Alla cortese attenzione di Tashtego

Ma il direttore di gara ha colto l’occasione anche per rivelare qualche aneddoto e curiosità in merito all’esperienza ai Mondiali: «Beh, Kramer poco dopo il colpo subito da Garay è venuto da me chiedendomi: “Arbitro, questa è la finale?”. Pensavo scherzasse, gli ho fatto ripetere la domanda, e lui: “Mi serve sapere se questa è davvero la finale”. Al mio “sì” sbalordito ha concluso: “Grazie, era importante saperlo”. Ho avvisato Schweinsteiger e hanno sostituito Kramer
 
Ci sentiamo più microbi che esseri umani? Ogni persona vivente ospita tremila miliardi di cellule batteriche. Il rapporto con quelle che compongono il nostro organismo (e contengono quindi il nostro DNA) è di 10 a 1. Forse potremmo considerare l’ammasso unicellulare, indipendente e multi genomico, che costituisce la nostra flora intestinale come una parte fondamentale del nostro organismo? È quello che si chiede sul New York Times Katrina Ray, caporedattrice della Rivista Nature. Nonostante l’intero bioma, questo il nome dell’insieme batterico che popola il nostro corpo, non superi un chilo è mezzo di peso è responsabile della nostra salute e il suo squilibrio è legato a molte malattie. Il professor Martin J. Blaser della New York University School of Medicine, ha scoperto dopo trent’anni di studio che questi microorganismi hanno un ruolo non solo nel mantenere stabile il nostro sistema immunitario, ma anche in diverse malattie croniche come diabete, obesità, celiachia e allergia.
Questo organismo “amico”, che ci accompagna per tutta la vita, è oggi soggetto a perdita di biodiversità. Un’alimentazione più povera di alimenti freschi e l’uso non indispensabile di antibiotici ha contribuito alla perdita di ricchezza e varietà di organismi nel nostro intestino, indebolendo così anche la nostra salute. Cibi freschi e non industrializzati, evitare gli antibiotici se non strettamente necessari e l’utilizzo di alimenti fermentati naturalmente come crauti e kombucha, possono salvare la salute del nostro bioma. E anche la nostra.
 
LA CARRIERA MIGLIORE: IL MATEMATICO. Lo studio ha preso in considerazione 200 tra mestieri e professioni usando dati del Bureau of Labor statistics. La palma della migliore carriera del futuro è toccata a chi ha a che fare con i numeri: matematici e statistici, per la poliedricità di applicazione della loro esperienza, dividono la 'top 3' con i professori universitari.
Condividono invece il triste destino dei giornalisti i tipografi, ed era prevedibile, anche se peggio di loro stanno i postini, i cui ranghi dovrebbero contrarsi del 28% entro il 2022. Con l'avvento di Twitter e Facebook i social network forniscono il canale con cui la gente resta in contatto mentre tutti i conti di casa vengono ormai pagati online. Male anche i taglialegna.
COLPA DI INTERNET. «Tutti questi lavori in via di estinzione hanno a che fare con la carta», ha spiegato Tony Lee, il direttore di Career cast, secondo cui «i consumatori non hanno smesso di leggere notizie o bestseller, solo che lo fanno online e non a stampa». Meno prodotti a stampa richiedono meno lavoro nelle tipografie e meno richiesta di cellulosa, che a loro volta ha messo in crisi il mestiere del boscaiolo.
 
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Esordio imbarazzante per Michael Gove nel Parlamento inglese. Nel suo primo giorno di lavoro alla House of Commons, Gove ha perso un intervento dopo essere rimasto chiuso nel bagno.
Il ministro dell’Istruzione britannico "degradato" a nuovo "chief whip" - capogruppo parlamentare dei Tory - a seguito del rimpasto ordinato da David Cameron all’inizio di questa settimana - è diventato subito oggetto della pungente satira del Mirror che scrive: "La sua carriera ministeriale è già finita nella toilet, per questo Gove appare sentirsi a suo agio in quell’ambiente".
A rivelare lo sfortunato episodio è stato il ministro del Lavoro, la signora Angela Eagle, durante le domande in Parlamento. Il nuovo “Chief Whip” sarebbe rimasto chiuso nei bagni del gruppo sbagliato proprio nel primo giorno del suo nuovo lavoro.Secondo politics.co.uk, Gove è rimasto chiuso nei bagni della "yes lobby", perché non si era accorto che un voto era in corso.
In risposta al ministro Eagle, secondo quanto riportato dal Mirror, è intervenuto William Hague, ex ministro degli Affari Esteri del governo Cameron dimessosi il 15 luglio e oggi al governo come Leader della Camera dei Comuni. Il parlamentare dei Tory ha difeso Gove sostenendo che il fatto che Gove sia rimasto chiuso in bagno dimostra come "egli svolge i suoi doveri assiduamente". Secondo Hague, infatti, sapere chi si trova nel bagno del gruppo avversario fa parte delle informazioni che dovrebbe raccogliere ogni buon "chief whip".
 
