La montagna va chiusa al turismo di massa...

Mi piacerebbe parlarne in tempi lontani dalla tragedia per non sembrare irrispettoso, ma temo di non trovare altre occasioni per fare alcuni appunti:

-Se era già stato inventato un termine per il fenomeno, il seracco, vuol dire che per quanto raro e imprevedibile il fenomeno esisteva. Non ci si può lamentare quindi che una parte della opinione pubblica, a torto o a ragione, pensi "se la sono andata a cercare".
Da questo pensiero derivano i sottopensieri per "l'assunzione di rischio" da parte di chi va in montagna in zone pericolose, come per chi va in moto o fuma o altro di coscientemente pericoloso. Cose che sono state scritte sopra. L"altro sottopensiero che ne deriva è "erano consapevoli del pericolo...quindi devono pagare". No comment.
Stando a ciò basterà mettere dei cartelli simili alle immagini raccapriccianti che vi sono sui pacchetti di sigaretta? "La montagna uccide:?" Mi sembra un po' pat-zesco.

-Altra riflessione è che fino ad adesso sembrava che le disgrazie succedessero solo a sprovveduti. Ultima solo in termini cronologici i Boys Scout sorpresi in quota dalla neve in pantaloncini e mezzi assicurati. Qui invece tutti esperti e attrezzati.Quindi? Quindi colpa della montagna dimenticata. Ah!
Fortuna che non è stato un incidente sul lavoro, che un colpevole bisogna per forza che ci sia, perché altrimenti la situazione sarebbe stata imbarazzante.

In realtà che appare in questa triste storia vi è uno dei mali dell'occidente quello che io chiamo il male dello zerovirgola.
Cioè l'incapacità di ammettere che nonostante si prendano provvedimenti e precauzioni sempre più stringenti affinché non succedano tragedie, queste nella percentuale dello zero virgola accadranno lo stesso.
Perché vi è la presunzione di poter controllare scientificamente tutto mentre invece vi sarà sempre una azione inspiegabile che porta....a un triste destino ineluttabile.
 
Messner ha dichiarato che non c'erano le condizioni oggettive per avventurarsi in quel percorso
e Simone Moro esattamente il contrario e per rafforzare la sua tesi ha raccontato che sull'Everest è successa la stessa cosa con il distacco di un seracco che ha travolto il campo base, sottolinenando come sull'Everest non ci vadano esattamente i passeggiatori della domenica, ma gente esperta, che è rimasta sotto, campo base utilizzato da settanta anni.
Diceva che ste cose sono imprevedibili
Riporto un messaggio che ho scritto altrove:

Una regola "base" per chi pratica alpinismo è proprio quella di evitare il ghiaccio in caso di temperature elevate. Nel momento in cui decido di partire ugualmente... la responsabilità è solo mia.
Non esiste nessun sistema che possa impedire incidenti e fatalità (di qualsiasi genere)... al massimo si possono limitare.
Detto ciò, secondo il mio modestissimo parere e la poca esperienza al riguardo (mio fratello lo è sicuramente più di me e la pensa allo stesso modo)... credo che l'evento fosse davvero imprevedibile.
Non era una seraccata (tipo quella che stanno monitorando da due anni a Courmayeur), un ponte di ghiaccio o un "cornicione".
Era una lingua di ghiaccio che da decenni (peraltro con un pendenza non eccessiva), subisce uno scioglimento graduale.
Prevederne il distacco di una parte (grande o piccola), era impossibile, anche con le temperature elevate



Vedi l'allegato 665244

Non sanno piu cosa inventarsi
si...i giornalisti però:-o
 
Il distacco non era prevedibile, o almeno prima o poi sarebbe comunque crollato. Resta il fatto che sotto i seracchi quando in quota le temperature sono elevate non bisognerebbe passarci. Ci sono itinerari in zona Bianco che ormai sono una roulette russa, le stesse Guide lo sanno. Ma poi come sempre quando andiamo in montagna pensiamo alla solita cosa: a me non capiterà mai! Che la montagna implichi una certa percentuale di rischi (più o meno accettati) non lo sis copre di certo oggi. Lo è da sempre.
 

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