Alla cortese attenzione di Tashtego

L’allarme sulle scorte in particolare è tornato in primo piano: con la produzione di shale oil che ancora non ha rallentato il passo - e con il divieto di esportare greggio tuttora in vigore - milioni di barili si stanno accumulando nei serbatoi di stoccaggio, che ora sono talmente pieni da temere che possano traboccare. Una volta esaurito lo spazio, il petrolio dovrà essere svenduto. Oppure stoccato (a un costo più elevato) a bordo di petroliere. In entrambi i casi il prezzo sembra condannato a scendere. Proprio ieri è arrivata la conferma che le giacenze sono salite per la decima settimana consecutiva, portando le scorte commerciali negli Usa a 458,51 milioni di barili (+9,6 mb), un livello che non si raggiungeva dagli anni ’30. A Cushing, il punto di consegna del Wti, sono arrivati altri 2,9 mb e si è saliti al record assoluto di 54,4 mb, pari a circa il 70% della capacità dei serbatoi (che per motivi tecnici non dovrebbe essere sfruttata oltre l’80%). Stimare quanto spazio resti ancora negli stoccaggi americani non è facile: le cifre che circolano sono discordanti, ma diversi analisti temono che si possa arrivare al “sold out” verso aprile-maggio. A meno che l’estrazione di greggio negli Usa non inizi finalmente a calare.
Se finora non l’ha fatto, suggerisce la Bri, potrebbe dipendere anche dal fatto che i produttori hanno bisogno di estrarre a qualunque condizione, per pagare gli interessi sui debiti. Altre pressioni sul prezzo del barile sarebbero generate da un’attività di hedging più intensa rispetto al passato. Il superindebitamento del settore non solo rinvia la reazione del mercato all’eccesso di petrolio. Ma comporta rischi per tutta l’economia: «La rapida crescita della leva - osserva la Bri - crea per le aziende un’esposizione al rischio che può trasmettersi al sistema finanziario globale».
 
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Passare attraverso il sesso per Osho è necessario; il sesso è una parte inevitabile della vita, ma bisogna passare attraverso di esso per andare al di là, nello stesso modo in cui si utilizzano le scale o si passa su un ponte per andare da qualche altra parte.
Nel sesso vi è una certa eco di illuminazione e un riflesso del Divino, ma questa riflesso non è altro che il riflesso della luna su un lago. “Ma se hai trovato il riflesso, dice Osho, guarda in alto...se hai visto che il riflesso nel lago è così bello allora perché non guardare alla luna” ?
Pur non facendo parte di alcuna religione costituita Osho ha insegnato una forma di monismo: Dio è in tutto e tutti, non vi è alcuna divisione tra "Dio" e "senza Dio".
Anche il sesso è divino.
Come insegna il Tantra «tutto è sacro, e nulla è profano», e ogni morale sessualmente repressiva è controproducente dal momento che «non si può trascendere il sesso senza averne avuto un'esperienza completa e consapevole».
In effetti forse Osho continua ancora a scandalizzare i benpensanti coi suoi scritti.
Ad esempio quando dice che per avere un'esperienza completa e positiva del sesso bisogna sperimentare tutti gli stadi dell'erotismo: dall'autoerotismo, all'omosessualità, al sesso etero.
Per il maestro indiano è importante conoscere se stessi tramite l'esperienza dell'autoerotismo, poiché così ci si conosce, si sperimenta se stessi e il proprio corpo preparandosi all'incontro con l'altro, tramite quell'autoerotismo che invece come pratica è stato condannato a lungo dalla chiesa cattolica.
Ma l'autoerotismo non è che il primo stadio della sessualità. Dopo l'autoerotismo è positivo passare all'omosessualità. Con un individuo simile a sé ci si comprende meglio. L'alterità di un individuo di uno stesso sesso è sempre alterità, ma è meno estranea di quella di un individuo di sesso opposto. Solo dopo queste esperienze si è pronti a passare allo stadio etero, il terzo, quello più difficile, perché uomini e donne sono diversi. Se il sesso omosessuale è relativamente facile, vivere il sesso etero nella sua pienezza, con una persona di sesso opposto, è difficile.
Ma il sesso non è fine a se stesso, neanche quando l'esperienza è completa. Deve condurre al di là. Come un ponte.
Anche tra uomo e donna, secondo Osho, bisogna trascendere dal sesso, non si può vivere il sesso solo per ragioni procreative.
Il sesso per soli fini procreativi è un peccato perché è un sesso animale, inconscio, biologico.
Il sesso invece dovrebbe essere vissuto per la semplice gioia di condividere l'energia con qualcuno con cui si sente intimità…
Il sesso è dunque un modo per entrare in comunione, è un’unione da cuore a cuore. E’ uno sciogliersi, un fondersi l’uno nell’altra…non esistono altri scopi. Se esistono altri scopi e se si fa sesso per procreare, dice Osho ...allora il sesso diventa un affare.
Dall'intimità cuore a cuore il sesso conduce verso la super consapevolezza, facendoci prendere coscienza della forza creativa dell’essere umano ed inserendosi nell'ordine più vasto del sesso cosmico. In questo contesto l'orgasmo non è semplice godimento. Se il sesso è unito all'amore si sperimenta la fusione con un altro essere, in attimi di sospensione
dei sensi e dello stesso respiro vitale, e si compie un viaggio, seppur di pochi istanti, in un altro mondo, inconcepibile e diverso, che ci fa uscire da noi stessi, quasi vittime frustate dalla felicità. Durante l'orgasmo, gli amanti si fondono l'uno con l'altro; la donna non è più una donna, l'uomo non è più un uomo. Essi non sono che un cerchio di yin e di yang, si incontrano l'un l'altro, si fondono l'un nell'altro in uno stato di profonda unione cosmica: ed è allora il grande orgasmo, l'orgasmo col tutto.
Da maestro che ha osato integrare Oriente e Occidente Osho non ha risparmiato le critiche alla chiesa cattolica, ai suoi divieti, che producono per opposizione la pornografia.
“La pornografia è figlia della chiesa” ha detto Osho.
 
