News, Dati, Eventi finanziari le NEWS del 5 ottobre 2005

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Alitalia, arriva il decreto di salvataggio

[LINK:979897f51b]Alitalia[/LINK:979897f51b], arriva il decreto di salvataggio

Dal Corriere della Sera: Giornata decisiva oggi per il destino di Alitalia, sarà presentato oggi al Consiglio dei Ministri il decreto sui "requisiti di sistema" che dovrebbe garantire ad Alitalia circa 80 milioni di euro.
Ieri il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha detto: "Sarebbe un disastro sostituire Cimoli in questo momento", smentendo così le accuse portate da alcuni esponenti della lega all'AD.
L'ipotesi che circola è che il sottosegretario Gianni Letta abbia spuntato dalla maggioranza tre mesi di proroga per l'ad. Lo si saprà oggi, in Consiglio dei ministri. Ma il contributo dello Stato potrebbe non essere sufficiente se le banche non trovassero un accordo nell'incontro fissato oggi in via XX settembre.
 
Tfr: oggi al Consiglio dei Ministri il decreto

Tfr: oggi al Consiglio dei Ministri il decreto

(ANSA) - Con la firma del protocollo d'intesa fra ministero del Welfare e Abi sulla compensazione alle imprese che perdono il Tfr dei propri dipendenti, la riforma delle previdenza complementare incastra l'ultimo tassello ed è pronta per decollare. E nonostante il pressing delle organizzazioni sindacali che chiedevano di incontrare il ministro Roberto Maroni prima del varo, il decreto sul Tfr sarà in Consiglio dei ministri per l'approvazione.
Ieri, in una giornata in cui i 23 firmatari dell'avviso comune attendevano una convocazione in extremis da parte del titolare del Welfare, Maroni ha infatti voluto ufficializzare il passaggio, probabilmente fondamentale, per l'attivazione del terzo pilastro previdenziale: la concessione del credito alle imprese. Per poter accedere al credito da parte delle banche, a compensazione della perdita del Tfr, l'accordo firmato ieri sera ed elaborato in questi ultimi mesi prevede che le aziende rispondano ad alcuni requisiti. Per quelle che utilizzano la contabilità ordinaria, sarà necessario che il loro patrimonio netto non sia inferiore al 5% del passivo e che gli ultimi 2 bilanci approvati non vi siano oneri finanziari superiori al 5%; per le imprese con contabilità semplificata, il requisito fissato è quello di avere un utile o un pareggio di bilancio negli ultimi 2 esercizi prima della richiesta del credito stesso. Il tasso a cui viene concesso il credito è quello dell'Euribor a 6 mesi più il 2%.
L'intesa con l'Abi, ha detto Maroni subito dopo la firma, "é un passaggio fondamentale per la riforma della previdenza complementare, perché è un elemento cardine per la compensazione alle imprese e il loro 'sacrificio' nel consentire ai lavoratori di utilizzare il Tfr". Ricordando che il testo definitivo della riforma verrà sottoposto all'attenzione del Consiglio dei ministri per la definitiva approvazione, Maroni ha chiarito che il provvedimento che porterà in Cdm "é quello modificato dai pareri delle commissioni di Camera e Senato, che sono stati accolti integralmente nella loro parte obbligatoria, tranne per ciò che riguarda le raccomandazioni riguardante la portabilità del contributo a carico del datore di lavoro". Il ministro ha inoltre sottolineato come un altro scoglio superato è quello riguardante la compensazione per le imprese che non hanno i requisiti fissati dal protocollo per l'accesso al credito. "Le commissioni parlamentari - ha detto Maroni in proposito - chiedono al Governo di prevedere una moratoria per queste imprese. Domani in Cdm valuteremo. Io porterò delle proposte". Da parte sua il presidente dell'Abi Maurizio Sella ha sottolineato come con l'accordo "é stato fatto un passo vanti importante per il Paese, che consente alle imprese di guardare al futuro con fiducia e ai mercati finanziari di trovare fondi a lungo termine, che vogliono dire investimenti".
Alla soddisfazione di Maroni fanno da contraltare i commenti dei sindacati, che alla mancata convocazione hanno risposto a muso duro, sottolineando le incongruenze fra il testo che ha ricevuto in queste ore i pareri favorevoli delle commissioni Bilancio di Camera e Senato e quello dell'Avviso Comune. "Siamo molto, molto preoccupati per la discordanza fra il parere espresso dalle commissioni e gli impegni presi dal ministro del Welfare Roberto Maroni sul piano normativo - afferma infatti il segretario confederale della Cgil Morena Piccinini - Richiamiamo pertanto Maroni a corrispondere gli impegni presi con le organizzazioni sindacali". La Cgil, in particolare, vorrebbe capire "cosa significa questa moratoria per le aziende che non rientrano nell'accesso al credito", perché "da quello che si é capito si tratta di una differenziazione fra lavoratori a seconda delle possibilità delle loro aziende di accedere al credito stesso. Una cosa assurda, inaccettabile. Un paradosso - conclude la sindacalista - che divide i lavoratori".
Sulla stessa lunghezza d'onda anche il commento del segretario generale aggiunto della Uil, Adriano Musi, secondo il quale "il silenzio del Governo ci rende più convinti delle nostre posizioni" e che avverte: "se vogliono approvare un testo così diverso dall'avviso comune, un minuto dopo ci riuniremo e decideremo che comportamenti assumere". (ANSA).
 
