Il governo Monti e i conti che non tornano
di: Maurizio Belpietro Pubblicato il 05 dicembre 2012| Ora 10:54
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Il centro studi di Bersani e Visco smaschera il fallimento della spending review e dell'esperienza Monti: nel 2012 rapporto
debito-Pil aumentato di 3 punti percentuali. Cresciuta anche l'evasione. Risorse scarseggiano: 17,4 miliardi di minori entrate.
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Mario Monti è il Primo Ministro italiano dal Novembre 2011
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Roma - Povero Monti. Non aveva ancora finito di fare la ruota come un pavone per la riduzione dello spread sotto quota 300, ed ecco arrivare un rapporto riservato che gli fa abbassare le penne. Il documento è stato redatto nei giorni scorsi dagli uomini di Nens, il centro studi fondato da
Vincenzo Visco e Pier Luigi Bersani e dalle cui file proviene anche il sottosegretario allo Sviluppo
Claudio De Vincenti.
In esso sono messe in ordine impietosamente
le cifre di un disastro da noi spesso denunciato, ma che il governo ha tenacemente negato. Per Monti e i professori l'Italia vede l'uscita dal tunnel della crisi. Per gli esperti di Bersani il Paese non potrà sottrarsi ad un'altra stangata nella prossima primavera.
Sotto il titolo "Andamenti e prospettive della finanza pubblica", il rapporto di Nens segnala che negli ultimi quattro mesi si è registrato un "peggioramento piuttosto netto" dei conti pubblici. Un andamento che, se confermato, "renderebbe sostanzialmente obbligatoria una manovra immediata per il governo subentrante".
Nel 2012, cioè l'anno della cura Monti,
il rapporto debito-Pil è aumentato di 3 punti percentuali e anche se si depura il dato dai sostegni finanziari che l'Italia è stata costretta a pagare per aiutare i Paesi dell'area euro in difficoltà (Grecia, Irlanda, Spagna) il risultato non cambia: con il governo dei professori le cose dal punto di vista del debito vanno peggio di prima e solo l'intervento di Mario Draghi ha consentito una riduzione dello spread.
Non è tutto: secondo Nens, sull'avanzo primario (cioè il saldo tra entrate e spese dello Stato al netto degli interessi pagati sul debito pubblico) pesano
17,4 miliardi di minori entrate, solo in parte compensate da 5,2 miliardi di minori spese, segno evidente che la spending review non ha funzionato. Per questo, per i mancati tagli e le minori entrate, l'avanzo primario potrebbe collocarsi
tra il 2,4 e il 2,6 per cento del Pil, contro il 2,9 previsto dal governo. Tradotto in miliardi una voragine nei conti dello Stato che farebbe sballare tutte le previsioni.
Ma il dato più sorprendente è un altro ovvero la crescita dell'evasione.
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il tarocco sta per essere svelato.........e' un pezzo che lo diciamo...occhio....