Parliamo un pò di sto referendum sulla devolution

Confesso il mio stato di imbranato e ignorante in cose di politica e affini per non averla mai seguita , ma mi dicono che se passa la devolution ?? chiunque abbia bisogno di cure e assistenza sanitaria al di fuori della propria regione di residenza dovrà pagare tutte le spese per intero, mentre resterà gratuita o quasi come oggi solo nelle propria regione .

Mi date un conforto morale che non sarà cosi ?

Senno' poveri noi e povera Italia !
 
ecasa ha scritto:
Confesso il mio stato di imbranato e ignorante in cose di politica e affini per non averla mai seguita , ma mi dicono che se passa la devolution ?? chiunque abbia bisogno di cure e assistenza sanitaria al di fuori della propria regione di residenza dovrà pagare tutte le spese per intero, mentre resterà gratuita o quasi come oggi solo nelle propria regione .

Mi date un conforto morale che non sarà cosi ?

Senno' poveri noi e povera Italia !

In realtà si sono dimenticati di accennarti alla sicura invasione di cavallette...
:help:
 
io darò un chiaro e sonoro NO alla devolution dei vari bossi caselli tremonti e calderoli che tanto male hanno fatto al paese
non tanto per l'idea
quanto perchè, così fatta, è una brutta e dannosa proposta
...insomma usando il linguaggio dello stesso ex calderoli ............. una vera "porcata" :rolleyes:
 
Informazione bolscevica:

http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=1985

«Meglio dire No che dire Ni»

Intervista di Francesco De Carlo a Domenico Gallo

“Chi sceglie di votare NO non ha bisogno di cercare una giustificazione a questa scelta”.

Domenico Gallo è magistrato al Tribunale di Roma, è stato senatore della Repubblica e si è sempre occupato con pubblicazioni e interventi di questioni di carattere istituzionale e della tutela dei diritti. E' coautore del recente “Salviamo la Costituzione ”, editore Chimienti.

Dottor Gallo, è ormai chiaro che dietro il paravento della devolution si nasconda il tentativo di un riassetto, secondo molti pericoloso, del sistema istituzionale del Paese. Esistono delle garanzie concrete per tutelare l'equilibrio e la divisione dei poteri?

“Tutti i sistemi di democrazia occidentale sono basati sul concetto di pesi e contrappesi, per evitare che i poteri dati a certi organi possano modificarsi e diventare poteri assoluti. Il centrodestra vuole con la riforma smantellare questo sistema di garanzie democratiche e distribuzione del potere”.

Qualche esempio?

“Si avrà un organo politico, il capo del governo, che prevale sul Parlamento, prevale sulla sua stessa maggioranza, prevale sul Senato federale, prevale sul Presidente della Repubblica, e attraverso il condizionamento nel lungo periodo della Corte Costituzionale da parte della maggioranza, viene neutralizzato anche il suo ruolo di tutela. Un sistema assolutamente squilibrato, con la concentrazione dei poteri nelle mani di un solo capo politico eletto dagli elettori ogni cinque anni: questa non è democrazia, è lo smantellamento delle conquiste del costituzionalismo negli ultimi 200 anni”.

Secondo il centrodestra in questo modo si recepiscono elementi di altre Costituzioni, di altri sistemi occidentali che funzionano meglio…

“Uno dei cavalli di battaglia della campagna del centrodestra è che questa riforma ci avvicina alle altre democrazie occidentali: ebbene questo non è vero, è una falsità assoluta. La forma di governo introdotta da questa riforma non esiste in nessun altro Paese occidentale. Possiamo fare riferimento agli Emirati Arabi, ai sultanati, o a ordinamenti di questo tipo ma non alle democrazie occidentali, dove poteri conferiti a un organo corrispondono sempre a contropoteri conferiti ad altri organi”.

Molto spesso viene preso a modello il premierato inglese.

“È il sistema sicuramente che più si avvicina, che però nasce da tradizioni non da Costituzione, che in Inghilterra non c'è. Per di più il premier non domina la sua maggioranza e dalla stessa può essere fortemente condizionato: un leader fortissimo come la Thatcher fu sconfitta dalla sua maggioranza e da questa sostituita con un altro primo ministro. Dunque anche il paragone con il premierato inglese non ha senso. Si tratta di una forma di governo che può trovare un riferimento solo nel nostro passato, nei poteri che nel 1925-26 vennero attribuiti al capo di governo del tempo e che determinarono un cambio di regime. Un regime, quello instaurato in Italia durante il fascismo, che veniva qualificato dagli studiosi dell'epoca come fondato sulla prevalenza del primo ministro capo del governo: proprio quello che si vuole replicare ora. Per questo siamo di fronte a una restaurazione e non a un tentativo di adeguamento alle altre democrazie occidentali”.