Granarolo prepara l'Opas su Parmalat

dal sito del Sole 24 Ore:

Granarolo prepara l'Opas su Parmalat
di Alberto Annicchiarico

Granarolo esce allo scoperto e dichiara di voler conquistare Parmalat; la «centrale del latte d'Italia», come si definisce la società nata a Bologna nel 1959 e oggi quarto gruppo alimentare italiano, sta studiando un'offerta sul gruppo di Collecchio, probabilmente di acquisto e scambio (Opas) che comunque non sarà varata prima di un attento monitoraggio della fase di decollo del titolo in Borsa, a partire da giovedì 6 ottobre.
Lo ha dichiarato, confermando le indiscrezioni di stampa, il direttore generale della Granarolo, Rossella Saoncella.

«Stiamo studiando un'offerta, probabilmente un'Opas - ha spiegato Saoncella - i tempi comunque non sono imminenti, aspettiamo di vedere come va». Interpellata sulla possibile valutazione di Parmalat, che potrebbe essere poco sotto i 2 miliardi di euro, il dg di Granarolo ha precisato: «Basta guardare al piano del commissario straordinario Bondi». Parlando dei programmi per il 2005 a chiusura dell'esercizio dell'anno precedente, il presidente Luciano Sita non aveva nascosto, del resto, che il gruppo era «pronto a cogliere ogni ulteriore opportunità di sviluppo, anche mediante nuove acquisizioni».

I protagonisti.
Comincia a delinearsi, quindi, il teatro della battaglia per stabilire chi comanderà in Parmalat nel dopo Bondi. Dal supplemento al prospetto informativo pubblicato su alcuni quotidiani emerge, per ora, che fra i soci Parmalat con pacchetti superiori al 2% è Capitalia (5,53%) a essersi garantita la quota più consistente. Seguono gli americani di Harbert Distressed Fund (2,74%), Jp Morgan (2,3%), Banca Intesa (2,11%), Wells Fargo (2,09%%) e Citigroup tramite la Buconero Lcc (2,07%). Comunque, una delle candidature più autorevoli al controllo del gruppo di Collecchio, che oggi fattura 3,5 miliardi, è appunto quella del folto plotone delle coop che fa capo alla Granarolo di Luciano Sita, quasi cinque volte più piccola (nel 2004 ricavi per 852 milioni), ma molto determinata. In gara ci sarebbe anche la multinazionale svizzera Nestlé, che ufficialmente ha negato un suo interesse all'operazione.
Quanto a Lactalis, (100 stabilimenti, 6 miliardi di fatturato e presente in Italia con Cademartori, Invernizzi e Locatelli) il colosso francese chiamato in causa da indiscrezioni di stampa si mostra più prudente: l'interesse c'è, e «sarebbe impossibile», ha ammesso un portavoce, se così non fosse. Anche se da Parigi si lascia intendere che per ora non è il caso di esporsi «in prima linea». È chiaro che i francesi vogliono starsene alla finestra per seguire da vicino le fasi iniziali della quotazione. Del resto, secondo il portavoce, il gruppo della famiglia Besnier «avrebbe le dimensioni per acquisire Parmalat e segue sempre le opportunità che emergono in Europa».

