truppe russe in Ucraina : l’aggressione russa è un fatto

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Forumer storico
Non è più un tabù parlare delle truppe russe in Ucraina

Danilo Elia
Giovedì, 20 Luglio 2017

E come ogni cosa che cessa di essere un tabù, non fa più rumore. Si possono spiegare così alcuni avvenimenti degli scorsi giorni e il silenzio che ne è seguito.

A cominciare dalle parole del capo della Nato, Jens Stoltenberg. Durante la sua visita a Kiev, il 10 luglio, il generale ha detto chiaro e tondo alla Russia di togliere le sue «migliaia di soldati dall’Ucraina e interrompere il supporto di comando e controllo ed equipaggiamento militare ai separatisti».

Ma come? Il capo della Nato dice che la Russia ha «migliaia di soldati in Ucraina» e i media di Mosca non si degnano nemmeno di rispondere? E i governi occidentali non decidono nuove sanzioni? E persino la stampa ucraina non riporta la notizia in prima pagina?

Due giorni dopo, la bozza di legge per la soluzione del conflitto in Donbass viene resa nota. Il documento si apre con l’affermazione che «La Federazione russa sta portando avanti un’aggressione armata contro l’ucraina, occupando temporaneamente parte del suo territorio attraverso le proprie forze armate».

È la prima volta che un documento ufficiale usa parole così chiare per descrivere il coinvolgimento russo nella guerra in Donbass e nell’annessione della Crimea.

Reazioni del Cremlino? Non pervenute. Opinione pubblica internazionale? Calma piatta.

Le parole (non tanto) ambigue di Lavrov
Non è tutto. Perché un paio di settimane prima ci aveva pensato già il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, a mettere nero su bianco il coinvolgimento russo nella guerra in Donbass. Durante una lectio all’istituto Primakov di Mosca, Lavrov si è lamentato del fatto che ha «letto e continuato a sentire critiche sul fatto di essersi coinvolti nel conflitto in Donbass».

A dire il vero, la frase di Lavrov è stata oggetto di un interessante articolo di Michele A. Berdy sul Moscow Times. L’interesse però era tutto concentrato sull’ambiguità del termine usato dal ministro – «vvjasat’sja» – e sull’incertezza di tradurlo come «coinvolgimento militare».

Non c’è dubbio che Lavrov si riferisse proprio all’uso delle forze armate russe nella guerra in Ucraina, dal momento che ha usato lo stesso termine – «vvjasat’sja» – per riferirsi al «coinvolgimento nella guerra in Siria».

Il quadro, con l’ammissione per bocca del ministro degli Esteri russo, è dunque completo.

Assuefazione
La guerra della Russia contro l’Ucraina non è più un tabù; l’uso delle forze armate regolari in Crimea e in Donbass è un fatto acclarato; così come lo è l’utilizzo dell’artiglieria pesante dal territorio russo verso postazioni ucraine. Insomma, l’aggressione russa è un fatto. Quella che per tre anni, dall’inizio del conflitto nel 2014, è stato uno dei principali argomenti di scontro tra le rispettive propagande, un’accusa dimostrata solo ufficiosamente da un’infinità di foto e filmati recuperati dalla rete e sempre respinta con sprezzo dalla Russia, è ora fatto alla luce del sole. Ma tre anni di “nega e afferma”, di disinformazione, fake news, e preconcetti ideologici per cui qualunque cosa può essere al tempo stesso versa e falsa, hanno logorato chiunque. Tanto che ora le parole di Stoltenberg e Lavrov – che tre anni fa avrebbero scatenato il putiferio – oggi non infiammano gli animi degli ucraini né fanno sollevare l’esercito dei troll del Cremlino.

E, nel frattempo, il lavorìo degli antisanzionisti in Europa può andare avanti indisturbato.

Ucraina | Le truppe russe non sono più un tabù
 
non è mai stato un tabù
sono 4 anni che continuano a dirci che cè l'esercito russo... dimenticandosi di ricordarci che Ukraina e russia sono la stessa etnia con la stessa lingua

Poroscemo probabilmente vuole che gli USA si impegnino in una terza guerra mondiale contro la Russia
ma non credo che Trump abbia voglia di cimentarsi in un conflitto in cui tutti perderebbero solo per aiutare una nazione Fallita

Il Colpo di Stato fu voluto da Obama+Clinton ma non piace a Trump che ha una visione più economica e meno guerrafondaia... non ha ancora ricevuto il Premio Nobel della Guerra come l'abbronzato


PTV News 19.07.2017 – La crisi ucraina cambia di stato. Nasce la Malorossiya? | Pandora TV
 
Ucraini e russi sono etnie distinte.
E la lingua ucraina è diversa da quella russa.

