Obbligazioni indicizzate inflazione Carcabar: Btp, Etf, Bond, commenti liberi sugli investimenti

Elezioni: D'Alema; d'accordo con Ft, Monti non adatto ROMA (MF-DJ)--"Mi trovo d'accordo col Financial Times": cosi' Massimo D'Alema, intervistato da SkyTg24, parla delle critiche mosse oggi dal quotidiano inglese al premier uscente Mario Monti, definendolo "non adatto a governare l'Italia".
D'Alema spiega di avere "una grande stima di Monti, abbiamo sostenuto il suo Governo, ma oggi il paese ha bisogno di politica, di qualcuno che condivida il pensiero dei cittadini". Per D'Alema "Monti appare come un professore che ci guarda dall'alto, che pretende di essere bravo solo lui. Direi che questo atteggiamento di Monti difficilmente fa bene in un grande paese democratico, abbiamo bisogno di un leader vicino alla gente", conclude. liv
(END) Dow Jones Newswires
January 21, 2013 04:00 ET (09:00 GMT)






puro caos.....:D


buon carcargiorno....:ciao:
 
Goldman: spread a 575 irrazionale, oggi dovrebbe essere peggio

di: Fabrizio Goria Pubblicato il 21 gennaio 2013| Ora 10:00


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Quando l'anno scorso il differenziale tra Btp e Bund e' arrivato a quei livelli, l'Italia non lo meritava: e' stata colpa dell'instabilita' politica e delle mancate riforme sul versante di liberalizzazioni, lavoro e privatizzazionil. Dopo un anno di tecnici fondamentali peggiorati.




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La decomposizione dei fattori che determinano l'allargamento o il restringimento della forchetta tra rendimenti dei Btp e dei Bund.


MILANO (WSI) - Lo spread fra BTP e Bund a 575 punti base era del tutto ingiustificato. A dirlo è stata Goldman Sachs, che all’inizio di questa settimana a Londra ha presentato la propria strategia d’investimento per l’anno in corso. Fra le tante presentazioni c’era anche quella di Francesco Garzarelli, co-head della divisione Global Macro-Markets Research della banca statunitense. Ciò che Goldman Sachs ha spiegato è stato tanto semplice. Il differenziale fra i bond governativi italiani con scadenza a dieci anni e i corrispettivi tedeschi, nel finale del 2011, doveva essere circa di tre punti percentuali in meno rispetto a quanto era negoziato sul mercato secondario. In altre parole, l’Italia non meritava uno spread così elevato.

Gli investitori istituzionali che hanno venduto i titoli di Stato italiani per irrazionalità o per un concreto timore sulla stabilità del Paese? È questa la domanda che si stanno ponendo in tanti. Cosa è successo fra il maggio 2011 e il luglio dell’anno scorso, prima che la Banca centrale europea (Bce) cristallizzasse i mercati finanziari? Senza le rassicurazioni di Mario Draghi, arrivate a fine luglio in modo perentorio, l’Italia avrebbe continuato a pagare il 5% in più rispetto alla Germania per rifinanziarsi sul mercato obbligazionario. Senza le Outright monetary transaction (Omt), cioè lo speciale programma di acquisto di bond governativi da parte della Bce lanciato nel luglio 2012, Roma sarebbe ancora nel mirino degli investitori più aggressivi.

In realtà, è possibile che l’Italia torni presto sotto pressione. Le elezioni politiche imminenti, ma soprattutto la recessione e la debolezza strutturale dell’economia italiana, hanno spinto in alto il Fair spread di Goldman Sachs ai massimi livelli dal 1996. Questo indicatore usato internamente dalla banca americana valuta i fondamentali di un Paese, e non solo la percezione che i mercati finanziari hanno di esso in un dato periodo temporale. E in base a questo altro spread, l’Italia avrebbe meritato un differenziale di rendimento con la Germania molto minore, circa il 3% in meno rispetto a quanto toccato intorno a metà novembre 2011.

Di fronte a dati così diversi bisogna fare un passo indietro e cercare di ricordare in che situazione era l’Italia. La rottura politica fra Silvio Berlusconi e il suo ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, si è consumata nel 2011. Ed è stata molto più importante che quella, assai più plateale, con il presidente della Camera, Gianfranco Fini. La prima componente dello spread fra BTP e Bund è quindi meramente politica. L’ipotesi di una crisi all’interno della terza economica dell’eurozona, in un momento in cui stava emergendo per la prima volta il rischio di convertibilità dell’euro, era uno degli scenari peggiori per gli investitori. Eppure, neppure una crisi politica può giustificare una discrepanza così elevata fra lo spread reale e lo spread sui mercati obbligazionari secondari.

