Analisi Intermarket ....quelli che.... Investire&tradare - Cap. 1

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Ragazzi buongiorno, Okkio che c'e aria di richiesta d aiuti da parte della Spagna.
Se la Spagna dovesse appunto chiedere aiuti, ci potrebbe essere un rialzo dei mercati periferici.
 
Nog chiudo tutto lo short che qui allalllllooooooonnnngggggg!!!;-)

"Recessione al 100%, sono ribassista su tutti gli asset"


Investitori si preparino a una correzione del mercato. Dopo il rally senza precedenti nemmeno l'oro e' un porto sicuro sul breve. Attenzione: analisi acuta, ma dura. Non adatta agli inguaribili ottimisti.
:lol::lol::lol:
 
Crisi subprime: Obama chiede il conto a JP Morgan

Al via la task force contro Wall Street. Non solo JPM: la procura di New York promette battaglia contro i grandi colossi (che hanno mai pagato sul serio?). Come dimenticare i furboni di Bear Stearns, che hanno trattato da idioti i propri clienti?



Roma - Quei furboni della Bear Sterns continuavano a dire ai loro clienti che quegli investimenti erano ottimi: invece quelle 'securities' erano costruite sui mutui che di lì a poco sarebbero diventati spazzatura perché la gente, che se l'era visti concedere a prezzi bassissimi, non avrebbe saputo più come pagarli - perché debito porta debito.

La crisi finanziaria e poi economica più grave dalla Grande Depressione è nata così: e il bello, anzi il brutto, è che quei furboni lo sapevano. La recessione, insomma, è stata tutta una truffa. Così adesso gli Stati Uniti di Barack Obama chiedono il conto.

Sì, magari la denuncia per frode che la procura di New York presenta proprio adesso, a un mese dalle elezioni, sa un po' di quelle indagini a orologeria che fioriscono in tutto il mondo. Ma del resto la task force per fargliela pagare la Casa Bianca l'ha istituita solo all'inizio dell'anno. E non sarà certo colpa di Barack Obama se la banca che oggi possiede Bear Sterns - comprata per un tozzo di pane nel 2008, quando fu infine travolta dalla crisi che aveva contribuito a creare - porta l'altisonante nome di JpMorgan, l'istituto che fondendosi con la Chase Manhattan si staglia tra le Big Six proprio alle spalle della numero uno Bank of America.

Il New York Times per la verità scrive che siamo solo all'inizio: e che altre grandi patiranno la gogna. Eric T. Schneiderman, il capo della procura dello stato di New York, non si fermerà certo qui. La causa intentata è civile: non ci sono cioè riflessi penali. E da tempo sono già state aperte d'altronde diverse inchieste che puntano a evidenziare le responsabilità delle singole banche e dei loro singoli amministratori su altrettanti singoli e diversi casi.

Ma l'indagine di New York è la prima appunto partorita dalla task force ordinata da Obama. Ha dunque un valore soprattutto politico. Anche perché non entra nel merito dei casi ma si prefigge di stabilire la responsabilità - in questo caso di Bear Sterns - nella lenta e inevitabile esplosione della grande depressione che esplose proprio con la crisi dei mutui.

La denuncia sostiene che Bear Sterns e la Emc Mortgage, cioè il braccio della banca che si occupava dei mutui, truffarono consapevolmente gli investitori che comprarono i pacchetti azionari - che in realtà erano "pacchi" veri e propri.

Le vendite avvennero dal 2005 al 2007: fino insomma alla vigilia della crisi poi esplosa nel 2008. La banca, dicono i magistrati newyorchesi, mentì sulla qualità dei titoli ignorando consapevolmente i difetti pur di vendere le azioni. Di più. Quando uno di questi, diciamo così, difetti fu individuato, non solo la banca costrinse il prestatore dei mutui che formavano le azioni spazzatura a ricomprarsi quelle schifezze: ma ottenne che il riacquisto avvenisse in contanti e - ci mancherebbe - si guardò bene dal rigirare i soldi ai clienti che già avevano abboccato.

Sempre nella denuncia si legge che le perdite sui mutui impacchettati dalla Bear Sterns ammontano alla astronomica cifra di 22 miliardi e mezzo di dollari: un quarto in più di quello che sembrava accertato. E JpMorgan come reagisce? Siamo stupiti che ci abbiano denunciati senza darci la possibilità di spiegare, ha abbozzato il portavoce. E già: come se dopo tutti questi anni, i 7 milioni di posti di lavoro persi soltanto in America, la crisi che da un anno sta bruciando tutta l'Europa, ci fosse ancora bisogno di spiegare.
 
Eurozona: le cose migliorano? Indice miseria al record.


E' quanto risulta da un'analisi di Société Générale, che esamina anche i casi di Stati Uniti e di UK. Grecia e Spagna sotto i riflettori, con le misure di austerity che continueranno a strozzare le rispettive economie.


New York - In Europa, l'indice della miseria non è stato mai così alto. E' quanto risulta da un'analisi di Société Générale, che mette in evidenza come l'indicatore abbia toccato un nuovo record, confermando il deterioramento dell'economia dell'area e, in particolare, di Spagna e Grecia.

I fondamentali dell'Eurozona, mette in evidenza l'indicatore, hanno subìto un ulteriore deterioramento durante l'estate. Il tasso di disoccupazione ha testato ad agosto il massimo assoluto dell'11,4%, a fronte di un'inflazione accelerata dal 2,4% al 2,6% su base annua. L'indice della miseria è di conseguenza balzato al record, pari al 14%.

Il punto è che lo scenario rimane altamente ribassista, soprattutto per l'occupazione: fattore che porta a ritenere altamente improbabile che le cose cambieranno presto. Ciò significa che la Bce dovrà mantenere la propria politica ultra accomodante per ancora un bel po' di tempo.

Nello specifico, l'indice della miseria della Spagna ha superato nel secondo trimestre addirittura quello della Grecia, e al momento è due volte tanto quello dell'Eurozona, ovvero a 25,93. Con un tasso di disocccupazione che in entrambi i paesi viaggia al 24%, e le misure di austerity che stanno strozzando le rispettive economie, è difficile vedere all'orizzonte un miglioramento per le economie iberica ed ellenica, sia sul fronte dell'occupazione che su quello della domanda interna.

Non che ci sia da festeggiare negli Stati Uniti. Il calo del tasso di disoccupazione ad agosto (dall'8,3% all'8,1%) non è stato sufficiente a compensare l'incremento del tasso di inflazione (dall'1,4% all'1,7% su base annua). Il risultato è che l'indice della miseria ha puntato verso l'alto, sebbene in misura contenuta. A questo punto, per capire il reale stato di salute degli Usa, bisognerà attendere il rapporto sull'occupazione, che sarà reso noto venerdì 6 ottobre.

Non va bene infine neanche nel Regno Unito, soggetto a un ulteriore deterioramento della sua economia e di conseguenza del suo indice della miseria. Questo significa che molto probabilmente la Bank of England incrementerà il suo programma di quantitative easing, nel mese di novembre.
 
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