parlando di furbettini:er capo del WTO...esecrabile ragazzo

:rolleyes:


New York, 9 mag. - (Adnkronos) - Il presidente George W. Bush, il vice Dick Cheney e Karl Rove sono "ferrei sul fatto che il presidente della Banca Mondiale Paul Wolfowitz non abbandoni l'incarico". E' quanto scrive il 'New York Times', che riporta fonti vicine alla Casa Bianca.
 
il giorno del giudizio(formale e,forse,morale+petrolio iraq

» 14/05/2007 12:17
BANCA MONDIALE - IRAQ
Petrolio irakeno e pratiche abortive dietro lo scandalo “etico” di Wolfowitz
di Richard Bloom
Organizzazioni neomalthusiane vogliono che i soldi della banca Mondiale siano usati per diffondere l’aborto fra le preadolescenti del Terzo mondo. E sono contrari alla ricostruzione dell’Iraq e alla produzione del petrolio. Forse per innescare una guerra per il controllo delle risorse energetiche e per ridurre la popolazione mondiale.


Washington (AsiaNews) – Fra due giorni, il 16 maggio, il consiglio direttivo della Banca Mondiale (BM) dovrebbe decidere il destino del presidente Paul Wolfowitz, accusato di favoritismo per aver promosso a dirigente la sua amante palestinese Shaha Ali Riza e essere intervenuto per accrescere il suo stipendio. Domani il consiglio dovrebbe anche ascoltare la testimonianza dello stesso Wolfowitz, che si difende dicendo che tutte le prove contro di lui sono mal interpretate.

Al di là della discussione sui meriti della dirigente Shaha Ali Riza, da tutti considerata molto valida e competente; al di là della svolta di straordinaria efficienza che “Wolfie” ha risolutamente impresso nella gestione della BM, che eroga impegni per circa 25 miliari di dollari all’anno, quello che disturba è il diffuso moralismo puritano che rischia di essere una cortina fumogena dietro cui si nascondono altri motivi.

Questi motivi sono legati alla voglia di alcune organizzazioni neomalthusiane di usare i fondi della BM per diffondere le pratiche abortive nel terzo mondo e al desiderio di bloccare gli sviluppi economici petroliferi dell’Iraq. Alcune notizie di questi giorni lo dimostrano.

La Banca Mondiale e l’aborto

Nel silenzio generale dei mezzi d’informazione – ne parla solo the Catholic Family and Human Rights Institute – una battaglia ancora in corso si è sviluppata all’interno della BM in merito ai “servizi per la salute riproduttiva”. Whitney Debevoise, che rappresenta gli Usa all’interno della BM, ha sollevato un’obiezione all’inclusione dell’aborto nel concetto dei “servizi per la salute riproduttiva” in merito a progetti finanziati dalla stessa BM. Nella proposta americana si trattava di aggiungere una frase relativa alla “età appropriata per accedere alla cura della salute riproduttiva e sessuale”. Il contrasto riguarda strategie di sviluppo economico ed in particolare se la BM deve o meno finanziare nei paesi del Terzo Mondo progetti di diffusione dei metodi contraccettivi (includendo tra essi l’aborto quale strumento ultimo di controllo della natalità) anche alle fasce di popolazione in età pre adolescenziale ed infantile. Contro la proposta statunitense si sono levati i rappresentanti di Francia, Italia, Germania e Norvegia. A sostegno dei rappresentanti dei Paesi europei è intervenuta anche la Federazione internazionale per la pianificazione familiare, l’ IPPF (International Planned Parenthood Federation). Con una campagna di posta elettronica indirizzata al referente del Consiglio di amministrazione della BM, il tedesco Eckhard Deutscher, la IPPF ha accusato la formulazione proposta dagli Usa di essere “motivata ideologicamente”, come se quella da essa stessa proposta non fosse motivata dall’ideologia neomalthusiana e denatalista, oltre che abortista. Su questo documento si è giunti per ora ad una fase di stallo, anche perché gli Stati Uniti sono tra i maggiori finanziatori della BM.

