SANTA MARINELLA, ITALIA - No, non ci siamo dimenticati di Francesco Delfino, uno dei quei personaggi assurdi che solo in Italia possono arrivare ai vertici del potere. Delfino, ch'era generale dei Carabinieri e ufficiale del
SISMI, è stato protagonista di una miriade di fatti avvenuti negli ultimi trent'anni, almeno stando ai suoi racconti: fu lui, a suo dire, l'unico italiano ad essere inviato a Londra per investigare sul suicidio di
Roberto Calvi, il
banchiere di Dio, e fu il primo a sostenere la tesi dell'omicidio (a
Spadolini, allora Presidente del Consiglio, riferì le parole "
Calvi si ha suicidato"), organizzò l'arresto di
Flavio Carboni e di
Francesco Pazienza (personaggi anche loro coinvolti a vario titolo nella faccenda del
Crack dell'Ambrosiano) e rivendicò persino di aver dato la svolta decisiva alle indagini che portarono alla cattura di
Totò Riina (in realtà, in seguito si scoprì che fu
Provenzano a consegnare il boss ai Carabinieri).
Ma fu in occasione del
sequestro Soffiantini che Delfino fece il botto: amico del rapito (ad averne amici così!), si propose come intermediario per il pagamento del riscatto e si fece consegnare dai parenti ben un miliardo di lire, che poi si sarebbe bellamente intascato.
Delfino curioso! Il genio fu presto scoperto, inquisito e condannato a più di tre anni di carcere, pena che cercò di evitare prima fingendosi gravemente malato e poi tentando il suicidio battendo ripetutamente la testa contro il muro della cella.