bund & c.: la partenza a razzo. Seduti? Pronti? Viaaaaaa

T-bronx: copertura gap è stata minima e ora ritesta i max A 112,875
sul daily ancora intatta l'ipotesi che stiano formando una flag rialzista , dato che il candelone rosso dell'ultima seduta è stato neutralizzato
i roll cominciano a prender corpo

sugli indici azionari a guardar le statistiche in prossimità delle feste del ringraziamento si sale quasi sempre
 
i 113 continuano a rimanere tabù , facile che tornino ora nel lato basso del traderange , specie con quel bucio enorme a far da attrattore
i volumi son quello che sono per un giorno semifestivo in USA

da usemlab


"Investire" in Oro: un altro trucco semantico

(23/11/05) Parlando di oro, una delle peggiori espressioni in circolazione, a volte infelicemente adottata anche da persone vicine al pensiero economico della Scuola Austriaca, è quella di definire l'acquisto di oro un "investimento". Si tratta a mio avviso di un altro trucco semantico, non molto dissimile da quello adottato negli ultimi 50 anni da banchieri centrali e statalisti di tutto il mondo in merito al termine inflazione.

Il fine subdolo è quello di eliminare l'idea dell'oro come moneta. Riuscire a arrivare dove non si è mai riusciti ad arrivare neanche per decreto. Nel pazzo mondo della moneta di Stato la carta diventa moneta, l'oro si riduce a un banale investimento come l'acquisto di un terreno, un fabbricato, un'azione, un titolo obbligazionario. Et voilà le jeux sont fait. Meraviglioso. Peccato che l'oro non offra rendimenti. Non stacchi cedole. Qualcuno infatti perplesso si chiede spesso, ma che razza di investimento stupido. Non ha tutti i torti.

Per dare un'idea, e usando termini di paragone comprensibili a chi è avvezzo al pazzo mondo e non si pone questioni più profonde di quale sarà la prossima squadra a vincere il campionato, potremmo dire che definire l'acquisto di oro un investimento è come definire la vendita di un bot o di un cct "investimento in banconote denominate in euro" da tenere sotto il materasso. In altre parole un nonsenso.

Acquistare oro significa invece più semplicemente procurarsi quella moneta autentica che, come traducevo ieri dal pezzo di Rockwell, trascende generazioni, nazioni, stati. Vuol dire entrare in possesso di una moneta garante di se stessa. Non ha importanza chi sia stata a coniarla, dove e quando l'abbia fatto, quale forma abbia deciso di dargli. Per qualificarla e valutarla ciò che conta è il peso e il grado di purezza. In tutti i casi essa dura nel tempo, senza essere distrutta dall'azione di un governo o di una banca centrale.

L'atto di procurarsi tale moneta assume particolare valore in periodi storici come questo in cui l'azione delle banche centrali o dei governi centrali minano in maniera accelerata la prosperità delle nazioni. Benchè spesso passi inosservata, soprattutto agli inizi del processo, la prima vittima di questa intervenzionismo economico è proprio il denaro come mezzo di scambio. Quel denaro, attenzione, decretato arbitrariamente dall'autorità statale e supportato solo da una vaga promessa di pagamento, della quale non si conosce esattamente la futura contropartita.

Viviamo da quasi trentacinque anni in un mondo di carta moneta totalmente non convertibile. E' uno stato del mondo che non ha precedenti nella storia, solo episodi isolati, finiti tutti tragicamente, anche recentissimi. La cosa più rilevante tuttavia è che tale condizione non è emersa spontaneamente come scelta deliberata da parte di singoli individui liberi e indipendenti. E' uno stato del mondo imposto politicamente che viene regolato burocraticamente. Ciò è garanzia quasi assoluta che sia uno stato del mondo destinato presto o tardi al fallimento.

La gente comune non se ne rende più conto, o ancora peggio se ne rende conto e accetta la cosa come un dato di fatto senza alternative, ma il denaro, cuore e linfa vitale di ogni sistema economico avanzato, è regolato arbitrariamente in tutte le sue fasi da un pianificatore centrale, che si arroga il diritto di emanarlo secondo una quantità a suo piacemento, imponendolo come mezzo di scambio e chiamandolo di volta in volta dollaro, euro, yen etc etc. Come se ciò non bastasse ne fissa anche il costo o tasso di interesse, valore che in un libero mercato dovrebbe essere il risultato dell'insieme delle preferenze individuali nella scelta tra beni presenti e beni futuri.

Naturalmente il fine di tale controllo è creare e massimizzare la prosperità per tutti, né più né meno di come faceva il politburo russo quando definiva i propri piani economici quinquennali. La storia insegna all'atto pratico, mentre Mises dimostra con la teoria, che tale sistema è destinato al fallimento. Contiene nelle proprie premesse i semi della propria autodistruzione.

La moneta metallica, per contro, non è stata scelta, nè imposta, nè viene regolata arbitrariamente da alcun gruppo di burocrati. L'oro come moneta metallica è un prodotto del libero mercato. E' stato selezionato come la migliore delle monete possibili dalle azioni e dalle preferenze individuali di centinaia di generazioni di esseri umani. E anche se oramai in maniera inconscia, tale selezione è radicata nello stesso dna umano, pronta a riemergere in qualunque momento.

