Un "corrivo" va sempre bene
----------------------------------------------------------------- ELZEVIRO Aggettivi con troppi significati Un "corrivo" va sempre bene Questa e' la storia di una delle piu' camaleontiche parole della nostra lingua. Gia' nel tentare di definirla grammaticalmente, ci s' imbatte in una rima equivoca e cacofonica: la parola, infatti, e' l' aggettivo "corrivo", con quel suffisso " - ivo" di solito usato per formare aggettivi che indicano capacita' , disposizione, qualita' e simili come difensivo, sportivo, furtivo, nocivo. Parleremo di "corrivo" prendendo lo spunto da un "corsivo" e pregando il lettore di non pensare a un gioco enigmistico come il cambio di consonante. Il "corsivo", pubblicato da "l' Unita", e' la rubrica di Michele Serra intitolata "Che tempo fa", e anche in questo caso non si sa piu' come salvarsi dall' ossessione della rima "Unita / fa". Serra interviene sul tema dei televisivi messaggi natalizi di Silvio Berlusconi e scrive che il Cavaliere "e' un personaggio di Carlo Porta, pero' senza Carlo Porta a raccontarcelo e farcelo capire, a spiegarcene la milanesita' assoluta, a dirci che Berlusconi non e' cattivo e geniale, e' buono e corrivo". In che senso "corrivo"? Prima di rispondere (ma non sara' facile rispondere), con l' aiuto dell' archivio del "Corriere" abbiamo stabilito che, negli ultimi tre mesi del 1999, "corrivo" e' apparso cinque volte in altrettanti articoli del nostro quotidiano: "il gusto corrivo della lirica a' la carte"; "rischierei di rispondere in modo semplificato o corrivo"; "nel campo delle opinioni era abbastanza corrivo"; "un Paese che si mostra cosi' poco corrivo da tenere agli arresti Pinochet"; "era come sempre corrivo e sbadato nelle note - spese". La storia di "corrivo" comincia intorno al 1519 nel "Trattato del moto e delle misure delle acque" di Leonardo da Vinci, ma si tratta di una falsa pista: Leonardo usa "corrivo" nel significato antico di "che scorre". A noi interessa il senso figurato: la data della prima attestazione va, quindi, spostata al 1550, alla commedia "L' assiuolo" di Giovanni Maria Cecchi, secondo il quale "corrivo" sta per "credulone". Sei anni dopo, nel 1556, subentra una variante: in una lettera di Pietro Aretino, "corrivo" passa a significare "che agisce in modo avventato". Bastano "credulone" e "avventato"? Nemmeno per idea. La camaleontica natura di "corrivo" si e' estesa ad altri sinonimi, ad altre eccezioni, quasi a simboleggiare il nostro eterno trasformismo. Tentiamo un elenco sicuramente manchevole: facile a lasciar correre, a lasciar fare, a concedere, a tollerare; compiacente, condiscendente, facile agli impulsi, portato alle risoluzioni estreme senza il dovuto discernimento, irriflessivo, facilone, credulone, semplicione e anche, in certe forme dialettali, crucciato, adirato, indispettito... Quanto agli autori che hanno usato "corrivo", si va dai lontani Annibal Caro, Sarpi, Tassoni, Muratori, Verri, Foscolo, Puoti, Nievo ai piu' vicini Croce, Bacchelli e Silone. Le citazioni si trovano nel Grande Dizionario Battaglia della Utet, per le date delle prime attestazioni ci ha aiutato "Il nuovo Etimologico" della Zanichelli. Resta insoluto il senso che "corrivo" ha nelle espressioni citate all' inizio. L' arco delle ipotesi e' troppo vasto, come il nostro incompleto elenco ha dimostrato. Un consiglio. Si segua l' esempio del Manzoni. Nell' edizione 1827 dei "Promessi Sposi", aveva scritto che, all' insorgere della peste di Milano, due medici, Alessandro Tadino e Senatore Settala, erano stati tacciati "di corrivita' e d' ostinazione". Nell' edizione 1840 (capitolo XXXI), si legge "di credulita' e d' ostinazione". Troppo generica, troppo ambigua, troppo fumosa quella "corrivita", figlia del volubile "corrivo". di GIULIO NASCIMBENI