Macerata agli inizi del 1600 aveva 10000
abitanti e 12 meretrici.
Nel 1616 il vescovo Centini ottenne da Paolo V l'indulgenza dei sette altari per le varie cappelle del duomo di Macerata, (indulgenza che si lucrava allora soltanto in san Pietro in Vaticano) poi con la scusa che la chiesa di san Giorgio era esposta all'aria troppo rigida soppresse la congregazione degli oratoriani, incamerandone i beni.
Il vescovo Centini di famiglia poverissima arricchì rapidamente:
alla morte l'inventario dei suoi beni comprendeva un palazzo ad Ascoli, grandissima quantità di terre e case a Polesio, Castel di Lama e Spinetoli, arazzi, infiniti quadri, grandi casse d'argenti e cuoi impressi.
Aveva soltanto una sorella, massaia rurale, fece assumere al cognato il nome di Centini.
In quegli anni l'accrescersi delle devozioni fu incentivato dalle calamità che si verificarono a Macerata: nel 1622 una grave epidemia influenzale, nel 1625
una forte scossa di terremoto, nel 1627 una grandinata i cui chicchi secondo un cronista pesavano due chili, nel 1630 la peste.
Il nipote Giacomo sperava ardentemente che lo zio salisse al trono papale e avendo interrogato un negromante che gli aveva predetto il pontificato per Centini alla morte di Urbano VIII, si ritirò nella villa di Spinetoli, inziando una serie di pratiche magiche per ottenere la morte del papa, valendosi anche della collaborazione di tre frati,
tali magie si protrassero per due anni
finchè tutto fu scoperto dal Sant'Uffizio:
Giacomo fu decapitato e i frati impiccati.
Nel frattempo Ottavio Costa, Pompeo Compagnoni, Francesco Ricci e Cesare Firmani membri del consiglio comunale maceratese frequentavano con troppa assiduità il monastero di santa Caterina, per questo Centini fu costretto a porre a guardia dei monasteri femminili degli sbirri vescovili, fresco era il ricordo dello scandalo accaduto a Roma dove la maceratese suor Fabia Alaleona nel monastero di Montecitorio aveva nascosto dentro un cassone il suo amante, morto così soffocato.
Centini portava sempre indosso un'immagine della Madonna, inoltre fece sì che il canto nelle funzioni religiose fosse eseguito unicamente dai mansionari, esentando i canonici da un compito che pareva poco decoroso, dopo aver visitato il monastero delle suore di san Vincenzo, sorto grazie a una ricca donazione, ordinò la chiusura dei finestroni del vicino campanile per evitare introspezioni, codificò la leggenda di San Giuliano ospitaliere, sostituendo tale qualifica a quella di martire per poter spostare la celebrazione della festa patronale dal 13 gennaio, giorno della morte del santo, al 31 agosto, più opportuno giorno della nascita.
Pur possedendo un cannocchiale, firmò per primo quale inquisitore più anziano la sentenza di condanna dei principi galileiani poi invitò a Macerata san Lorenzo da Brindisi per liberare due indemoniati...