La lingua ucraina ha le sue origini nell'antico stato della Rus' di Kiev. È considerata una delle lingue più melodiche d'Europa. L'ucraino ha sofferto della mancanza di un ruolo ufficiale, conseguenza della mancanza di uno stato e di una chiesa ucraini ed ha patito interferenze da parte dei governi avvicendatisi nell'area, ultimo quello russo, ma è sopravvissuto grazie alla sua diffusione nel popolo e alle canzoni folkloristiche. Nell'Ottocento poeti come Taras Ševčenko e Lesja Ukrainka nell'Impero Russo e Ivan Franko nell'Impero Austroungarico hanno determinato la rinascita dell'ucraino, che ha ottenuto lo statuto di lingua ufficiale con la costituzione della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina.

Lingua ucraina - Wikipedia


Ucraini - Wikipedia


Lo Stato della Rus' di Kiev nasce verso la fine del IX secolo lungo le sponde del fiume Dnepr, come risultato dello stanziamento, avvenuto a partire dal secolo precedente, di alcune tribù vichinghe svedesi, chiamate Rus', in alcune zone dell'Europa nordorientale abitate da tribù slave, finniche, baltiche.
...
Rus' di Kiev - Wikipedia

25 MARZO 2014
di Francesco M. Cataluccio
...
Alle elezioni presidenziali del 2010, la Russia appoggiò con tutti i mezzi Janukovyč, che vinse, al ballottaggio, contro la Tymošenko (Juščenko venne sconfitto al primo turno, ricevendo solo 5,45% dei voti). Con Janukovyč il potere si è fatto più autoritario (la sua ex avversaria è stata processata e imprigionata) e l’Ucraina si è avvicinata maggiormente alla Russia. Senza però abbandonare l’aspirazione a entrare in Europa. Ma le solite, estenuanti, indecisioni e prudenze europee (già viste all’opera nei confronti della Turchia) hanno portato, alla fine, il Presidente a rifiutare di firmare un accordo di associazione dell’Ucraina all’Europa, fondamentale per la sopravvivenza economica del Paese, in favore di un prestito russo concesso dal Presidente Putin che legava ancora di più il Paese alla Russia. Questa è stata la causa scatenante delle proteste popolari (nella parte occidentale del paese) che hanno portato, nel novembre 2013, all’occupazione da parte dei “manifestanti filo-europei” della Piazza Indipendenza (Maidan: gigantesco “capolavoro” dell’architettura staliniana), nel centro di Kiev. Ulteriore motivo di protesta per la popolazione è stato il rapido accrescimento di ricchezze che ha visto i figli e i parenti prossimi di Janukovyč diventare miliardari mentre l’economia del Paese si indeboliva. Inoltre, alcuni comparti industriali ucraini sono stati delocalizzati in Russia e vasti territori agricoli venduti alla Cina: paese che invia in Ucraina la propria manodopera, a discapito di quella locale, creando ampie sacche di disoccupazione e malcontento in aree rurali dell’Ucraina.

Nel gennaio 2014 gli scontri di piazza si sono fatti sempre più violenti e le barricate più alte e meglio organizzate. Fanno la loro comparsa, tra i manifestanti, gruppi paramilitari nazionalisti. Ma la maggioranza della piazza non sposa le loro posizioni politiche, né tantomeno il loro proclamato antisemitismo). Polizia, manifestanti e cecchini anonimi appostati sui tetti iniziano a sparare. Si contano alla fine circa 150 morti (7 tra i poliziotti) e più di 1000 feriti. Il 22 febbraio i manifestanti chiedono le dimissioni di Janukovyč che, ormai circondato, fugge dalla capitale, rifugiandosi vicino al confine russo. Con lui scappano anche il presidente del Parlamento e il ministro dell’Interno, che lasciano i loro incarichi. Il palazzo presidenziale è assaltato dai manifestati. La Tymošenko viene liberata e torna a parlare alla piazza (anche se non tutti i manifestanti sembrano disposti a dimenticare la sua “politica non limpida”. In sostituzione il Parlamento nomina presidente del Parlamento e premier “ad interim” Oleksandr Turčinov, ex vice presidente dell’Unione degli industriali e degli imprenditori ucraini ed ex capo dei servizi segreti (nel 2005: primo civile ad aver ricoperto quella carica), braccio destro della Tymošenko.

L’atmosfera nel paese, anche per le ingerenze pesanti della Russia, si va surriscaldando, fino a gesti simbolici abastanza paradossali: ad esempio, uno dei primi decreti del nuovo governo (che ha scatenato le proteste della parte orientale del paese) è stato quello di abolire la lingua russa come una delle lingue dell’Ucraina. Si fa finta di ignorare che i più grandi scrittori russi del Novecento siano ucraini, che hanno scritto i loro capolavori in russo: Babel’ (L’ armata a cavallo); Bulgakov (Il Maestro e Margherita); Grossman (Vita e destino).
La politica ucraina mostra ancora una volta il suo straordinario trasformismo che non permette ai cittadini (e tanto più agli osservatori occidentali) di capire quali siano realmente le forze in gioco. Intanto la Russia si muove per mettere al sicuro, se necessario anche con la forza, le sue basi navali in Crimea (dove il 10 per cento della popolazione è composta da tartari, di religione mussulmana), e le regioni orientali, dove ci sono le ricche miniere di carbone, minacciano la secessione da Kiev.