D’improvviso però la stampa internazionale, imbeccata da quella anglosassone e soprattutto dalle grandi agenzie di stampa, ha preso di mira il presidente della BM, Wolfowitz, ridicolizzandolo e mostrando le sue trasgressioni “etiche” sul lavoro. Nel dossier di Wolfowitz ci sono cose ben più scottanti. Ad esempio che la CIA nel 1978 ha rinvenuto documenti che coinvolgevano Wolfie, cittadino americano ed alto funzionario di un ente della difesa statunitense, la “U.S. Arms Control & Disarmament Agency”, in un caso di spionaggio a favore di Israele tramite la American Israel Public Affairs Committee. Ma la stampa ha preferito il ridicolo e la delegittimazione.

Va detto che Wolfowitz si è difeso da queste accuse, assicurando che la BM non ha cambiato politica nel finanziare i progetti che stanno tanto a cuore all’IPPF, i “servizi per la salute riproduttiva”, fornendo più di tre miliardi di dollari. Ma questa dichiarazione di Wolfowitz non è stata considerata sufficiente dalla fazione denatalista, anche se nei “servizi per la salute riproduttiva” sostenuti dalla BM viene da tempo incluso l’aborto.

L’Iraq e la produzione petrolifera

Un altro fatto strano è la coincidenza tra gli attacchi a Wolfowitz e sue iniziative a favore dell’Iraq. Lo scorso autunno, Wolfowitz ha chiesto di aprire di nuovo un ufficio permanente a Baghdad, dove la BM durante il regime di Saddam Hussein, aveva mantenuto aperto un proprio ufficio fino all’agosto 2003, cioè fin quasi alla vigilia dell’intervento della coalizione guidata dagli americani. L’intento di Wolfowitz era che con la riapertura dell’ufficio di Baghdad, la Banca potesse lavorare a stretto contatto con il nuovo governo iracheno per riavviare il finanziamento della BM e la copertura finanziaria per la ricostruzione del paese.

Secondo un articolo apparso il 23 aprile scorso sulla rivista “New Yorker“ i dirigenti interni della BM hanno bloccato l’iniziativa, convinti che le motivazioni di Wolfowitz fossero “politiche”, come se per gli interventi in altri Paesi, la BM non abbia mai avuto “scopi politici”.

Per portare avanti il progetto, Wolfowitz è ricorso alla rimozione di Chrik Poortman, contrario al coinvolgimento della Banca in Iraq, sostituendolo con una economista italiana, Daniela Gressani, la quale però non ha ancora trovato né il responsabile, né il modo di avviare l’ufficio all’interno della zona verde di Baghdad. Il risultato è che a pochi giorni ormai dalla definitiva promulgazione della legge sulle concessioni di produzione petrolifera, mancando il sostegno e la copertura della BM, quasi nessuna impresa del settore è disposta ad avventurarsi in questo tipo di iniziative, pur essendo molto attraenti e remunerative. Lo sviluppo del potenziale petrolifero iracheno sembra avere perciò degli occulti oppositori davvero potenti.

AsiaNews ha già documentato in passato come alcuni grandi giornali e testate televisive anglosassoni di tendenza “liberal” abbiano propagato un’informazione falsa e distorta contro la nuova legge petrolifera irachena. In tale occasione avevamo documentato come la fonte delle distorte informazioni dei media “liberal” originasse da un documento del “Global Policy Forum”, una Ong accreditata presso l’Onu. Forse non è perciò una casuale coincidenza che il suddetto “Global Policy Forum” sia connesso proprio con l’IPPF e che partecipino insieme in molte iniziative dell’ONU.

Se lo sviluppo dell’enorme potenziale produttivo iracheno non inizierà da subito ad essere messo in produzione con investimenti dell’ordine di circa 10-15 miliardi di dollari all’anno, tra cinque-sei anni, o forse già prima, il mondo si ritroverà con un buco addizionale nelle forniture di almeno sei-otto milioni di barili al giorno. Già da alcuni anni la situazione di mercato dell’energia è estremamente tesa, non per mancanza di risorse nel sottosuolo, ma una perché a suo tempo (circa una decina di anni fa) gli economisti sia dell’Opec che dei Paesi occidentali dell’Ocse hanno commesso un grave errore nelle proprie previsioni a medio termine. Sull’onda dell’ubriacatura generale dei mercati finanziari per la “New Economy” non si era previsto che lo sviluppo della Cina e dell’Estremo Oriente, per la scarsa efficienza energetica delle loro produzioni industriali, avrebbe comportato un aumento del consumo petrolifero proporzionalmente molto maggiore che non in Occidente.

