Alla cortese attenzione di Tashtego

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Anche se viene definito ‘‘ in realtà il tè rosso non è parente del più conosciuto tè ricavato dalla pianta Camellia sinensis, che invece appartiene alla famiglia delle Theaceae. Le foglie del Rooibos non contengono caffeina, quindi il loro infuso non ha proprietà eccitanti come il classico tè. Il Rooibos è particolarmente ricco di polifenoli, flavonoidi, vitamina C, minerali e, la presenza di luteolina, rende questa pianta officinale un ottimo “spazzino” dei radicali liberi. Il tè rosso ha anche proprietà blandamente sedative, digestive, antispasmodiche e immunostimolanti. Utile dunque come aiuto tutto naturale per la digestione, soprattutto in questo periodo in cui non sono mancate abbuffate di ogni tipo. Mauro Serafini, ricercatore INRAN (Istituto Nazionale per la Ricerca degli Alimenti e la Nutrizione) spiega che «Il basso contenuto calorico del Rooibos, l’assenza di caffeina e le sue proprietà organolettiche uniche, aiutano a ridurre lo stress indotto dal pasto, aiutando a depurare l’organismo appesantito dalle abbuffate natalizie». Le preziose proprietà del tè rosso sono state anche confermate da diverse ricerche internazionali. La più recente è stata condotta da un team di medici spagnoli del Centre de Recerca Biomedica presso l’Universitat Rovira i Virgili di Reus e i risultati sono stati pubblicati sulla testata internazionale “Phytomedicine”. I ricercatori hannno dimostrato come il tè rosso sia in grado di proteggere il fegato dall’accumulo di grassi e aiuti a prevenire i disturbi metabolici grazie ai 25 differenti polifenoli (antiossidanti vegetali) contenuti al suo interno. Per chi dopo le feste vuole dare una mano al proprio organismo a depurarsi, il tè rosso potrebbe essere un valido strumento, disponibile nei negozi bio, erboristerie o semplicemente al supermercato.
 
Tutte le opere della scultura, i capolavori di Fidia e di Michelangelo non esisterebbero se il neonato non avesse formato con gli intestini e con l'ano i suoi stronzi, per poi lavorarli con le manine in immagini della sua fantasia ancora vicino al cielo.
 
Roma - Alla Farnesina quando hanno letto il dispaccio targato «Nuova Delhi» quasi non volevano credere a quel che c'era scritto.
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L'ambasciatore Daniele Mancini chiedeva 400 euro all'amministrazione degli Esteri per «lavori straordinari».
E fin qui, nulla di nuovo. La prima considerazione fatta dagli uffici è stata: con quel che guadagna (si parla di 20mila euro netti al mese), magari, poteva non presentare il conto al ministero. Ma a far saltare sulla sedia i vertici del ministero (dal segretario generale, Michele Valensise, in giù) sono state le motivazioni della richiesta di rimborso economico.
I 400 euro - spiegava l'ambasciatore nella nota - sono serviti a pagare gli operai che hanno ridipinto una parte della recinzione della residenza del diplomatico a Nuova Delhi. Recinzione - spiegava la nota - rovinata (a dire dell'ambasciatore e della sua signora) dai fili dei panni utilizzati da Massimiliano Latorre e Salvatore Girone per stendere la propria biancheria.
I due fucilieri di Marina sono infatti «ospiti» dell'ambasciata da quando sono rientrati in India. Una soluzione accettata a denti stretti dall'ambasciatore e dalla moglie. Tant'è che, a quanto pare, non è la prima volta che la Farnesina si vede recapitare conti della spesa a loro carico. La residenza diplomatica di Nuova Delhi ha un parco enorme e loro sono stati collocati in una dépendance nascosta da una grata di legno con rampicanti.
Ospiti non proprio graditi, insomma. Soprattutto alla signora ambasciatrice. Tant'è che per giustificare e legalizzare la loro presenza in ambasciata, i due marò sono stati messi sotto le dipendenze dell'addetto militare. Una formula scelta per metterli al riparo dalle ugge della famiglia Mancini.
E pensare che proprio l'ambasciatore italiano a Nuova Delhi ha avuto un ruolo non secondario sul loro rientro in India. Le autorità indiane avevano paventato la possibilità di togliere l'immunità diplomatica a Mancini: immunità regolamentata dal Trattato di Vienna del 1961. E l'ambasciatore, intimorito da questa minaccia, fece enormi pressioni sul suo principale sponsor dell'epoca, Corrado Passera; del quale era stato consigliere diplomatico al ministero dello Sviluppo economico.
E fu proprio Passera - come ha ricostruito Giulio Terzi di Santagata, dimessosi da ministro degli Esteri ad una settimana dalla fine del governo Monti - a sostenere l'opportunità di far tornare in India i marò. Proprio per evitare - spiegava Passera a Palazzo Chigi - possibili ripercussioni al nostro ambasciatore.
Per essere più convincente raccontò di aver saputo attraverso i propri canali diplomatici (Mancini?) di una lettera che la Confindustria aveva in animo di scrivere. Lettera nella quale gli imprenditori facevano il punto del danno economico che sarebbe stato determinato da un mancato ritorno dei marò in India. Inutile dire che questa lettera non è mai stata recapitata a Palazzo Chigi.
Ma si tratta di gossip. Quel che resta è la richiesta di rimborso di 400 euro presentato da Daniele Mancini & signora alla Farnesina per ridipingere una balaustra.
Al ministero degli Esteri hanno fatto due conti. Tradotto in dollari, fa qualcosa più di 500 dollari. Per avere un termine di paragone, il reddito pro capite medio indiano è di 1.500 dollari all'anno. Ne consegue che l'operaio impegnato a ridipingere la recinzione, in pochi giorni, ha guadagnato un terzo di quel che incassa in dodici mesi.
 

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