Qual è il suo giudizio sui temi e i toni della campagna per il NO? Emergono con chiarezza gli aspetti più minacciosi di questa riforma? E che percezione ne hanno i cittadini?

“La campagna per il NO parte un po' sottotono: c'è un grande disinteresse dei principali attori politici, cioè dei partiti dell'Unione. Tuttavia nello stesso tempo c'è una grande mobilitazione di base che arriva in tutti gli ambienti, coinvolge varie fasce sociali, interessa diversi orientamenti politici e culturali, e quindi c'è una trama di attività molto positiva. Il problema è l'accesso ai grandi media e la mobilitazione piena grandi corpi sociali e dei partiti democratici”.

Rimanendo sul ruolo dei partiti: come valuta l'atteggiamento del centrosinistra e in particolare questa tendenza a giustificare il No al referendum con la volontà di metter mano subito dopo a una riforma costituzionale? Non c'è il rischio che il NO costruttivo venga percepito dagli elettori come un “NI” e faccia il gioco degli avversari?

“Il “NI” è assolutamente dannoso. Noi ci troviamo di fronte a una scelta secca, senza alternative: o si vota Sì o si vota No. Chi sceglie di votare NO non ha bisogno di cercare una giustificazione a questa scelta. C'è un certo mal di pancia nell'ala riformatrice del centrosinistra, responsabile della riforma avventata del Titolo V del 2001. Ora però bisogna mettere da parte queste differenti valutazioni e lavorare insieme per respingere questa riforma. Bastano pochi voti per farla passare e travolgere per sempre la democrazia italiana così come l'abbiamo vissuta negli ultimi 50-60 anni. Non possiamo permetterci il rischio di fare sofismi, sottigliezze, distinguo: questo è il momento in cui i distinguo devono essere oscurati: o Sì o No”.

È comunque abbastanza chiaro che il centrosinistra proporrà un suo progetto di riforma, una volta superato il referendum. Secondo lei quale spirito e quali contenuti dovrebbero essere tenuti presenti dal nuovo governo nella sua revisione costituzionale ?

“Innanzitutto va riconosciuto che il programma dell'Unione è una buona base di partenza. Per quanto riguarda il metodo per esempio riconosce che la Costituzione non può essere cambiata a maggioranza. Dal 1948 ad oggi ci sono state circa 20 leggi che hanno modificato e revisionato alcuni punti della Costituzione, sempre a maggioranza superiore a 2/3. Solo nel 2001 e ora nel caso della sciagurata riforma del centrodestra si è proceduto diversamente. Per quanto riguarda i contenuti le proposte di cambiamento sono oneste, va comunque verificata la loro utilità. Pongono soprattutto il problema del bicameralismo, se un sistema in cui viene accentuato il peso delle autonomie regionali deve prevedere la modifica della funzione di una Camera, per farla diventare espressione delle regioni. È un problema aperto, sul quale si può discutere laicamente e trovare soluzioni condivise: altrimenti ci teniamo le istituzioni che abbiamo. Non c'è l'urgente bisogno di modificarle”.

Ma è così necessario revisionare la nostra Costituzione?

“La riforma del Titolo V, quanto meno affrettata, ha portato a enormi problemi, soprattutto a una serie di contenziosi tra Stato e Regioni. Detto questo, credo che la Costituzione Italiana sia di grande modernità e abbia dimostrato di essere anche abbastanza flessibile, tale da consentire l'esperimento di diverse forme di organizzazione del sistema politico e di aggregazione delle forze politiche: il maggioritario, per esempio, e la recente politica di coalizioni molto stretta, non erano previsti dai principi orientativi del ‘48. Insomma non abbiamo motivi per dichiarare obsoleta la nostra Costituzione e il suo impianti organizzazione e di distribuzione dei poteri, che, entro certi limiti, permette interpretazioni significative. Certo, tutto ha bisogno di manutenzione e di questo dovremmo parlare, più che di riforma costituzionale: ma la manutenzione della Costituzione non ha niente a che fare con tutti i progetti aberranti di grande cambiamento perseguiti finora e che sono sfociati in questa mostruosità giuridica che è la rifroma del centrodestra”.
 
Da il Corriere del Soviet:

Le promesse non contano

Le costituzioni non sono né di destra né di sinistra. O sono ben fatte (accettabili) o sono malfatte (inaccettabili). Il che sottintende che una costituzione dovrebbe essere giudicata secondo criteri funzionali. Funzionerà bene? Funzionerà male? Ma siamo in Italia. Guai a fare le cose nel modo giusto. Così la sinistra (da sola) ha votato una riforma federalista nel 2001; dopodiché la destra (da sola) ha modificato la riforma federalista della sinistra e, per di più, ha anche radicalmente modificato la forma di governo. A questo punto ci casca addosso il 25 giugno un referendum che dovrà approvare o rifiutare la Carta imposta a colpi di maggioranza blindata dalla destra sulla sinistra.