Non c'è autorità che possa negare all'oro questo ruolo monetario per decreto. Può ricorrere come ha fatto negli ultimi cinquanta anni ad ogni subdolo mezzo per confondere le idee, riuscendo per certi periodi anche ad avere successo nelle proprie politiche antieconomiche stataliste. Naturalmente non senza il prezioso appoggio di economisti che stanno alla scienza economica come l'homus erectus stava alle scienze informatiche. Economisti ovviamente ben ripagati dei loro contributi "scientifici" con posizioni di prestigio in università pubbliche, uffici di consulenza per il governo, o posti a sedere nei consigli direttivi delle banche centrali o di enti sovranazionali.

La gente comune del resto attraversa periodi di stupidità collettiva dei quali poi si pente profondamente. Come non giustificarla di fronte al più efficace di tutti i sotterfugi mai escogitati per ingannare e depredare la maggioranza dei sudditi di qualunque governo: l'invenzione della moneta cartacea!

Tuttavia nel lungo termine l'autorità finisce con il brancolare nel buio e rimane vittima delle proprie scelte autoritarie. Niente di male se non fosse che ad accompagnarla nel proprio declino ci siano anche i milioni di persone le cui scelte economiche si proponeva di regolare e controllare. L'Intervenzionismo economico (sia esso keynesianismo o inflazionismo monetarista) è infatti da sempre responsabile delle condizioni di miseria che affliggono paesi o intere aree economiche del pianeta. Dopo il marxismo ovviamente, che dell'intervenzionismo economico rappresenta il punto estremo.

Consapevolmente o inconsapevolmente il desiderio di quelle persone che aspirano, cercano, desiderano la libertà e la sicurezza si rivolge presto o tardi, quasi per istinto, alla moneta autentica. Costoro, ad un certo punto, rifiutano quella moneta di carta che da una parte viene imposta con violenza mentre dall'altra viene violentata con l'impostura. Ritornano allo splendore della purezza che non conosce padroni. Pare, ad esempio, che dopo la caduta dell'impero romano parte del commercio nel mondo allora conosciuto continuasse a poggiarsi sulle vecchie monete d'oro coniate dai romani, ancora accettate e ammirate ovunque. Niente del genere si ripeterà mai con del denaro di carta. La storia della moneta cartacea non convertibile è infatti un lungo elenco di esperimenti, follie, e disastri economici, e l'esperimento degli ultimi trentacinque anni ha già tutte le premesse per finire in calce alla serie.

Qualcuno lo ha già capito da diversi anni, altri stanno cominciando a capirlo, e la massa lo capirà, come sempre, troppo tardi. Sono sempre pochi quelli che riescono a osservare bene le cose, ragionare, e prendere la decisione giusta per sfuggire allo Tsunami che di volta in volta si abbatte sui più, siano essi confusi, disorientati, distratti o semplicemente ignoranti.

Per concludere, l'oro permette ai cittadini di qualunque nazione di riappropriarsi di una moneta autentica e indistruttibile che ha già superato l'esame del tempo. Aiuta a scampare il disastro economico finanziario provocato dai pianificatori centrali di turno, siano essi politici o economisti. Più spesso, quando al comando dell'opera si trova una micidiale e stretta combinazione delle due categorie, come avviene da molti anni negli Stati Uniti, il ricorso alla commodity che gode della più vasta accettazione e commerciabilità su tutto il pianeta diviene l'unico mezzo per sfuggire al totalitarismo economico, e anche l'unico espediente per fermarlo prima che esso si trasformi in totalitarismo politico. No, comprare oro non rappresenta un investimento. E' una scelta di libertà. Totale.

Francesco C.

P.S. Se qualcuno vittima di una mutazione genetica non vede alcuna logica nell'oro come moneta, pensi, come suggerisce Kenneth J. Gerbino, alla logica sottostante la carta moneta: tagliare un bel pino del valore di 4000-5000 dollari, farne della carta, stamparci dell'inchiostro sopra e chiamarlo un miliardo di dollari. Se qualcun altro invece è dell'idea che l'oro come moneta non sia più necessario, sappi che nell'aldilà si troverà in buona compagnia di Adolf Hitler che a suo tempo disse: "L'oro non è necessario. Non mi interessa. Costruiremo uno Stato solido, senza un'oncia d'oro. Chi lo vende sopra il prezzo fissato per legge, venga portato in un campo di concentramento. Quello è il vero bastione monetario"!. Naturalmente nell'aldiquà si prepari a riedificare quegli stessi bastioni.

P.S.S. Questo pezzo è stato ispirato non solo dalla stupidità dell'espressione, tanto infelice quanto largamente usata, "investire in oro" ma anche dalle seguenti "Famous Quotes About Gold".
 
Lettura interessante - da Bloomberg - buona domenica :ciao:
Foreign Exchange
Australian Dollar's Drop May Point to Slowing Economy (Update2)
Nov. 24 (Bloomberg) -- Australia's dollar is heading for its first loss in four years, a decline that may point to slowing growth in the world's largest economies, say some of the currency market's biggest investors.