C’è quindi la seconda componente di questo fenomeno: il contagio. Fra luglio e novembre 2011 gli investitori internazionali, specialmente asiatici e statunitensi, hanno iniziato a guardare l’Europa con estrema diffidenza. «Sembra l’Italia del Medioevo, un’area in cui tutti vogliono avere la meglio sugli altri», disse in quei mesi a Linkiesta un importante gestore di hedge fund americano. Aveva ragione. Con la Grecia vicina al collasso, la Spagna sull’orlo di una richiesta di sostegno alla comunità internazionale e l’Italia pronta a capitolare, l’Europa era vista come un continente vicino alla rovina. Si scatenò l’isteria di vendite sui titoli governativi dell’eurozona, con una prevalenza sui Paesi dell’area periferica, fra cui l’Italia. E dato che l’Italia aveva un circolante di bond assai maggiore rispetto a tanti altri Paesi, specie nei portafogli d’oltreoceano, l’impatto è stato più elevato.

Infine, c’è un terzo fattore che sta dietro alla differenza fra reale e percepito. L’Italia, a differenza di altri Paesi, ha dei fondamentali economici che risentono dei gap strutturali. L’immobilismo politico, unito alle mancate riforme del mercato del lavoro, alle mancate liberalizzazioni e alle mancante privatizzazioni, ha fatto il resto. L’Italia ha iniziato a perdere colpi sui mercati finanziari in quanto c’era il rischio, concreto, che potesse arrivare un’ulteriore frenata del processo di riforme, necessario per tutta l’eurozona.

Oggi, paradossalmente, l’Italia sta peggio di un anno fa. Il motivo lo si evince anche dal Fair spread di Goldman Sachs, salito ai massimi dal 1996. I fondamentali italiani, nell’arco degli ultimi 13 mesi, sono peggiorati. La recessione che doveva essere solo leggera nel 2012 è stata rivista al ribasso. Secondo i dati della Banca d’Italia il Pil dell’anno appena trascorso si è contratto di 2,1 punti percentuali. E il 2013 che doveva essere l’anno della ripresa economica, sempre secondo la Banca d’Italia, si chiuderà con una contrazione di un punto percentuale. E poco importa «se la ripresa arriverà nel corso dell’anno», come dicono Governo e Tesoro. Anche Goldman Sachs, da un punto di vista tecnico, dice che la ripresa italiana si avrà in quest’anno: +0,1% nel quarto trimestre. A meno che non ci siano revisioni al ribasso. Chissà che alla fine non sia proprio Goldman Sachs, la banca in cui hanno lavorato sia Mario Draghi sia Mario Monti, a offrire il migliore assist per la campagna elettorale di Silvio Berlusconi.
 
Germania: Bassa Sassonia, per 1 seggio vincono rosso-verdi


23:18 20 GEN 2013

(AGI) - Berlino, 20 gen. - Dopo 5 ore di suspence e' arrivato il risultato definitivo delle elezioni in Bassa Sassonia con la vittoria per un solo seggio di maggioranza della coalizione rosso verde, infliggendo una sonora sconfitta ad Angela Merkel, - vera batosta - .
Ciao Calca:godo:Calcone:godo:BeeeelCarcarlo e un :ciao::ciao:belli,bekki&brutti
su Class sto ascoltando il mitico Arcucci(conosciuto personalmente)sta dicendo delle cose molto vere.Dice che il primo nemico degli italiani è Equtalia che ha indotto e continua incutere timori percio consumi -sempre----

Per Scarlattina&company
A Parma per i partiti grandina, ma c'è aria pulita, sempre più pulita, aria a 5
Stelle.

