Azioni Italia Il trading secondo noi (2 lettori)

MATLEY

Forumer storico
Il Fondo di Redenzione Europeo è stato approvato, ecco cosa ci aspetta

E’ incredibile che non se ne sia parlato in tv e nei giornali, ma forse non sapete che il famoso Redemption Fund è stato approvato dalla UE ed è pronto per la ratifica nei singoli paesi. Riporto una serie di considerazioni, tra loro pure contrastanti, e dati alla mano fate le vostre considerazioni anche se nessun politico o banchiere ve le ha chieste dato che la crisi la gestiscono loro mentre noi paghiamo. Dioni

Non bastava dunque il MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità, la cui entrata in vigore è definitiva dato che ieri è stato approvato dalla Corte Costituzionale tedesca, dopo essere stato approvato a luglio in italia. Non era sufficiente neppure il Fiscal Compact, o meglio il pareggio di bilancio, che trasforma un’entità illegittima – il debito – in una leva costituzionale bastevole a giustificare qualunque tipo di provvedimento che il governo di turno decida di calare sulle teste degli Italiani.

Ora l’Unione Europea sforna l’ERF, European Redemption Fund, o per meglio dire il Fondo Europeo di Redenzione (o Riscatto). Il 13 giugno scorso infatti il Parlamento europeo ha approvato, con il voto su due risoluzioni, il regolamento per il rafforzamento della governance dell’UE, si tratta quindi di ratificarlo nei singoli paesi.


L’European redemption fund (Erf) farebbe confluire l’importo dei vari debiti pubblici degli Stati dell’Eurozona per la parte eccedente il 60% del PIL in un apposito fondo; l’Erf verrebbe garantito dagli Stati nazionali membri attraverso i loro asset pubblici e da almeno una percentuale di tasse riscosse a livello nazionale. Tale fondo, poi, emetterebbe bonds europei caratterizzati da una rigorosa scadenza di 20, massimo 25 anni. In questo lasso di tempo, tutti gli Stati aderenti avrebbero, inoltre, l’obbligo di assettare il proprio rapporto debito/PIL al 60%. Ci troviamo di fronte, quindi, ad un fondo la cui esistenza è temporaneamente limitata e che comunque deve essere completamente rimborsato dagli Stati membri alla fine della sua durata. Da questa soluzione (che non implicherebbe la riformulazione dei Trattati esistenti o la scrittura di nuovi, ma che può essere concretizzata mediante semplici intese) Paesi come l’Italia dovrebbero ricevere il vantaggio di pagare nel complesso interessi sul debito relativamente bassi, mentre Paesi come la Germania dovrebbero sopportare costi maggiori rispetto agli attuali per finanziare interamente il relativo debito.

Proprio al fine di compensare questo sbilanciamento, i Paesi finanziariamente ed economicamente più solidi pretenderebbero in cambio un rispetto vero e proprio degli impegni presi. L’Italia, ad esempio, sarebbe tenuta a perseguire scrupolosamente un percorso finanziario ben delineato al fine di portarla nei tempi stabiliti al 60% del rapporto debito/PIL, ed i miglioramenti in materia verrebbero annualmente ed accuratamente valutati. Se ci dovesse essere un allontanamento dalla “retta via” non è affatto esclusa, come extrema ratio, l’ipotesi di cacciata dal fondo … tutto questo perlomeno in teoria.

In cambio dell’obbligo (controllato a vista da ispettori) a pagare una sorta di mega mutuo per azzerare il debito sopra il 60% esso offre tassi quasi tedeschi, si stima circa 80-100 punti base sopra il Bund, forse addirittura zero.

Non è poco, si tratta di uno sconto gigantesco rispetto ai tassi che l’Italia ha sempre pagato sul suo debito, solo che questa volta vanno restituite anche quote di capitale.

Considerazioni sull’ERF di Rischiocalcolato.it

Qui bisogna intendersi su una questione fondamentale: Vogliamo ridurre il nostro debito pubblico oppure no e fare una bancarotta classica ( o uscire dall’euro etc etc)?

