Alla cortese attenzione di Tashtego

Una tira l'altra, è vero, ma se vi piacciono le ciliegie attenti ad evitare, anche accidentalmente, di ingoiarne il nocciolo: questo contiene, infatti, acido cianidrico, un potente veleno largamente presente nel regno vegetale che ostacola il trasporto dell'ossigeno da parte del sangue. Niente paura, però: la polpa delle ciliegie è totalmente innocua. L'acido si libera solo se si danneggia il nocciolo con i denti o se lo si ingerisce

secondo me non succede niente se lo ingerisci, durante la digestione il nocciolo resta completamente integro, come entra cosi esce.... penso....:rolleyes:
 
Ingiurie - PaliologaTorna sopra A gamisu = Vaffanculo
A sto dialo = Vai al diavolo
Gamisu = Fottiti
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Halaka = st.ronzo
Hazò = Stupido
Ilithie = Scemo (th = "th" di thanks)
Malaka = Pirla, ******* ("malaka" o "halaka"?)
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Parolacce - VrisièsTorna sopra Balconia (Atene)= Tette
Gamiseme = Scopami, inculami
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Kalìa = Dannazione
Munì = Figa
Pareme mia pipa = Fammi un bocchino
Putsos = Caxxo
Scatà = ***** (anche come intercalare)
 
Ultima modifica:
Negli ingredienti dei cibi in scatola e confezionati inseriscono "olio vegetale non idrogenato" o anche solo "olio vegetale" quando inseriscono l'olio di palma oppure l'olio di cocco. Questi oli sono utilizzati dalle industrie alimentari in quanto hanno un costo bassissimo. Se tra gli ingredienti ci fosse l'olio d'oliva o di semi scriverebbero "olio d'oliva" oppure "olio di semi" poichè è quasi un vanto che ci siano questi oli perchè costano di più.. l'olio di palma e cocco sono dannosi per la salute (acidi grassi saturi).
Se guardate attentamente sono presenti in molteplici cibi confezionati: dalla Nutella ai kinder (bueno, fette al latte, maxi kinder..), alle Fieste, ai prodotti Nestle (Nesquik, Kit Kat), a quasi tutti i biscotti che non siano di produzione biologica (per fortuna non esiste ancora l'olio di palma biologico), ai grissini, alcuni cracker, molti sughi (all'arrabbiata, alla genovese, questi soprattutto se sottomarche ma non solo), gelati, dolci, cioccolatini (alcuni esempi: i Raffaello, i Lindor, i Ferrero Rocher), eccetera eccetera eccetera..

Spesso non sono presenti oli vegetali ma "grassi vegetali" che, anch'essi saturi, fanno male uguale se non peggio. I grassi vegetali o margarine vegetali vengono prodotti idrogenando l'olio (qualsiasi olio) rendendolo così saturo. Quindi che sia olio d'oliva, di semi o di palma fa comunque male se idrogenato.

Ebbene si: voi che mettete Nesquik nel latte, in realtà mettete nel latte: ZUCCHERO, cacao, OLIO VEGETALE, SALE. EBBENE SI, ANCHE SALE.
PERCHè QUINDI LA GENTE COMPRA NESQUIK INVECE DEL CACAO (esistono i pacchi con solo cacao) . Questo è solo un esempio.. se la gente smettesse di comprare i prodotti con olio di palma le industrie comincerebbero a produrre merci più sane!!!!!
 
Lando Buzzanca: "Quando sono andato l'altra volta a Prima Porta, lì, come si chiama..."
Cristina Parodi: "Porta a Porta, da Bruno Vespa?"
Lando Buzzanca: "Ma no, Prima Porta, il cimitero"
(La Vita in Diretta, Raiuno)
 
