Approfitto di questa pioggerella di opere per un paio di osservazioni.
Prima: all'epoca la riproduzione a bulino era codificata sin nei minimi dettagli tecnici. Per esempio, l'incarnato delle donne si doveva rendere con un certo tratto, quello degli uomini con uno differente. Questo perché l'incisione di traduzione si preoccupava di rendere il più possibile gli effetti dell'originale tramite un linguaggio che si imponesse da solo. Non c'era da lavorare di fantasia, ma soprattutto di abilità tecnica. Le cosiddette regole erano numerose.
Seconda: noi oggi possiamo sorridere vedendo come la fantasia, il libero gesto, la creatività venissero compressi in questi lavori. Ma dobbiamo anche riflettere sul fatto che questi erano apprezzatissimi dai contemporanei. Voglio solo in sintesi ricordare il mio pallino che l'occhio trova a seconda di come e che cosa cerca. Oggi noi non cerchiamo questo virtuosismo di effetti (qualcuno sì, tuttavia). La fotografia da una parte ci ha "liberati", l'Impressionismo e le avanguardie storiche ci hanno poi spedito in tutt'altra dimensione. Questo significa che il bello in arte sia solo relativo? Assolutamente no. Non ho letto Le oscillazioni del gusto di Dorfles, però io qui ci vedrei appunto delle oscillazioni del gusto rispetto ad una barra centrale che solo i giganti raggiungono. Ma di questo si può scrivere altrove.