"Per il Pdl e Iren Spa è una settimana glaciale. Sotto la neve, sono stati
arrestati con l'accusa di peculato e corruzione, il vicepresidente di Iren Spa
e capogruppo in consiglio regionale dell'Emilia Romagna Pdl Luigi Villani, l'ex
sindaco di Parma (in procinto di ricandidarsi per il Pdl) Pietro Vignali,
Angelo Buzzi, presidente di Iren Emilia Spa ed editore del quotidiano locale
Polis, e Andrea Costa ex presidente della partecipata del Comune di Parma STT.
Da mesi il Comune di Parma e la Giunta del sindaco Federico Pizzarotti
chiedevano al vicepresidente di Iren, Vilani, di dimettersi. Da sette anni il
comitato Corretta Gestione Rifiuti denunciava questi intrecci. In una seduta di
commissione del 26 novembre 2012, il presidente del consiglio comunale di Parma
Marco Vagnozzi aveva denunciato l' "allegra" gestione in consulenze, pubblicità,
sponsorizzazioni della partecipata del Comune STT. Il M5S di Reggio Emilia
aveva chiesto a Villani con voto unanime del consiglio comunale di Reggio
Emilia (socio di Iren Spa) del 31 gennaio 2011 di decidere se restare
vicepresidente della società quotata in Borsa o consigliere regionale. Ora
forse si comprendono le ragioni di tanto attaccamento a questo doppio incarico.
L'inchiesta è portata avanti dalla stessa Procura di Parma che ha chiesto,
fino ad oggi vanamente, il blocco del cantiere ed ha ricorso in Cassazione per
ottenerne il sequestro. Qualche giorno, fa l'amministrazione comunale di Parma,
ha presentato nuovi ricorsi al TAR contro l'inceneritore e l' affidamento di
appalti. Quello che emerge dalle indagini, è un vero e proprio intreccio di
potere, dove il denaro dei cittadini veniva utilizzato a fini meramente
privatistici per la promozione della carriera e del potere di questi politici
di professione. Il Comune di Parma con il sindaco Federico Pizzarotti si
costituirà parte civile contro gli ex amministratori e dirigenti di Iren
coinvolti. Per l'amministrazione a 5 Stelle con queste indagini "sta crollando
una cupola".
Qualche "pillola" di questo sistema di potere.
- La Guardia di Finanza ha sequestrato beni mobili e immobili (appartamenti,
terreni, auto) per circa 3,5 milioni di euro. In particolare all'ex sindaco
Vignali (Pdl) sono stati sequestrati beni per 1,9 mil di euro, all'ex
presidente di STT Costa per 1,3 milioni, 163.000 euro a Buzzi e 98.000 euro a
Villani. Vignali avrebbe cercato di occultare i suoi beni dopo lo scoppio della
precedente inchiesta Green Money
- l'ex sindaco Vignali era chiamato "Papa". La cooperativa Sws (già coinvolta
nell'inchiesta Green Money 2) era il collettore di soldi provenienti da
Enia/Iren Spa e da Infomobility (partecipata del Comune di Parma ). Per le
spese della campagna elettorale di Vignali del 2007 (amministrative) è stato
utilizzato denaro di Enia Spa e del Comune di Parma (600.000 euro tramite la
coop. Sws)
- Dal 2007 al 2011 Enia Spa (diventata Iren) fattura 4,5 milioni a Sws "per
prestazioni inesistenti". Queste risorse erano finalizzate a favorire la
promozione dell'immagine del sindaco Vignali.
- C'è stato il tentativo di interferire nelle indagini precedenti in corso,
sollecitando interrogazioni parlamentari contro la Procura da parte del
senatore Berselli del Pdl, coinvolgendo politici di livello nazionale come
Gianni Letta, Angelino Alfano e l'avvocato Ghedini, l'avvocato di Berlusconi.
Per arrivare a Berlusconi Vignali avrebbe anche contattato la reggiana Nadia
Macrì
- Il quotidiano Polis Quotidiano che prima faceva opposizione alla Giunta
Vignali ma in seguito fu oggetto di un accordo che modificò la sua linea
editoriale. E' stato cambiando il direttore. Il denaro a Polis proveniva dai
cittadini, tramite Stt la partecipata del Comune tramite l'allora presidente
Costa (98.000 euro). L'editore Buzzi in seguito a questa operazione è stato
nominato consigliere di Iren Emilia Spa, partecipata di Iren dove è tutt'oggi
presidente. Si provò anche ad acquisire il quotidiano l'Informazione di Parma
ma l'operazione non andò in porto e la testata chiuse.
- E' indagato per corruzione anche l'imprenditore Marco Rosi per la variazione
"su misura" della normativa sui dehors (ndr. dehors in via Farini) e per aver
fatto regali a Vignali attraverso il pagamento di hotel di lusso a Forte dei
Marmi
-Indagato per pecularo anche l'ex direttore di Infomobility Carlo Iacovini
(coinvolto nell'indagine Green Money)
- L'ex Presidente di ST Andrea Costa ha pagato con 19.000 euro pubblici di STT
le analisi della qualità del suo vino delle aziende agricole in Piemonte e in
Toscana di proprietà e dato soldi della partecipata Alfa all'ex presidente di
Tep Tiziano Mauro
- Dalle intercettazioni è emerso che lo stesso Vignali, che aveva dato il via
libera al progetto inceneritore da assessore all'ambiente nel 2007, nell'estate
2011 fece scattare un'ordinanza del blocco dei lavori del cantiere (che poi
ripresero...). In questo modo Vignali sperava di aumentare il consenso in vista
delle future elezioni amministrative. Il GIP che ha dato il via a questa
inchiesta è lo stessa che ha chiesto il sequestro del cantiere e non certo per
boutade elettorali
- Sempre in tema di rifiuti, nel 2007, Vignali era assessore all'ambiente del
Comune di Parma e la cooperativa Sws aveva ricevuto l'incarico di consegnare
nelle case dei parmigiani i bidoncini della raccolta differenziata. Le ragazze
addette a questa distribuzione avevano ricevuto l'input di nominare per tre
volte il nome di Vignali (che presto si sarebbe candidato a sindaco) mentre
spiegavano le modalità con le quali tale raccolta doveva avvenire. Per
l'elezione a sindaco sono stati distribuiti santini elettorali da dipendenti di
Enia, con spese a carico di Enia
- In vista delle elezioni del 2007, il Comune a guida Pdl-Udc aveva siglato un
contratto ad una persona perché postasse con denaro pubblico sui social network
dei commenti favorevoli al sindaco Vignali attraverso dei profili (account)
falsi, ovvero di persone che in realtà non esistevano." Matteo Incerti

