Alla cortese attenzione di Tashtego

"DOVREMMO STARE ATTENTI A NON FARE DELL'INTELLETTO IL NOSTRO DIO; ESSO HA, CERTAMENTE, MUSCOLI POTENTI, MA NESSUNA PERSONALITÀ"

Einstein
 
Sarebbe stata uccisa per una vendetta personale Isabel Carrasco, presidente della Provincia spagnola di Leon. Sarebbero state due donne, madre e figlia, ad aver freddato a colpi di pistola la donna 59 enne, esponente del Partito Popolare. Una vendetta per il licenziamento della giovane, Monteserrat Triana Martinez, congedata dall’amministrazione provinciale. A riconoscere le due donne, che sono la moglie e la figlia di un ispettore della polizia spagnola, è stato un agente in pensione, testimone dell’agguato. -
La deputata del Partito Popolare Isabel Carrasco, oltre ad essere indagata per cattiva gestione di denaro pubblico e corruzione, ricopriva ben 12 incarichi pubblici, percependone i relativi stipendi:
Presidente del Partito Popolare di León
Consigliere del Comune di León
Presidente della Provincia di León
Presidente del Consorzio dell’Aeroporto di León.
Presidente dell’Istituto Leonese di Cultura.
Presidente del Consorzio Provinciale del Turismo
Presidentae di Gersul, Consorzio per la gestione dei residui solidi urbani di León
Consigliera di Tinsa, società di tassazione leader del mercato immobiliare spagnolo (fino al 2010)
Consigliera della banca Caja España
Consigliera dell’Assemblea Generale di Caja España
Consigliera di Viproelco (gestita al 50% da Caja España), che gestisce il mercato delle case popolari
Consigliera della rete immobiliaria Inmocasa
Vicepresidente di Invergestión, società d’investimenti nel mercato immobiliare
 
"Quando prendevo il bus a Roma e salivano degli zingari, l'autista spesso diceva ai passeggeri: 'Guardate i portafogli'. Questo e' disprezzo, forse e' vero, ma e' disprezzo". Papa Francesco ha evocato questo ricordo personale parlando ai cappellani degli zingari. E' noto a Roma che un vescovo gesuita latino-americano, il brasiliano Don Luciano de Almeida, amico di Bergoglio e del quale oggi e' in corso il processo di beatificazione, girando anche lui in bus prendeva sempre le difese dei ragazzini rom, che venivano trattati con disprezzo dai passeggeri.
 
Alberto Berneschi, figlio di Giovanni, l'ex numero uno di Banca Carige arrestato assieme ad altre sei persone con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e riciclaggio, ha tradito inconsapevolmente il padre. Durante un colloquio in carcere con la moglie Francesca Amisano (è una delle persone arrestate), senza sapere che il colloquio era intercettato dalla Guardia di finanza, dice: "Quello è un pazzo, rubava, rubava, ma mica solo due milioni", e il riferimento è al padre. A rivelare il contenuto delle intercettazioni sono i quotidiani locali.
Alberto Berneschi pronuncia la frase dopo che la moglie gli chiede di mettere in sicurezza quasi due milioni sfuggiti ai primi sequestri. E proprio questa richiesta avrebbe portato il giudice a respingere la scarcerazione della Amisano. "Stai a sentire una cosa. Se non lo avete già fatto dovete sentire un attimino per 'Mb' (società che secondo i pm serviva a schermare vari riciclaggi operati da Giovanni Berneschi). La 'Mb, di cui sei proprietario, soltanto di contanti ha un milione in cassa".
Alberto Berneschi, al momento, non sarebbe indagato. Marito e moglie, durante il colloquio intercettato, si sono abbandonati anche a una serie di considerazioni su Giovanni Berneschi. "Sei finita in un gioco piu' grande di te, questi se ne approfittano, stiamo pagando la deficienza di quell'uomo cog...", dice Alberto Berneschi del padre. "E' un disastro - dice Amisano - è una testa di c... allucinante". E il marito risponde: "Lo so, l'ho sempre detto che è pazzo. Il problema di 'sto cretino qua lo vedi: ha sicuramente rubato questi soldi... perche' ha rubato... non sono due milioni. Se fossero stati due milioni nessuno diceva niente. Ma questo è un folle, un pazzo".
 
