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nell'epoca del berlusconismo sia pure al tramonto nell'indifferenza generale
Addio alla Libreria Croce
«Stritolati dalle grandi catene»
Lo storico negozio di corso Vittorio chiuderà il 30 novembre dopo 66 anni. «Costretti dalla crisi, ma anche da un sistema che non aiuta gli indipendenti, serve intervento legislativo»
L'ingresso della libreria Croce (Jpeg)
ROMA - La libreria Croce è a rischio chiusura. Fondata nel 1945 da Remo Croce, lo storico salotto culturale del centro romano vive un momento di grave crisi. Da 66 anni presente in corso Vittorio Emanuele, la libreria Croce è un riferimento imprescindibile per i veri amanti della lettura che ne apprezzano lo stile sobrio e la competenza. Un altro baluardo che sta per chiudere i battenti, dopo che, nei mesi scorsi, la stessa sorte era toccata alla libreria Remainders di piazza San Silvestro, costretta a chiudere dopo decenni di attività. Si parla di una chiusura fissata al 30 novembre. «Peccato, sì, peccato perché la libreria Croce era uno di quei posti dove il personale addetto alla vendita non pensava che lavorare lì o in un supermercato fosse la stessa cosa – scrive Simone Cirulli a Corriere.it – che dava consigli sulle letture, che faceva una selezione puntuale ed attenta dei titoli offerti, non essendo gli spazi a disposizione enormi come in un centro commerciale, puntando anche sulla qualità».
LAVORATORI A RISCHIO – C’è preoccupazione tra i clienti affezionati della libreria di Corso Vittorio Emanuele, e non solo. «Ieri ero lì con mia moglie e chiedevo ad uno degli addetti dove si sarebbero trasferiti – continua il signor Cirulli – Non mi ha saputo rispondere, in cambio gli si sono inumiditi gli occhi, cosa che, vista in una persona di cinquant’anni, probabilmente con una famiglia da mantenere e con sicuramente problemi di reimpiego e la crisi in corso, fa particolarmente male». E arriva un appello alle istituzioni: «Sarà retorica, sarà inutile ma la domanda sorge spontanea: è possibile che da parte del Comune, alla guida del signor Sindaco Gianni Alemanno – aggiunge il nostro lettore – non vengano forme di difesa per delle attività storiche che, altrove sarebbero protette con denti e spada? Possibile che una vetrina culturale sita tra Piazza Navona e Campo de’ Fiori venga lasciata morire così?».
LIBRERIE IN VIA DI ESTINZIONE – Rilevata nel 2005 da Rodrigo Dias, la Croce offre 40 mila titoli di letteratura, manualistica, turismo, scienze umane e sociali in oltre 600 metri quadrati di negozio. Non manca inoltre una selezione di testi in lingua straniera (inglese, spagnolo, francese, tedesco e russo). Mentre al piano superiore si trovano i testi specializzati in discipline artistiche, i libri professionali e per il tempo libero e una sala attrezzata per presentazioni e dibattiti. «Vale la pena di ricordare che, nonostante la libreria non sia ormai più da anni in mano ai discendenti del fondatore – conclude il signor Cirulli – abbia continuato a difenderne lo stile, offrendo incontri con gli autori e momenti di riflessione culturale, parola forse abusata ma mai abbastanza difesa di questi tempi». Che ne sarà di questo immenso patrimonio? «Dal 30 novembre chiudiamo per inventario, poi si vedrà – spiega il proprietario Rodrigo Dias – Al momento non abbiamo una data. Certo è che la situazione è diventata insostenibile e se non ci si mette mano anche dal punto di vista legislativo spariranno tutte le librerie indipendenti».
FUTURO INCERTO – È l’effetto della crisi, dice Dias, ma anche il riflesso di un «sistema di economico e di vendita che stritola il piccolo librario». «In periodi come questo si tende a risparmiare anche sui libri, e il calo degli incassi – prosegue il signor Dias – legato al costo degli affitti e del lavoro dipendente, privo di sgravi, rende ancora più instabile l’equilibrio precario di una libreria indipendente». E la libreria Croce è uno degli ultimi baluardi storici nel centro della Capitale: «Si dovesse decidere per la chiusura sarà un dolore, ma così non si va avanti – conclude Rodrigo Dias – Bisogna ristudiare il sistema dall’inizio. Se poi si vuole che le librerie indipendenti scompaiano come le carrozze trainate da cavalli, si continui così».
