Parliamo di libri

Dimmi tutto, se posso e sono in grado, rispondo
Letteratura straniera: non ricordo in quali testi (Wodehouse o altri), ma ricordo che ci ho letto storie ambientate suppergiù un centinaio d'anni fa.

Ebbene: in queste storie, talvolta c'è un gentiluomo che s'innamora di una gentile ragazza.

Le ragazze di quell'epoca non lavoravano, ma alcune di esse, oltre ad essere gentili, avevano interessanti risorse finanziarie (probabilmente provenienti da eredità).

Ma la cosa veniva quantificata scrivendo cose tipo "Miss Smith ha una rendita di 500 sterline".
Si parlava dei proventi mensili, ma non del capitale che li generava.

Come mai ciò? Come funzionava?

Forse il capitale era amministrato da un tutore, e al proprietario arrivava solo un flusso reddituale?
E come era investito il capitale: in attività produttive, in azioni o in obbligazioni?

[Ricordo che fino a pochi decenni fa esisteva ancora, in Italia, una Rendita Perpetua, su cui lo Stato pagava il 5% annuo.
La Rendita era stata emessa almeno 70 anni prima, e l'inflazione degli anni 70/80 sicuramente ne aveva polverizzato il valore reale, però ha continuato ad esistere.]

Grazie in anticipo.
 
Secondo me è facile che si trattasse di eredità o risorse messe a disposizione dalla famiglia ma amministrate non direttamente dalla miss in questione, la quale probabilmente non ne era neanche intestataria ma, appunto, beneficiava di una somma fissa garantita da qualche clausola di qualche atto o contratto giuridico.
 
Secondo me è facile che si trattasse di eredità o risorse messe a disposizione dalla famiglia ma amministrate non direttamente dalla miss in questione, la quale probabilmente non ne era neanche intestataria ma, appunto, beneficiava di una somma fissa garantita da qualche clausola di qualche atto o contratto giuridico.
Quindi una sorta di usufrutto.
¡Thank you very much, querida!
 
Ora che ci penso, in alcune opere accadeva che, alla lettura del testamento, all'erede X veniva assegnata una casa e all'erede Y veniva assegnata una rendita.
Rendita proveniente da asset amministrati dal notaio, forse.
 
"C'era la luna"
(S. Dandini - Einaudi)

“C’era la luna” di Serena Dandini è un romanzo molto coinvolgente e ambientato sul finire degli anni 60 a Roma, capace di restituire con efficacia i turbamenti, le emozioni, le confusioni e le passioni dell’adolescenza. La protagonista è Sara, ginnasiale con tanta voglia di cambiare il mondo e di crescere. La scrittura riesce a essere attenta e precisa senza indulgere in eccessi, offrendo un ritratto credibile e ben calibrato di quell’età complessa. Particolarmente riuscita è anche la resa del contesto storico (il famoso 68) delineato con chiarezza e coerenza e mai relegato a semplice sfondo. I movimenti sociali del periodo sembrano procedere in parallelo con i moti interiori dei protagonisti, creando un dialogo costante tra dimensione privata e collettiva. Un romanzo equilibrato, capace di raccontare una crescita individuale all’interno di un tempo storico ben riconoscibile.

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"Socrate, Agata e il futuro. L'arte di invecchiare con filosofia"
(B. Severgnini - Rizzoli)

Un libro che vorrebbe risultare saggio ma in modo ironico, con riflessioni sull'atteggiamento migliore, maturo e sensato da tenere nel cammino dell'uomo tra l'età adulta e la terza età.
Non riesce nel suo intento, a mio parere.
Non dice niente di sbagliato, non è pesante ma non è niente di che. Nulla di innovativo geniale, profondo o insolito. Consigli e riflessioni di buon senso, certamente ben scritti ma abbastanza scontati. Ironia o vago umorismo? Giusto un'ombra qua e là. Non mi ha stimolata né arricchita. Dimenticabile.
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"Socrate, Agata e il futuro. L'arte di invecchiare con filosofia"
(B. Severgnini - Rizzoli)

Un libro che vorrebbe risultare saggio ma in modo ironico, con riflessioni sull'atteggiamento migliore, maturo e sensato da tenere nel cammino dell'uomo tra l'età adulta e la terza età.
Non riesce nel suo intento, a mio parere.
Non dice niente di sbagliato, non è pesante ma non è niente di che. Nulla di innovativo geniale, profondo o insolito. Consigli e riflessioni di buon senso, certamente ben scritti ma abbastanza scontati. Ironia o vago umorismo? Giusto un'ombra qua e là. Non mi ha stimolata né arricchita. Dimenticabile.Vedi l'allegato 778160
Noi siamo 30 anni che abbiamo sempre 30 anni, quindi il problema non ci tocca

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"Estranea"
(Y. Van Der Wouden - Garzanti)

Paesi Bassi, 1961.
Isabel vive sola dopo la morte della madre. Ama la sua casa e gli oggetti che contiene. Ha una vita austera, severa, metodica e ha la tendenza ad essere rigida e a tenere tutto sotto controllo.
Ad una cena con i suoi due fratelli, conosce Eva, la ragazza del fratello maggiore, Louis.
Quest'ultimo, dovendo partire per un viaggio di lavoro, chiede ad Isabel di ospitare Eva.
La strana inquietudine che l'autrice rende bene, sottile, sin dalle prime parole del romanzo, cresce via via che prosegue la convivenza delle due giovani donne. Si percepisce che esiste un passato misterioso che si svela piano piano nell'ultima parte del libro. Il racconto, narrato con maestria e un uso sapiente della lingua, si sviluppa in modo sorprendente. Emozioni, desideri e sentimenti sono vividi e reali, davvero ben dosati e ben descritti.
Non sempre la nostra verità coincide con quella degli altri.
Molto interessante, non stupisce il fatto che abbia vinto il Women's fiction prize.
 

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