Come sapete io penso che il modo corretto e meno doloroso di uscire dalla tenaglia del debito sia pagarlo, dunque non riesco a giudicare il redemption fund in termini negativi, ed anzi lo vedo come uno strumento eccezionalmente conveniente per gestire il nostro debito pubblico. Ovviamente il rischio sta nell’escussione della garanzia. Cioè se l’Italia ritardasse o non effettuasse i pagamenti previsti scatterebbero clausole automatiche sul nostro patrimonio. (si ipotizza che ad esempio,che l’oro fisico di ciascuna banca centrale europea venga trasferito temporaneamente alla BCE la quale farebbe da garante e da “banco” per punire chi sgarra).

Peraltro il redemption fund, deresponsabilizerebbe la nostra scassata classe politica in senso positivo, cioè il Bersani di turno se la potrebbe comodamente prendere col redemption fund ( e i soliti cattivi tedeschi) ove dovesse prendere decisioni impopolari.

Al solito la differenza verrà fatta da COME il redemption fund verrà pagato, ovvero se dalla leva fiscale oppure dai tagli di spesa e dalla cessione di patrimonio pubblico improduttivo (perchè in mano allo Stato).

Risoluzioni approvate

La prima risoluzione (clicca qui), denominata Gauzes, dal nome del relatore, è stata approvata con il 73% dei voti a favore (qui è possibile vedere il dettaglio) e ha messo nero su bianco un principio da far accapponare la pelle: l’assoggettamento a tutela giuridica di uno Stato membro (a decorrere dal 2017). Ciò significa che ‘le autorità dello Stato membro interessato attuano le misure raccomandate (dalle istituzioni europee, NdA) relative all’assistenza tecnica (…) e presentano alla Commissione un piano di ripresa e di liquidazione dei debiti per approvazione. Cioè il Governo nazionale perde ogni tipo di potere decisionale e operativo; in altre parole lo Stato è privato totalmente della propria sovranità. In altri termini potremmo dire che è commissariato. Formalmente occupato dall’esercito della grande finanza internazionale. Nessun complottismo, dunque…è una vera e propria dittatura dell’euro e dell’UE. Non a caso, l’ex presidente Cossiga si esprimeva in questi termini: “l’organizzazione politica più antidemocratica che esiste oggi al mondo è l’Unione Europea. (…) se uno stato sovrano si fosse dato un’organizzazione istituzionale come quella dell’UE saremmo scesi tutti quanti in piazza. Armati.”

La risoluzione Ferreira (clicca qui), approvata con il 74% dei voti favorevoli (vedi qui), stringe il cappio, introducendo appunto il nuovo fondo, l’ERF – il Fondo Europeo di Redenzione (o Riscatto). Tecnicamente, è l’articolo 6 quinquies a definire il biblico provvedimento, ‘al fine di ridurre il debito eccessivo nell’arco di un periodo di 25 anni’. Gli Stati membri dovrebbero trasferire ‘gli importi debitori superiori al 60% del PIL all’ERF nell’arco di un periodo di avviamento di 5 anni’, attuare ‘una strategia di consolidamento di bilancio e un’agenda di riforme strutturali’,costituire ‘garanzie per coprire adeguatamente i prestiti concessi dall’ERF’, ridurre ‘i rispettivi disavanzi strutturali durante il periodo di avviamento per rispettare le norme di bilancio’. Il passaggio sicuramente più insidioso è quello relativo alle garanzie: secondo gli analisti tedeschi, l’Italia dovrebbe partecipare al fondo con la quota più grande (40%), ovvero oltre 950 miliardi di euro. Per coprire il prestito dell’ERF, l’Italia potrebbe essere costretta a cedere (almeno per 25 anni) una frazione più o meno cospicua del gettito delle imposte nazionali, a vendere una parte del patrimonio (asset) pubblico, a dare in pegno le proprie riserve auree e di valuta estera. Perdendo tutto, nel caso non riesca a onorare il prestito dell’ERF. Siamo dunque in un nuovo circolo vizioso: riforme strutturali e ripianamento di un debito illegittimo, attraverso un nuovo ricorso a prestito (ovvio, no?! secondo la logica degli usurai è infatti normale che una persona indebitata faccia ricorso a nuovi prestiti!). Ma questa volta gli strozzini vogliono garanzie a copertura: ci penseranno le nostre tasse e il patrimonio del nostro paese.

