Analisi Intermarket ....quelli che.... Investire&tradare - Cap. 1

Stato
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Cani a + 2...direi che il sentimento sul mibbe è acclarato e che i volumi siano elementi dei disgraziati.

Lasciamo stare le banche, il listino è stato venduto, shortato ben bene senza volumi, vedi diasorin, yoox ecc....

La moda è ancora quella, che si sfoghino.

non hanno risparmiato nessuno......belli o brutti

unica consolazione........l' asta non è stata a vendere ulteriormente come solito ma a coprire qualcosina
 
ho sbagliato, cazzzio crolla tutto zzee tutto sciolt:D:D

sailina.... senti qua... visto il kuro non funziona, proporrei una nuova disciplina di pensiero... l'ORUK!

con questo siva short e il mercato gira long di sicuro...
dopo questa pisquanata vado a correre prima e suonare poi... quando torno voglio vedre i rikkioni a +10 almeno, e obama con la foto di ghedaffi sul petto!
:eek:
 
Figlio dei cani

Quando l'ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan esprime il suo pensiero viene spesso a mente quanto di lui ha detto tempo fa il Nobel Paul Krugman: ma perché Greenspan non sta zitto? Se c'è un responsabile di molti dei guai che la finanza e l'economia stanno attraversando, e con cui dovranno convivere ancora per qualche tempo, questi è proprio Greenspan, che a un certo punto decretò che il mondo era diverso e che le regole non servivano più perché tra professionisti "altamente sofisticati" non erano più necessarie e che si poteva inondare il sistema di dollari e che tutto andava per il meglio.

Lui era "il maestro". Di sventura. Ha fatto per 20 anni gli interessi della Wall Street più avventurosa, sostenendo la deregulation a spada tratta, deregulation nel senso di via le vecchie regole senza approntarne di nuove, a danno poi si è visto di tutto il resto del pianeta, a partire dai contribuenti americani. Non bisogna mai dimenticare che mentre altri alla Fed gli chiedevano a inizio anni 2000 di osservare con più attenzione un mercato dei mutui preoccupante per eccesso di effervescenza, lui ripetutamente e anche sgarbatamente faceva orecchie da mercante.
Parlando a Washington,al MeriTalk 2011 Innovation Nation Forum, Greenspan ha osservato che l'euro «is breaking down», si sta sfasciando, e questo, ha aggiunto, sta creando problemi all'economia americana e crea interrogativi sui conti delle multinazionali e di chi esporta in Europa. "Greenie", così lo definisce la scettica agenzia Bloomberg ricordando che si tratta dell' «inflator of many a bubble», del padre molte bolle finanziarie, non ha mosso ieri un granché i mercati monetari dove il dollaro dopo il suo intervento è passato da 1,4435 sull'euro a 1,4420. La notizia che Jean Claude Trichet ha preso l'influenza avrebbe ...
 
... influenzato di più gli investitori.
Più che sulle responsabilità storiche di Greenspan e di chi ha sollecitato e appoggiato le sue miopie, le sue cecità, le sue ingenuità enormemente costose, è il caso tuttavia di soffermarsi su perché una certa America, non tutta per fortuna, ma certamente quella che con più foga ha danzato attorno al totem della nuova finanza, ha così fretta che l'euro si sfasci.
La moneta unica europea ha i suoi enormi problemi dovuti soprattutto all'assimetria tra moneta unica e politiche fiscali diverse, al differenziale di crescita e produttività fra i paesi membri, e ai debiti sovrani eccessivi, tra cui quello italiano. E una certa insofferenza americana nei confronti dell'euro, radicata e ormai ventennale, è anche comprensibile, perché si tratta di un rivale del dollaro, inevitabilmente. Un po' come il dollaro fu, un secolo fa, un rivale della sterlina. Non è che sulla tenuta politica degli Stati Uniti, e sulla loro efficienza amministrativa, quando a cavallo tra 800 e 900 il dollaro incominciò a piccoli passi a sfidare la sterlina, ci fossero a Londra e altrove in Europa opinioni lusinghiere. Certo, l'America era già allora una e ormai indivisibile, e l'Europa non lo è.
L'euro non hai mai avuto negli Stati Uniti molti amici sinceri, a parte Paul Volcker, predecessore di Greenspan alla Fed e uomo di ben altro spessore e stazza, non solo fisica. Volcker ha ben chiaro da 20 anni che se la seconda valuta che affianca il dollaro è una valuta occidentale questo alla fine ha dei vantaggi per la stabilità del sistema.
Oggi negli Stati Uniti, e soprattutto a Wall Street, c'è chi vedrebbe volentieri un drastico ridimensionamento e anche un naufragio dell'euro nella certezza che sarebbe il dollaro e la finanza americana a trarne i vantaggi. Non si spiega altrimenti, come osservava giustamente domenica Donato Masciandaro ...
 
... sulle colonne de Il Sole 24 Ore, la decisione della Fed di New York, che delle grandi banche di Wall Street è da una decina d'anni emanazione stretta e dependance, di aprire un'indagine sulla solvibilità delle filiali americane delle banche europee. Ma pensassero alle loro, di banche. Che sono sì più capitalizzate, in genere, di quelle europee, ma hanno in pancia 4mila miliardi di titoli legati all'immobiliare dichiarati a valori di libro e che valgono un buon terzo in meno. Per non parlare del disastro da oltre 5mila miliardi della finanza immobiliare pubblica – Fannie e Freddie e il loro pianeta – che con il sistema delle grandi banche americane vive in simbiosi. La spazzatura in pancia alle banche europee è assai inferiore, per quanto ingente.
Non si può non citare alla fine ancora Krugman, che su "Greenie" ha una collezione. «Alan Greenspan – dice una delle chicche – continua indefessamente i propri sforzi per cementare la propria reputazione come quella del peggior presidente nella storia della Fed».
 
Saranno anche cani ma come ci trattano da cani loro non ci tratta nessuno :D

nasq quasi +4 alla faccia della minchia di Saila Menta.
 
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