“Controllo della popolazione” con la guerra

Senza la copertura della BM per l’Iraq voluta da Wolfie, non ci saranno gli adeguati investimenti.

Le imprese medie o piccole non solo non hanno i mezzi adeguati per affrontare gli investimenti necessari, ma non troveranno alcun appoggio da parte del sistema bancario mondiale che nella BM ed in altri simili organismi hanno un’indefettibile bussola. Anche le grandi imprese però si terranno alla larga da investimenti teoricamente più che remunerativi. I vertici delle grandi imprese, oltre ad essere espressione in parecchi casi delle correnti di pensiero che prevalgono tra le Ong dell’Onu, orientano infatti i propri investimenti in funzione degli andamenti delle quotazioni di borsa delle proprie società. Su di esse influiscono non solo e non principalmente i risultati trimestrali forniti agli organi delle borse mondiali ma soprattutto le valutazioni degli analisti finanziari compilati sulla base anche degli indici di affidabilità compilati dalle apposite società di “rating”.

Se, per ipotesi, il consiglio di amministrazione di una grande società petrolifera dovesse allocare diversi miliardi di dollari in un Paese non coperto dalla BM e considerato a rischio si direbbe che sta mettendo a repentaglio senza ragioni sufficienti ed in operazioni discutibili dal punto di vista “etico” i capitali affidatigli dai piccoli risparmiatori. Forse, dunque, non è un caso che molti dei componenti del Consiglio di amministrazione del “Global Policy Forum”, come propria professione privata svolgano un’attività di consulenza sull’eticità degli investimenti.

Rimuovere Wolfowitz significa dunque bloccare gli investimenti per la ricostruzione in Iraq ed è probabilmente questo l’obbiettivo. Con un buco di sei-otto milioni di barili giorno i rischi di una conflagrazione bellica mondiale sarebbero molto elevati In tal caso gli effetti sull’ammontare totale della popolazione mondiale potrebbero essere significativi: i gruppi neomalthusiani avrebbero raggiunto il loro scopo, non solo con i metodi abortivi, ma addirittura con la guerra.
 
vergogna

da "L'Unità" Usa, Wolfowitz violò le regole della Banca Mondiale
r.g.



CheneyLe accuse sono chiare, hanno avuto riscontri e oggi lui, uno degli uomini più potenti del mondo, dovrà risponderne, trovare delle scuse o dimettersi. È l'ora della verità per Paul Wolfowitz, il grande consigliere di George W. Bush, il terorico neocon, fomentatore di guerre preventive come quella dell'Iraq, campione del neoliberismo, accusato di aver favorito in tutti i modi la sua fidanzata, l'economista Shana Ali Riza, per farla entrare nello staff del Pentagono. Soldi e incarichi.

Il comitato incaricato di approfondire la vicenda Wolfowitz è arrivato alle sue conclusioni proprio martedì mattina: l'ex numero due del Pentagono ha violato le regole etiche e si è macchiato di conflitto d'interessi nella promozione del 2005 della sua compagna, Shaha Riza, premiata anche con un congruo aumento di stipendio- pari alla per altro non stratosferica cifra di 63mila dollari - prima del suo distacco presso il Dipartimento di Stato Usa, nello staff di Bush. Per questo, il comitato segnala al board della Banca Mondiale, costituito da 24 rappresentanti di altrettanti Stati che aderiscono all'istituto di Washington, che il caso ha provocato una «crisi nella leadership», invitando allo stesso tempo a verificare se Wolfowitz «potrà ora essere in grado di assicurare» la guida e l'autorevolezza per proseguire la missione della Banca Mondiale che ha lo scopo di compattare la povertà nel mondo. Queste le conclusioni della prima commissione d'inchiesta a poche ore dalla riunione del board che dovrà ascoltare lo stesso Wolfowitz, e le relative contro deduzioni, nonchè prendere una decisione sulla intera vicenda.

