Unicredit (UCG) Unicredit The Best

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sicuramente.

si dimettono quelli e l'Italietta si salva.:rolleyes::rolleyes::rolleyes:


la crescita del paese, lo sconquasso pensionistico, il disastro del futuro stato sociale ce li sistemano tutti bersani et similia.

ed inoltre, grazie a loro, vedremo ridurre anno dopo anno il nostro debito pubblico... badate bene, non sto parlando di tenerlo sotto controllo ma... udite , udite... di ridurlo!


Proprio così, RIDURLO!!


Grazie Bersani e grazie anche a quel bulletto buffoncello di Vendola... non si sa mai.

Beh, non lo dire a me; io sono un anarchico "puro".
Verso i personaggi in cerca d'onore (chiara la parafrasi?) citati, il
mio interesse è al pari di quello per le tombe etrusche e per il monte Fumaiolo ... (chiara la citazione?).:D

p.s.: beh, circa le tombe etrusche, non la penso esattamente come
il sig. Cortona.:)
 
OT

Ponti e vacanze, i record degli onorevoli

«Quello che stupisce è lo stupore di quanti proprio non si aspettavano il sussulto di indignazione dei cittadini»







MILANO - Uffa, la crisi planetaria! Travolti da un'ondata di proteste, letteracce, ironie, commenti, moccoli e invettive, i «furbetti del pellegrino» hanno dovuto fare retromarcia: invece di cinque settimane e mezzo di vacanza ne faranno «solo» quattro e mezzo. Decisione saggia. Meglio tardi che mai. Quello che stupisce è lo stupore di quanti proprio non si aspettavano il sussulto di indignazione dei cittadini. A loro parziale attenuante va detto che per decenni i deputati, nazionali e regionali, sono stati abituati a pigliarsela comoda. Basti ricordare la sosta invernale più lunga della storia, decisa agli sgoccioli del 2001 dall'Ars, l'assemblea regionale siciliana. Che dopo essere arrivata stremata al 21 dicembre, avendo lavorato con febbrile solerzia quasi due ore la settimana (senza manco riuscire a varare il bilancio) aveva deciso di aprire la strada al ponte di Messina con uno spettacolare «ponte» virtuale. IL PONTE - Un «ponte» a sette campate settimanali che congiungeva il Natale a Capodanno, il Capodanno alla Befana, la Befana alla Settimana bianca e la Settimana bianca al Carnevale. Dandosi appuntamento per il 12 febbraio successivo. Totale di 52 giorni. E se quello resta il record, va detto che c'è chi ha tentato di insidiarlo. Come il parlamentino regionale dell'Abruzzo che l'anno scorso, dopo essersi riunito un'ultima volta il 9 marzo decise di fissare la riunione successiva il 20 aprile per un totale di 42 giorni. Pasqua, Pasquetta più qualche settimana prima e qualche settimana dopo. Lo stesso Parlamento romano non ha storicamente dato prova, sul versante vacanziero, di stakanovismo. È verissimo che l'attività a Montecitorio e a Palazzo Madama, da anni, riprendeva nella seconda settimana di settembre. A volte con qualche slittamento in avanti.
L'ESEMPIO - Un esempio? Rileggiamo l'Ansa del 29 luglio 2007: «L'Aula della Camera chiude i battenti domani per la pausa estiva: i lavori dell'Assemblea dopo le vacanze riprenderanno il 14 settembre, mentre il 7 settembre torneranno a riunirsi le commissioni parlamentari. È quanto ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio». Totale: 46 giorni. Alla faccia di tutte le polemiche che infuriavano intorno ai costi della politica. Anche quella volta, per inciso, c'era di mezzo un pellegrinaggio. Al Monte Athos, in Grecia. Da dove gli onorevoli viandanti, guidati da monsignor Rino Fisichella, cappellano di Montecitorio, tornarono addirittura il 17. Settimana più, settimana meno... Conosciamo l'obiezione: le sedute d'aula sono solo una parte del lavoro parlamentare, è più corretto calcolare le commissioni. Giusto.