Cinque porzioni al giorno di frutta e verdura non sono abbastanza, afferma un recente studio pubblicato in Inghilterra sul Journal of Epidemiology and Community Health. La correlazione inversa tra rischio di malattie mortali e vegetali ingeriti ogni giorno corrisponde alla quantità ideale di sette porzioni, scrivono gli scienziati dell’Oyinlola Oyebode of University College di Londra.
Secondo la ricerca, un alto consumo di frutta e verdura risulta in un rischio inferiore del 42% di morte in senso generico, del 25% in meno a causa di cancro e del 31% per infarto o malattie cardiache, escludendo i decessi avvenuti durante il primo anno di monitoraggio. L’indagine, condotta in Inghilterra dal 2001 al 2008, ha coinvolto oltre 65mila persone al di sopra dei 35 anni.
Sette porzioni al giorno non è una dose eccessiva, se si considera che un’insalatona corrisponde a tre porzioni e sei asparagi costituiscono un’altra unità. Basta organizzarsi e suddividere l’ammontare tra colazione, pranzo e cena. Naturalmente le patatine fritte non contano.


1. Tre regole per mangiare “pulito”
Una delle questioni principali sul cibo è il consumo di alimenti lavorati industrialmente. Alimenti in scatola, merendine, snack, bevande zuccherate: proviamo a ridurli al minimo o eliminarli completamente. Prepariamo da soli i nostri pasti, spremiamo o frulliamo la frutta se vogliamo un succo, impariamo a cucinare un dolce. Il cibo preparato con le nostre mani ha un sapore più buono e cucinare ci invita a occuparci di noi stessi.
Se proprio abbiamo il desiderio di comprare un alimento preconfezionato, leggiamo gli ingredienti sull’etichetta: se ce ne sono uno o due che non conosciamo o suonano troppo strani, lasciamolo sullo scaffale. In ogni caso l’ideale è non acquistare prodotti che abbiano più di 3, massimo 5 ingredienti in totale.
Infine, evitiamo accuratamente ogni alimento trattato con sostanze chimiche.
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2. Un’ora senza indorare la pillola
Non cercare di apparire migliori nell’epoca di Facebook, Instagram e Twitter è un gesto eroico. E lo è non solo nella vita sociale sui network, lo diventa ancora di più nel mondo reale: in ufficio, in presenza dei nostri familiari, amici o del partner. Alleniamoci per almeno un’ora al giorno a non cercare di apparire più belli, più giovani, più intelligenti o più bravi di quello che siamo. Riscopriamo come ci sentiamo dentro, una reazione spontanea, forse, può bastare anche agli altri. Ne guadagneremo in senso di libertà e immediatezza. Ma soprattutto, come dice Oscar Wilde: “Sii te stesso, tutti gli altri sono già occupati”.
 

giu
04

Hai fame? Bevi!

di Fiamma Sanò
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Foto Mario De Carli

Così mi ha detto una volta la mia nutrizionista. Duro, ma vero. Perché se per un motivo di salute certe cose non le puoi mangiare, e alle cinque di pomeriggio invece di una mela vorresti affondare i denti in un pezzo di focaccia genovese, per quella fame che non ha niente a che vedere con la pancia, ma solo con la testa, ciò non toglie che certe cose non le puoi mangiare.
Non è una privazione, un digiuno, un atteggiamento malato. È anzi una regola sana e uno strumento di controllo, purché ovviamente arrivi dal medico.
Quanto di quello che mangiamo (o fumiamo o un qualunque altro vizio poco sano) è solo per noia? O nervosismo? Nel mio caso, mi sono accorta, molto. Quindi ho provato a farlo, a bere quando avevo voglia di focaccia genovese. E ho scoperto due cose: la prima, più evidente, è che non era fame. Era noia, o nervosismo, o capriccio. Come Pinocchio che non voleva mangiare le pere, e poi ne mangia anche la buccia. La seconda, invece, è stata una scoperta sorprendente. Cioè che bere è interessante, curioso, creativo, divertente, perfino colto. Oltre che sano.
Vi ho mai parlato della mia passione per tè, infusi e tisane?
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Foto Mario De Carli