La Casa Bianca , naturalmente, continua a sostenere Wolfowitz, teorico neocon e della politica neoliberista dell'amministrazione Bush. Lo sesso vicepresidente Dick Cheney in queste ore lo ha difeso a spada traccia. «Io penso che Paul - ha detto Cheney alla tv Fox- sia uno dei più capaci servitori della cosa pubblica, che come direttore della Banca Mondiale ha fatto bene e spero che continui a dirigerla».

E così, anche dopo la pubblicazione delle conclusioni del rapporto, oggi, il segretario al Tesoro Usa, Henry Paulson, spiega attraverso una portavoce che le conclusioni raggiunte dal comitato sul caso Wolfowitz «non meritano le dimissioni» del presidente della Banca Mondiale. «Abbiamo chiesto un rinvio questa mattina - dice per altro verso il portavoce della Casa Bianca, Tony Fratto, a conferma del pressing in atto soprattutto sui Paesi europei - ma non c'è stato nulla da fare. Vorremmo solo assicurare che il rapporto sia congruo e fattuale tanto da permettere una corretta e una appropriata discussione futura».

I membri europei del board della Banca Mondiale - tra cui il vicepresidente tedesco Graeme Wheeler - imputano alla gestione Wolfowitz anche uno screditamento degli interventi e un liberismo che ha fortemente penalizzato i paesi poveri, un tempo sostenuti durante la gestione affidata al suo predecessore James Wolferson.

La decisione definitiva sulle dimissioni di Wolfowitz è comunque attesa nelle prossime 48 ore. Intanto oggi dovrà comparire davanti ai commissari e chiarire la sua linea difensiva.
 
è un quasi ciao ciao a Wolfi

Wolfowitz appeso a un filo
Alessandro Chiappetta, 16 maggio 2007

Banca Mondiale
Il presidente dell’istituto di Washington davanti al Board che deve decretarne il futuro: dimissioni o semplice mozione di sfiducia? L’ex numero due del Pentagono paga il conflitto di interesse per la promozione della compagna, ma anche la sindrome irachena. La Casa Bianca lo difende fino alla fine




Ore contate per Paul Wolfowitz. Il Board della Banca Mondiale, costituito da 24 rappresentanti di altrettanti Stati che aderiscono all'istituto di Washington, ha messo sotto accusa il presidente, con un impichment senza precedenti che arriva dopo settimane di tira e molla sul suo futuro e sulla bontà della sua gestione. Nei giorni scorsi erano circolate sempre più insistenti le voci delle sue dimissioni, che la stessa Casa Bianca aveva definito probabili. L’ex numero due del Pentagono è accusato di violazioni del codice etico dell’istituto e di conflitto di interesse, per aver agevolato il trasferimento della sua fidanzata, Shaha Riza (un'attivista tunisina impegnata nella lotta per i diritti delle donne arabe), promuovendola al dipartimento di Stato in una posizione salariale da 200mila dollari l’anno (quasi quanto quello di Condoleeza Rice), con 63mila di aumento. Il comitato incaricato di analizzare il caso ha segnalato al Board della Banca Mondiale la “crisi nella leadership”, invitando a verificare se Wolfowitz “è in grado di assicurare l'autorevolezza necessaria per proseguire la missione della Banca Mondiale”, allo scopo di compattare la povertà nel mondo, ma sulla cui gestione e sul cui ruolo si discute da tempo.

Al leader della Banca Mondiale, che ha chiesto pubblicamente scusa per l’intercessione galeotta nel trasferimento della compagna, non basta neanche la protezione di Bush, piegato anch’egli dalle pressioni insistenti dei governi europei, che hanno chiesto esplicitamente a Wolfowitz di dimettersi. Finora la Casa Bianca ha fatto il possibile per difendere l'incarico di Wolfowitz, rivendicando comunque la prerogativa di nominare un altro americano come suo successore. Il presidente della Banca Mondiale ha implorato una “decisione corretta”, incassando anche lo sberleffo della Germania, che col ministro dello sviluppo Heidemarie Wieczorek-Zeul, lo ha considerato “non gradito” a un forum dell'istituto sull'Africa che si terrà a Berlino la settimana prossima. “E’ legittima una discussione sullo stile della mia gestione e sulla mia leadership – si è difeso l’ex vicesegretario alla Difesa, stratega della politica estera dell’amministrazione Bush – ma la questione del conflitto d’interesse è risolta da oltre un anno”. “Credo sinceramente che, se leggerete le mie scuse, concluderete che ho agito nel miglior interesse dell'istituzione e che la mia condotta in relazione al posto di lavoro di Riza non giustifica l'intraprendere qualsiasi tipo di azione contro di me” ha concluso.