Il Parlamento Europeo (con poche lodevoli eccezioni) fiancheggia dunque, più o meno ignaro, le istituzioni antidemocratiche europee, come la Commissione e la BCE, e aiuta le banche e la finanza mondiale a dissanguarci, attraverso il nuovo Fondo Europeo di Redenzione.

Parliamoci chiaro: se ci sembrava essere di aver raggiunto il fondo con le ‘raccomandazioni’ poco amorevoli dell’UE, il pareggio di bilancio, il meccanismo europeo di stabilità, dobbiamo cambiare idea: l’ERF ci sta traghettando all’inferno. Non abbiamo scuse: solo noi possiamo realmente ‘redimerci’, riscattarci come cittadini, affrancandoci da questa Europa e dai partiti complici e conniventi con banche e grande finanza. Solo poi possiamo liberarci dalla dittatura del Dio denaro.

Considerazioni di WallStreetItalia.com

Ma quali sarebbero per noi le conseguenze e quali i vantaggi di un simile scenario? Il team londinese di Mediobanca Securities, guidato da Antonio Guglielmi, tenta di rispondere al quesito con una simulazione che si basa su alcune assunzioni: un costo di rifinanziamento dell’Erf pari al 3,25% annuo, un tasso di crescita reale medio annuo del Pil, nell’eurozona, di 1/1,5 punti percentuali, e un tasso di inflazione non oltre il 2%.

Il Fondo, nel modello elaborato, avrebbe, dal momento della costituzione, una vita residua di 25/30 anni, periodo sufficiente a “redimere” le quote eccedenti.
Per l’Italia si tratta di conferire la porzione maggiore, pari a circa 950 miliardi di euro: circa il 40% del totale, che ammonterebbe a 2.300 miliardi qualora dal Fondo venissero esclusi i paesi già sotto tutela congiunta di
Fmi e Ue (Portogallo, Irlanda, Grecia).

I vantaggi sarebbero consistenti: per la quota conferita, il paese trarrebbe risparmi sul rifinanziamento di 24 miliardi l’anno (1,5% del Pil). Ne godremmo più della Spagna (0,3% del Pil) in virtù del peso minore della quota madrilena, mentre la Germania dovrebbe sopportare un extra-costo pari allo 0,4% del prodotto.

Ma non è tutto oro quel che luccica: i paesi aderenti sarebbero sottoposti a una stretta condizionalità: una parte delle entrate fiscali dovrebbe esser destinata a ripagare le quote in maturazione dello stock trasferito, in modo da annullare il carico totale nei termini stabiliti.

Gli stati dovrebbero anche immobilizzare collaterali a garanzia dell’Erf, pari almeno al 20% dell’importo confluito. Il collaterale verrebbe “sbloccato” solo ad “espiazione” raggiunta.

Mediobanca stima che, per l’Italia, durante i primi anni di attività dell’Erf, circa l’8% delle entrate fiscali dovrebbe essere asservito al meccanismo di redenzione, ma la percentuale si ridurrebbe con il passare degli anni, riducendosi a meno del 3% nell’ultimo decennio di vita del Fondo.

In termini di budget, i vincoli alle spese sarebbero stringenti. E i tagli draconiani: se l’Erf fosse entrato in vigore nel 2011, il Belpaese avrebbe dovuto sforbiciare la spesa di ben 16 punti percentuali, mentre necessiterebbe di un avanzo primario pari – in media – al 4% annuo, per più di due decenni, al fine di redimere interamente la propria quota.

Basti pensare che, con i sacrifici sostenuti dagli italiani nel 2011, l’avanzo al netto degli interessi è stato pari all’1% del Pil. Certo, si tratta pur sempre di una stima, ma indicativa dei costi approssimativi di una simile strategia.

L’Italia, nel passato, ha già dato dimostrazione di poter mantenere avanzi primari per periodi prolungati, ma bloccare il bilancio per quasi tre decenni sembra una sfida di portata immane, anche dal punto di vista politico.