M5S ci saremo anche NOI(in tantissimi)in parlamento sarà un vero piacere e lo apriremo come un tonno

Vado ai campi a cercar patate:D:D
 
oggi da un porto del Senegal è partito un barcone di grossi e nerboruti Senegalesi diretti in Brasile Tutti si sono chiesti cosa andassero a fare e loro hanno risposto che andavano a casa di un Amico a fargli un servizietto al bombardo se insiste con xbear :D :D :D
 
Sempre x Scarlattina&Compani

Tramite la legge n. 515/93, art. 18, comma 1, successivamente modificata dalla
legge n. 90/04, art. 7, ed interpretata dalla circolare n. 19 /E del 20 maggio
2004 dell'Agenzia delle Entrate, i partiti si sono ridotti l'aliquota IVA al 4%
su tutte le spese relative a beni e servizi attinenti le campagne elettorali.

In particolare, la legge del 1993 (anno nel quale gli italiani hanno votato il
referendum contro il finanziamento ai partiti) ha stabilito la riduzione
dell'aliquota applicata alle spese sostenute dai partiti per il materiale
tipografico, attinente alle campagne elettorali.
Successivamente, la legge del 2004 ha meglio specificato l'ambito di
applicazione dell'aliquota ridotta, includendo le spese per carta e inchiostri
in esso impiegati, per l'acquisto di spazi d'affissione*, di comunicazione
politica radiotelevisiva, di messaggi politici ed elettorali sui quotidiani e
periodici, per l'affitto dei locali e per gli allestimenti e i servizi connessi
a manifestazioni, nei novanta giorni precedenti le elezioni della Camera e del
Senato, dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia nonché, nelle
aree interessate, nei novanta giorni precedenti le elezioni dei presidenti e
dei consigli regionali e provinciali, dei sindaci e dei consigli comunali e
circoscrizionali.
Infine, la circolare dell'Agenzia delle Entrate ha specificato che, nonostante
la legge del 2004 sia intitolata "Norme in materia di elezioni dei membri del
Parlamento europeo ed altre disposizioni inerenti ad elezioni da svolgersi
nell'anno 2004", è da ritenere che la previsione agevolativa non sia limitata
ad uno specifico evento elettorale ma assuma portata generale, tale da
riferirsi alla generalità delle competizioni elettorali.