La prima volta è stato durante una riunione di lavoro. Gabriella che si alza per prendere una bella teiera a fiori. “Volete provarlo?” chiede, immergendo una bustina di garza rettangolare nell’acqua bollente. È una miscela detossinante a base di tè verde e menta. Mi interrogo poco sulle sue proprietà, mi lascio conquistare dal profumo che riempie la stanza. Dal sapore: bollente la tazza, freschissima la sensazione. Ne vorrei ancora. La tisana in questione è di uno storico marchio russo-francese. Il negozio è un arcobaleno di colori, odori e confezioni con grafiche e nomi accattivanti. Mi piace, a volte, giudicare dall’apparenza. Ne compro un po’. Un po’ troppi… svuoto gli scaffali delle miscele specifiche: rilassanti, energizzanti, depurative, a base di alghe o cioccolato.
Al supermercato bio approfondisco il discorso. Già conoscevo i bancha, i tè verdi tostati giapponesi, o la linea yogi, una serie di tè e tisane ayurvediche (ce n’è una a base di zenzero e arancia pensata apposta per le donne). Scopro anche un’altra linea con grafica da Alice nel paese delle meraviglie. Sono contenta di essere un po’ superficiale, sembra che in questo campo sia il criterio di scelta migliore: la tisana blu per la notte è rilassante davvero.
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Foto Mario De Carli

E pensare che fino a qualche anno fa ero una di quelle che considerava il tè una necessaria tortura sociale per incontrarsi con le amiche e sfoggiare i servizi di porcellana della lista nozze o, ancora peggio, qualcosa da bere quando hai mal di stomaco.
Oggi invece le considero erbe magiche.
La curiosità è infinita, quanto infinita è la possibilità di mischiare, provare, assaggiare. Sembra solo acqua bollente, vagamente colorata, ma in realtà lì infuse ci sono tradizioni, culture, paesi lontani. Arrivo in India, Cina e Giappone passando per la Russia e l’Inghilterra con il fischio del bollitore.
La più bella scoperta l’ho fatta quest’anno. Giuseppe mi regala uno strano oggetto cinese. Una custodia di seta con dentro un misterioso bulbo profumato. “È un tè al gelsomino”, mi spiega.
Lo immergo nell’acqua e torno bambina: il bulbo si apre diventando un grande fiore colorato, profumatissimo. Se dovessi sintetizzare il fascino e l’eleganza dell’estetica orientale in un solo oggetto, sarebbe quello. Come è possibile che ne ignorassi del tutto l’esistenza? Si chiamano blooming tea, o flowering tea,, tè in fiore. Composizioni costruite con cura, chiuse su loro stesse e cucite a mano, poi essiccate, che si schiudono dopo pochi secondi nell’acqua bollente.
Così grazie al tè ho imparato due cose:
La prima, che a volte una regola che sembra crudele e odiosa può diventare il punto di partenza di un viaggio straordinario. Oggi bevo quando ho fame, sì, ma di sapori, odori ed esperienze.
E la seconda, non meno importante: che per i fiori di tè ci vogliono teiera e tazza trasparenti.
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Foto Mario De Carli


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I VOSTRI COMMENTI
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bevendo si sono spente le emicranie!
05.06 | 17:20 9255825
Anche io bevendo ho imparato alcune cose, ho per esempio sconfitto le emicranie che negli scorsi anni mi mettevano KO per alcuni giorni al mese, bevendo sono SPARITE! ovviamente non alcolici, ma acqua e tisane, provare per credere. ciao.
 
Sconfiggere il tumore? Con limone e bicarbonato si può, ma hanno una una gravissima controindicazione: COSTANO TROPPO POCO !!!

