Alla cortese attenzione di Tashtego

Il Signore disse ancora a Mosè: «Parla
agli Israeliti e riferisci loro: Quando uno deve soddisfare un voto,
per la stima che dovrai fare delle persone votate al Signore, la tua
stima sarà: per un maschio dai venti ai sessant'anni, cinquanta
sicli d'argento, secondo il siclo del santuario; invece per una
donna, la tua stima sarà di trenta sicli. (Le 27:1-4)
 
L’episodio risale al 5 dicembre: Heather Cho si trovava a bordo di un A380 pronto a decollare da New York per Seul quando ha ordinato al pilota di tornare al gate per far scendere il capo cabina del volo, ovvero il più alto in grado tra gli assistenti di bordo. Il motivo è che le erano state servite senza che le avesse richieste delle noccioline Macadamia, per di più in un sacchetto anziché in un piattino, violando le direttive della Korean Air per la prima classe. L’uomo sarebbe stato anche umiliato facendolo inginocchiare e battendogli sulla testa con un manuale sulle procedure.
Statua di King Sejong in Corea del Sud

Il presidente della compagnia, Cho Yang-Ho, si era scusato ammettendo di doversi assumere una parte di responsabilità per non aver educato la figlia in modo adeguato. Lei stessa, nel dimettersi da vicepresidente, aveva chiesto perdono «per lo sconcerto» causato dalle sue azioni e «con tutti quanti ne erano stati danneggiati», ma poi si era dichiarata innocente rispetto a gran parte delle accuse.
 
Apertura di serata con i giovani, brividi autentici con la canzone di Giovanni Caccamo. Si chiama “Ritornerò da te”, ma c’è un verso ad altissimo rischio. Caccamo canta, a più riprese, “E tornerò da te con questo cielo in mano”. C’è dentro poesia infinita, ma metà dei telespettatori si risvegliano di colpo sul divano e chiedono allarmati “Cosa ha detto???”
 
Per quasi 5 anni 18 magistrati si sono occupati della morte di un piccione in un andirivieni di processi che è la dimostrazione lampante di come la giustizia italiana possa riuscire a perdere tempo pestando acqua in assurdi bizantinismi. E non è ancora finita. Tutto comincia il 6 giugno 2010 quando un avvocato di 50 anni si affaccia ad una finestra della sua villetta nella zona est di Milano e con un colpo di fucile ad aria compressa centra un piccione che cade morto nel cortile del palazzo a fianco. I vicini, secondo i quali da due anni l’avvocato sparava agli uccelli, chiamano i Carabinieri.

Ai militari che bussano alla villetta si presenta un uomo «in palese stato di ebbrezza alcolica», scrivono nel verbale firmato in quattro, che dice di avere sparato perché anni prima suo figlio si era ammalato ed era «entrato in coma a causa di uno di questi volatili». Per rimuovere la carcassa dell’animale deve intervenire un mezzo speciale del Comune. Uccisione di animali con crudeltà e «getto pericoloso di cose» (il proiettile) in luogo privato di uso altrui, recita l’accusa formulata dal pm della Procura al gip Bruno Giordano, che quattro mesi e mezzo dopo il fatto emette un decreto penale condannando il reo confesso a ottomila euro di multa. L’imputato non ci sta, si oppone e chiede di essere giudicato con il rito abbreviato. Per quei reati la prescrizione è di cinque anni. I primi due vanno via ancor prima che il fascicolo arrivi sul tavolo del giudice Andrea Ghinetti che il 6 marzo 2012, su richiesta di un secondo pm, condanna l’avvocato a un mese e 20 giorni di arresto con la condizionale.



La cosa potrebbe finire qui, ma anche stavolta lo sparatore non si ferma e, avvalendosi di ogni suo diritto, fa appello perché, sostengono i suoi due difensori, le prove erano insufficienti, nessuno ha visto sparare, i Carabinieri non hanno «redatto un verbale per constatare lo stato del piccione» e, poi, chi l’ha detto che l’uccello è stato ucciso dal proiettile? Non potrebbe essere che si è fatto male da solo andando a sbattere contro un ramo? E «se fosse davvero morto per cause naturali?». E la confessione? «Inutilizzabile» perché resa senza la presenza di un avvocato.
Il processo d’appello (tre giudici e un sostituto procuratore generale per l’accusa) l’ 8 ottobre 2012 conferma la condanna dopo aver analizzato il caso da capo a piedi. Neppure questo basta a far desistere gli avvocati che spostano la battaglia in Cassazione. La prescrizione continua a correre.


