ARGENTINA: BOND; FMI NON CHIEDERA' RIAPERTURA OFFERTA /ANSA
(ANSA) - BUENOS AIRES, 9 MAR - Il Fondo monetario
internazionale non sembra propenso a premere su Buenos Aires
perché riapra l'offerta per i creditori che non hanno aderito
al concambio per i bond in default, accettata dal 76% di essi.
"Continueremo a restare fuori dalla ristrutturazione dei
titoli", ha appunto assicurato un funzionario dell'organismo,
citato oggi dal quotidiano 'Clarin'.
Un'asserzione, confermata indirettamente da 'Pagina/12',
secondo il quale il ministro Roberto Lavagna, a Washington, si
é sentito dire dal responsabile per l'Argentina dell'Fmi, John
Dosdworth che "l'organismo è soprattutto preoccupato per una
possibile ripresa dell'inflazione". Che, infatti, è i leit
motiv sul quale ormai più insistono i media locali.
"Se l'Fmi chiedesse la riapertura dello swap, creerebbe un
cattivo precedente per eventuali futuri casi di default, in cui
i creditori riterrebbero che possono ignorare il primo", ha
rilevato in proposito l'economista Miguel Bein.
"L'Fmi non ci ha suggerito un nuovo concambio, né eventuali
accordi extragiudiziari con gli 'holdout'", ha detto però a
'La Nacion' un funzionario della delegazione argentina, che ieri
ha concluso la visita a Washington.
In pratica, per chi non ha aderito allo swap non restano che
le vie giudiziarie che, secondo lo stesso funzionario, "si
protraranno per tre o quattro anni e bisognerà vedere come si
concluderanno".
In proposito, al di là del fatto che, per ora, nessun
tribunale estero ha disposto sequestri di beni argentini, il
ministro della giustizia Horacio Rosatti è tornato oggi alla
carica, sostenendo che la giustizia argentina "potrebbe
respingere" le risoluzioni dell'Icsid, il tribunale arbitrale
della Banca Mondiale, al quale si sono rivolte le multinazionali
che operano nel Paese (chiedendo indennizzi per 18 miliardi di
dollari) e al quale vorrebbero ricorrere gli 'holdout'.
D'altra parte, proprio la Banca Mondiale, è stato il primo
degli organismi internazionali del credito a riaprire la borsa
per l'Argentina dopo lo swap (ha annunciato ieri un credito per
350 milioni di dollari alla provincia di Buenos Aires), mentre
il Banco internazionale di sviluppo (Bid) ha definito per primo
"un successo" la ristrutturazione dei bond in default.
E' appunto in questo contesto che, oggi, l'Argentina ha
pagato all'Fmi due scadenze per 146,2 milioni di dollari, una
delle quali avrebbe potuto benissimo essere rinviata di un anno.
In pratica, secondo gli analisti, anche forte del fatto che,
dopo lo swap il suo rischio paese (470 punti) è ben al di sotto
di quello di Russia, Ecuador ed Ucraina (dai 1.400 ai 1.900
punti) dopo simili operazioni, Lavagna ha voluto confermare che,
con riserve per 21 miliardi di dollari, può senz'altro dire no
alle esigenze dell'organismo.
Tant'é che, secondo 'Pagina/12' ha già risposto picche a
Dodsworth per il suo timore della ripresa dell'inflazione,
perché "prima di contrarre l'economia, bisogna raggiungere un
forte incremento degli investimenti".
Probabilmente, una prospettiva indicata al titolare dell'Fmi
lo spagnolo Rodrigo Rato da Miguel Sebastian Gazcon, il
principale consigliere economico di José Luis Zapatero, che ha
parlato con lui, scrive oggi il 'Clarin', prima del suo incontro
con Lavagna. D'altra parte, assicura sempre il giornale, il
ministro ha anche avuto "sostanziali parole di comprensione"
da parte del segretario al tesoro Usa, John Snow. (ANSA).