Si può proporre tutto quello che si vuole, purché sia sostenibile finanziariamente. Qualcuno deve pagare.
Una volta era la sinistra a voler distribuire "diritti a carico dello Stato" (per dire: in un mondo di destra, se uno perde il lavoro si arrangia, con tutto quello di negativo che può accadere; in un mondo di sinistra, c'è la cassa integrazione, anche qui con tutte le distorsioni e gli abusi collegati).
Poi è arrivato Berlusconi, che ha preso in prestito alcune idee dalla Reaganomics, ma senza la minima idea di ridurre il peso dello Stato (non so se perché a suo tempo si alleò con il nazionalista-statalista Fini che glielo impedì), e "distribuire soldi a carico dello Stato" è diventato un'idea sempre più di destra (dall'abolizione dell'IMU alla recente Quota100).
Così, nel tempo, il centro-sinistra è
sembrato la "garanzia" che il bilancio dello Stato non sarebbe andato a patrasso (credo che sia una sensazione molto più formale che sostanziale), e presumo che è per questo che all'estero il centrosinistra italiano preoccupa meno del centrodestra.
@Claire parla di sanità nazionale anziché regionale... Ma non è che, come spesso succede, centralizzando la gestione i risultati si livellano al peggiore (es. portare la sanità emiliana o lombarda a livello calabrese sarebbe equo per tutti, ma un disastro per molti cittadini. E poi c'è stato un referendum, dove i cittadini hanno chiesto maggiore autonomia alle regioni... nessuno l'ha mai applicato. Che sbadati).
Visto che io non sono un marxista, bensì un weberiano, io non credo che la struttura definisca la sovrastruttura: secondo me è esattamente il contrario.
Quindi occorre prendere atto che non siamo in un Paese civile, con un senso del dovere verso la collettività.
Siamo in un Paese dove un'alta percentuale di persone è propensa a distogliere, se può, le risorse pubbliche destinate a sanità, istruzione ecc. a favore della sua cerchia di familiari e amici.
La soluzione (qui, non in Svezia) dovrebbe essere una sola: riduciamo l'intervento dello Stato (meno pensioni pubbliche, meno sanità pubblica, meno istruzione pubblica ecc.) al minimo indispensabile, e lasciamo nelle tasche dei cittadini quello che gli serve per acquistare i servizi non più statali.
Ma, come già dissi, non sono ottimista.
Il problema è che se, se si potessero separare i "privilegiati che incassano" e "quelli che pagano per i privilegiati", verrebbe fuori che i primi sono molti più dei secondi.
Quindi, in un sistema democratico, è giusto che tutto vada a prostitute.