Agli inizi del mese di marzo, la presenza dei militari russi nella penisola di Crimea è salito fino a 22.000 unità (mentre, secondo gli accordi tra Ucraina e Russia del 1991, il limite dovrebbe essere 12.500). In pochi giorni, i militari russi sono usciti dalle loro caserme, e hanno occupato i punti strategici della penisola. Il parlamento della Repubblica di Crimea ha proclamato l’indipendenza dall’Ucraina e ha indetto un referendum per l’annessione alla Russia. ... Non tutti i russi che stanno in Ucraina intendono però finire sotto il controllo di Mosca (un’Ucraina aperta all’Occidente pare loro, infatti, preferibile alla Russia di Putin). E proprio nella capitale russa il 14 marzo, 50.000 russi hanno sfilato con le bandiere ucraine contro la politica aggressiva del governo di Putin. Il referendum si è tenuto domenica 16 marzo e ha visto, con molti sospetti di brogli, la vittoria, con il 93% dei voti, di coloro che vogliono ricongiungersi alla Russia. Le piazze della penisola hanno festeggiato quella che è stata presentata come una “liberazione”, con balli e canti fino a tarda notte (è stato ingaggiato anche l’italiano Riccardo Fogli che ha cantato la canzone Lasciami andare).

La penisola di Crimea torna quindi alla Russia, che l’aveva conquista nel XVIII secolo con l’imperatrice Caterina. Le basi strategiche della marina russa non vengono più messe in discussione e la maggioranza della popolazione, che si sente comunque russa, è “al sicuro a casa propria”. Non è invece tranquillo il 10 per cento della popolazione tartara, né la minoranza ucraina, né i russi che preferiscono essere indipendenti (molti dei quali non sono andati a votare). La comunità internazionale, impotente, ha deciso sanzioni economiche per punire la Russia, nella speranza, comunque, che si accontenti della Crimea. Si andrebbe invece incontro a una catastrofe se l’esito di questa crisi (risolta con i militari e il referendum) dovesse moltiplicare, nella parte orientale dell’Ucraina, le spinte secessioniste filorusse, e l’“appetito” di Putin non si placasse (come non si placò quello di Hitler, fanno notare i preoccupati nuovi dirigenti ucraini, quando, nel 1938, l’Europa gli permise di prendersi i Sudeti ai danni della Cecoslovacchia).

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Se Poroscemo e gli altri golpisti che hanno distrutto l'Ucraina si decidessero a rispettare le popolazioni e la smettessero di bombardare i civili

sarebbe un giorno di gloria....

sono bugiardi
ladri
ed assassini


tre o 4 anni fa... la mia amica ukraina, Valery, mi disse che il governo golpista aveva fatto bombardare il ricovero dove c'era una sua zia che è morta


dimmi te come fai a fidarti di un Poroscemo&C. che fa bombardare scuole-ospizi-ospedali solo per rabbia contro il suo popolo


in definitiva il Dombass non voleva unirsi alla Russia ma ottenre l'indipendenza di tipo federale...... furono mandati i cannoni a bombardare....

che schifo!

Per non parlare di Odessa ... e dell'orribile morte di quei poveri civili.... non hanno avuto pietà neppure delle donne in stato avanzato di gravidanza uccise col cavo telefonico....

PTV news 25 marzo 2016 – L’Onu si accorge del massacro di Odessa | Pandora TV
 
Se Poroscemo e gli altri golpisti che hanno distrutto l'Ucraina si decidessero a rispettare le popolazioni e la smettessero di bombardare i civili

sarebbe un giorno di gloria....

sono bugiardi
ladri
ed assassini


tre o 4 anni fa... la mia amica ukraina, Valery, mi disse che il governo golpista aveva fatto bombardare il ricovero dove c'era una sua zia che è morta


dimmi te come fai a fidarti di un Poroscemo&C. che fa bombardare scuole-ospizi-ospedali solo per rabbia contro il suo popolo


in definitiva il Dombass non voleva unirsi alla Russia ma ottenre l'indipendenza di tipo federale...... furono mandati i cannoni a bombardare....

che schifo!

Per non parlare di Odessa ... e dell'orribile morte di quei poveri civili.... non hanno avuto pietà neppure delle donne in stato avanzato di gravidanza uccise col cavo telefonico....

PTV news 25 marzo 2016 – L’Onu si accorge del massacro di Odessa | Pandora TV
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