La sanità non diffonde la notizia perché la soluzione é troppo economica
Il bicarbonato di sodio è uno dei più potenti alcalinizzanti. Otto Heinrich Warburg, premio Nobel nel 1931 per la sua tesi
La causa principale e la prevenzione del cancro, ha dichiarato:
Le cellule tumorali vivono in un ambiente estremamente acido e privo di ossigeno. Le cellule sane vivono in un ambiente alcalino, ossigenato, consentendo il funzionamento normale, privare una cellula del 35% di ossigeno per 48 ore può probabilmente innescare un processo canceroso.
Le sostanze acide respingono ossigeno, mentre le sostanze alcaline lo attraggono. Le cellule tumorali sono anaerobiche (non respirano ossigeno) e non possono sopravvivere in presenza di alti livelli di ossigeno. Invece la GLICEMIA sopravvive fino a quando l’ambiente è privo di ossigeno. I tessuti tumorali sono acidi, mentre i tessuti sani sono alcalini, quindi il cancro non sarebbe altro che un meccanismo di difesa che hanno alcune cellule del corpo per sopravvivere in un ambiente privo di ossigeno e alcalinità.
La dr. Elisabetta Izquierdo : “Io sono un medico e mi rifiuto di credere che radio e chemio terapia siano gli unici strumenti per debellare il cancro”.
Il bicarbonato di sodio, umile composto e molto a buon mercato, secondo recenti e sorprendenti ricerche farmaceutiche può curare il cancro. E non solo, allevia molto significativamente anche gli effetti secondari negativi della chemioterapia. La “soluzione” della medicina organizzata per il cancro si basa su tre procedure molto rischiose e altamente invasive la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia. La soluzione può essere nel kit del vostro bagno.
Dose Consigliata: 1/2 litro di acqua + succo di 3 limoni + 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio. Prendere a stomaco vuoto al mattino, può essere suddivisa in due dosi durante il giorno , ma non tra i pasti. E ‘ meglio prenderla ogni giorno, anche quando la malattia è sparita, perché tutti i tumori possono tornare, ed è importante prevenire.
Nel suo libro, “Vincere la guerra al cancro“, il suo autore – il dottor Mark Sircus – affronta la questione del bicarbonato di sodio che aiuta a salvare innumerevoli vite ogni giorno. Il bicarbonato di sodio è noto come antico metodo per accelerare il ritorno a livelli normali di bicarbonato nel corpo. E’ inoltre economico, sicuro, e forse potrebbe essere la medicina più efficace a disposizione contro il cancro.
Il Bicarbonato di sodio dà al corpo una forma naturale di chemioterapia che uccide efficacemente le cellule tumorali senza gli effetti collaterali devastanti evitando anche i costi della chemioterapia convenzionale. Dal momento che nessuno si può arricchire e fare un sacco di soldi con qualcosa di così semplice, nessuno lo promuove e quindi manca il supporto per essere studiato e sperimentato.
La comunità medica ha voltato le spalle Dr. Simoncini e ad altri colleghi, perché, da onesto specialista oncologo, ha rifiutato di utilizzare i metodi convenzionali per i suoi pazienti che decidono di farsi somministrare cure a base di bicarbonato di sodio, curando con impressionante successo nel 99 per cento dei casi il cancro al seno. Il cancro della vescica può essere curato in breve tempo, completamente e senza chirurgia, chemio o radioterapia, utilizzando solo un apparato di infiltrazione locale (simile ad un catetere) per infondere bicarbonato di sodio direttamente nella zona infetta del seno o della vescica, ma può anche essere consumato per via orale. Clicca su MI PIACE per seguirci su Facebook
Il bicarbonato di sodio applicato ai tumori alla fine li fa scomparire rapidamente, che molti dei trattamenti chemioterapici attualmente includono bicarbonato di sodio, con la scusa che “aiuta” a proteggere i reni, il cuore e il sistema nervoso del paziente è un dato di fatto. Ed è stato già stabilito che la somministrazione di chemioterapia senza bicarbonato può uccidere il paziente.
Così, quando sentiamo parlare sui “successi” della chemioterapia è proprio il bicarbonato di sodio che agisce, non solo per fermare metastasi ma anche per ridurre al minimo gli effetti collaterali dannosi della tossicità chemioterapica. Inoltre non esistono studi per separare gli effetti del bicarbonato di sodio dagli agenti chemioterapici tossici.
 

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