Simona De Santis
22 novembre 2011 | 16:45
Addio alla Libreria Croce
«Stritolati dalle grandi catene»
Lo storico negozio di corso Vittorio chiuderà il 30 novembre dopo 66 anni. «Costretti dalla crisi, ma anche da un sistema che non aiuta gli indipendenti, serve intervento legislativo»
L'ingresso della libreria Croce (Jpeg)
ROMA - La libreria Croce è a rischio chiusura. Fondata nel 1945 da Remo Croce, lo storico salotto culturale del centro romano vive un momento di grave crisi. Da 66 anni presente in corso Vittorio Emanuele, la libreria Croce è un riferimento imprescindibile per i veri amanti della lettura che ne apprezzano lo stile sobrio e la competenza. Un altro baluardo che sta per chiudere i battenti, dopo che, nei mesi scorsi, la stessa sorte era toccata alla libreria Remainders di piazza San Silvestro, costretta a chiudere dopo decenni di attività. Si parla di una chiusura fissata al 30 novembre. «Peccato, sì, peccato perché la libreria Croce era uno di quei posti dove il personale addetto alla vendita non pensava che lavorare lì o in un supermercato fosse la stessa cosa – scrive Simone Cirulli a Corriere.it – che dava consigli sulle letture, che faceva una selezione puntuale ed attenta dei titoli offerti, non essendo gli spazi a disposizione enormi come in un centro commerciale, puntando anche sulla qualità».
LAVORATORI A RISCHIO – C’è preoccupazione tra i clienti affezionati della libreria di Corso Vittorio Emanuele, e non solo. «Ieri ero lì con mia moglie e chiedevo ad uno degli addetti dove si sarebbero trasferiti – continua il signor Cirulli – Non mi ha saputo rispondere, in cambio gli si sono inumiditi gli occhi, cosa che, vista in una persona di cinquant’anni, probabilmente con una famiglia da mantenere e con sicuramente problemi di reimpiego e la crisi in corso, fa particolarmente male». E arriva un appello alle istituzioni: «Sarà retorica, sarà inutile ma la domanda sorge spontanea: è possibile che da parte del Comune, alla guida del signor Sindaco Gianni Alemanno – aggiunge il nostro lettore – non vengano forme di difesa per delle attività storiche che, altrove sarebbero protette con denti e spada? Possibile che una vetrina culturale sita tra Piazza Navona e Campo de’ Fiori venga lasciata morire così?».
LIBRERIE IN VIA DI ESTINZIONE – Rilevata nel 2005 da Rodrigo Dias, la Croce offre 40 mila titoli di letteratura, manualistica, turismo, scienze umane e sociali in oltre 600 metri quadrati di negozio. Non manca inoltre una selezione di testi in lingua straniera (inglese, spagnolo, francese, tedesco e russo). Mentre al piano superiore si trovano i testi specializzati in discipline artistiche, i libri professionali e per il tempo libero e una sala attrezzata per presentazioni e dibattiti. «Vale la pena di ricordare che, nonostante la libreria non sia ormai più da anni in mano ai discendenti del fondatore – conclude il signor Cirulli – abbia continuato a difenderne lo stile, offrendo incontri con gli autori e momenti di riflessione culturale, parola forse abusata ma mai abbastanza difesa di questi tempi». Che ne sarà di questo immenso patrimonio? «Dal 30 novembre chiudiamo per inventario, poi si vedrà – spiega il proprietario Rodrigo Dias – Al momento non abbiamo una data. Certo è che la situazione è diventata insostenibile e se non ci si mette mano anche dal punto di vista legislativo spariranno tutte le librerie indipendenti».
FUTURO INCERTO – È l’effetto della crisi, dice Dias, ma anche il riflesso di un «sistema di economico e di vendita che stritola il piccolo librario». «In periodi come questo si tende a risparmiare anche sui libri, e il calo degli incassi – prosegue il signor Dias – legato al costo degli affitti e del lavoro dipendente, privo di sgravi, rende ancora più instabile l’equilibrio precario di una libreria indipendente». E la libreria Croce è uno degli ultimi baluardi storici nel centro della Capitale: «Si dovesse decidere per la chiusura sarà un dolore, ma così non si va avanti – conclude Rodrigo Dias – Bisogna ristudiare il sistema dall’inizio. Se poi si vuole che le librerie indipendenti scompaiano come le carrozze trainate da cavalli, si continui così».
Simona De Santis
22 novembre 2011 | 16:45