Per questo, secondo Guglielmi, un piano di drastica riduzione dello stock del debito, da effettuare per mezzo di cessioni del patrimonio pubblico, potrebbe affiancare l’Erf, riducendo il rigore di bilancio anno per anno, e i sacrifici per i contribuenti.

Considerazioni di Byoblu.com


Ecco la trascrizione del video.

Si chiama pignoramento dello stipendio, e molti di voi la conoscono come quella pratica odiosa cui un creditore può ricorrere per farsi pagare. Per dirla in parole povere: quel che guadagni ti viene decurtato di un quinto o di un terzo a vita, o fino a quando il debito non sia stato ripianato. E’ odiosa perché, in qualche modo, seppure matematicamente sia a somma zero, non aggredisce il tuo patrimonio, ma ti toglie direttamente il futuro, per cui ti regala la sgradevole sensazione di essere un condannato nel braccio della morte, che vive solo per attendere l’ora della sua uccisione.

Dopo avere ideato fondi di stabilizzazione nei quali iniettiamo decine di miliardi; dopo avere ideato un meccanismo di stabilità per il quale pagheremo 8 miliardi entro l’anno e centinaia in prospettiva; dopo avere deciso che noi italiani dobbiamo pagare 20 miliardi per le banche spagnole, indebitandoci al posto loro, oggi lepolitiche strozza-popoli di quel nodo scorsoio economico nel quale si è trasformata l’Europa ne stanno inventando un’altra.

Si chiama European Redemption Fund (ERF per gli amici), cioè Fondo di Redenzione (nel senso di estinzione) Europeo. L’idea è che, siccome siamo stati cattivi, ora dobbiamo essere redenti, come se ci fosse poi un unto del Signore in grado di confessare gli stati e comminare il giusto numero di Ave Marie economiche. Il peccato capitale è il debito pubblico. Fa niente che sia divenuto il male assoluto solo perché ci hanno tolto gli strumenti per rifinanziarcelo da soli, ovvero la sovranità monetaria: deve calare sotto al 60% del Pil e basta. Ma come fare? Difficile, in un momento in cui vige la religione dell’austerity, alla quale come monaci autoflagellanti ci imponiamo di obbedire - chissà, forse nella speranza di guadagnarci un posto nel paradiso dei neoliberisti -: le tasche sono vuote e sotto al materasso non c’è più niente.

Ci voleva il colpo di genio. E la brillante idea è arrivata. Così hanno preso spunto da quelle società finanziarie che prima ricoprono lo sprovveduto e incauto cittadino di soldi spesso non richiesti e poi, quando è in difficoltà, procedono a pignorargli lo stipendio a vita. E qual è lo stipendio di uno Stato? Sono le sue entrate fiscali, naturalmente. Perché dunque non pignorare le tasse degli stati con un debito pubblico superiore al 60% del Pil per una ventina di anni? Secondo Goldman Sachs, si tratta di ragionare su qualcosa come 1541 miliardi per la Germania, 1193 per la Francia, 954 per l’Italia, 652 per la Spagna, 364 per l’Olanda, 225 per il Belgio e 181 per l’Austria. Si parte con 2,3 miliardi di euro in totale. Certo, per garantire il fondo, gli stati beneficiari del pignoramento (sembra un ossimoro: uno che beneficia dalla sua stessa confisca dello stipendio) dovranno tirare fuori le proprie riserve di oro (guarda un po’), che sono l’unica certezza rimasta, visto che il metallo prezioso è la sola valuta universalmente accettata e che non dipende dai giochetti computerizzati di questi nerds dell’alta finanza, che dopo gli accordi di Bretton Woods hanno potuto sbizzarrirsi con le loro funamboliche masturbazioni monetarie. Una volta messo finalmente l’oro sul piatto, loro procedono a pignorarci le entrate tributarie fino al 2035 o giù di lì. E se le tasse non bastano (sai com’è, c’è l’austerity)? ZAC: via l’oro! Loro chi? Non si sa, esattamente come non si sa quali organizzazioni finanziarie gestiranno il MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità sul quale non potremo avere informazioni perché i documenti saranno secretati e inviolabili, tranne che dovremo dargli almeno 125 miliardi: questa è l’unica informazione che ci viene gentilmente concessa.