Ai massimi sul Grey Market.
Il mercato, a questo punto , è in fervida attesa per capire cosa accadrà. A cominciare, com'è ovvio, dall'andamento della quotazione da giovedì mattina, 6 ottobre, storica data del rientro nel listino a 22 mesi dal default da 14 miliardi. Alla vigilia occhi sul mercato grigio, il Grey Market di Londra,dove la forchetta, spinta dalla speculazione, è andata da 2,45-2,55 euro a 2,62-2,72 euro, ben oltre i 2,38-2,45 della scorsa settimana. Fra gli operatori del mercato secondario non ufficiale è opinione corrente che giovedì il titolo in Borsa scambierà in area 2,9-3 euro e Parmalat supererà senza problemi la soglia dei 4 miliardi di capitalizzazione contro gli 1,6 miliardi di partenza per altrettante azioni a un euro nominale.

Le cause miliardarie.
Ancora dal supplemento al prospetto pubblicato martedì si evince, intanto, che l'importo complessivo delle azioni revocatorie promosse da Bondi ammonta a 7,458 miliardi di euro. Sono state notificate, inoltre, revocatorie a quattro banche del gruppo Intesa per 1.024 milioni. Citata in giudizio anche la Tetrapak International, con l'obiettivo di recuperare 15,1 milioni. Sono inoltre in corso di notifica tre nuove azioni risarcitorie (il totale ammonta a 27 miliardi), due al Tribunale di Parma e una a Milano, per circa 8,1 miliardi complessivi. Non sono ancora noti i destinatari, trattandosi di azioni in corso di notifica: la prima (promossa da Parmalat spa e da Parmalat Finance Corporation Bv), a Parma, è per un importo non inferiore a 1,3 miliardi. La seconda, avviata al Tribunale di Milano da Parmalat spa e da Parmalat Finanziaria spa, è per un importo di 4.857 milioni «oltre al concorso nell'aggravamento del dissesto, da accertare in corso di causa». La terza, promossa solo da Parmalat spa, è per 2.006,3 milioni, «ovvero nel diverso importo che risulterá di giustizia». Sono già state avviate azioni risarcitorie contro l'istituto elvetico Credit Suisse First Boston (Csfb) per 7,1 miliardi.

Fondazione creditori, Marchetti se ne va.
Piergaetano Marchetti e Alberto Maffei Alberti si sono dimessi dalla carica di membri effettivi del cda della Fondazione creditori Parmalat. Al loro posto il presidente della Fondazione, Enrico Bondi, ha chiamato Guido Angiolini e Ferdinando Superti Furga.

Le punture del Ft.
«Il ritorno di Parmalat: intera o scremata?». Così il Financial Times nella rubrica Observer dove sottolinea come sia un esercizio difficile per gli investitori attribuire un valore agli asset Parmalat, in vista del suo imminente ritorno in Borsa e, soprattutto, della probabile uscita di scena di Bondi. Se Parmalat sarà acquistata da una rivale, sostiene Ft, potrebbe poi dimostrare minore impegno nel perseguire le cause legali.
 
