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Banche: aumenta attenzione su classificazione crediti dubbi (Mi.Fi.) MILANO (MF-DJ)--Guai a pensare che i bilanci siano una rappresentazione oggettiva e omogenea dello stato di salute delle banche europee. Spesso, dietro gli indicatori utilizzati per i confronti tra istituti, si nascondono significative disparita'. Negli ultimi giorni, visto il crescente impatto della recessione sui conti delle banche, e' aumentata l'attenzione sulla classificazione dei crediti dubbi.
Alcuni analisti, scrive Milano Finanza, hanno gia' rilevato che i crediti dubbi in Europa sono spesso nell'occhio di chi li guarda. Banca d'Italia in tal senso ha una vista a larghissimo raggio: nella definizione sono inclusi sofferenze (prestiti verso controparti insolventi), incagli (verso controparti in difficolta' temporanea), crediti ristrutturati (se l'istituto ha dovuto modificare le condizioni di partenza) e scaduti (dopo 90 giorni di mancati pagamenti). Questi criteri non sono pero' uniformi.
Il problema principale riguarda i crediti ristrutturati, non considerati come prestiti deteriorati in molti Stati (per esempio, in Spagna e nei Paesi scandinavi). Ci sono differenze anche nelle definizioni di incagli (soprattutto rispetto al Regno Unito). Inoltre, come ha rilevato Mediobanca, mentre in Italia e' possibile considerare un prestito come incaglio o sofferenza anche dopo un solo giorno, in alcuni Paesi e' sempre valido il limite minimo dei 90 giorni (e' cosi' in Francia). In Germania, invece, non tutti i prestiti scaduti sono considerati deteriorati. Una certa discrezionalita' e' lasciata poi alle singole banche: secondo gli analisti di Piazzetta Cuccia, la politica sui crediti di Commerzbank e' per esempio piu' prudente di quella di Deutsche Bank, mentre le tre maggiori banche francesi si attengono a definizioni tutte differenti per i crediti dubbi.
Per effetto del maggior rigore di Via Nazionale, gli istituti italiani sono piu' al riparo da sorprese, ma presentano indici inferiori di solidita'. Mediobanca ha calcolato che, se tutte le banche Ue adottassero valutazioni paragonabili a quelle di Bankitalia, emergerebbero 105 mld di crediti deteriorati nascosti, distribuiti soprattutto in Spagna (30%), Francia-Belgio (30%) e Regno Unito (26%). I crediti dubbi aumenterebbero soprattutto nei bilanci di Santander (12%), Bnp Paribas (12%), Lloyds (10%) Bbva (9%) e Barclays (9%). red/sda
Alcuni analisti, scrive Milano Finanza, hanno gia' rilevato che i crediti dubbi in Europa sono spesso nell'occhio di chi li guarda. Banca d'Italia in tal senso ha una vista a larghissimo raggio: nella definizione sono inclusi sofferenze (prestiti verso controparti insolventi), incagli (verso controparti in difficolta' temporanea), crediti ristrutturati (se l'istituto ha dovuto modificare le condizioni di partenza) e scaduti (dopo 90 giorni di mancati pagamenti). Questi criteri non sono pero' uniformi.
Il problema principale riguarda i crediti ristrutturati, non considerati come prestiti deteriorati in molti Stati (per esempio, in Spagna e nei Paesi scandinavi). Ci sono differenze anche nelle definizioni di incagli (soprattutto rispetto al Regno Unito). Inoltre, come ha rilevato Mediobanca, mentre in Italia e' possibile considerare un prestito come incaglio o sofferenza anche dopo un solo giorno, in alcuni Paesi e' sempre valido il limite minimo dei 90 giorni (e' cosi' in Francia). In Germania, invece, non tutti i prestiti scaduti sono considerati deteriorati. Una certa discrezionalita' e' lasciata poi alle singole banche: secondo gli analisti di Piazzetta Cuccia, la politica sui crediti di Commerzbank e' per esempio piu' prudente di quella di Deutsche Bank, mentre le tre maggiori banche francesi si attengono a definizioni tutte differenti per i crediti dubbi.
Per effetto del maggior rigore di Via Nazionale, gli istituti italiani sono piu' al riparo da sorprese, ma presentano indici inferiori di solidita'. Mediobanca ha calcolato che, se tutte le banche Ue adottassero valutazioni paragonabili a quelle di Bankitalia, emergerebbero 105 mld di crediti deteriorati nascosti, distribuiti soprattutto in Spagna (30%), Francia-Belgio (30%) e Regno Unito (26%). I crediti dubbi aumenterebbero soprattutto nei bilanci di Santander (12%), Bnp Paribas (12%), Lloyds (10%) Bbva (9%) e Barclays (9%). red/sda

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