Sono volontario presso un centro di prima accoglienza dei profughi ucraini.
Non voglio dire il luogo ma comunque parliamo di Nord Italia.
Voglio portarvi la mia testimonianza diretta e non cose prese dai giornali.
Sono arrivate per lo più donne con bimbi di ogni età, qualche anziano, qualche disabile.
Dopo un inizio un pò difficile causato da alcune donne della prima ondata che si sono
comportate non male ma malissimo, la situazione si è normalizzata allontanando verso
altri luoghi le persone che non meritavano nulla.
I bimbi sono stati avviati alle scuole, le pazienti oncologiche sono state fatte prendere in
carico dagli ospedali attrezzati, le traduttrici stanno facendo i primi corsi di lingua italiana per
fare integrare tutti al più presto con un mondo per loro sconosciuto ma comunque pacifico, le
psicologhe stanno seguendo le persone che hanno subito bombardamenti e violenze.
Insomma, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo tirato fuori il meglio dell'accoglienza italiana.
Dopo aver chiesto di non fare più scartoffie in ufficio ora finalmente mi dedico a servire la cena
in mensa. Vedo i loro miglioramenti linguistici ogni volta. E sentirsi dire "grazie" in italiano dopo avergli
riempito il vassoio di quello che possiamo offrirgli è una ricompensa immensa per noi volontari e per gli
scout che ci aiutano come possono.
Un solo episodio voglio raccontarvi. Che è uno dei tanti effetti collaterali causati da Putin.
Qualche giorno fa ero arrivato per il mio consueto pomeriggio settimanale. Ero salito in ufficio per 2
chiacchiere con le persone della cooperativa che seguono gli ospiti e con la traduttrice ucraina.
Ad un certo si apre la porta e una donna ucraina entra urlando. La traduttrice ci guarda e ci dice che una
ragazza al piano di sotto ha tentato il suicidio.
Ci precipitiamo tutti giù e forziamo la porta della stanza dell'orrore. La ragazza (39enne appena arrivata, casa distrutta
dai bombardamenti e seviziata dai militari russi) era in una pozza di sangue. Non si capiva dove si fosse tagliata.
Ci siamo fatti portare degli asiugamani e abbiamo tentato di pulire il sangue che era ovunque sul suo corpo per
cercare il punto delle eventuali ferite. Avendone visto uno sul polso (poi dopo si è scoperto che erano 2 paralleli sul braccio sx)
abbiamo bloccato il tutto con gli asciugamani e le abbiamo tenuto in alto le braccia.
La ragazza aveva perso conoscenza. Il sangue aveva inzuppato lei, il lenzuolo, il muro, il pavimento.
Il 118 ci ha guidato per telefono fino all'arrivo dell'ambulanza e dell'auto medica. A quel punto noi siamo usciti
per lasciare spazio a loro. Trasportata d'urgenza all'ospedale, dop o1h ci chiamano e ci dicono che la ragazza è in coma,
è stata intubata e non sanno se si salva. Nel centro è poi arrivata la Polizia per verbalizzare il tutto.
L'indomani l'ospedale ci ha comunicato che la ragazza era fuori pericolo, indotta al coma farmacologico ma salva.
Sono passati 15gg dall'accaduto. La ragazza ha ripreso conoscenza. Non è stata lasciata sola stavolta.
La notizia è arrivata fino ad altre profughe ucraine dimorate in Bulgaria che si sono offerte di tenerla con loro
La ragazza 2 giorni fa è stata dimessa ed è già volata dalle sue amiche. Ha inoltrato un messaggio a chi di noi
non si è voltato dall'altra parte nel momento dell'emergenza e per noi è stata una gioia immensa.
La guerra è anche questo.