Se è questo che ti interessa la risposta è semplice

.
Quando l'euro nacque il valore iniziale fu sostanzialmente fatto da una media delle quotazioni delle valute rispetto al dollaro di allora, dove le singole valute pesavano proporzionalmente alla loro importanza (il marco tedesco ovviamente molto più della liretta italiana), concettualmente sulla falsariga dell'ECU, anche se con parametri diversi.
Il cambio di 1936,27 £ fu fissato con una trattativa separata (Italia - UE) ed a occuparsi delle trattative per l'Italia fu Carlo Azeglio Ciampi, allora ministro del governo Prodi.
Quel cambio fu considerato da Ciampi un successo con la motivazione che le pressioni in area comunitaria erano per un cambio più sfavorevole alle esportazioni italiane (in realtà si parla di differenze quasi simboliche, di qualche decina di lire al massimo).
Peraltro, anche il cambio di 1936,27 £ è un cambio meno fisso di quello che sembra perchè se l'inflazione fosse, negli anni, più bassa in Italia rispetto alla Germania per le nostre esportazioni le cose sarebbero proporzionalmente più facili nel corso degli stessi anni. Questo perchè le nostre merci costerebbero di meno come nel caso di una "svalutazione competitiva" (che poi competitiva non è, perchè aumenta i prezzi delle importazioni in un paese che deve importare, fra l'altro, la stragrande maggioranza dell'energia che utilizza, con il risultato di aumentare l'inflazione ed innescare un circolo vizioso come è successo per decenni).
Il problema è che in questi anni è successo l'esatto contrario, con l'inflazione italiana più alta di quella del resto di Eurolandia: il punto non è tanto la fissazione dei rapporti di cambio, quanto la misura in cui si riesce ad essere virtuosi.
Il paese virtuoso, alla lunga, vince comunque.
Quello non virtuoso dovrebbe piagnucolare di meno e darsi da fare anche perchè la storiella che l'impatto sui prezzi interni dell'euro sia per forza negativo è smentita dal fatto che i paesi storicamente virtuosi hanno avuto risultati migliori di quelli storicamente meno virtuosi.
Può darsi che l'economia italiana non sia all'altezza della costruzione europea (cosa che sostennero, anche con una certa asprezza, sia Duisenberg che Trichet) ma in questo caso non lo sarebbe stato nè dentro nè fuori con due differenze essenziali:
A) L'inflazione italiana negli anni dell'euro è stata superiore a quella della media di Eurolandia ma inferiore alla sua inflazione storica. Oggi ogni tanto si raffrontano i prezzi attuali in euro con quelli in lire: il paragone avrebbe un senso se fossimo un paese che ha avuto storicamente l'inflazione zero, peccato che noi abbiamo avuto al massimo i BOT al 17% con l'inflazione al 21% (sai che affare).
B) Al di là di quello che ci sarebbe successo finanziariamente se avessimo avuto la liretta con i casi Cirio, Parlmalat, Fazio con i tassi di interesse storici italiani la crescita del debito pubblico sarebbe stata inarrestabile.
Vabbè che sta ripartendo lo stesso ma almeno non siamo già diventati un'altra Argentina.
Che poi vada a finire bene è da dimostrare, in ogni caso in un paese in cui il rapporto debito/PIL supera il 100% non è che ci voglia molto a capire che ogni punto percentuale di interesse in più è un punto percentuale di buco di bilancio in più e l'euro ce ne ha risparmiati diversi (anche nell'ipotesi dell'incremento di tassi della BCE più alto fra quelli attualmente ipotizzati).
E se poi riusciremo ad affondare lo stesso, alla fin fine ciascuno raccoglie quello che ha seminato.
L'euro un sostegno ce l'ha dato, se poi c'erano aspettative di miracoli erano le aspettative ad essere del tutto sbagliate.
Se poi la domanda principale è
perchè la polemica c'è solo ora dopo tanti anni
la risposta è semplice e molto italiana: siamo in campagna elettorale.
Peraltro non è vero che ci sia solo adesso, quando ci fu il caso dell'euro fino al livello di 0,84 già citato la Lega faceva i comizi dicendo che ci avevano spacciato l'euro per una moneta forte che ci avrebbe tutelati (al contrario della liretta), poi con il trend opposto e l'euro sopra 1,30 le polemiche della Padania erano incentrate sulle difficoltà per le nostre esportazioni.
Sostanzialmente: siamo nell'euro per meriti/scelte/colpe a seconda dei punti di vista del Centrosinistra ed il Centrosinistra ha interesse a difendere l'euro come il Centrodestra ad attaccarlo (francamente potrebbe trovarsi bersagli migliori, se il problema fosse l'euro non si spiegherebbe perchè l'Italia sia andata così tanto peggio degli altri paesi con la stessa moneta).
Visto che le quotazioni attuali sono sostanzialmente quelle iniziali (con escursioni sorprendentemente alte fra minimi e massimi) non è che ci si sbilanci molto a pensare che dopo la campagna elettorale la questione andrà nel dimenticatoio.
In un forum finanziario c'è da dire poi che la valuta unica permette di non accollarsi/limitare il rischio cambio in un'area molto più vasta di quella italiana, guarda anche che bravi sono quelli dell'European Opportunities dell'Oyster:
http://www.oysterfunds.com/_pages/europeanOpportunitiesEUR.lbl#4 .
Sta battendo il mercato per l'ottavo anno consecutivo.
So che in questo forum la dottrina prevalente è quella di Voltaire che ricorda sempre che i fondi di norma vengono battuti dagli indici, quindi sono sostanzialmente una fregatura e sono meglio gli ETF.
E' vero, però è anche vero che i gestori bravi ci sono ed un'occhiata vale la pena di dargliela

.