ETIOPIA DONNE DELLA TRIBU HAMAR Cicatrici spesse di colore rosso opaco e nero ricoprono la schiena delle donne appartenenti alla tribù Hamar dell'Etiopia: è la conseguenza di un rito di iniziazione in cui vengono picchiate a sangue. Alle donne non è consentito urlare mentre gli uomini armati di canne le percuotono. E invece di scappare, pregano gli uomini di colpirle ancora e ancora fino a quando il sangue non inizia a scorrere abbondante, sulla polvere rossa della valle del fiume Omo.
Ora le donne Hamar e la loro cultura - in cui aspetti incredibili e brutali si fondono - sono le protagoniste di una serie di scatti del fotografo francese, Eric Lafforgue.
ETIOPIA DONNE DELLA TRIBU HAMAR Lafforgue è andato in Etiopia dopo aver visto le immagini delle Hamar in un libro d'epoca e spera che il suo reportage possa essere d'aiuto per conservare informazioni su una cultura minacciata dalla modernità. Le sue fotografie rivelano la bellezza delle donne Hamar decorate da colori ocra e arancio, nonostante le vistose incisioni sulle pelle dovute alle spine. Donne resistenti e determinate nonostante una vita difficile e precaria.
ETIOPIA DONNE DELLA TRIBU HAMAR Per la tribù, i bovini sono tutto, e per gli uomini in particolare, rappresentano un elemento chiave nel fondamentale rito di passaggio dall'adolescenza all'età adulta. Esiste infatti una particolare cerimonia nella quale i giovani sono tenuti a camminare su 15 mucche, imbrattate di sterco per renderle scivolose.
Se il ragazzo fallisce, non può sposarsi e viene poi picchiato dalle donne che assistono alla prova. Alla stessa cerimonia, i parenti di sesso femminile del "concorrente" vengono picchiate per creare un debito di sangue tra l'uomo e le sue sorelle, che mostrano poi le loro cicatrici con orgoglio.
ETIOPIA DONNE DELLA TRIBU HAMAR "Mentre i ragazzi camminano sulle mucche, le donne Hamar li accompagnano: saltano e cantano" ha rivelato Lafforgue, che ha assistito a una cerimonia. "Più evidenti e vistose sono le cicatrici dell'iniziato, più profondo è l'affetto delle ragazze per il ragazzo che sta per diventare un uomo".

"Totalmente dedicate ai loro figli, che accompagnano durante il rito di iniziazione, le madri sono frustate a sangue, al fine di dimostrare il loro coraggio". Ma per le donne Hamar, i pestaggi non sono solo parte di un rituale di iniziazione: sono la vita quotidiana fino a quando non partoriscono almeno due figli.
ETIOPIA DONNE DELLA TRIBU HAMAR In base alle regole della società Hamar, un uomo non ha bisogno di spiegare perché pesta una donna. È una sua prerogativa e può farlo come e quando crede. Gli uomini possono avere più di una moglie. E le mogli più giovani vengono impiegate nei campi e nel trasporto dell'acqua.
ETIOPIA DONNE DELLA TRIBU HAMAR "Non hanno altra scelta - dice Lafforgue - Come spesso avviene in Africa, le donne Hamar si occupano di procacciare acqua, legno, cucinano e si prendono cura dei bambini, mentre gli uomini si occupano delle mucche, il grande tesoro della tribù. Le donne Hamar che non sono una "prima moglie" hanno una vita davvero difficile, perché sono le più schiavizzate tra le mogli".
 
Julia Scott May è una giornalista del New York Times che, qualche tempo fa, si è sottoposta a un esperimento curioso: per un mese ha eliminato shampoo, bagnoschiuma, deodorante e qualsiasi tipo di prodotto per la pelle, e ha usato per la propria “igiene” soltanto uno spray a base di Nitrosomonas eutropha, un batterio che si trova in abbondanza in acque sporche e non trattate. Una follia? No, perché, come esistono germi buoni nel nostro intestino, così ve ne sono sulla pelle: secondo i ricercatori che hanno seguito Julia e gli altri volontari su cui si sta sperimentando lo spray batterico, questi “probiotici cutanei” sarebbero capaci di mantenere la pelle pulita e profumata (si nutrono dell’azoto nel sudore e lo “neutralizzano”), avrebbero capacità antinfiammatorie e immunomodulanti, difenderebbero la cute dagli agenti patogeni esterni. I detergenti portano via continuamente questa preziosa pellicola di “amici per la pelle”: da qui, l’addio al sapone e la colonizzazione con N. eutropha suggerita dagli autori dell’indagine, assertori del metodo. Uno di loro usa il sapone due volte a settimana, l’inventore dello spray, David Whitlock, addirittura non fa la doccia da dodici anni. Comprensibilmente, Julia ha riferito sul quotidiano statunitense di temere non poco per la sua vita sociale; invece, nessun cattivo odore («Perfino dopo la palestra», precisa lei) e la pelle man mano sarebbe diventata più morbida, chiara e liscia, con i pori meno dilatati.
 

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