Ed è quasi inutile protestare osservando, come ho già osservato nel mio incipit, che le costituzioni non sono né di destra né di sinistra. Esattamente come non lo sono le medicine, o qualsiasi commestibile. La medicina rossa non esiste, così come non esiste la carne azzurra (Forzista) o il pesce democristiano. Eppure in Italia — ridiamoci sopra insieme — è così. Il mio editoriale del 27 maggio ha sollecitato parecchi interventi: di Barbera e Ceccanti, di Panebianco e Salvati e, ieri, di Bassanini ed Elia. Interventi che mettono a fuoco i preliminari del dibattito. Tra questi se sia il No (rifiuto) oppure il Sì (approvazione) a meglio garantire una ripresa costruttiva del processo di riforma costituzionale. Un dibattito che viene subito falsato dall'argomento che la vittoria del No darebbe il potere di bloccare tutto ai conservatori costituzionali a oltranza. Quacquaraquà a parte, chi sarebbero? Esiste un volume curato da Bassanini nel quale 63 costituzionalisti dichiarano che la nuova Costituzione è «sbagliata» ma ritengono al tempo stesso che la Costituzione del '48 debba essere migliorata e corretta.

L'altro giorno l'Associazione Italiana dei Costituzionalisti si è espressa nello stesso senso. Dal che si ricava che gli immobilisti costituzionali sono un'invenzione di comodo che fa comodo—cito per tutti il Tremonti inedito di ieri— per sostenere che bisogna «votare sì al referendum per non interrompere il cammino delle riforme». A me, confesso, il bidone sembra monumentale. Promettere che una Costituzione approvata in Parlamento e poi confermata da un referendum verrà subito dopo ritoccata è davvero una promessa a credibilità zero. Sì, è vero che d'un tratto i Berlusconi boys si dichiarano accomodanti e pronti a negoziare. Persino Bossi, figurarsi. D'un tratto perché sinora hanno fatto la faccia feroce. Pertanto, è di tutta evidenza che se ora si trasformano in agnellini è perché temono di perdere il referendum.

Ma se lo vincessero , direbbero subito che la volontà popolare è intoccabile. Come scrivono Bassanini ed Elia, «la priorità assoluta è la vittoria del No. In caso contrario prevarrebbe la conservazione di una riforma sbagliata e ingestibile». La vittoria del No, invece, non precluderebbe nulla. Cadrebbe il Federalismo 2 di Bossi; e anche se così resterebbe in vigore l'altrettanto sbagliato Federalismo 1 della sinistra, a questo effetto la sinistra largamente conviene, da tempo, di avere sbagliato.

Il No apre dunque una speranza credibile di buone riforme; il Sì ci inchioderebbe invece senza scampo a una Costituzione disastrosa.

di Giovanni Sartori

da Corriere della sera

go go go Sartori :up:
 
ciao scech(ragazzi in bergamasco.... :D ) volevo dire 1 cosa...
ho letto su 1 thread sul forum principale ke quel gran testina di fleu o il suo compare f4f,non ricordo :P :lol: dicevano ke la devolution era solo 1 parte delle riforme contenute nel referendum ke andremo a votare..addirittura la minima parte..
mi sbaglio? :-?
se così fosse kualkuno è in grado di dirmi il resto del referendum cosa dice?effettivamente potrei andare a cercarmelo,ma vedo ke qui c'è gente preparata ke mi risparmia la fatica.. :love: :ciao:
 
uèè testyna di bergamo alta :D, siccome che mi ero ripromesso di non stare a perdere tempo nel commentare un'opera buffa del calderolo frego un intervento di kiton e ualà

1) il Senato diventa federale ma non ha voce negli affari politici di alto livello
2) la Camera deve per forza approvare l' operato del Primo Ministro, pena la fine della legislatura e nuove elezioni politiche (tranne nell' improbabile caso della sfiducia costruttiva).
3) il Presidente della Repubblica non ha poteri reali e perde la possibilità di sciogliere la Camera di sua iniziativa
4) il Governo diventa il mero esecutore della volontà del Primo ministro poichè egli a suo insindacabile giudizio nomina e revoca i ministri.
5) aumenta il controllo del potere politico sulla Corte Costituzionale