Wolfowitz si è detto pentito di essersi fidato troppo dei consiglieri personali e ha promesso di effettuare cambiamenti sui metodi di direzione, invocando equità nella decisione e considerazione per la Banca Mondiale, senza risparmiarsi critiche al modo in cui l’inchiesta è stata condotta, preoccupandosi dei “danni a lungo termine” per l’istituto internazionale. E’ stato proprio il ministro dello Sviluppo tedesco a chiedere senza mezzi termini le dimissioni del presidente della Banca Mondiale, in carica dal giugno 2005. “Farebbe un gran servizio a se stesso e alla banca se decidesse di dimettersi: sarebbe la cosa migliore per tutti quelli coinvolti nella storia”, ha detto Wieczorek-Zeul, dopo che nella serata di ieri erano arrivati i primi segnali di resa anche della Casa Bianca, che, ammettendo che il caso è “un incidente che lascia uno strascico”, aveva però ammonito di “discutere tutte le opzioni per mantenere salda l’integrità dell’istituzione”. Ancora ieri mattina, parlando ai reporter a Washington, il portavoce del presidente Usa, Tony Snow, aveva ribadito l'appoggio di Bush a Wolfowitz, sottolineando che sebbene errori siano stati commessi, non erano tuttavia tali da giustificare un licenziamento. A farli eco il vicepresidente Dick Cheney, che lo ha definito “uno dei più capaci servitori della cosa pubblica, che come direttore della Banca Mondiale ha fatto bene e che spero continui a dirigere”. E durante la scorsa settimana, anche la Rice si era adoperata in una campagna sotto traccia per convincere gli alleati europei, in particolare la Germania, a far cadere le riserve. Ma senza risultati. Il Board, già pronto a decidere ieri, si è preso un altro giorno di tempo, vagliando la possibilità di un semplice richiamo disciplinare, lasciandolo comunque al suo posto. Ma nel caso, dai vertici della Banca potrebbe partire una mozione di sfiducia che renderebbe di fatto impossibile la permanenza di Wolfowitz al vertice.

Un mesto addio per il teorico della guerra preventiva, il guru neocon alle spalle della macchina da guerra bushiana, vessato dall’opinione pubblica (e ridicolizzato dalla foto che lo ritraeva in una moschea, coi calzini bucati), e screditato dal proprio istituto. I membri europei del Board della Banca Mondiale, tra i quali il vicepresidente tedesco Graeme Wheeler, gli imputano infatti anche una cattiva programmazione degli investimenti e una eccessiva tendenza al liberismo che ha fortemente penalizzato i paesi poveri, sostenuti invece durante l’interregno del suo predecessore James Wolferson. Fonti giornalistiche e retroscena di palazzo rivelano che in realtà Wolfowitz pagherebbe soprattutto l’appoggio finanziario a due questioni invise ad alcuni paesi membri della Banca. La prima riguarda l’inclusione dell'aborto nei “servizi per la salute riproduttiva”, che la BM vorrebbe appoggiare in Africa, diffondendo metodi contraccettivi anche ai più giovani, proposta bocciata da Francia, Italia, Germania e Norvegia. La seconda porta in Iraq, e al ruolo della Banca Mondiale nella ricostruzione: in questo caso rimuovere Wolfowitz significherebbe rimescolare le carte degli investimenti, liberandosi, dopo l’ex ministro della Difesa Rumsfeld, e dei due generali Tommy Franks e John Abizaid , dell’ultimo pioniere della campagna irachena. Il più duro a morire.
 
Wolfy se ne andra' a fine giugno breaking news

Wolfowitz to quit the World Bank
Paul Wolfowitz is to quit as head of the World Bank after a bitter promotion row involving his partner.
 
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che per caso si capisce che questa è una bella notizia per me?
Grazie paper per averci tenuto informati sulla vicenda! :)
 
il tipo sinistro della Bush inc. è stato dimissionato

Banca Mondiale, Wolfowitz si dimette, Bush nominerà successore
venerdì, 18 maggio 2007 8.12





WASHINGTON (Reuters) - Paul Wolfowitz si è dimesso da presidente della World Bank, terminando una battaglia circa il proprio ruolo iniziata dal suo coinvolgimento in una promozione per la sua compagna.