un attento studio compilato da una équipe della università di Linz, riportato oggi da ItaliaOggi, mette a nudo tutti i trucchi legali per nascondere lo sporco sotto il tappeto.
Andiamo con ordine. E partiamo dalla Cassa depositi e presiti, mare magnum dei buchi e degli sprechi della politica italiana. L'istituto, presieduto da Franco Bassanini e controllato per l'80% dal Tesoro, emette ogni anni 320 milioni di obbligazioni che il ministero dell'Economia è tenuto a contabilizzare nel debito pubblico. In Germania c'è un carrozzone analogo: Kreditanstalt für Wiederaufbau (la Banca della Ricostruzione). Peccato che la Kfw, sebbene per l'80% in mano al governo federale, non sia tenuta ad attenersi alle regole della Cdp. Nell'ultimo anno, per esempio, ha emesso obbligazioni per 500 miliardi di euro. Cifra monstre che è servito a finanziare una caterva di interventi pubblici ma di cui non c'è alcuna traccia nel debito pubblico della Germania. Un trucco di magia messo a segno dal governo nazionale che, grazie a una leggina ad hoc, ha escluso dal conteggio del deficit "le società pubbliche che coprono la metà dei propri costi con ricavi di mercato".
Nel deficit non v'è nemmeno traccia di tutti i debiti degli enti locali. Qui la magia è fatta dal federalismo. Mentre in Italia i deficit di Regioni, Comuni e Province finiscono nel grande calderone del debito pubblico, i 600 miliardi di buco dei länder tedeschi restano rintanati nei bilanci locali. Il trucchetto ha una dobbia utilità: da una parte facilita la Germania a rimanere sotto il tetto del 3%, dall'altra la Merkel può permettersi di pareggiare i bilancia entro il 2020 anziché, come invece è stato imposto a noi, entro il 2015. Cinque anni di agio in più che evitano alla cancelliera di fare quella carneficina sociale a cui, dall'ex premier Mario Monti in poi, ci hanno abituato i nostri governi.
La Germania bara anche sui tassi che calcolano l'occupazione. Il dato sbandierato dall'Eurostat, che fissa la disoccupazione tedesca al 5%, è infatti truccato. La gabola è semplice: tra gli occupati rientra anche chi ha un "mini job", ovvero un contratto trimestrale da 400 euro al mese e senza alcuna prospettiva di assunzione. Secondo lo studio riportato da ItaliaOggi, dunque, lo scarto tra il 12,7% di disoccupazione italiana e il 5% di quella tedesca la forbice è molto più stretta. Tanto che in molti ricorrono al lavoro nero. Secondo gli economisti tedeschi, 350 miliardi di euro vengono sottratti ogni anno dalle casse dello Stato (circa il 13% della produzione totale).
La Merkel può contare anche sul sistema bancario tedesco che, a differenza di quello italiano, è ancora pubblico. Anche in questo caso il vantaggio è doppio. Dal momento che anche le banche regionali sono pubbliche, anche i crediti inesigibili (circa 637 miliardi, euro più euro meno) vanno a finire sul conto del depito pubblico. Eppure non figurano. Come non figurano i debiti delle banche nazionali. Controllandone circa il 45%, la Merkel può usare il sistema bancario tedesco a suo uso e consumo. Come? Per esempio svendendo i titoli di Stato italiani e ritoccando all'insù lo spread coi Bund. Un giochetto che è servito, guarda un po', a far leva perché Silvio Berlusconi lasciasse Palazzo Chigi. Un uso politico del sistema bancario e della finanza che Bruxelles avrebbe dovuto sanzionare. Come non sanziona mai la Bundesbank ogni qual volta che interviene in prima persona alle aste dei titoli di Stato tedeschi. Non appena i titoli rischiano di finire sul mercato secondario, ecco che la Buba ci mette lo zampino contravvenendo apertamente al trattato di Maastricht.
I ricercatori dell'università di Linz hanno, infine, messo in luce come la Germania se ne infischi del six pack, ovvero il pacchetto di direttive concordate nel 2011 per contenere il rapporto deficit-pil sotto il tetto del 3% il surplus sotto il 6%. Ebbene, di queste direttive Berlino se ne infischia alla grandissima. Tanto che nell'ultimo quinquennio ha tenuto l'avanzo al 7% senza che a Bruxelles nessuno osasse dire alcunché alla Merkel. Finché tirerà quest'aria, la cancelliera non potrà che dormire sonni tranquilli.
 

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