LO STUDIO - Riprendiamo dunque uno studio del Sole24Ore di tre anni fa: «Poco più di un'ora: tanto è durata in media una seduta delle commissioni del Senato nella passata legislatura. Alla Camera ci si è fermati a 42 minuti. Poca roba contro le oltre cinque ore che Montecitorio ha dedicato alle sedute d'aula, due in più di quelle dell'assemblea di Palazzo Madama».
LE COMMISSIONI - Veniamo alla legislatura d'oggi? Mediamente ognuna delle 14 commissioni permanenti della Camera ha lavorato nel 2010 per 8.645 minuti: 2 ore e 46 minuti la settimana. Ancora meno hanno lavorato quelle speciali, bicamerali e d'inchiesta. Un paio di casi: nel luglio 2011 la Commissione per l'infanzia e l'adolescenza presieduta da Alessandra Mussolini si è riunita due volte per un totale di due ore e 15 minuti: 34 minuti a settimana. Sempre a luglio la commissione per il controllo sugli enti previdenziali presieduta da Giorgio Jannone si è riunita tre volte per un totale di un'ora e 50 minuti: 27 minuti a settimana. Da stramazzare per lo sforzo. Non bastasse, il dipietrista Carlo Monai racconta all'Espresso che nella sua commissione «su una quarantina di membri, se ce ne sono una decina presenti è grasso che cola». Quanto all'aula, nel 2010 l'assemblea di Montecitorio si è riunita per 760 ore e 16 minuti: 14 ore e 27 minuti a settimana. Più di un quarto del tempo (quasi 219 ore) è stato però dedicato alle interrogazioni e ai question time , dove non c'è quasi mai nessuno. Altre 82 ore se ne sono andate in discussioni che riguardavano il destino di questo o quel parlamentare, per decisioni della giunta per le autorizzazioni a procedere o della giunta per le elezioni. Per la «mission» vera e propria, l'attività legislativa, sono rimasti 459 ore e 54 minuti: 8 ore e 50 minuti la settimana. Lavorassero davvero dal lunedì al venerdì come invocava Gianfranco Fini, sarebbero impegnati sulle leggi un'ora e 46 minuti al giorno. Applausi.
LA DECISIONE - È in questo contesto che va inquadrata la decisione presa martedì dalla conferenza dei capigruppo di riaprire i battenti solo il 12 settembre. Una decisione sbalorditiva: ma come, nel giorno della nuova caduta della borsa, del nuovo record di 384 punti base dello spread Btp/Bund, dello smottamento della Fiat nella scia dell'annuncio che le immatricolazioni di auto sono crollate ai livelli del 1983, dell'attacco della speculazione internazionale all'Italia? Come potevano pensare che un scelta così passasse liscia? Per questo mai retromarcia è stata benedetta («se si commette un errore è sempre meglio tornare sui propri passi che perseverare», ha spiegato Fini) quanto quella presa ieri in una nuova riunione dei capigruppo pretesa da Pd, Fli e dall'Italia dei valori, che da subito avevano contestato la vacanza lunghissima.
LE REAZIONI - Resta lo sbalordimento per certe reazioni di fastidio per l'irritazione dei cittadini. Come quella di Paola Binetti: «Se questo deve diventare l'ennesimo attacco alla classe politica, è chiaro che la ripresa dei lavori della Camera deve avere la priorità». Traduzione: se i qualunquisti non rompessero le scatole... Ancora più curiosa la resistenza del leghista Marco Reguzzoni. L'ultimo a difendere la vacanza lunga: «Non è possibile che il Parlamento calpesti la propria dignità cedendo alle pressioni dei giornali!». Chissà cosa avrebbero detto, a sentirlo, i leghisti duri e puri di qualche anno fa...

