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Areu per soli italiani: per la CGIL una “scelta discriminatoria”
Lungo affondo di CGIL, Fondazione Piccini e Asgi a seguito della pubblicazione del bando per nuovi assunti nel Numero Unico d'Emergenza (il 112) dell'Areu: "Un servizio che discrimina i disoccupati non italiani"
Redazione 2 luglio 2014
STIAMO SCHERZANDOOOO?!?!?!?!?!?!?!?!?!?
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Congresso CGIL, Carla Cantone: «Dobbiamo ritrovare l'unità»
Il nuovo servizio emergenza 112 prende il via discriminando i disoccupati non italiani. Questo il duro affondo con cui la CGIL, la Fondazione Piccini e l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione hanno accolto il bando di selezione per l’assunzione di nuovi collaboratori della centrale.
La selezione, rivolta a lavoratori in cassa integrazione straordinaria (CIGS) a zero ore e senza rotazione, o in mobilità, da inserire del call center delle emergenze, indica infatti tra i requisiti per fare domanda anche il possesso della cittadinanza italiana.
Un requisito, secondo la CGIL, che “appare del tutto illegittimo: il bando infatti non comporta l’instaurazione di un rapporto di pubblico impiego, e il fatto che gli operatori del 112 siano tutti qualificati come incaricati di pubblico servizio non consente assolutamente l’esclusione degli stranieri”.
In concreto, i lavoratori assunti dovranno rispondere alle chiamate che arrivano al call center, e smistarle poi al servizio d’emergenza competente. “E’ di tutta evidenza – conclude la CGIL – che la pretesa di riservare detta funzione ai soli italiani, oltre che contraria alla legge, è anche del tutto illogica”.
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Tanto più in una realtà come quella bresciana, “dove tra i lavoratori in CIG e in mobilità vi è un’alta percentuale di stranieri”.
Lungo affondo di CGIL, Fondazione Piccini e Asgi a seguito della pubblicazione del bando per nuovi assunti nel Numero Unico d'Emergenza (il 112) dell'Areu: "Un servizio che discrimina i disoccupati non italiani"
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Un requisito, secondo la CGIL, che “appare del tutto illegittimo: il bando infatti non comporta l’instaurazione di un rapporto di pubblico impiego, e il fatto che gli operatori del 112 siano tutti qualificati come incaricati di pubblico servizio non consente assolutamente l’esclusione degli stranieri”.
In concreto, i lavoratori assunti dovranno rispondere alle chiamate che arrivano al call center, e smistarle poi al servizio d’emergenza competente. “E’ di tutta evidenza – conclude la CGIL – che la pretesa di riservare detta funzione ai soli italiani, oltre che contraria alla legge, è anche del tutto illogica”.
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