Inoltre, ho trovato un vecchio articolo.
SAVONA / Sgominata una banda legata alla ’ndrangheta
che si arricchiva con le aziende in crisi
Fallimenti col trucco: 8 arresti
Sequestrati beni immobili per un valore di oltre 15 miliardi
di Giorgio Dolcetti
Un perverso sistema di finanziamenti e di acquisizioni industriali ha messo in luce un meccanismo in realtà molto semplice che consentiva ad alcuni "faccendieri" di trarre dei forti guadagni da aziende ormai prossime al fallimento e alla chiusura.
Lo hanno scoperto le fiamme gialle del Gico di Genova insieme ai loro colleghi di Savona e Imperia che nell’operazione Golden field (terreni d’oro) coordinata dalla Procura di Savona, in particolare dal procuratore capo Vincenzo Scolastico e dal sostituto procuratore Alberto Landolfi, hanno smascherato un insidioso giro di vendite, acquisizioni e prestiti illeciti che da tempo arricchivano alcuni pregiudicati legati alla ’ndrangheta calabrese. Nell’operazione sono stati sequestrati beni immobili per oltre 15 miliardi di lire. Tra questi figurano terreni a Foligno e ad Albenga, poco lontano dallo svincolo autostradale. Quest’ultimo già oggetto di una inchiesta condotta dalla stessa magistratura savonese.
Le fiamme gialle in un anno di indagini hanno capito che quello che operava nell’ombra era un vero e proprio "comitato d’affari" che gerarchicamente studiava al dettaglio le operazioni di mercato da compiere sulle varie piazze italiane. Ad esempio aziende un tempo forti e rinomate come le Ferrovie Torino Nord e la Fer.To.Fin, venivano attentamente studiate dagli esperti dell’organizzazione e poi dopo trattative "fantasma" venivano acquisite e finanziate con denaro proveniente da alcuni istituti di credito del tutto ignari di che cosa andassero veramente a sostenere economicamente.
Tra le banche finite nel mirino della banda figura il Credito fondiario delle 3 Venezie con sede a Venezia che per l’acquisto e la dismissione delle Ferrovie Torino Nord ha impiegato ben 8 miliardi e mezzo di finanziamenti finiti invece nelle tasche dei faccendieri che acquistavano terreni, fabbricati, capannoni e poi li rivendevano a società immobiliari o finanziarie per riciclare il denaro di quella operazione. Ma per nascondere tutte le complicatissime parti delle loro operazioni avevano deciso di trasferire alcune produzioni fantasma all’estero. Ed era difficile così risalire alla miriade di affari illeciti che gli "pseudo" economisti avevano portato a termine. Otto le persone arrestate. Devono rispondere di bancarotta fraudolenta, riciclaggio e indebita percezione di rimborsi Iva ottenuti attraverso fittizie compravendite di beni immobili. Si tratta di Giuseppe Rinaldi, 79 anni, arrestato in Brasile, Francesco Filippone, 50 anni, il padre di quest’ultimo, Domenico, 78 anni, di Ceriale, i fratelli Vincenzo e Giuseppe Primo, 35 e 45 anni, arrestati a Milano, Elvio Padovani, 50 anni, arrestato a Milano, Massimo Vincenzi, 36 anni, di Torino e Massimo Molinari, 44 anni, anche lui torinese. Francesco Filippone e i fratelli Primo figurano anche indagati in un’inchiesta parallela condotta dalla Procura di Imperia su riciclaggio di denaro sporco denominata "Uragano".
Le fiamme gialle seguivano già da molto tempo gli arrestati. In particolare Giuseppe Rinaldi, Francesco Filippone, che sembra fossero i due registi. In sostanza i due trovavano le aziende cui riferirsi per le loro speculazioni, le acquistavano, si servivano di prestanome per l’acquisto, chiedevano dei finanziamenti alle banche anche fittizi per rilanciare la loro attività, e poi sparivano con la cassa intascando praticamente l’intero importo sottratto agli istituti di credito.