Gian Antonio Stella
 
è il capitolo finale di un progetto che prevede la povertà della classe media in europa e usa..................purtroppo dalle macerie economiche nasce sempre qualcosa che ferma la fame ma non solo quella.............:wall:

appunto Giambel dove ci stanno portando proprio lì la classe media sta scendendo ...non ti nascondo che questo mi fà paura... non per me io ho realizzato ..la preoccupazione è per miei figli.
 
ero ovviamente ironico.

la classe politica italiana è da azzerare, inutile tentare di salvarne qualcuno, sono tutti figli di una scuola culturale che dovremmo cancellare.

ci vorrebbero nuove regole, nuova legge elettorale, nuovi standard.

ma questa sarebbe una rivoluzione e per la rivoluzione ci vuole la fame, quella vera.
okkio che così arriva lancillotto......:D
 
Purtroppo è nella natura umana, bisogna sbatterci la testa:wall:, prima di arrivarci. Abbiamo difficoltà Teleologiche, nonostante le capacità progettuali...

no, siamo imprigionati in uno stato di diritto che non funziona più...

che dovrebbe essere riformato profondamente...

e lo dovrebbero riformare coloro i quali sono autori del suo totale annientamento.


in questa serie di considerazioni c'è qualcosa che stride.:(
 
no, siamo imprigionati in uno stato di diritto che non funziona più...

che dovrebbe essere riformato profondamente...

e lo dovrebbero riformare coloro i quali sono autori del suo totale annientamento.


in questa serie di considerazioni c'è qualcosa che stride.:(

Non possiamo tirarci fuori, da ogni responsabilità, mi sono sempre sentito parte della disfatta...mai negato a me stesso, non mi piace mentirmi!
Molte volte ho lasciato che mi calpestassero, senza opportune reazioni, merito il contesto in cui vivo.
 
Ultima modifica:
se A è un mondo formato da a1-a2-a3-a4-a5-a6

e questo mondo è regolato da B

a1 è deputato a mettere mano alle regole B

nel momento in cui a1 riesce a stravolgere B da non renderlo più efficiente nei confronti dell'intero A, ma solo nei confronti di a1...

come possono a2-a3-a4-a5-a6 attendersi che a1 modifichi B perchè torni ad essere efficiente per l'intero A?????
 
Ultima modifica:
Nel 1789 la Francia aveva ancora strutture sociali e politiche dell'antico regime. La popolazione era divisa in tre ordini: la nobiltà,che rappresentava l'1,5 della popolazione ed aveva il monopolio delle cariche pubbliche e numerosi privilegi economici e fiscali, il clero e il terzo stato composto da borghesi, commercianti ed artigiani, proletariato urbano e contadini, che costituiva l'ordine più numeroso e composito della popolazione.

Cause della rivoluzione

A portare allo scoppio della rivoluzione fu la crisi dell'antico regime che inizia nel 1871. Le difficoltà finanziarie, dovute alle ingenti spese per la partecipazione alla guerra di indipendenza americana, portarono alle dimissioni di Neker, il suo successore Colonne, per superare la grave crisi, propone una riforma economica e finanziaria che intaccava i privilegi dei nobili e del clero. Questi per contrastare tali riforme costringono il re Luigi XVI a convocare gli Stati Generali che non venivano convocati dal 1614. Era consuetudine che negli Stati Generali ogni ordine avesse ugual numero di deputati, ma il terzo stato chiede ed ottiene di avere un numero doppio di rappresentanti, mentre rimane incerto il modo di votazione. Quando il 5 maggio 1789 si tenne la prima seduta appare evidente che la corte voleva solo discutere delle finanze senza concedere nessuna riforma di fondo. Il conflitto divenne inevitabile e trovò la prima espressione nella verifica dei poteri: nobiltà e Clero la volevano separatamente, il terzo stato sosteneva dovesse avvenire in assemblea generale. Il re, appoggiato dai nobili si irrigidì e, quando i deputati del terzo stato trovarono la sala delle riunioni chiusa, si riunirono nella sala della Pallacorda dove giurarono di dare una Costituzione alla Francia. Il Clero e 47 membri della nobiltà si unirono al terzo stato formando l'Assemblea Nazionale Costituente. Luigi XVI sconfitto sul piano politico, decise di ricorrere alla forza. La borghesia reagì e con l'aiuto delle classi popolari il 14 luglio assale e conquista la Bastiglia simbolo del dispotismo del regime assoluto.
 

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