"Le persone più povere del mondo [...] meritano il meglio che possiamo offrire loro" ha detto Wolfowitz in una nota. "Ora è necessario trovare un modo per andare avanti".

Le sue dimissioni saranno effettive dal 30 giugno.

Il presidente statunitense, George W. Bush, annuncerà presto un candidato per sostituirlo, ha detto il portavoce della Casa Bianca Tony Fratto.

"Paul Wolfowitz è un buon uomo che è appassionato alle condizioni dei poveri del mondo. Avremmo preferito che stesse alla banca, ma il presidente accetta riluttante le sue dimissioni" ha detto.

"Il presidente avrà presto un candidato da annunciare, permettendo un'ordinata transizione che avrà presto la World Bank riconcentrata sulla propria missione" ha aggiunto.

Secondo un esponente della Casa Bianca, Bush sceglierà un americano per sostituire Wolfowitz.

Wolfowitz, figura controversa nel ruolo di ex vice segretario alla Difesa Usa in quanto organizzatore dell'invasione all'Iraq nel 2003, è arrivato alla banca nel 2005 nonostante il parere contrario dei paesi europei, tra i principali finanziatori della banca.

Nelle ultime settimane si è difeso dall'accusa di cattiva condotta dopo che un panel della banca lo ha trovato colpevole di avere infranto diverse regole partecipando alla promozione di Shaha Riza, un'esperta di Medio oriente della banca.

Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Henry Paulson, ha detto che agirà rapidamente per aiutare Bush a identificare un successore per Wolfowitz.

Il board della banca si riunirà oggi per discutere gli argomenti legati alla leadership.
 
ULTIMO POST SULL'OR.CO wOLFY

Sono riusciti a staccarlo dalla seggiolina... :D :D :D :D :D
ESTERI InviaStampaL'ex vice segretario di Stato alla Difesa travolto da un caso di nepotismo
la Casa Bianca accetta con "riluttanza" le dimissioni e presto proporrà un candidato
Banca Mondiale, Wolfowitz lascia
Dal 30 giugno non sarà più presidente

WASHINGTON - Il presidente della Banca mondiale, Paul Wolfowitz, ha deciso, "nell'interesse dell'istituto", di rassegnare le proprie dimissioni, con effetto dal 30 giugno. Il Board della Banca Mondiale spiega che "ci sono state incomprensioni su entrambi i lati" nel caso di nepotismo che ha visto Paul Wolfowitz sponsorizzare nel 2005 promozione e aumento di stipendio alla sua compagna Shaha Riza.

"Annuncio oggi che mi dimetterò da presidente della Banca mondiale alla chiusura dell'anno fiscale (30 giugno 2007)", si legge in una nota di Wolfowitz. Si conclude così una vicenda che ha visto l'ex vice segretario statunitense alla Difesa e uno dei principali artefici della guerra in Iraq accusato di favoritismo per avere sollecitato nel 2005, anno della sua nomina alla presidenza della Banca mondiale, il trasferimento della compagna, Shaha Riza, dall'istituto al Dipartimento di Stato. Una promozione che comportò a favore della signora uno stipendio da 200.000 dollari l'anno.

Ieri il consiglio di amministrazione della Banca non era riuscito a trovare una via d'uscita onorevole per Wolfowitz, stante il suo rifiuto di presentare le dimissioni, forte anche dell'appoggio della Casa Bianca.
I vertici della Banca mondiale hanno detto che le trattative per la nomina del nuvo direttore inizieranno subito. Da parte sua il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha accettato "con riluttanza" le dimissioni del presidente della Banca Mondiale Paul Wolfowitz. Lo hanno indicato in serata fonti della Casa Bianca, secondo le quali il presidente avrebbe preferito che Wolfowitz, sotto tiro da settimane a causa dello scandalo, rimanesse al suo posto.

"Presto - dicono alla Casa Bianca - il presidente annuncerà un candidato, in modo da consentire una transizione ordinata che permetta alla Banca mondiale di riportare l'attenzione sulla sua missione".
 

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