Granarolo prepara l'Opas su Parmalat
dal sito del Sole 24 Ore:
Granarolo prepara l'Opas su Parmalat
di Alberto Annicchiarico
Granarolo esce allo scoperto e dichiara di voler conquistare Parmalat; la «centrale del latte d'Italia», come si definisce la società nata a Bologna nel 1959 e oggi quarto gruppo alimentare italiano, sta studiando un'offerta sul gruppo di Collecchio, probabilmente di acquisto e scambio (Opas) che comunque non sarà varata prima di un attento monitoraggio della fase di decollo del titolo in Borsa, a partire da giovedì 6 ottobre.
Lo ha dichiarato, confermando le indiscrezioni di stampa, il direttore generale della Granarolo, Rossella Saoncella.
«Stiamo studiando un'offerta, probabilmente un'Opas - ha spiegato Saoncella - i tempi comunque non sono imminenti, aspettiamo di vedere come va». Interpellata sulla possibile valutazione di Parmalat, che potrebbe essere poco sotto i 2 miliardi di euro, il dg di Granarolo ha precisato: «Basta guardare al piano del commissario straordinario Bondi». Parlando dei programmi per il 2005 a chiusura dell'esercizio dell'anno precedente, il presidente Luciano Sita non aveva nascosto, del resto, che il gruppo era «pronto a cogliere ogni ulteriore opportunità di sviluppo, anche mediante nuove acquisizioni».
I protagonisti.
Comincia a delinearsi, quindi, il teatro della battaglia per stabilire chi comanderà in Parmalat nel dopo Bondi. Dal supplemento al prospetto informativo pubblicato su alcuni quotidiani emerge, per ora, che fra i soci Parmalat con pacchetti superiori al 2% è Capitalia (5,53%) a essersi garantita la quota più consistente. Seguono gli americani di Harbert Distressed Fund (2,74%), Jp Morgan (2,3%), Banca Intesa (2,11%), Wells Fargo (2,09%%) e Citigroup tramite la Buconero Lcc (2,07%). Comunque, una delle candidature più autorevoli al controllo del gruppo di Collecchio, che oggi fattura 3,5 miliardi, è appunto quella del folto plotone delle coop che fa capo alla Granarolo di Luciano Sita, quasi cinque volte più piccola (nel 2004 ricavi per 852 milioni), ma molto determinata. In gara ci sarebbe anche la multinazionale svizzera Nestlé, che ufficialmente ha negato un suo interesse all'operazione.
Quanto a Lactalis, (100 stabilimenti, 6 miliardi di fatturato e presente in Italia con Cademartori, Invernizzi e Locatelli) il colosso francese chiamato in causa da indiscrezioni di stampa si mostra più prudente: l'interesse c'è, e «sarebbe impossibile», ha ammesso un portavoce, se così non fosse. Anche se da Parigi si lascia intendere che per ora non è il caso di esporsi «in prima linea». È chiaro che i francesi vogliono starsene alla finestra per seguire da vicino le fasi iniziali della quotazione. Del resto, secondo il portavoce, il gruppo della famiglia Besnier «avrebbe le dimensioni per acquisire Parmalat e segue sempre le opportunità che emergono in Europa».
Ai massimi sul Grey Market.
Il mercato, a questo punto , è in fervida attesa per capire cosa accadrà. A cominciare, com'è ovvio, dall'andamento della quotazione da giovedì mattina, 6 ottobre, storica data del rientro nel listino a 22 mesi dal default da 14 miliardi. Alla vigilia occhi sul mercato grigio, il Grey Market di Londra,dove la forchetta, spinta dalla speculazione, è andata da 2,45-2,55 euro a 2,62-2,72 euro, ben oltre i 2,38-2,45 della scorsa settimana. Fra gli operatori del mercato secondario non ufficiale è opinione corrente che giovedì il titolo in Borsa scambierà in area 2,9-3 euro e Parmalat supererà senza problemi la soglia dei 4 miliardi di capitalizzazione contro gli 1,6 miliardi di partenza per altrettante azioni a un euro nominale.
Le cause miliardarie.
Ancora dal supplemento al prospetto pubblicato martedì si evince, intanto, che l'importo complessivo delle azioni revocatorie promosse da Bondi ammonta a 7,458 miliardi di euro. Sono state notificate, inoltre, revocatorie a quattro banche del gruppo Intesa per 1.024 milioni. Citata in giudizio anche la Tetrapak International, con l'obiettivo di recuperare 15,1 milioni. Sono inoltre in corso di notifica tre nuove azioni risarcitorie (il totale ammonta a 27 miliardi), due al Tribunale di Parma e una a Milano, per circa 8,1 miliardi complessivi. Non sono ancora noti i destinatari, trattandosi di azioni in corso di notifica: la prima (promossa da Parmalat spa e da Parmalat Finance Corporation Bv), a Parma, è per un importo non inferiore a 1,3 miliardi. La seconda, avviata al Tribunale di Milano da Parmalat spa e da Parmalat Finanziaria spa, è per un importo di 4.857 milioni «oltre al concorso nell'aggravamento del dissesto, da accertare in corso di causa». La terza, promossa solo da Parmalat spa, è per 2.006,3 milioni, «ovvero nel diverso importo che risulterá di giustizia». Sono già state avviate azioni risarcitorie contro l'istituto elvetico Credit Suisse First Boston (Csfb) per 7,1 miliardi.
Fondazione creditori, Marchetti se ne va.
Piergaetano Marchetti e Alberto Maffei Alberti si sono dimessi dalla carica di membri effettivi del cda della Fondazione creditori Parmalat. Al loro posto il presidente della Fondazione, Enrico Bondi, ha chiamato Guido Angiolini e Ferdinando Superti Furga.
Le punture del Ft.
«Il ritorno di Parmalat: intera o scremata?». Così il Financial Times nella rubrica Observer dove sottolinea come sia un esercizio difficile per gli investitori attribuire un valore agli asset Parmalat, in vista del suo imminente ritorno in Borsa e, soprattutto, della probabile uscita di scena di Bondi. Se Parmalat sarà acquistata da una rivale, sostiene Ft, potrebbe poi dimostrare minore impegno nel perseguire le cause legali.