Grecia
Riforma pensioni "incostituzionale"
Salta un pilastro dell'accordo con troika
La corte dei Conti greca ha definito non conforme alla Costituzione gran parte delle riforme pensionistiche. Crolla la Borsa (-5%) per le difficoltà del governo, fiaccato dalla crisi dei socialisti del Pasok e atteso mercoledì dal voto decisivo sul nuovo pacchetto di tagli
ATENE - Ciak, si gira. Tragedia greca, l'ultima spiaggia. Atto sesto (o settimo o ottavo, ormai si è perso il conto). Il governo di Antonis Samaras si avvicina con il fiato corto all'ennesima settimana decisiva per il futuro di Atene. La Corte dei Conti ha definito ieri "incostituzionali" le riforme pensionistiche approvate negli ultimi anni. E la Borsa ellenica, fiutando aria di guai, ha messo la retromarcia, frenando di un pesantissimo 5%, trascinata al ribasso dalle azioni bancarie. Il copione, fatto di austerity e recessione senza fine in un circolo vizioso che si autoalimenta, è sempre lo stesso. La vera novità è che le nubi all'orizzonte non arrivano più dalla Germania o (più in generale) dall'estero, ma dal fronte interno. E il vero timore è che la Grecia possa fare harakiri a un passo dal traguardo, bocciando il nuovo piano di taglia concordato (o quasi) con la Troika tornando a spingere il paese sull'orlo del default.
Le ultime settimane, in effetti, hanno segnato diverse novità. I falchi tedeschi sembrano essersi ammorbiditi. Quasi tutti danno per scontato l'ok al nuovo pacchetto di aiuti necessario ad evitare il crac ellenico (il 16 novembre scade un bond da 5 miliardi). Il problema è che il via libera a questa tranche di 31 miliardi è subordinato all'ok del Parlamento di Atene alla nuova manovra finanziaria da 13,5 miliardi, fatta di altri tagli alle pensioni e agli stipendi e di un giro di vite sulla pubblica amministrazione. E il governo Samaras - forte di una maggioranza teorica di 177 seggi su 300 - continua a perdere pezzi. Fiaccato in particolare dalla drammatica crisi dei socialisti del Pasok, il partito che per 40 anni ha governato il paese assieme al centrodestra di Nea Demokratia.
Il leader Evangelis Venizelos, fiaccato pure dalla cattiva gestione della crisi sulla lista Lagarde degli evasori, fatica a tenere in pugno il partito. L'ex ministro della salute Marliza Xenogiannakopoulos ha annunciato ieri il suo addio al movimento. E nella votazione di mercoledì sulle privatizzazioni il governo ha vinto per il rotto della cuffia dopo che ben 17 membri del Pasok hanno votato "no" contro le indicazioni del vertice, per protesta contro le misure d'austerità. Il timore è che la diaspora continui. E che la maggioranza non riesca ad approvare mercoledì le nuove misure, aprendo una crisi dagli esiti imprevedibili. A complicare la vita dell'esecutivo pure il no della Corte dei Conti alla riforma delle pensioni, uno degli architravi delle manovre economiche di Samaras. (01 novembre 2012) © Riproduzione riservata