L’Election Day negli USA non è festa ma un giorno feriale come gli altri, e il voto non è obbligatorio. I funzionari pubblici che organizzano le elezioni generalmente assegnano le macchinette per il voto, i volontari per i seggi e altre risorse in base alle dinamiche dei precedenti turni elettorali. E il seggio assegnato a un elettore è generalmente scelto in base alla vicinanza dell’indirizzo di residenza di quest’ultimo: ecco perché la maggior parte delle persone vota nel proprio quartiere, ambiente piuttosto omogeneo negli Stati Uniti.
Ciò significa che nei quartieri bianchi e benestanti, in cui l’affluenza alle urne è più alta, ci sono più macchinette e personale, con code e tempi di attesa inferiori. La probabilità che gli elettori abbiano un lavoro è più alta, quindi possono permettersi il lusso di prendersi un permesso per andare a votare. Nei quartieri più disagiati, con un’affluenza alle urne più bassa, le code ai seggi tendono a essere più lunghe qualora l’interesse per il voto aumentasse inaspettatamente. E spesso chi percepisce un salario orario non ha tempo per fare lunghe code, rendendo il voto difficile e spesso impossibile. Un’enorme fetta di elettori neri e ispanici sono pagati a ore: per votare, devono perdere delle ore di lavoro.
Per i votanti delle minoranze in quei quartieri con pochi seggi, le lunghe code non sembrano altro che un deterrente al voto per una certa categoria di persone.