Fed continuerà ad alzare tassi per controllare prezzi

Fed continuerà ad alzare tassi per controllare prezzi -Santomero

La Federal Reserve continuerà ad alzare i tassi per tenere a bada l'inflazione e non sa quando porrà termine alla sua campagna di stretta monetaria, lo hanno detto ieri sera tre esponenti della Fed.
"Per tenere sotto controllo le pressioni cicliche sui prezzi e qualsiasi rialzo transitorio sui prezzi dell'energia, la Fed continuerà a mantenere la sua attuale politica accomodante prima di passare a una neutrale" ha detto il presidente della Fed di Filadelfia Anthony Santomero.

Gli investitori scommettono sul fatto che la Fed continuerà ad alzare i tassi fino alla fine di quest'anno e poi si fermerà, probabilmente in occasione del suo meeting di gennaio, opinione confermata dalle dichiarazioni di ieri degli esponenti della Fed.

Gli esponenti della Fed sono preoccupati per l'impatto sull'inflazione dal crescere dei prezzi dell'energia dopo gli uragani Katrina e Rita.

Il presidente della Fed di Dallas, Richard Fisher, ha detto che la la banca centrale è in allerta circa questo rischio.
"L'inflazione è vicino alla parte alta del margine di tolleranza della Fed e mostra una certa tendenza ad andare oltre" ha detto Fisher.
 
Borse Asia-Pacifico in calo su perdite Wall Street

Borse Asia-Pacifico in calo su perdite Wall Street, commenti Fed

Dopo un tentativo di rialzo le principali borse asiatiche sono passate tutte in negativo, imitando le perdite innescate a Wall Street dai commenti della Fed sul mantenimento della politica di stretta sul credito per frenare l'inflazione.
Tokyo ha chiuso in calo dello 0,36%, mentre l'indice regionale MSCI che la esclude cede l'1,23%.
Il dollaro si mantiene intorno ai massimi multimensili toccati questa settimana contro l'euro e lo yen ma non riesce a estendere il rally, mentre il greggio Usa è quasi piatto, con il contratto a novembre a 63,89 dollari al barile.
Tra le borse, SEUL ripiega dai nuovi massimi storici toccati a inizio seduta, colpita da prese di profitto. Non ha aiutato il commento positivo del ministro delle Finanze, che si è detto molto ottimista sull'outlook a lungo termine dei mercati finanziari sudcoreani.
Poco mosso il listino di TAIWAN, dove la lettera sulle banche ha controbilanciato il tono brillante dei tech, sostenuti dai buoni dati sulle vendite di settembre.
L'effetto-traino di New York trascina in rosso HONG KONG, appesantita dalle vendite sulle tlc, mentre gli investitori stanno facendo cassa per acquistare le azioni della futura matricola China Construction Bank. Sulla terraferma SHANGHAI è ancora chiusa per la "settimana d'oro".
SYDNEY lascia sul terreno oltre due punti percentuali sulle perdite del market mover Bhp Billiton e dei costruttori James Hardie e Rinker, depressi dalla prospettiva di un ulteriore rialzo dei tassi Usa.
Scendono anche SINGAPORE e - in misura minore - BOMBAY, che riprende fiato dopo avere toccato durante la seduta un nuovo record di sempre.
 
Zona Euro: vendite dettaglio agosto +0,9% mese, +2% a/a

Zona Euro: vendite dettaglio agosto +0,9% mese, +2% a/a

(Teleborsa) - Roma, 5 ott - Sono salite dello 0,9% rispetto al mese precedente le vendite al dettaglio della Zona Euro relative al mese di agosto. Rispetto allo stesso mese dell'anno precedente ha registrato un incremento del 2%. Lo comunica l'Eurostat. A luglio si era registrata una variazione negativa dello 0,5% su mese ed un -0,2% a/a. Per l'Europa dei 25 il volume delle vendite al dettaglio è salito nello stesso periodo dello 0,7% congiunturale mentre è salito del 2,2% tendenziale contro il -0,3% m/m ed il +0,8% a/a del mese precedente.
 
