Lo studio della statistica è a nostro avviso molto interessante per cercare di prevedere l’andamento esaminando infatti cosa è successo in passato, secondo il principio Vichiano per cui "la storia ripete se stessa", è possibile incasellare ogni situazione attuale in gruppi di rendimento passati ben definiti.
Situazioni come quella attuale, che possono sembrare molto difficili o addirittura catastrofiche mentre si vivono, a posteriori lasciano infatti solo un ricordo e diventano
Ciò che emerge, paradossalmente, è che l'inizio anno estremamente negativo da un punto statistico non ha aumentato in modo sostanziale la probabilità che l'anno si concluda negativamente.
Gennaio 2008, mese che la maggior parte degli investitori vorrebbe finisse al più presto, anche senza osservare le statistiche si può considerare uno dei mesi più volatili e con la peggiore performance in un arco temporale molto ampio.
E' chiaro che il timore di un rallentamento economico o, addirittura una recessione negli Stati Uniti, non possono giustificare un andamento così negativo.
Tanto più che il piano di rilancio dell'economia dell'Amministrazione Bush, più o meno efficace che sia, promette di aggiungere almeno un punto percentuale al PIL statunitense.
La questione "subprime" diventa perciò quella veramente pregnante.
Ci sono grandi banche in difficoltà? Quale è lo stato dei fondi di Private Equity e degli Hedge Funds? E' in atto un credit crunch per cui tutti i soggetti in leva sono costretti a chiudere le posizioni, indipendentemente dal prezzo?
Noi temiamo che ci sia un pò di tutto questo nella drammatica performance degli indici.
Il punto chiave è capire quando rientrerà e, se ci saranno ulteriori punte di volatilità a causa di "fallimenti eccellenti".
Una politica monetaria accomodante e incentivi governativi sono le ricette corrette, che tuttavia richiedono tempo, coerentemente con la gravità della situazione.
Quello che sta succedendo al momento, tuttavia, è successo altre volte in passato e rientra nelle statistiche e nelle performance medie che sovente pubblichiamo.
Le statistiche infatti esprimono con numeri una moltitudine di avvenimenti, ognuno dei quali è sembrato molto grave al mercato nel momento stesso in cui avveniva. Per essere poi dimenticato con il tempo.
Quando infatti parliamo di un ritorno medio di un'asset class in un arco temporale, si intende infatti un ritorno "medio", frutto di anni con performance che possono essere molto diverse (in positivo o in negativo) dalla "media".
Aumentare il peso di un'asset class a fronte di performance palesemente inferiori alla media, e ridurlo nella situazione opposta, è forse l'unica strategia sostenibile nel tempo per avere ritorni superiori alla media.
Detto così sembra quasi banale, in realtà sappiamo che da un punto di vista psicologico, di fronte a guadagni o a perdite considerevoli, è molto difficile ragionare a mente fredda e con lucidità.
In realtà è necessario seguire una metodologia precisa sia nel momento in cui si costruisce e poi si implementa un portafoglio, sia nel momento in cui ci si trova a gestire risultati diversi dalle attese.
Quanto sta accadendo nella fase attuale sulle utilities, è a nostro avviso la prova di cosa non bisogna fare.
Un conto è temere un calo dei mercati (non importa la ragione) e mettere il portafoglio sulla difensiva, comprando ad esempio utilities su multipli sostenibili rispetto alla media storica.
Un altro conto è avere un portafoglio impostato più aggressivamente e, solo dopo una fase di perdite, aumentare il peso delle utilities che magari nel frattempo sono salite e prezzano al di sopra della media storica. Magari vendendo industrie le cui valutazioni sono nel frattempo diventate palesemente sottovalutate.
Può infatti succedere, come infatti è accaduto nelle ultime sedute, che anch'esse si adeguino con le dovute proporzioni al resto del mercato in termini di perdite, con il risultato di performare male su settori ciclici prima, su settori anticiclici poi, ed infine di essere posizionati in modo poco efficace nel momento in cui gli indici dovessero nuovamente invertire il trend.
A quel punto, nel momento in cui si ritengano eccessive le perdite, oppure sia eccessivo il peso degli asset rischiosi rispetto alle proprie esigenze, è meglio aumentare la componente liquida del portafoglio e attendere uno scenario più leggibile.
Tornando alle considerazioni statistiche, rivediamo il comportamento dell'S&P500
il mese di gennaio ha avuto una performance positiva 28 volte su 45, ovvero il 62,2% del totale.
La performance positiva media è stata del 4.41%, la performance media nei mesi negativi è del 3,75%.
L'8,9% attuale di perdita dell'S&P, già migliorato dopo i minimi toccati rientra nel 37% dei casi e soprattutto, risulta la perdita in assoluto più elevata da 45 anni.
Se al contrario nei casi in cui gennaio è risultato positivo ci sono state alcune performance a doppia cifra, il precedente record negativo era il 7,6% del 1970.
Il gennaio 2008 risulta quindi per l'S&P500, per il momento, il peggiore inizio d' anno degli ultimi 45.
Tra le performance peggiori: gennaio 1970 (-7.6%), gennaio 1978 (-6.2%) e gennaio 1977 (-5,2%). La performance a fine anno è stata rispettivamente del 0,1%, del 1.1% e del -11.5%.
In due casi su tre, una performance estremamente negativa in gennaio, è stata ribaltata nel corso dell'anno.
Nel 44% dei casi in cui gennaio è stato negativo, la stessa tendenza è stata confermata nel corso dell'anno.
Statisticamente, la probabilità di avere una performance negativa nel 2008 che ad inizio anno era del 37%, è passata circa al 16,6%.
Una percentuale ancora abbastanza limitata.
Andando tuttavia ad ipotizzare lo "scenario disastro", ricordiamo il -29,7% del 1974 e il -23,4% del 2002. Numeri che nonostante multipli appetibili non possono non indurre ad una certa prudenza.
anche esse parte delle passato, ovvero statistica.
Teniamo inoltre conto che le variabili che muovono i mercati alla fine sono più o meno le stesse, magari con pesi ed influenze diverse. Lo stesso potrebbe valere anche per l'azione posta in essere dalle Autorità politiche e monetarie, che non dimentichiamo può essere molto decisa anche quando vi è un eccesso di euforia, situazione per certi versi addirittura peggiore rispetto ai periodi di crisi o di sottoccupazione delle risorse.
Il presente report evidenzia l'andamento del mese di gennaio per l'S&P500 dal 1963, prendendo in considerazione gli anni contraddistinti da un andamento negativo come sta avvenendo nel 2008.
Il secondo passo sarà quello di estrapolare delle statistiche sull'andamento degli anni contraddistinti da un gennaio negativo, per cercare di quantificare i comportamenti degli investitori in situazioni che pur essendo diverse da un punto di vista qualitativo, sono nondimeno simili da quello quantitativo.