Ringrazio l’onorevole, che non so il nome”. Parole testuali del ragionier Carlo Tavecchio. Ieri il presidente della Figc era ospite della Camera dei deputati: un piccolo, grande show. Varca la soglia di Montecitorio nel pomeriggio, per essere ascoltato sul decreto legge contro la violenza negli stadi. Lo fa in punta di piedi, in modo discreto: la sua presenza passa sostanzialmente inosservata.
lotito
Ma nell’aula della commissione Affari costituzionali (in seduta comune con la commissione Giustizia), il “padre” di Optì Pobà regala una nuova serie di spunti involontariamente comici. Si dovrebbe parlare, appunto, delle misure restrittive nei confronti del tifo violento del pacchetto di Angelino Alfano. Ma anche nella solenne cornice di Montecitorio, Tavecchio è inseguito dal fantasma dei “mangia banane”. La colpa è della deputata del Movimento 5 Stelle Federica Dieni, che lo incalza sull’incredibile uscita razzista con cui Tavecchio è diventato famoso.
LUI se l’aspettava: incassa e non si innervosisce. Anzi, come detto, ringrazia “l’onorevole che non so il nome” per l’opportunità di chiarire. L’arte oratoria – è noto – non è il suo cavallo di battaglia. Per una sfortunata coincidenza, poi, il momento di Tavecchio arriva in contemporanea alla prima chiama dello scrutinio per l’elezione dei giudici costituzionali. I deputati hanno fretta: il presidente viene interrotto spesso, e altrettanto spesso invitato “a stringere”.
In queste condizioni si fa tutto più complicato. E allora ogni tanto Tavecchio deraglia.
angelino alfano
Prima invoca la certezza della pena per i tifosi violenti. La sostanza è inappuntabile, la forma un po’meno: “Se uno delinque in uno stadio, tira cazzotti, tira borse poi viene preso e non ha la sanzione”.
Alzi la mano chi non ha mai visto un tifoso “tirare borse” in gradinata. Poi, come fa spesso anche il suo kingmaker Lotito, insinua la richiesta di una “tregua fiscale” allo Stato italiano. Ancora una volta, al di là del merito, le parole sono ineffabili: “Il sistema calcio procura allo Stato entrate consistenti. Bisogna capire qual è il compendio che le società che già contribuiscono possono intervenire. Le società professionistiche sono al limite del default. Senza la contribuzione dei diritti tv, le nostre società sarebbero in gravi condizioni”.