La politica del Governo non è più decisa dall' intero Consiglio dei Ministri ma dal solo Primo Ministro (art. 95).
Fino ad oggi i ministri sono nominati dal Presidente della Repubblica (su indicazione del PresDelCons) e la politica del Governo è diretta dal PresDelCons che coordina l'attività dei Ministri.
Con la riforma il Primo Ministro sceglie, nomina e revoca gli altri Ministri a suo insindacabile giudizio e la politica del Governo è determinata dal Primo Ministro che dirige l'attività dei Ministri.
Il Primo Ministro è eletto direttamente dal popolo (art. 92) e NON necessita della fiducia della Camera per insediarsi (art. 94)
La Camera può teoricamente sfiduciare il Primo Ministro (art. 94 e art. 88), ma questo sarà un evento molto raro dato che nella maggior parte dei casi la sfiducia produce la fine della legislatura e quindi nuove elezioni
In ogni caso pochi deputati possono impedire la sfiducia costruttiva e quindi la designazione parlamentare di un nuovo Primo Ministro anche se ciò fosse voluto dalla maggioranza della maggioranza ed anche della Camera
il Primo Ministro anche senza dimettersi può imporre al Presidente della Repubblica di sciogliere la Camera portando così il Paese a nuove elezioni politiche (art. 88). In questo modo il Primo Ministro gestirà le elezioni nella pienezza dei propri poteri
La fiducia al Governo centrale può essere data e tolta dalla sola Camera mentre il Senato federale non ha voce in capitolo
Il Presidente della Repubblica perde il diritto di sciogliere le Camere (art. 88) e di autorizzare il Governo a presentare suoi Disegni di Legge (art. 87)

La devolution, poi, è letteralmente una presa in giro...se vuoi ti spiego il perchè......



1) tornano alla competenza esclusiva dello Stato (art. 117): le norme generali sulla tutela della salute, la sicurezza del lavoro, le grandi reti strategiche di trasporto e di navigazione, l' ordinamento della comunicazione, l' ordinamento delle professioni intellettuali l'ordinamento sportivo nazionale, la produzione strategica, il trasporto e la distribuzione nazionali dell'energia.
Tali materie furono concesse alle Regioni dalla riforma costituzionale del 2001!

2) E' opinione comune che la riforma del 2005, per realizzare la devolution/devoluzione, abbia aggiunto le seguenti materie alla esclusiva competenza regionale:
assistenza e organizzazione sanitaria;
organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche;
definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione;
polizia amministrativa regionale e locale.
In realtà tali materie sono già di competenza regionale. Infatti è dal 2001 he l'art. 117 non le attribuisce alla competenza statale e aggiunge che "Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato". Con la riforma Costituzionale del 2005 tali materie vengono solo esplicitamente elencate tra quelle di competenza regionale (art. 117). [/]

3) Viene reintrodotto (art. 127) concetto di "interesse nazionale" grazie al quale il governo centrale potrà annullare qualsiasi atto degli enti locali e qualsiasi legislazione regionale.
(A me sta bene. Se sta bene ai leghisti della prima ora....non so...Ma "loro" sono diventati di bocca buona dopo aver provato il caldo delle poltrone romane sotto il loro kulo)

4) I criteri di composizione degli organi elettivi Regionali diventano oggetto di legislazione dello Stato (art. 122 comma 1).

5) Manca poi il federalismo fiscale per il quale si rimanda ad altra modifica Costituzionale. Non si è mai vista una Costituzione talmente incompleta da dover essere fatta a puntate!

6) Il Senato federale ha competenza solo per le materie a legislazione "concorrente", cioè non proprie dello Stato centrale e non proprie delle Regioni;

7) Il Senato federale non può ne dare ne togliere la fiducia al Governo;
Le leggi del Senato federale possono essere modificate dal Governo se tali modifiche sono essenziali al conseguimento del suo programma (art. 70 comma 4). Ciò significa che i rappresentanti di tutte le Regioni potranno essere obbligati a realizzare nel Senato federale il programma del Governo centrale. Ma che bella devolution!

8) Le eventuali Commissioni d' inchiesta del Senato federale (art. 82), a differenza d quelle della Camera non possono avere poteri giudiziari. Fino ad oggi hanno poteri giudiziari le Commissioni parlamentari di entrambe le Camere.


E questa sarebbe la devolution???????? Ma per favore......

Io, in questa riforma, vedo solo la volontà di avere "un uomo solo al comando"...

No grazie! Già provato per un ventennio!
 
grazie fleu...sempre gentile.... :love:
avete capito?non andiamo a votare il referendum per la devolution quindi,sia ben kiaro...poi 1 vota come vuole,ci mankerebbe..ma ke almeno sia kiaro ke cosa andiamo a scegliere...
voterò no,perkè concordo con fleu ke sono proposte troppo volte a dare potere in mano ad 1 singola persona..... :-o
 

Users who are viewing this thread

Back
Alto