Bisognerà aspettare 16 mesi prima di sapere cosa 5 giudici della terza sezione penale rispondono al pm che, manco a dirlo, chiede la conferma della condanna. Gli ermellini approfondiscono anche loro il caso, quasi ci si appassionano. Vergano tre pagine di motivazioni che confermano come al solito la condanna. Ma attenzione, solo per l’uccisione dell’animale rimandando indietro la questione del «getto pericoloso» perché non era stata sufficientemente motivata dall’Appello. Si torna a Milano il 30 gennaio 2015, Corte d’appello, sezione quarta. Il ricordo del piccione continua a vivere solo nelle aule di giustizia. Tre giudici e il sostituto pg Gaetano Amato Santamaria, che con tutti gli altri che li hanno preceduti fanno la bellezza di 18 magistrati con i quali hanno lavorato qualche decina di cancellieri e impiegati, per l’ennesima volta analizzano la sorte dell’animale finendo perfino a disquisire se il «getto» potesse riguardare la caduta «del corpo stesso del piccione ferito e agonizzante precipitato tra le persone» e non il pallino che lo ha trapassato ad un’ala. Sentenza confermata di nuovo anche per il secondo reato. Ci vorrebbero 30 giorni per le motivazioni, ma il presidente Francesca Marcelli le deposita il 10 febbraio.

 
Un "corrivo" va sempre bene



----------------------------------------------------------------- ELZEVIRO Aggettivi con troppi significati Un "corrivo" va sempre bene Questa e' la storia di una delle piu' camaleontiche parole della nostra lingua. Gia' nel tentare di definirla grammaticalmente, ci s' imbatte in una rima equivoca e cacofonica: la parola, infatti, e' l' aggettivo "corrivo", con quel suffisso " - ivo" di solito usato per formare aggettivi che indicano capacita' , disposizione, qualita' e simili come difensivo, sportivo, furtivo, nocivo. Parleremo di "corrivo" prendendo lo spunto da un "corsivo" e pregando il lettore di non pensare a un gioco enigmistico come il cambio di consonante. Il "corsivo", pubblicato da "l' Unita", e' la rubrica di Michele Serra intitolata "Che tempo fa", e anche in questo caso non si sa piu' come salvarsi dall' ossessione della rima "Unita / fa". Serra interviene sul tema dei televisivi messaggi natalizi di Silvio Berlusconi e scrive che il Cavaliere "e' un personaggio di Carlo Porta, pero' senza Carlo Porta a raccontarcelo e farcelo capire, a spiegarcene la milanesita' assoluta, a dirci che Berlusconi non e' cattivo e geniale, e' buono e corrivo". In che senso "corrivo"? Prima di rispondere (ma non sara' facile rispondere), con l' aiuto dell' archivio del "Corriere" abbiamo stabilito che, negli ultimi tre mesi del 1999, "corrivo" e' apparso cinque volte in altrettanti articoli del nostro quotidiano: "il gusto corrivo della lirica a' la carte"; "rischierei di rispondere in modo semplificato o corrivo"; "nel campo delle opinioni era abbastanza corrivo"; "un Paese che si mostra cosi' poco corrivo da tenere agli arresti Pinochet"; "era come sempre corrivo e sbadato nelle note - spese". La storia di "corrivo" comincia intorno al 1519 nel "Trattato del moto e delle misure delle acque" di Leonardo da Vinci, ma si tratta di una falsa pista: Leonardo usa "corrivo" nel significato antico di "che scorre". A noi interessa il senso figurato: la data della prima attestazione va, quindi, spostata al 1550, alla commedia "L' assiuolo" di Giovanni Maria Cecchi, secondo il quale "corrivo" sta per "credulone". Sei anni dopo, nel 1556, subentra una variante: in una lettera di Pietro Aretino, "corrivo" passa a significare "che agisce in modo avventato". Bastano "credulone" e "avventato"? Nemmeno per idea. La camaleontica natura di "corrivo" si e' estesa ad altri sinonimi, ad altre eccezioni, quasi a simboleggiare il nostro eterno trasformismo. Tentiamo un elenco sicuramente manchevole: facile a lasciar correre, a lasciar fare, a concedere, a tollerare; compiacente, condiscendente, facile agli impulsi, portato alle risoluzioni estreme senza il dovuto discernimento, irriflessivo, facilone, credulone, semplicione e anche, in certe forme dialettali, crucciato, adirato, indispettito... Quanto agli autori che hanno usato "corrivo", si va dai lontani Annibal Caro, Sarpi, Tassoni, Muratori, Verri, Foscolo, Puoti, Nievo ai piu' vicini Croce, Bacchelli e Silone. Le citazioni si trovano nel Grande Dizionario Battaglia della Utet, per le date delle prime attestazioni ci ha aiutato "Il nuovo Etimologico" della Zanichelli. Resta insoluto il senso che "corrivo" ha nelle espressioni citate all' inizio. L' arco delle ipotesi e' troppo vasto, come il nostro incompleto elenco ha dimostrato. Un consiglio. Si segua l' esempio del Manzoni. Nell' edizione 1827 dei "Promessi Sposi", aveva scritto che, all' insorgere della peste di Milano, due medici, Alessandro Tadino e Senatore Settala, erano stati tacciati "di corrivita' e d' ostinazione". Nell' edizione 1840 (capitolo XXXI), si legge "di credulita' e d' ostinazione". Troppo generica, troppo ambigua, troppo fumosa quella "corrivita", figlia del volubile "corrivo". di GIULIO NASCIMBENI
 