Il bacio del nostro cane potrebbe fare bene, secondo alcuni studiosi dell'Università dell'Arizona. Ma tanto chi ci andrà mai, in Arizona.
 
Per 'entrata attraverso la Ragione' si intende la comprensione dello spirito del Buddhismo attraverso l'aiuto dell'insegnamento scritto. Si giunge così ad avere una fede profonda nella Vera Natura, uguale a tutti gli esseri senzienti. [...] quando un uomo [...] si concentra nel bìguān si accorge che il sé e l'altro non esistono [...] allora non sarà schiavo delle parole perché sarà in silenziosa comunione con la Ragione stessa, libero da discriminazioni concettuali: sarà sereno e non agirà. » (D.T. Suzuki, Manual of Buddhism Zen. London, Rider and Company, 1976. it: Manuale del Buddhismo Zen. Roma, Ubaldini Editore, 1976, pag.53-4.) D'altronde Bill Porter (Red Pine) traduce:
« Coloro che dall'illusione ritornano alla realtà, che meditano sui muri [bìguān (壁觀)], l'assenza dell'io e dell'altro, l'identità di mortale e saggio, e che rimangono impassibili persino di fronte alle scritture, costoro sono in accordo completo e tacito con la ragione.. » (The Zen Teaching of Bodhidharma. Empty Bowl, 1987; North Point Press, 1989. it.: L'insegnamento Zen di Bodhidharma. Roma, Ubaldini Editore, 2006, pag. 25-6) Nell'entrata attraverso la 'pratica' (行入 xíngrù ) «rinvia alle quattro pratiche che includono ogni cosa: sopportare l'ingiustiza, adattarsi alle condizioni, non cercare niente e praticare il Dharma»[24]. Le "Quattro pratiche" corrispondono a:
'non avere sentimenti di ostilità' ovvero 'accogliere le ostilità altrui senza rispondere' (報怨行), è l'ostilità che costringe alla rinascita;
'accettare sempre le circostanze' (随缘行) ovvero rimanere sempre imperturbabili, non avendo nessun centro ('atman') dentro di noi non dobbiamo accusare né guadagno né perdita, né piacere né dolore;
'privarsi della brama' (無所求行) praticando l'inattività (wúwéi, 無爲), ogni accadimento deve svolgersi senza influenzarlo, privi di attaccamento nei suoi confronti;
'essere conformi al Dharma' (稱法行) quindi non giudicare gli eventi in base a 'me' o 'te' o a 'questo' e 'quello', ma essere consapevoli dell'unicità del reale e, conformemente a questa consapevolezza, dedicarsi agli altri come parti di noi, praticando le pāramitā con costanza, il tutto pervaso da una sempre presente spontaneità
 
Credono di essere generosi e coraggiosi e invece sono intuitivi e spirituali. Chi compie gli anni oggi avrà sempre pensato di essere Ariete, senza sapere che la costellazione nascosta dal Sole è al momento quella dei Pesci. Accade infatti che neanche i segni zodiacali siano più quelli di una volta, con la nostra stella che in più di duemila anni ha accumulato un mese buono di ritardo rispetto allo zodiaco tracciato in cielo dai greci.

Il risultato è che 86 persone su cento devono rivedere la propria identità. E che tutti i nati tra il 30 novembre e il 18 dicembre alla domanda “Di che segno sei?” possono dare una risposta davvero originale: “Io sono dell’Ofiuco”, dal nome della tredicesima costellazione che nel frattempo si è aggiunta alle tradizionali.

La colpa di questo stravolgimento celeste è l’andamento irregolare della Terra, sfera tutt’altro che perfetta. Il rigonfiamento dell’equatore, gli oceani, le montagne e la forza di gravità di Sole e Luna fanno sì che nel suo corso intorno alla stella la pendenza del nostro pianeta cambi come quella di una trottola, anche se molto più lentamente. Il fenomeno conosciuto dagli astronomi come precessione degli equinozi non fa traballare solo i segni zodiacali, ma scuote anche la nostra fiducia nella stella polare.
LO ZODIACO
 

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