E così i partiti, mentre aumentano al 21% l'IVA che pagano i cittadini,
lasciano la loro al 4%: al finanziamento pubblico sotto forma di rimborso
elettorale si aggiunge il finanziamento pubblico sotto forma di sgravio
fiscale.

M5s ci saremo anche NOI(in tantissimi)nel parlamento e sarà un vero piacere lo apriremo come un tonno
 
Goldman: spread a 575 irrazionale, oggi dovrebbe essere peggio

di: Fabrizio Goria Pubblicato il 21 gennaio 2013| Ora 10:00


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Quando l'anno scorso il differenziale tra Btp e Bund e' arrivato a quei livelli, l'Italia non lo meritava: e' stata colpa dell'instabilita' politica e delle mancate riforme sul versante di liberalizzazioni, lavoro e privatizzazionil. Dopo un anno di tecnici fondamentali peggiorati.




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La decomposizione dei fattori che determinano l'allargamento o il restringimento della forchetta tra rendimenti dei Btp e dei Bund.


MILANO (WSI) - Lo spread fra BTP e Bund a 575 punti base era del tutto ingiustificato. A dirlo è stata Goldman Sachs, che all’inizio di questa settimana a Londra ha presentato la propria strategia d’investimento per l’anno in corso. Fra le tante presentazioni c’era anche quella di Francesco Garzarelli, co-head della divisione Global Macro-Markets Research della banca statunitense. Ciò che Goldman Sachs ha spiegato è stato tanto semplice. Il differenziale fra i bond governativi italiani con scadenza a dieci anni e i corrispettivi tedeschi, nel finale del 2011, doveva essere circa di tre punti percentuali in meno rispetto a quanto era negoziato sul mercato secondario. In altre parole, l’Italia non meritava uno spread così elevato.

Gli investitori istituzionali che hanno venduto i titoli di Stato italiani per irrazionalità o per un concreto timore sulla stabilità del Paese? È questa la domanda che si stanno ponendo in tanti. Cosa è successo fra il maggio 2011 e il luglio dell’anno scorso, prima che la Banca centrale europea (Bce) cristallizzasse i mercati finanziari? Senza le rassicurazioni di Mario Draghi, arrivate a fine luglio in modo perentorio, l’Italia avrebbe continuato a pagare il 5% in più rispetto alla Germania per rifinanziarsi sul mercato obbligazionario. Senza le Outright monetary transaction (Omt), cioè lo speciale programma di acquisto di bond governativi da parte della Bce lanciato nel luglio 2012, Roma sarebbe ancora nel mirino degli investitori più aggressivi.

In realtà, è possibile che l’Italia torni presto sotto pressione. Le elezioni politiche imminenti, ma soprattutto la recessione e la debolezza strutturale dell’economia italiana, hanno spinto in alto il Fair spread di Goldman Sachs ai massimi livelli dal 1996. Questo indicatore usato internamente dalla banca americana valuta i fondamentali di un Paese, e non solo la percezione che i mercati finanziari hanno di esso in un dato periodo temporale. E in base a questo altro spread, l’Italia avrebbe meritato un differenziale di rendimento con la Germania molto minore, circa il 3% in meno rispetto a quanto toccato intorno a metà novembre 2011.

Di fronte a dati così diversi bisogna fare un passo indietro e cercare di ricordare in che situazione era l’Italia. La rottura politica fra Silvio Berlusconi e il suo ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, si è consumata nel 2011. Ed è stata molto più importante che quella, assai più plateale, con il presidente della Camera, Gianfranco Fini. La prima componente dello spread fra BTP e Bund è quindi meramente politica. L’ipotesi di una crisi all’interno della terza economica dell’eurozona, in un momento in cui stava emergendo per la prima volta il rischio di convertibilità dell’euro, era uno degli scenari peggiori per gli investitori. Eppure, neppure una crisi politica può giustificare una discrepanza così elevata fra lo spread reale e lo spread sui mercati obbligazionari secondari.

C’è quindi la seconda componente di questo fenomeno: il contagio. Fra luglio e novembre 2011 gli investitori internazionali, specialmente asiatici e statunitensi, hanno iniziato a guardare l’Europa con estrema diffidenza. «Sembra l’Italia del Medioevo, un’area in cui tutti vogliono avere la meglio sugli altri», disse in quei mesi a Linkiesta un importante gestore di hedge fund americano. Aveva ragione. Con la Grecia vicina al collasso, la Spagna sull’orlo di una richiesta di sostegno alla comunità internazionale e l’Italia pronta a capitolare, l’Europa era vista come un continente vicino alla rovina. Si scatenò l’isteria di vendite sui titoli governativi dell’eurozona, con una prevalenza sui Paesi dell’area periferica, fra cui l’Italia. E dato che l’Italia aveva un circolante di bond assai maggiore rispetto a tanti altri Paesi, specie nei portafogli d’oltreoceano, l’impatto è stato più elevato.

