Il problema è che come il contemporaneo può diventare un mondo che preclude la comprensione del passato anche l'incancrenirsi sul passato rappresenta una limitazione ancora più forte: cullarsi nell'idea che la comprensione di quello che è stato faccia comprendere quello che accadrà è secondo me solo una pia illusione, per capire il presente (che sarebbe la cosa più importante) e magari intuire qualcosa del futuro (che sarebbe auspicabile per quanto non necessario) è importante abbracciare tutto il mondo dell'arte.
Purtroppo mi sento di dire che la maggior parte delle persone che studiano a fondo la storia dell'arte spesso disprezzano il contemporaneo senza nemmeno studiarlo con la stessa meticolosità; in questo senso "la moda" è secondo me quasi solo un immagine per rifuggire un mondo che richiede uno sforzo molto maggiore per essere compreso rispetto a quanto accadeva in passato.
Quando divagate così vi pagherei una cena a base di caviale nel miglior ristorante di Milano
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In teoria sono d'accordo con te ma appunto solo in teoria perchè nella pratica il disprezzo vero si percepisce da parte di chi si occupa esclusivamente di contemporaneo (il 99% per cento di chi frequenta questo mondo) verso chi studia l'antico. Non c'è bisogno di far notare che nel noto e frequentato forum, termometro attendibile (con tutte le prudenze del caso) di quanto accade in Italia nel mercato dell'arte, un 3D di grafica antica non sia mai stato aperto. Potremmo però magari spiegare questo fatto con una motivazione che ci fa brutalmente scendere dal cloud
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e ci riporta altrettanto brutalmente con i piedi per terra: ciò accade perchè, essendo l'antico più lontano da noi, richiede che ci si metta molta testa, e inoltre arricchirsi con l'antico è molto più difficile che con il moderno.
Personalmente mi iscrivo nel novero di chi considera antico, moderno e contemporaneo come tappe di un percorso ininterrotto, esattamente come lo storico che che inizia da Pericle e arriva a Renzi. D'altra parte chi scrive i testi di storia che si studiano a scuola scrive tre volumi, mica si ferma al primo.
Nel tuo post c'è quello che considero un errore concettuale, cioè lo studio del passato non serve a prevedere il futuro, ma a meglio interpretare il presente, e a smascherare i furbetti del quartierino. Si sente ad esempio dire nei dibattiti pubblici che l'eta periclea, la libertà, la democrazia ecc. ecc. senza sapere che la democrazia di duemila anni fa era avanzata per l'epoca ma se vista con gli occhi del presente apparirebbe come illiberale e repressiva, non consentendo, ad esempio, alle donne e agli schiavi di votare, e finanziando costose campagne militari di espansionismo colonialistico.
Semplicemente di prende il termine democrazia e lo usa liberamente, mostrando così di ignorare la distinzione tra significato e significante (e non c'è bisogno di essere linguisti per capirlo), oltre che, ovviamente, la storia.
Ah l'uso distorto dei termini, e l'interpretazione univoca dei fenomeni ... poco fa tornando dal lavoro sull'autobus ho visto una giovane ragazza piangere come una pazza e gridare al telefono, sicuramente contro un fidanzato, o spasimante. Si potrebbe dire che in questi casi è giusto solidarizzare, però fermiamoci un attimo a capire. Il pianto del bambino ha un significato, o meglio ne ha diversi (dolore o capriccio, ad esempio, e sono due cose diverse), nelle donne dolore si, ma anche egocentrismo, negli uomini dolore si, ma anche immaturità, e nelle persone di tutti i sessi magari commozione ...
E se quella ragazza avesse pianto per egocentrismo allo scopo di inchiodare il malcapitato alla croce allora sarebbe giusto solidarizzare?
E stavolta ho divagato io
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