Argentina in «luna di miele» con i mercati
Dal default alla ripresa. Per l’Argentina i mercati internazionali non fanno più paura. Tornata ad emettere obbligazioni da un anno e mezzo dopo il default del 2001, ancora oggi la luna di miele con i mercati non sembra terminata.
L’ultima fatica è rappresentata dall’emissione in euro di ieri da 2,75 miliardi che ha attirato richieste quattro volte superiori l’ammontare offerto. Con un rating nella categoria a rischio “B3/B+” gli investitori, sempre alla ricerca di opportunità, sono riusciti a strappare un rendimento del 3,5% per la tranche a 5 anni, del 5,3% per quella a 10 anni. L’Argentina ha poi aggiunto per la prima volta una tranche a 30 anni che gode di un rendimento a scadenza del 6,3 per cento. La massiccia richiesta per 11,5 miliardi è quasi il doppio di quella di un anno fa per quasi lo stesso ammontare: «Un segnale della fiducia dei mercati nei confronti del governo Macrì» si legge in un comunicato del ministero del Tesoro argentino il quale per la prima volta è arrivato a spingersi con una emissione di così lunga scadenza dopo il miglioramento del rating che in un anno è passato da B- a B+. Gli investitori europei che hanno sottoscritto il bond provengono da svariati paesi: Germania, Austria, Belgio, Spagna, Finlandia e anche Italia. L’emittente ha già collocato titoli in dollari, ma al momento, essendo i tassi nella valuta verde più alti rispetto all’euro, per il paese scegliere la valuta europea rappresenta un vantaggio potendo risparmiare sul costo del debito.
Non è un caso che molti paesi sudamericani negli ultimi mesi abbiano utilizzato l'euromercato per fare funding. «Molti emittenti latino-americani stanno collocando in euro - ha commentato un trader -. Il momento è favorevole perché i tassi sono molto bassi, ma naturalmente c’è qualche rischio in termini di potenziale volatilità tra l’euro e il dollaro». Non solo titoli governativi, ma anche le corporate americane come Philip Morris International che ieri ha collocato un bond da un miliardo di euro. In questa caccia ai rendimenti, i mercati emergenti continuino ad offrire un potenziale di crescita superiore rispetto ai mercati sviluppati. La tendenza di lungo termine ad una maggiore penetrazione dei consumi e alla crescita della ricchezza, con un conseguente passaggio a prodotti e servizi di fascia più elevata, continua ad essere di buon auspicio per questi mercati in futuro. La stessa cosa avviene per l'Argentina: dopo la contrazione del 2016, quest'anno la crescita del Pil dovrebbe recuperare attestandosi al 2,7%, grazie alle nuove politiche orientate alla crescita del Presidente Macri.