Infine, c’è un terzo fattore che sta dietro alla differenza fra reale e percepito. L’Italia, a differenza di altri Paesi, ha dei fondamentali economici che risentono dei gap strutturali. L’immobilismo politico, unito alle mancate riforme del mercato del lavoro, alle mancate liberalizzazioni e alle mancante privatizzazioni, ha fatto il resto. L’Italia ha iniziato a perdere colpi sui mercati finanziari in quanto c’era il rischio, concreto, che potesse arrivare un’ulteriore frenata del processo di riforme, necessario per tutta l’eurozona.

Oggi, paradossalmente, l’Italia sta peggio di un anno fa. Il motivo lo si evince anche dal Fair spread di Goldman Sachs, salito ai massimi dal 1996. I fondamentali italiani, nell’arco degli ultimi 13 mesi, sono peggiorati. La recessione che doveva essere solo leggera nel 2012 è stata rivista al ribasso. Secondo i dati della Banca d’Italia il Pil dell’anno appena trascorso si è contratto di 2,1 punti percentuali. E il 2013 che doveva essere l’anno della ripresa economica, sempre secondo la Banca d’Italia, si chiuderà con una contrazione di un punto percentuale. E poco importa «se la ripresa arriverà nel corso dell’anno», come dicono Governo e Tesoro. Anche Goldman Sachs, da un punto di vista tecnico, dice che la ripresa italiana si avrà in quest’anno: +0,1% nel quarto trimestre. A meno che non ci siano revisioni al ribasso. Chissà che alla fine non sia proprio Goldman Sachs, la banca in cui hanno lavorato sia Mario Draghi sia Mario Monti, a offrire il migliore assist per la campagna elettorale di Silvio Berlusconi.


questa testata giornalistica filo americana di merd........ a posto di dire stronzzzate sull'italia perche non si occupa di fare articoli contro gli americani che pure uno scoiattolo di
central parck detiene armi per ammazzare figli di mamma .
 
Ultima modifica:
oggi da un porto del Senegal è partito un barcone di grossi e nerboruti Senegalesi diretti in Brasile Tutti si sono chiesti cosa andassero a fare e loro hanno risposto che andavano a casa di un Amico a fargli un servizietto al bombardo se insiste con xbear :D :D :D

:lol::lol::lol:

Bella questa!!!:D:lol::lol:

Adesso possono pure fare due tappe perchè gli amici in Brasile sono due!!!:lol::lol::lol:
 
oggi da un porto del Senegal è partito un barcone di grossi e nerboruti Senegalesi diretti in Brasile Tutti si sono chiesti cosa andassero a fare e loro hanno risposto che andavano a casa di un Amico a fargli un servizietto al bombardo se insiste con xbear :D :D :D
vero....me lo sto pigliando alla grande, tanto da cominciare a pensare di mettere seri stop e di piantarla col trading azionario....:rolleyes::rolleyes:

non scherzo raga....se va male stavolta non tradero' piu' manco una caccasecca.....:rolleyes::rolleyes:

:ciao:
 
vero....me lo sto pigliando alla grande, tanto da cominciare a pensare di mettere seri stop e di piantarla col trading azionario....:rolleyes::rolleyes:

non scherzo raga....se va male stavolta non tradero' piu' manco una caccasecca.....:rolleyes::rolleyes:

:ciao:

Carca io non ci capisco molto di quello che hai preso tu, ma mi pare di capire che stai aspettando un storno, quello che penso io è che se storno ci sarà sarà qualche giorno prima delle elezioni.

Quello che a me ha piu' impressionato, nel recente passato, è stato quando Berlusconi ha tolto la fiducia a Monti, ebbene in quel frangente mi aspettavo un tracollo con spread a 450/500 invece è arrivato a 360 e in qualche giorno si è riportato a 300: impressionante!!!

Da li, per me, la musica è cambiata.

Vedrai che ne uscirai anche stavolta!!!:up:;)
 

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