``The Australian dollar is a proxy for global growth,'' said Paresh Upadhyaya, a currency portfolio manager who helps oversee $29 billion at Putnam Investments in Boston. ``My concern is of a more precipitous decline in the Australian dollar under the scenario of faltering global growth.''

The currency fell 5.4 percent this year to 73.82 U.S. cents at 3:46 p.m. in Sydney. It will weaken 10 percent to 66.50 cents next year, according to the median forecast of the nation's four biggest banks.

Australia's currency is a barometer for global economic health because the nation is the world's largest supplier of coal, iron-ore and nickel. The local dollar hasn't suffered an annual loss since 2001, when the three largest economies, the U.S., Japan and Germany, stagnated.

World economic growth will slow to 4.3 percent this year and next, down from a 30-year high of 5.1 percent in 2004, the International Monetary Fund forecast in September.

Upadhyaya began accumulating Australian dollars three years ago in anticipation of faster global expansion. The currency rose 44 percent against the U.S. dollar since then and may weaken to 70 cents by early next year, he said. Upadhyaya's now selling the Australian dollar.

Predicting Changes

Fluctuations in the Australian dollar have signaled changes in the direction of the world economy. It began weakening in the first quarter of 1997, on course for an 18.1 percent annual drop. By the end of that year, most of Asia, including Japan, fell into recession. The slowdown spread to Germany the next year, when the economy struggled to grow.

Australia's currency began rallying in the fourth quarter of 1998 and extended the gains through the first half of 1999, when growth in the major economies picked up. World economic growth accelerated to 3.7 percent in 1999 from 2.8 percent in 1998, the slowest in five years, according to the IMF.

The Goldman Sachs Commodity Total Return index lost 13 percent this quarter, the most since 1998, suggesting a drop in demand for Australia's exports.

``Australia's dollar is obviously growth sensitive and the market won't muck around in pricing it down when commodity prices fall,'' said Sean Callow, a currency strategist in Singapore at Westpac Banking Corp., Australia's fourth-biggest bank.

`Significant Fall'

The IMF predicts Australia's economy will expand 2.2 percent in 2005 after growing 3.2 percent last year.

Westpac's Commodity Metals Futures Price Index, which measures demand for the copper, alumina, nickel, zinc and lead that Australia exports, may drop about 13 percent next year, Callow said. The index held at a record 141.82 on Nov. 23 and has doubled since the end of 2001.

``We are not talking about a collapse next year or a recession, but we are predicting a pretty significant fall in prices,'' said Callow.

Prices for coking coal, used to make steel, may drop 28 percent in the next two years after reaching a record $125 a ton this year, John Bridges, an analyst at JPMorgan Chase & Co. in New York, wrote in a Nov. 8 report. Australia produces more than any other country.

`Commodity Story'

Australia is also the world's largest producer of iron ore and No. 4 in copper. Iron ore jumped almost 50 percent to a record $55.50 a ton this year, while copper traded at a record $4,243 a ton on Nov. 18 and Nov. 21 and has gained 29 percent this year.

Demand from China, the world's fastest-growing major economy, led the increase. Copper extended gains on speculation China's government doesn't have enough metal to make good on wrong-way bets by one of its traders.

``The global growth and commodity story is still supportive for the Australian dollar so that will keep it from falling much,'' said Greg Gibbs, senior currency strategist at RBC Capital Markets Ltd. in Sydney. He forecasts the currency will buy 75 U.S. cents in three months and 76 cents in six months.

Some investors are selling the Australian dollar as the extra yield they get from the nation's government bonds instead of U.S. Treasuries shrinks, said Kumar Palghat, a fund manager in Sydney at Pacific Investment Management Co., manager of the world's largest bond fund.

The Reserve Bank of Australia left its benchmark rate at 5.5 percent since March as retail sales and employment fell. The U.S. Federal Reserve raised rates by 3 percentage points since June 2004 to 4 percent.

Australian's dollar rose as high as 73.93 cents on Nov. 23 after minutes of the Fed's meeting this month showed some policy makers were worried about the risk of raising the rate too much.

`Screaming Sell'

Two-year Australian government bonds yielded 77 basis points more than similar-maturity Treasuries on Nov. 14, the narrowest gap in four years. The difference shrank from 1.98 percentage points at the start of the year and is below the 1.7 percentage points average of the past two years.

``The Australian dollar isn't a screaming buy, but a screaming sell,'' said Palghat, who helps manage the equivalent of $10.2 billion for Pimco, a unit of Munich-based Allianz AG. ``I'm reluctant to buy the Australian dollar purely for the fact that the interest-rate differential between the U.S. and Australia is going to narrow.'' Pimco is based in Newport Beach, California.



To contact the reporter on this story:
Chris Young in Sydney at cyoung12@bloomberg.net.
Last Updated: November 23, 2005 23:49 EST
 
GIORNO bbanda. :)

azzarola, nuovo record sullo spread aud nzd :eek: :eek: :eek:

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