Wolfgang Schäuble, il ministro delle finanze tedesco, ha già detto che non si può fare, perché l’ERF violerebbe i trattati europei, i quali sostengono che nessun paese può essere considerato responsabile del debito pubblico di un altro. Curioso, veramente curioso, visto che è dall’inizio della crisi che non facciamo altro che indebitarci per salvare altri paesi dai loro debiti, e ora perfino le banche dai loro stessi debiti. Ma forse Schäuble intendeva dire che è alla Germania che i trattati impediscono di essere responsabile verso le sue colonie, visto che se partisse il Redemption Fund gli spread (secondo gli analisti che notoriamente ci azzeccano sempre) si stringerebbero parecchio, e i tedeschi non potrebbero più recuperare soldi freschi a interessi virtualmente zero sulle spalle degli altri, avvantaggiandosi di un tasso di accrescimento industriale che dal 1999 al 2010 è passato dallo 0,9% al 9%, di una disoccupazione che nello stesso periodo è scesa dal 10,5% al 7,4% per toccare il 6,7% di quest’anno e di un tasso di crescita del Pilpartito all’1,5% e finito due anni fa al 3,5%. Invece, se partisse l’ERF, costerebbe qualcosa come lo 0,6% del Pil tedesco per ogni anno di pignoramento. E loro a queste cose ci tengono.

Ma certo, se ci mettiamo l’oro…

Fonti:

ERF: la nuova spada di Brenno | Teste Libere

Articolo Fondamentale: L’European Redemption Fund, è quasi-Realtà ( la Pietanza Tedesca di cui non si parla Mai) | Rischio Calcolato

Fondo di redenzione europeo: ecco quanto costerebbe all'Italia

E ora ci pignorano lo stipendio
 

MATLEY

Forumer storico
Henry Kissinger: “Se non riesci a sentire i tamburi di guerra allora devi essere sordo”


NEW YORK – Stati Uniti – Con una notevole ammissione l’ex Segretario di Stato dell’era Nixon, Henry Kissinger, rivela ciò che sta accadendo in questo momento nel mondo e in particolare in Medio Oriente. Parlando dal suo lussuoso appartamento di Manhattan, l’anziano statista, che compirà 89 anni a maggio, con la sua analisi della situazione attuale, è molto più avanti del forum mondiale di geo-politica ed economia.

Di Alfred Heinz
Daily Squib (giornale satirico)

“Gli Stati Uniti stanno tenendo a freno Cina e Russia, e l’ultimo chiodo nella bara sarà l’Iran, che è, naturalmente, l’obiettivo principale di Israele. Abbiamo permesso alla Cina di aumentare la sua forza militare e alla Russia di riprendersi dalla sovietizzazione, per dare loro un falso senso di spavalderia, questo creerà un crollo più veloce per tutti loro insieme. Siamo come un tiratore sveglio che sfida l’inesperto a prendere la pistola, ma quando ci prova, è bang bang. La prossima guerra sarà così grave che una sola superpotenza può vincere, e siamo noi gente. È per questo che l’UE ha tanta fretta di formare un superstato completo perché sanno che sta arrivando, e per sopravvivere, l’Europa dovrà essere un unico stato coeso. La loro urgenza mi dice che loro sanno benissimo che la grande resa dei conti è alle porte. Oh quanto ho sognato questo momento delizioso. “

“Chi controlla il petrolio controlla le nazioni, chi controlla il cibo controlla il popolo”.
 

MATLEY

Forumer storico
La Fed opererà un costante flusso di liquidità, fino a quando l’economia statunitense sarà uscita dall’attuale fase di debole crescita, fino a quando si vedrà un sostenuto miglioramento del mercato del lavoro.
Il QE3 continuerà per un certo periodo anche dopo che l’economia si sarà rafforzata.