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Si fingeva paraplegico, dopo una caduta nel 2012 all'ospedale Molinette di Torino. E' un medico anetesista iraniano di 56 anni arrestato dai Carabinieri, al termine di una indagine condotta dal pm torinese Antonio Rinaudo. I Carabinieri hanno accertato che il medico nel 2012 aveva simulato una caduta dalle scale dell'ospedale dove lavorava, accusando una diminuzione della sensibilità agli arti inferiori e al braccio destro, nonché la perdita della vista all'occhio destro ed un acuto dolore alla colonna vertebrale che lo costringeva a muoversi su una sedia a rotelle. Il "falso infortunio" avrebbe fruttato al medico risarcimenti per 1 milione e 300mila euro, dei quali 450mila già percepiti, oltre a un vitalizio da Inps e Inail per circa 5.000 euro al mese. Dagli enti previdenziali il medico ha già ricevuto l'anno scorso circa 60 mila euro non dovuti.
Dagli esami clinici tuttavia è emerso che non vi erano lesioni visibili alla colonna vertebrale, il tono muscolare non era in alcun modo decaduto. I Carabinieri hanno appurato che il falso invalido conduceva una vita assolutamente normale: si recava al bar con gli amici, trasportava pesi anche consistenti, si occupava dei lavori di ristrutturazione della propria villa, spingeva il carrello del supermercato, caricava un sacco di cemento sul baule dell'auto che guidava regolarmente, si muoveva sempre con passo sicuro ed agile, salvo poi farsi accompagnare da un fidato complice quando si doveva recare a visita medico-legale.
 
È il primo intervento di riduzione di pene al mondo. I chirurghi plastici, in Florida, hanno operato un ragazzo di 17 anni che non riusciva ad avere rapporti sessuali a causa delle dimensioni del suo organo. Secondo i medici, "la forma ricordava quella di un pallone da football". Il suo caso è stato studiato e la ricerca è stata pubblicata sul "The Journal of Sexual Medicine". Il ragazzo non riusciva neanche a fare sport o a indossare alcuni tipi di pantaloni.
La misura del suo pene era di 18 cm di lunghezza e 25 di larghezza. Il giovane soffriva di attacchi di priapismo, una forma di erezione improvvisa e anomala, che lasciava l'organo gonfio e deformato, pur non alterandogli le dimensioni. "Sembra il sogno di ogni uomo ma, sfortunatamente, nonostante la lunghezza e la durata generose, la circonferenza era esagerata, soprattutto nel mezzo", ha spiegato il medico che lo ha preso in cura, il dottor Rafael Carrion, urologo alla University of South Florida. Il ragazzo non poteva indossare normali indumenti intimi, correre o avere rapporti sessuali.
 

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