Come dicevo in un mio post precedente, ho ricevuto la bella pubblicazione dell’ALI dedicata a
Luciano DE VITA (I Quaderni dell’ALI n.5) per la quale ringrazio nuovamente il presidente Marco Fiori. ALI, per chi non se lo ricordasse, è l’acronimo di Associazione Liberi Incisori, un’associazione che raccoglie una cinquantina di valorosi incisori italiani, con sede a Bologna. Ne ho già parlato più volte in questa sede pubblicando anche (maggio 2018, pag.80-81 di questa discussione) numerosi lavori tratti dalle loro pubblicazioni. Il sito internet dell’associazione è:
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Le incisioni di De Vita mi hanno colpito. Da oggi, dunque, proverò a parlare di lui, e soprattutto a condividere con voi le immagini che ho tratto dalla pubblicazione.
Conoscerne la biografia è importante perché non è di quelle scontate.
Luciano De Vita nasce ad Ancona il 24 maggio 1929. La madre Maria Luisa Rossi è marchigiana; il padre Pietro è un ufficiale del Regio Esercito di origini napoletane. L’esperienza della guerra segnò profondamente Luciano: il fratello maggiore Michele, arruolatosi nella Decima Mas, morì a Conegliano Veneto il 19 febbraio 1945; il secondo, Franco, fu fatto prigioniero a El Alamein nel 1942 e liberato nel 1946; il fratello gemello Renato morì il 14 novembre 1944 in Valtellina nello scoppio di una bomba piazzata su un treno dai partigiani. Fu l’unica vittima di quell’attentato che fece anche sei feriti, tra cui il Federale di Firenze Polvani che era l’obiettivo principale. Renato si era arruolato quindicenne nella 39ma Brigata Nera, Luciano nella Decima Mas. Non me la sento di giudicare scelte compiute da degli adolescenti. L’unica cosa che mi sento di dire al riguardo è che c’è in giro un sacco di gente, in Italia, che sarebbe ben felice di riportarci indietro a quei tempi.
Dopo la guerra, Luciano si trasferisce a Bologna nel 1946. E’ ancora solo diciassettenne e si iscrive ai corsi di una scuola d’arte privata. Nel 1949 viene ammesso all’Accademia di Belle Arti di Bologna dove inizia a frequentare i corsi di pittura di Virgilio Guidi e, dal 1951, il corso di tecniche dell’incisione tenuto da Giorgio Morandi, di cui diviene assistente da ottobre 1954 a giugno 1956. In questo periodo De Vita è completamente assorbito dall’attività grafica.
Questa è la prima incisione che eseguì alla scuola di Morandi:
Cristo deriso, 1951, acquaforte, mm 153 x 246, esemplare unico.
E per contrappunto, questa è quella che risulta essere l’ultima:
Il figlio del foglio, 1982, acquaforte, mm 490 x 355, editore Club Grafica Forni, Bologna, 1983.
In mezzo, un "corpus" di almeno 230 incisioni di cui conto di pubblicarne qui una trentina.
(continua)