“Abbiamo perso il controllo, stiamo creando moneta dal nulla – con queste parole l’ex candidato alla Casa Bianca Ron Paul ha commentato l’annuncio dato giovedì dalla Federal Reserve.
Paul è intervenuto brevemente su Bloombgerg Tv, dove ha riassunto un concetto sempre meno popolare negli Stati Uniti: la Federal Reserve, sta indebolendo il dollaro per liquidare l’enorme debito tramite l’inflazione.
“E’ impressionante – ha proseguito – che questo non generi un collasso dei mercati. Ben Bernanke di fatto ha detto che siamo in grande difficoltà e che faremo qualcosa senza precedenti che non avrà un impatto negativo sul dollaro.
L’azionario ci crede, ma il dollaro non sta andando bene e il suo valore reale si misura rispetto all’oro e l’oro ha fatto un gran balzo dai minimi ai massimi storici.”
 

MATLEY

Forumer storico
Egan Jones Downgrada gli Stati Uniti da AA a AA-


Egan Jones è una società di rating indipendente, una società che cerca di costruirsi una solida reputazione dando giudizi che anticipino gli eventi e non che li certifichino (noto metodo usato dalle 3 sorelle del rating).

Ebbene Egan Jones ha appena downgradato gli Stati Uniti d’America da AA a AA-

ecco le motivazioni in forma sintetica:

Synopsis: UNITED STATES (GOVT OF) EJR Sen Rating(Curr/Prj) AA-/ N/A Rating Analysis – 9/14/12 EJR CP Rating: A1+ Debt: $15.2B EJR’s 1 yr. Default Probability: 1.2%

Up, up, and away - the FED’s QE3 will stoke the stock market and commodity prices, but in our opinion will hurt the US economy and, by extension, credit quality. Issuing additional currency and depressing interest rates via the purchasing of MBS does little to raise the real GDP of the US, but does reduce the value of the dollar (because of the increase in money supply), and in turn increase the cost of commodities (see the recent rise in the prices of energy, gold, and other commodities). The increased cost of commodities will pressure profitability of businesses, and increase the costs of consumers thereby reducing consumer purchasing power. Hence, in our opinion QE3 will be detrimental to credit quality for the US.

Some market observers contend that a country issuing debt in its own currency can never default since it can simply print additional currency. However, per Reinhart & Rogoff’s ” This Time Is Different: Eight Centuries of Financial Folly ” , p.111, 70 out of 320 defaults since 1800 have been on domestic (i.e., local currency) public debt. Note, US funding costs are likely to slowly rise as the global economy recovers or the FED scales back its Treas. purchases (75% recently).

From 2006 to present, the US’s debt to GDP rose from 66% to 104% and will probably rise to 110% a year from today under current circumstances; the annual budget deficit is 8%. In comparison, Spain has a debt to GDP of 68.5% and an annual budget deficit of 8.5%. We are therefore downgrading the US country rating from “AA” to “AA-”.

Ratings History:
Egan-Jones rating history for United States (Govt of).
9.14.12 AA to AA (-)
4.15.12 AA+ to AA (Negative outlook)
7.16.11 AAA to AA+

In sintesi, il QE3 serve a poco per il PIL, mina la fiducia nel dollaro e riduce il potere di acquisto dei consumatori attraverso l’incermento del prezzo delle commodities.
 

MATLEY

Forumer storico
agenda odierna:

Grecia- Emissione di titoli di stato con scadenza a tre mesi. Ammontare: 1 miliardo di euro.

TRIMESTRALIStati Uniti- FedEx (1° trimestre 2012/2013, prima dell’apertura di Wall Street)

MACROECONOMIAGERMANIA- Indice ZEW (sentiment economico) a settembre (ore 11.00). Consensus: -20,0.-
Indice ZEW (situazione corrente) a settembre (ore 11.00). Consensus: 17,8.


GRAN BRETAGNA- Indice dei prezzi al consumo ad agosto (ore 10.30). Consensus: +0,5% m/m; +2,5% a/a.


STATI UNITI-
Saldo delle partite correnti nel secondo trimestre (ore 14.30). Consensus: -127 miliardi di dollari. –
Acquisti netti di attività finanziarie a lungo termine a luglio (ore 15.00).

- Indice del mercato immobiliare NAHB a settembre (ore 16.00). Consensus: 37,0.
 

Users who are viewing this thread

Alto