Dalla Sierra alle Alpi
I veri motivi degli attacchi alla Svizzera
di TITO TETTAMANTI
2 mag 2009
Angel Gurría è stato nominato nel 2006 (la nomina richiede l’unanimità e quindi anche il voto della Svizzera) segretario generale dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).
Arrivato dal Messico a Parigi, il signor Gurría ha avuto un grave trauma. Un volgarmente vociferatore ministro delle Finanze «prussiano» gli ha spiegato che da noi, nelle Alpi austriache e svizzere, ma anche nelle pianure lussemburghesi, si aggirano sanguinosi banditi, gli «Steuerhinterzieher» di provenienza prevalentemente, ma non solo, germanica. Costoro con riti satanici ed orgiastici pare immolino vittime innocenti (agenti del fisco) alla loro feroce divinità «Segreto bancario». Comprensibile lo choc ed anche lo zelo che il Gurría ha immediatamente messo in atto.
Non dimentichiamo che viene da un Paese dove ogni anno si segnalano diverse centinaia di morti nella guerra tra le bande che si contendono il controllo del commercio internazionale della droga. La corruzione arriva alle alte sfere ed un importante fratello di un ex presidente si trova in galera. È uno dei paesi dove più ampio è il divario tra ricchi e poveri: un chiaro parametro di rigore ed equità fiscale. Il Comandante Marcos che si batte contro la miseria e gli abusi ai quali sono soggetti i contadini messicani è ovviamente una trovata folcloristica del Ministero del Turismo.
Noti sono poi i cortei di contribuenti a Mexico City che partono da Piazza Garibaldi accompagnati dalla musica dei Mariachi e si recano all’ufficio imposte per pagare con giubilo quanto dovuto. L’entusiasmo è tale che talvolta nell’impeto finiscono a Miami e là, stanchi, lasciano i loro soldi. Tra questi si distingue «El Chapo», all’anagrafe Joaquin Guzmán, elencato sulla lista dei miliardari di Forbes. «El Chapo», condannato per omicidio e per traffico di droga (e uno dei più temuti capi a livello mondiale), guarda caso è evaso e latitante da anni. Ovvio che, facendo il confronto tra le due realtà, il Gurría, orripilato dinanzi agli «Steuerhinterzieher», fosse tentato di lasciare Parigi per tornare a Tampico, sua città natale. Non so se è per convincerlo a restare che l’OCSE ha speso, si dice, un milione e mezzo di euro per arricchirgli l’appartamento.
Il lettore ha capito che ridiamo per non piangere. Al di là dell’ironia, dalla nostra vicenda con l’OCSE e dall’inaccettabile atteggiamento del suo segretario generale, possiamo trarre utili insegnamenti:
* È in atto una pretestuosa guerra contro le oasi fiscali, il segreto bancario e la sottrazione fiscale, condotta sostanzialmente da Germania, USA, Inghilterra e Francia.
* Come sempre gli scopi dichiarati e moraleggianti non sono quelli effettivi. Questi ultimi sono uno tattico e l’altro strategico. Tatticamente i grandi Stati sono in affanno per le loro politiche spesso inefficaci e inconcludenti. Utile distrarre l’attenzione da problemi più gravi prendendosela con aspetti di dettaglio e spesso ininfluenti, ma di grossa presa emotiva. Suggestivo (anche se non vero) dire che mancano i soldi perché taluni con la complicità delle oasi fiscali e delle banche non pagano le imposte. Basti pensare che per il solo salvataggio del sistema bancario, anche pubblico, la Germania prevede un costo di 1.000 miliardi di euro. Non saranno quindi i 4 miliardi sottratti secondo Steinbrück al fisco, a risolvere il problema.
L’obiettivo strategico è di approfittare della debolezza e degli errori del mondo economico per aumentare il potere della politica e limitare ulteriormente gli spazi di autonomia dei cittadini. Obiettivo ultimo è annullare la concorrenza che piccoli Stati meglio amministrati possono fare ai grandi Stati spendaccioni e con amministrazioni pletoriche ed inefficienti.
* In guerra la forza prende il posto del diritto ed i piccoli sono facile oggetto delle prepotenze dei grandi.
Gli atteggiamenti del G20, che non ha alcuna base istituzionale, salvo la decisione degli Stati membri di dichiararsi i più importanti e pertanto secondo loro legittimati a guidare il mondo e le ripetute volute scortesie della Germania e degli USA nei nostri confronti, ne sono la prova.
* Non illudiamoci che l’appartenenza a strutture internazionali possa proteggerci. Il trattamento riservato a Lussemburgo ed Austria, membri dell’UE, e quello verso la Svizzera, non membro, non si differenziano. La nostra presenza nell’OCSE non ci ha per nulla protetto da irregolarità e da arbitrarie esclusioni. Gli ambiziosi tecnocrati e cortigiani alla Gurría offrono i loro servizi a chi può loro meglio assicurare la rinomina con i privilegi connessi.
* Stavolta tocca a noi. Siamo stati fortunatamente risparmiati da guerre ben peggiori. Non serve a niente lamentarci, ma bisogna saper reagire. Le guerre si combattono anche con l’intelligenza e con la capacità di resistenza del fronte interno. Dobbiamo difenderci da attacchi che oggi si indirizzano al settore finanziario, ma domani, con lo sviluppo del protezionismo, potrebbero concernere altri settori economici. In gioco c’è il possibile impoverimento delle nostre condizioni di vita.
Ci pare che la dirigenza svizzera sfortunatamente si sia lasciata trovare molto impreparata. Urge studiare per il Paese un piano B che, contando sulle nostre sole forze, permetta di assicurarci il futuro. Urge individuare nel Paese le intelligenze che lo sappiano concepire ed attivare, urge che si dimentichino le domestiche beghe per compattare un fronte interno solidale nella difesa degli interessi economici del Paese.












