero Maroni, sono risaliti a quattro giovani tra i 18 e i 23 anni e a un minore. I reati contestati sono violenza privata aggravata in concorso e lesioni. Lo sfondo di questa storia è via San Gratigliano, uno stradone alberato alla periferia della cittadina, su cui si affacciano bar e sale giochi. E' un punto di ritrovo per i giovani di Civita Castellana. Anche R.N. ci passava molto tempo. «Nostro figlio esce come escono tutti i ragazzi della sua età - spiega la madre -. Se lo chiudiamo in casa per proteggerlo è molto peggio. Allora davvero andrebbe ai matti». «Dai, cantaci qualcosa», era solito sentirsi dire R.N. quando passava di fronte a un gruppo di ragazzi. Qualcuno ha giocato con la sua carta d' identità, imbrattando la foto con occhiali e baffi. Talvolta, ma questa è un' elencazione di scherzi «innocenti» che i genitori hanno a lungo tollerato perché preferibili all' isolamento, c' era chi si divertiva a strappargli i vestiti o a sputargli in faccia. I giovani che sostano nel viale cadono dalle nuvole. «Gettato in un cassonetto, trascinato da un auto? Possibile? Qualche scherzo o battuta, forse sì. In fondo si divertiva anche lui». Anche i meno giovani dicono di non saperne nulla. Eppure tutto avveniva alla luce del sole. «Sono ragazzi di buona famiglia - raccontano i carabinieri - ma passano tutto il loro tempo in mezzo alla strada, senza far nulla». Giulio Benedetti
Benedetti Giulio