Usa: indice ISM servizi settembre cala a 53,3, delude attese

Usa: indice ISM servizi settembre cala a 53,3, delude attese

(Teleborsa) - Roma, 5 ott - In calo a 53,3 punti dai 65,0 precedenti l'indice ISM non manifatturiero americano relativo al mese di settembre. Il dato, comunicato dall'Institute for Supply Management (ISM), risulta peggiore delle attese del mercato che erano per un calo a 60 punti. Si ricorda che l'indice se risulta inferiore a 50 mostra una contrazione dell'economia e se superiore indica una crescita. Per quanto riguarda le principali componenti: l'indice sugli ordini mostra un decremento a 56,6 da 65,8 mentre quello relativo ai prezzi pagati registra un rialzo a 81, da 67,1. Per quanto riguarda le scorte si portano a 50,0 da 53,5 mentre l'occupazione cala a 54,9 da 59,6. Scendono le importazioni a 58,5 da 61,5 mentre le esportazioni si portano a 55,0 da 63,5.
 
Liquidazioni, nuovo rinvio. Maroni protesta e vota contro.

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Liquidazioni, nuovo rinvio
Maroni protesta e vota contro

Da Repubblica.it:

ROMA - Slitta la riforma del Tfr. Oggi il Consiglio dei ministri - contro il parere del reponsabile del Welfare Roberto Maroni, e degli altri ministri leghisti - ha deciso di rinviare al Parlamento il parere già espresso dalle commissioni delle due Camere, contestandone alcuni passaggi. Ad annunciarlo è stato lo stesso Maroni, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Aggiungendo che, se la situazione non si sbloccherà, ci "saranno problemi rilevanti sul piano politico".

Insomma il ministro - pur precisando che comunque con la decisione scatta una proroga, nei tempi di approvazione della delega - non ha nascosto tutto il suo disappunto: a suo giudizio, la decisione di rinviare la riforma è "dannosa, ingiustificata e controproducente". Maroni ha parlato anche di "forti pressioni", provenienti anche dal mondo economico e finanziario, e di percorso che, se "non è compromesso", subisce oggettivamente uno stop preoccupante. "Mi auguro che Parlamento sappia resistere a queste pressioni", ha aggiunto.

A questo punto, per il responsabile del Welfare, "bisognerà lavorare ancora più duramente" perchè il testo "torni in Consiglio dei ministro entro 30 giorni". Cioè entro il tempo previsto previsto dal rinvio alle Camere.

Questo sul piano tecnico. Su quello politico, invece, c'è da registrare un ennesima spaccatura del governo su un tema importante come quello delle liquidazioni dei lavoratori. Mentre, da parte sua, il premier Silvio Berlusconi al momento del voto è uscito dalla sala, per evitare - questa la spiegazione ufficiale - conflitto di interessi.

Quanto al perché della decisione di rimandare la riforma alla Camere, è stato lo stesso Maroni a entrare nel merito dei due pareri emersi all'interno del Consiglio dei ministri. Il ministro ha infatti spiegato di aver votato contro perchè il rinvio "riguarda questioni a lungo dibattute con le parti sociali e il Parlamento, che sono state già risolte nel modo più equilibrato; mi riferisco alla portabilità del contributo del datore di lavoro. Nel provvedimento abbiamo scritto che è limitato ai fondi negoziali, non può essere portato nei fondi assicurativi; il Consiglio dei ministri è stato di diverso avviso".

L'altro punto che non ha superato il via libera del Cdm è quello "sulla moratoria delle piccole e medie imprese che non possono avere l'accesso al credito. Abbiamo previsto, come richiesto dalle stesse pmi, il differimento del silenzio-assenso: il Consiglio dei ministri è stato di diverso avviso". Adesso la parole passa di nuovo al Parlamento.
 

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